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Spettacoli

Diego Maradona, da Cannes il documentario sul fenomeno al Biografilm di Bologna

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Il Biografilm Festival di Bologna si è assicurato al festival di Cannes importanti titoli per la prossima edizione in programma dal 7 al 17 giugno alle Manifattura delle Arti e in 8 sale cinematografiche del centro citta’. Eccoli: Yves di Benoit Forgeard – Francia; For Sama di Waad al-Kateab, Edward Watts (UK, Siria) anteprima italiana del film presentato fuori concorso a Cannes sull viaggio di una giovane donna attraverso l’amore, la guerra e la maternita’ durante i cinque anni della rivolta ad Aleppo, in Siria. E poi ancora Diego Maradona di Asif Kapadia (UK) in anteprima italiana, l’attesissimo docu-film sugli anni napoletani del Pibe de Oro, e immagini tratte dal suo archivio personale di oltre 500 ore di filmati mai visti prima. E poi Family Romance di Werner Herzog (USA), anteprima italiana del film scritto e diretto da Herzog, che segue le vicende di un uomo che e’ stato assunto per impersonare il padre scomparso di una ragazzina di 12 anni. Il regista ha girato il film lo scorso anno in Giappone, per la precisione nelle citta’ di Tokyo e Aomori, con attori non professionisti. A Bologna si vedra’ il documentario di Mario Sesti su Bernardo Bertolucci No End Travelling. Annunciato anche il Celebration of Lives Award al produttore Domenico Procacci e ai 30 anni della Fandango. A Biografilm Procacci, insieme al direttore artistico Andrea Romeo, dara’ vita a un incontro con gli studenti della Biografilm School aperto al pubblico.

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Musica

Nikko Ielasi, il Piano Man ischitano che spopola negli States

Il primo marzo del 2020 arriva NikKollective, Volume 2. Per Nikko anche collaborazioni con il cantautore americano Chris Mann, con la leggenda della musica anglo-Americana Engelbert Humperdinck e tante altre esperienze musicali e umane in giro per l’America e per il mondo.

Paolo Chiariello

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Accordi possenti. Rincorse veloci ad ottave indemoniate. Una capacità unica di far “cantare” qualunque piano. Ci sono alcuni giovani pianisti riconoscibili fra mille al primo ascolto. Tra questi ce n’è uno, Nikko Ielasi, che ha sicuramente un registro musicale, un tratto stilistico unico. Perché quando suona il piano, se minimamente lo conosci o l’hai visto anche solo una volta, non puoi fare a meno di immaginarlo anche con la sua fisicità, il suo modo di muoversi e dimenarsi sui tasti dello strumento musicale, che diventa tutt’uno con lui. Insomma Nikko Ielasi, per chi non lo conoscesse o non l’avesse mai visto all’opera, è uno spettacolo non solo sentirlo ma anche vederlo esibirsi. Lui è nato ad Ischia 27 anni fa. Suona da 21 anni il piano. L’amore per la musica e per il piano gliel’hanno inculcato mamma Letizia e papà Marco. Sensibilità diverse, amore unico: la musica. Nikko è riuscito a miscelare, grazie alla musica, il meglio di chi l’ha messo al mondo. Forse è per questo che tra la musica classica e il jazz, Nikko Ielasi è riuscito a trovare un suo suono inconfondibile.

Qualcosa a metà strada tra Arrau, Horowitz, Gershwin e Pat Metheny, ovvero l’artista che lo fece innamorare del jazz quando aveva solo 13 anni e suonava già da qualche anno. Vive negli Usa da quando aveva 16 anni. Da quando andò a Boston per frequentare un corso estivo di 5 settimane presso il Berklee College of Music. Da allora è iniziata la sua storia d’amore con gli States, gli americani e la musica. Prima il diploma, poi una borsa di studio per frequentare Berklee anche come studente universitario. Quindi il diploma “Magna Cum Laude”  e la doppia specializzazione in “Piano Performance” e “Contemporary Writing & Production”. 

Gli anni di Berklee hanno formato Nikko musicalmente, gli hanno consentito di trovare il suo registro musicale unico.  Oggi è direttore musicale di una grande chiesa gospel a Los Angeles, dove vive.  Ad ottobre del 2018 ha prodotto NikKollective, Volume 1. Il primo marzo del 2020 arriva NikKollective, Volume 2. Tra queste due collezioni le collaborazioni con il cantautore americano Chris Mann, alla tastiera per una leggenda della musica anglo-Americana Engelbert Humperdinck e tante altre esperienze musicali e umane in giro per l’America e per il mondo. 

Nella nuova generazione dei pianisti under 30 Nikko Ielasi ha dato un’impronta precisa al suo modo di suonare, ha affermato il proprio stile. Una bella storia che ha subìto però un trauma che poteva essere letale per la vita artistica di Nikko. In gergo medico Nikko è stato colpito da “ipoacusia improvvisa neurosensoriale”. Una perdita importante dell’udito per cause ancora non comprensibili. Capita a 5 persone ogni 100mila. È un danneggiamento improvviso delle cellule dell’orecchio che la scienza non ha ancora trovato modo di aggiustare. Uno choc che però non ha abbattuto Nikko. 

