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Parte nuova Aifa, priorità carenze farmaci e contro fake

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Un discorso asciutto, concentrato in poche cartelle, per indicare una tabella di marcia serrata. Perchè sono molteplici le “nuove sfide” da fronteggiare, ed anche in tempi brevi: dalla carenza di farmaci, per effetto dei conflitti in atto, alla necessità di contrastare la disinformazione e le fake news su farmaci e vaccini, alla gestione delle nuove tecnologie. Robert Nisticò, presidente della nuova Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nata dalla recente riforma, ha tracciato oggi priorità e obiettivi del proprio mandato nell’intervento per il suo insediamento: tra le parole d’ordine, “meritocrazia, velocità, etica”.

Primo compito fondamentale, ha spiegato, “assicurare che non ci siano carenze nel mercato di farmaci indispensabili. In questo particolare momento in cui purtroppo ci sono conflitti alle nostre porte che pesano sulla filiera del farmaco anche in Italia, l’Agenzia insieme con le industrie, dovrà assicurare la massima disponibilità per un approvvigionamento continuo dei farmaci essenziali sia nel nostro Paese che nei paesi più in difficoltà, dove perdurano i conflitti” e “dobbiamo mantenere, come in Europa, il massimo livello di collaborazione possibile con le industrie”.

Con il fine di “rendere l’Italia leader e protagonista nei tavoli che contano”, Nisticò ha anche assicurato l’impegno dell’Agenzia per “evitare una pericolosa disinformazione sui medicinali, o peggio ancora fake-news che possano alimentare un atteggiamento ostile verso il farmaco o vaccino”. Il tutto con l’imperativo di stabilire “sin da subito” una Road Map per proteggere la salute dei cittadini a fronte dei rischi del post-pandemia, ha detto Nisticò facendo riferimento “ai tanti potenziali insidiosi nuovi virus esistenti in natura, e senza mai sottovalutare o tacere il rischio sempre più reale della contaminazione ambientale dei farmaci e della resistenza antimicrobica”. L’azione della nuova Aifa, ha sottolineato ancora, si baserà su “qualità, efficienza e rapidità dei processi decisionali, e questo deve passare attraverso criteri severissimi di meritocrazia in un quadro di semplificazione delle procedure burocratiche”.

Nei disegni del neo presidente, l’Aifa deve tornare ad essere “una casa di vetro” perchè “come Agenzia – ha avvertito – abbiamo il dovere di lavorare in maniera onesta e cristallina, in modo che tutto ciò che facciamo sia visibile e trasparente al mondo esterno”. Un compito non facile, anche perchè questo è il momento in cui si concentrano molteplici “grandi sfide” ha rilevato il presidente, dalle tecnologie digitali alla robotica e alle “mille emergenze” attuali. Non ultima l’IA, utile nella lifecycle del farmaco, nella farmacologia personalizzata, ma anche nella gestione delle informazioni e nell’ottimizzazione dei processi decisionali. In questo caso, la sfida sta nel “gestirla e regolamentarla”, ha evidenziato, ricordando che l’AI rappresenta una “potente tecnologia che nasconde profonde insidie di natura etica”. E proprio l’etica è una delle altre parole chiave del ‘mandato Nisticò’. Tutto ciò che l’Agenzia produrrà, ha detto, “dovrà essere basato su scelte intelligenti, innovative, sostenibili, ma sempre e comunque scelte e obiettivi guidati da principi etici che pongano l’uomo e la persona sofferente al centro del sistema”. “Un Paese senza etica – ha concluso Nisticò – è un Paese destinato a morire”.

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Esteri

Hamas lancia da Rafah una raffica di razzi su Tel Aviv

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Hamas, dopo 4 mesi, è tornata a lanciare una raffica di razzi su Tel Aviv e nel centro di Israele. L’esercito israeliano ne ha contati otto, rivendicati dalle Brigate Qassam – ala militare della fazione islamica – tirati dall’area di Rafah, la città più a sud di Gaza, dove l’Idf è impegnato da settimane in un’operazione militare “mirata” a liquidare gli ultimi battaglioni di Hamas. Il nuovo sviluppo è arrivato il giorno stesso in cui l’Egitto ha riaperto il valico di Rafah da cui sono entrati, dopo 20 giorni di stop, i primi camion di aiuti umanitari diretti a quello israeliano di Kerem Shalom per poi passare, una volta ispezionati da Israele, nella Striscia.