“Con l’orecchio destro sento solo le frequenze molto alte, non avverto invece quelle medio-basse, fondamentali per l’udito, ancor di più per la musica. Alcune frequenze e alcune note risuonano distorte e – 24 ore su 24 – ho un fruscio costante, l’acufene, che è diventato il mio compagno di viaggio. Mi hanno spiegato che è il mio cervello che cerca di ovviare alla mancanza di segnale, creando suoni finti. Non pensavo di farcela, poi la forza, la volontà, l’amore per la musica mi fanno superare questo handicap” spiega Nikko che si appresta a promozionare la sua NikKollective, Volume 2. È un lavoro molto introspettivo, Nikko ci mette il cuore nella musica e la faccia sulla copertina, molto bella con quel volto ischitano-mediterraneo formato cartoon abbracciato al suo amico batterista, Tito Pascoal, scomparso per un linfoma nel gennaio 2019. “È un lavoro dedicato a Tito ed al progetto – spiega Nikko Ielasi – hanno aderito nomi importante della musica jazz americana, da Fabrizio Cavallaro a Jordan Childs, da Taylor Gordon a Dave Weckl. Ho scritto tutti i brani prima che perdessi l’udito”.   

 

 

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In Evidenza

Torna Montalbano e accanto a Luca Zingaretti ci sarà Luigi Tuccillo, star nascente del cinema italiano

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C’è anche un pezzo di Napoli ne La rete di protezione, uno dei due episodi inediti del Commissario Montalbano, che saranno trasmessi su Rai 1 il 9 e il 16 marzo. Nel cast figurano infatti due giovani attori napoletani, i fratelli Luigi e Peppe Tuccillo. Due episodi speciali e dal sapore dolceamaro. Sulla trama nulla si può e si deve dire. La scorsa estate, mentre le puntate erano in lavorazione, venivano infatti a mancare, a distanza di poche settimane, prima il padre di Montalbano, il maestro Andrea Camilleri, poi Alberto Sironi, storico regista della serie televisiva.

 

Luigi Tuccillo (per lui e per il fratello Peppe anche una parentesi al Grande Fratello, edizione del 2015) si forma come attore fra Roma e Los Angeles. Dopo le scuole di recitazione, il corso di alta specializzazione in regia con Marco Bellocchio, Tuccillo è protagonista di un cortometraggio, Rapsodia in Blue. In Italia non fu selezionato per i concorsi – racconta lattore -; fu invece selezionato per il LadyFilmMakers Festival di Beverly Hills, dove vinse come miglior cortometraggio, e io ricevetti la nomination come miglior attore protagonista. Così sono finito a Los Angeles: è stato linizio di tutto. In California Tuccillo si diploma alla Lee Strasberg, prestigiosa scuola di recitazione. Intanto arrivano gli esordi al cinema e in televisione, rispettivamente con Troppa graziadi Gianni Zanasi, e Aldo Moro il professore.

Appena sono rientrato da Los Angeles – spiega Tuccillo – vengo contattato dalla mia agenzia. Alberto Sironi aveva convocato me e mio fratello Peppe; gli servivano due fratelli per il nuovo episodio di Montalbano. Ho letto il romanzo La rete di protezionee mi sono subito innamorato dello scritto e dei personaggi.

Quando iniziano le riprese, però, Sironi, regista di sempre della fiction, viene a mancare. La regia passa allora nelle mani di Luca Zingaretti, storico volto di Montalbano. Ho apprezzato tantissimo il lavoro di Zingaretti. Quando siamo arrivati, abbiamo chiesto di poterci recare sul set per dare uno sguardo. Stava girando laltro episodio,Salvo Amato, Livia mia. Eriuscito ad incastrare negli stessi giorni le riprese delle due puntate, con storie e attori diversi. Un esempio di grande professionalità. Il tutto avveniva poi in una situazione molto critica, perché Sironi era in ospedale. Lui ha preso in mano la situazione con tranquillità. Estato molto bravo, era padrone della materia, un eccellente professionista non solo un grande attore, racconta Tuccillo.

Del set e dellatmosfera dei paesini siciliani Tuccillo non ha che ricordi positivi. La troupe era super organizzata, i costumisti molto bravi. Si respirava una bella atmosfera, i paesini pieni di gente che aspettava per assistere alle riprese e salutare gli attori. Sono fiero di esser stato protagonista di un progetto del genere, perché quando un progetto è scritto bene, con profondità delle battute e delle azioni, è un piacere prendervi parte.

Ne La rete di protezione, il commissario Montalbano si trova davanti ad un enigma molto particolare. Lingegner Sabatello gli porta alcuni filmati, girati anni prima dal padre, ormai defunto (interpretato da Luigi Tuccillo). I filmati hanno una sola inquadratura fissa, un muro. Montalbano intuisce che dietro quelle pellicole c’è qualcosaltro, e inizia ad indagare. Poi il racconto si ferma perché spoilerare è riprovevole, ancor più per una serie così attesa.

Ma cosa c’è nel presente e nel futuro di Tuccillo? Nel 2019 ho girato negli USA prima Audio, un film che sarà presto presentato al Festival di  Venezia; poi Across Sagittarius Street, un episodio pilota di una serie tv scritta da me. Adesso faccio la spola fra Roma e Los Angeles; oggi sono attore a tempo pieno e mi piacerebbe tanto poter fare qualcosa di importante qui in Italia. Ebbene Montalbano è la migliore vetrina che Luigi Tuccillo potesse conquistarsi per farsi apprezzare in Italia già che ogni episodio del commissario più amato d’Italia lo guardano sugli schermi di Mamma Rai, se tutto va male, almeno 10 milioni di persone.

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Spettacoli

Il disgusto di Fiorello e Amadeus per il nome del vincitore di Sanremo spoilerato da Sky tg24: una cosa riprovevole per uno zero virgola

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Quelli di Sky Tg24 hanno fatto uno scoop? È stata davvero una bella pagina di giornalismo aver dato in anticipo di quasi un’ora rispetto alla proclamazione il nome (embargato) del vincitore di Sanremo? Sembrano due domande banali, e invece servono a cogliere l’essenza di quanto accaduto all’Ariston con lo spoiler del nome di Diodato vincitore di Sanremo da parte del Tg che fa uno share dello 0,20 %.  Com’è possibile che Sky Tg24, un  telegiornale che confeziona servizi giornalistici a richiesta, non disdegna anzi asseconda markette, produce trasmissioni con sponsorship più o meno palesi e altre amenità, ha fatto una fetenzia del genere alla Rai? La direzione di questo Tg, in una nota di scuse e salamelecchi vari, parla di “errore umano”. Dicono che “si è trattato di un errore umano: al momento dell’annuncio dei primi tre finalisti, il ticker è stato programmato con i nomi di tutti e tre i concorrenti ancora in gara. Nessuna notizia era arrivata in anticipo ai giornalisti di Sky TG24 (anche questo scrivono). Per sbaglio però (guarda caso, ndr) è stata pubblicata la stringa con il nome di Diodato”. Poi nella nota si inoltrano in campi come la cultura e lo stile di Sky TG24, il rispetto, lo scrupolo e la precisione. Valori che sono merce rara e che d norme vengono riconosciuti, non auto attribuiti. La Rai non ha commentato la porcheria subita. L’ha commentata, però, uno dei mattatori del Festival. Uno che non usa mai parole forti, mantiene sempre la calma quando gli altri la perdono, Rosario Fiorello.

Maximo Ibarra. Il nuovo Ceo di Sky Italia potrebbe decapitare i vertici di Sky Tg24 per rimediare allo sgarbo fatto alla Rai

E come ha definito Fiorello lo scoop di Sky? “Deontologicamente – ha detto Rosario Fiorello – è una cosa che trovo riprovevole per uno zero virgola in più di share, perchè di questo si tratta. Cosa può dare a un’azienda una notizia che passa in uno scroll con altre notizie?” ha spiegato con disgusto e dispiacere Fiorello parlando ai microfoni di RTL 102.5 .  “Non ci puoi fare niente – ha spiegato lo showman – Nell’ultima conferenza stampa i giornalisti hanno giustamente fatto notare che avevano bisogno di un vincitore per poter uscire (riferito alla carta stampata che ha orari contingentati per le sue edizioni, ndr) perchè c’è gente che lavora, ci sono straordinari da pagare, perchè sarebbe stato un problema. Amadeus è stato un signore e ha detto ‘avete ragione’, hanno fatto un embargo e gli ha detto ‘Vi garantisco il nome entro un certo orario ma voi garantitemi che non farete uscire il nome’. Invece, purtroppo, una mela marcia c’è sempre ed è stato ‘spoilerato’”.

Sky Tg24. La nuova sede del Tg in caduta libera di ascolti (0,20 % di media) si trova a Santa Giulia di Milano, a due passi dal boschetto dei drogati di Rogoredo

E qui veniamo ad un campo serio, quello dell’etica e della responsabilità. Se il direttore di questo Tg sarà messo alla porta o se si accomoderà alla porta, sarebbe un modo per restituire credibilità alla testata giornalistica. Ma questo non è un obbligo. Ancora di più non lo è per chi ha spoilerato una notizia soggetta ad embargo. Ve l’immaginate però domani quante volte ci penseranno su fonti privilegiate prima di affidare a questo Tg una notizia con embargo? Non una ma mille volte.

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