Ora gli occhi sono puntati di nuovo sul Cairo dove da martedì – secondo fonti egiziane che lo hanno riferito alla Cnn – potrebbero riprendere i negoziati, mediati da Egitto Usa e Qatar, per una possibile tregua e il rilascio degli oltre 120 ostaggi israeliani ancora prigionieri a Gaza. L’attacco da Rafah a Tel Aviv e all’area della parte centrale del Paese – il maggiore da molto tempo, considerato dagli analisti una sfida aperta da parte delle Brigate Qassam – è arrivato nel primo pomeriggio facendo scattare le sirene di allarme che da tempo non si sentivano nell’area. Kfar Saba, Raanana, Herzilya sono state le più coinvolte anche dalle ricadute dei detriti dei razzi colpiti dalle intercettazioni operate dall’Iron Dome.

A Tel Aviv sono state udite forti esplosioni in cielo dovute all’intervento del sistema di difesa israeliano. Degli 8 razzi, secondo un portavoce dell’Idf, 3 sono stati intercettati in aria mentre gli altri sono passati. A Herzilya un edificio – e si sono viste le immagini su social – è stato investito dai frammenti: due persone hanno riportato ferite leggere mentre correvano nei rifugi. Le Brigate Qassam nella loro rivendicazione hanno detto di aver “bombardato Tel Aviv in risposta ai massacri sionisti contro i civili”. Il ministro del Gabinetto di guerra Benny Gantz – che ha chiesto una inchiesta sul 7 ottobre e sulla condotta della guerra – ha denunciato che “i tiri da Rafah dimostrano che l’Idf deve agire ovunque si trovi Hamas”. Una fonte dello Stato ebraico, intanto, ha fatto sapere ai media che la ripresa dei colloqui e gli sviluppi all’Aja stanno inducendo l’esercito a rivedere l’operazione nella zona, ridimensionandola: “Continuerà a operare, ma in modo più contenuto”. La riapertura del valico di Rafah – avvenuta dopo un recente colloquio tra il presidente Joe Biden e quello egiziano al Sisi – ha consentito, secondo media egiziani, l’ingresso di un totale di “200 camion” che si sono spostati dal lato egiziano del valico di frontiera di Rafah.

Il capo della Mezzaluna Rossa egiziana nel Nord Sinai, Khaled Zayed, ha detto che i camion si stanno muovendo in coordinamento tra Egitto, Israele, Unrwa (l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi) e la Mezzaluna Rossa palestinese. A bordo – è stato specificato – alcune tonnellate di aiuti alimentari ma sono passate anche quattro autocisterne di carburante nella Striscia di Gaza. In previsione dell’appuntamento di martedì prossimo al Cairo il premier Benyamin Netanyahu ha convocato il Gabinetto di guerra per discutere della posizione, anche se già nei giorni scorsi, sotto la spinta delle manifestazioni che si susseguono nel Paese per il rilascio degli ostaggi, il mandato a trattare al capo del Mossad David Barnea dovrebbe essere molto più ampio di quello degli ultimi round delle trattative. Hamas, tuttavia, ha fatto sapere che al momento non ha ricevuto ancora nulla dai mediatori ed ha ribadito che la posizione della fazione islamica non cambia. “Ciò che è necessario – ha ammonito – è fermare la guerra in tutta la Striscia di Gaza, non solo a Rafah. Questa è la base e il punto di partenza”. Non si ferma intanto il conflitto con gli Hezbollah, con razzi e raid, al nord al confine con il Libano mentre nella Striscia il ministero della Sanità di Hamas ha aggiornato a quasi 36mila le vittime dall’inizio del conflitto.

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Napoli, finisce con un pari contro il Lecce e tra i fischi una stagione balorda del Napoli

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Si è conclusa sullo 0-0 contro il Lecce e tra i fischi del pubblico l’ultima di campionato del Napoli al Maradona. I partenopei chiudono al decimo posto e dicono addio anche all’ultima residua speranza di giocare in Europa nella prossima stagione: il Torino, battuto a Bergamo dall’Atalanta, rimane davanti e andrà in Conference League se la Fiorentina dovesse mercoledì battere l’Olympiacos ad Atene. Il primo squillo offensivo del match è del Lecce e arriva al 9′ con Dorgu che risponde positivamente all’invito di Krstovic e dal limite incrocia il sinistro scheggiando il palo. Scampato il pericolo, il Napoli prova a rilanciare le proprie sorti offensive con delle rapide ma sterili verticalizzazioni che non impensieriscono Falcone. Il Lecce tiene bene il campo ma senza limitarsi al contenimento, così i padroni di casa, al 41′, rischiano nuovamente di capitolare sulla ripartenza innescata da Almqvist e conclusa da Berisha con un destro velenoso deviato in angolo, che inchioda sullo 0-0 la prima frazione di gioco. Nella ripresa Calzona cambia in attacco con l’inserimento di Raspadori e Ngonge per Simeone e Politano. Le mosse del tecnico regalano brio alla manovra offensiva campana che, al 49′, impegna per la prima volta Falcone proprio con Ngonge dal limite.

Il Lecce arretra vistosamente il baricentro e, quattro minuti dopo, tocca a Cajuste pareggiare il conto dei pali colpiti con una conclusione angolata alla sinistra dell’estremo pugliese. L’occasione mancata regala intensità al forcing napoletano che, al 64′, si concretizza col secondo legno firmato da Ngonge con un gran destro dal limite fermato dalla traversa. I minuti finali della partita si trasformano in un batti e ribatti di occasioni da gol mancate che negano alla squadra di Calzona di chiudere con una vittoria una stagione ben lontana dalle gioie di un anno fa.

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Economia

Volano i prezzi della carta igienica, in 3 anni +44%

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Uno dei prodotti più utilizzati, la carta igienica, ha subito in Italia un sensibile rincaro, con i prezzi al dettaglio che, negli ultimi 3 anni, sono saliti in media del +44%. Lo afferma il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc) che ha elaborato i dati pubblicati sull’osservatorio Mimit, mettendo a confronto i prezzi attuali con quelli in vigore nel 2021. Una confezione da 4 rotoli costava in media in Italia 1,74 euro nel 2021, mentre oggi, per la stessa confezione, si spendono mediamente 2,51 euro, con un aumento esattamente del +44,2%. – afferma il Crc – E’ Bolzano la città dove la carta igienica costa di più, 3,40 il pacco da 4 rotoli, seguita da Grosseto (3,15 euro), Udine (3,06 euro) e Trento (3,03). Sull’altro versante della classifica Siracusa, con un prezzo medio di 1,77 euro, è la provincia più economica d’Italia, seguita da Bari (1,81 euro) e Mantova (1,87 euro). Se si analizza l’andamento dei listini al dettaglio tra il 2021 e il 2024, emerge come i rincari più pesanti si registrino a Grosseto e Ferrara, con una variazione dei prezzi che supera il +89%, +85% a Bolzano, Udine e Livorno.

Le province dove la carta igienica è rincarata di meno nel triennio sono Messina (+14,5%), Bari (+15,3%) e Vercelli (+17,3%). “Si stima che il mercato della carta igienica valga in Italia circa 1,2 miliardi di euro all’anno. – afferma il presidente del comitato scientifico Crc, Furio Truzzi – Un bene talmente indispensabile che, come si ricorderà, durante la pandemia fu uno dei primi a sparire dagli scaffali dei supermercati, con i cittadini che acquistarono ingenti scorte di tale bene. A pesare sui rincari dei prezzi ci sono più fattori: in primis la crisi delle materie prime, con la guerra in Ucraina che ha portato ad un crollo delle importazioni di legno dalla Russia da cui si ottiene la cellulosa indispensabile per produrre la carta igienica, e il conseguente rialzo delle quotazioni internazionali della fibra corta, salite a gennaio del 68% rispetto ai livelli pre-rincari. Ci sono poi i maggiori costi di produzione determinati dal caro-energia”.

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