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Fallon, 10 anni di Tonight Show, ‘sono tempi folli’

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Il record di Johnny Carson, che per 30 anni ha condotto il più famoso dei talk show-varietà Usa, il Tonight Show sulla Nbc, è ancora lontano, ma l’attuale conduttore-mattatore, Jimmy Fallon, taglia un traguardo importante: dieci anni alla guida del programma. Un anniversario che festeggerà con una puntata speciale di due ore in prima serata il 14 maggio. “È più della metà della mia vita che lavoro nello stesso network – ha spiegato Fallon nei panel di Deadline Contenders, dedicati alle produzioni tv principali o più attese della stagione – e sono stati fantastici. Ho iniziato con il Saturday Night Live nel 1998, e pensavo che quello potesse essere il massimo obiettivo”.

Ma poi “sono arrivati il Late Night with Jimmy Fallon (in onda dal 2009 al 2014) e il Tonight Show che facciamo da 10 anni. Non posso crederci, a dire la verità”. Sulla possibilità che miri adesso al record di Johnny Carson, Fallon risponde con un sorriso: “Ci provo… finché mi volete… mi sto divertendo molto, amo quello che faccio, portare divertimento alle persone”. Anche perché “stiamo vivendo tempi folli” ed “io voglio proporre qualcosa da guardare che non faccia pensare”. C’è “con il pubblico un interscambio continuo, ed è la reazione degli spettatori a farmi andare avanti”. Fallon aveva deciso da subito di andare avanti anche durante la pandemia realizzando il Tonight Show da casa: “È stato merito di mia moglie (la produttrice Nancy Juvonen, ndr) – sottolinea -. Quando le ho detto che il programma si fermava per il Covid lei mi ha chiesto quale fosse il piano. Io le ho risposto che non c’era un piano e lei subito ‘oh no, no. Vai subito a prendere il treppiede, organizza uno show da casa. In questo momento le persone hanno bisogno di te e questo è il tuo lavoro. Adesso che siamo tutti nei guai, tutti spaventati, devi far ridere le persone’. All’inizio, da casa, lei era anche la mia regista. Teneva l’iPhone e riprendeva in giro, mentre io raccontavo barzellette a cui nessuno rideva. Tanto che le ho anche chiesto di ridere a un paio di battute, per farmi fare bella figura, mentre i figli mi saltavano addosso”.

Comunque la Nbc “è stata grande, ci ha permesso di donare così tanti soldi in beneficenza, a organizzazioni come Feeding America” e ci sono state alcune società che venendo a sapere “quello che stavamo facendo hanno raddoppiato le donazioni per le banche alimentari e hanno aiutato le persone a nutrirsi durante questa pandemia”. Questo “è il potere che può avere ciò che facciamo”. La televisione “è un mezzo così potente e possiamo aiutare le persone”. Rispetto all’eclettismo del Tonight Show, “può essere considerato un talk show, ma sì, è in realtà uno spettacolo di varietà – spiega -. Conan O’ Brien mi ha dato una grande dritta, che aveva ricevuto da Johnny Carson. Gli ha detto ‘in questo lavoro, metterai in pratica tutto quello che hai imparato a fare… ed è così”.

Ad esempio “io a malapena so fare il tip tap e l’ho ballato infinite volte; so imitare e lo faccio di continuo; ho suonato la chitarra, ho fatto duetti, mi sono travestito e ho messo le parrucche. Quando ero a Saturday Night Live mi esaltavo ad avere anche solo uno sketch in una puntata, tanto che chiamavo mia madre e glielo dicevo. Ora sono in ogni sketch tutti i giorni. Ho avuto il lavoro che sognavo nella mia cameretta a 12 anni. Mi sento così fortunato”. Fallon spiega anche perché rispetto ad altri conduttori di talk show, come Stephen Colbert o Jimmy Kimmel, nelle battute politiche non prenda una posizione: “Penso che non sia l’obiettivo del nostro show, noi vogliamo intrattenere tutti, così facciamo battute su entrambe le parti”. Prendere una posizione politica “non è quello che mi ha insegnato Johnny Carson nei suoi tanti anni al Tonight Show. Io voglio che chiunque, guardando il programma, possa divertirsi”.

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Gli Stati generali degli attori, rischiamo l’estinzione

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I requisiti per accedere alla discontinuità e alla pensione, il riconoscimento dei minimi di lavoro, la sperequazione tra figure professionali, tra uomini e donne, tra cinema e teatro, la pressione dell’intelligenza artificiale, la contrattazione, le strettoie del tax credit, le accuse di frammentazione: il mestiere dell’attore è a un bivio se non “a rischio estinzione”. I professionisti del mestiere lanciano il warning in occasione degli Stati generali delle attrici e degli attori, una giornata di incontri tra gli interpreti professionisti, le istituzioni e la politica.

Un’adunata per chiamare gli attori alla partecipazione, ma anche per sfatare quel pregiudizio culturale dell’opinione pubblica nei confronti di questo mestiere: “ci credono bambini viziati, ma noi non abbiamo tutele, dalla malattia, alla maternità, la genitorialità, la disoccupazione e il 99% di noi non arriva a maturare una pensione, non abbiamo garanzie di lavoro” dice Raffaele Buranelli, presidente del Raai, il Registro degli attori italiani che ha organizzato la giornata di lavoro, dove hanno partecipato tanti professionisti e un po’ meno le associazioni di rappresentanza del mestiere. “Ma non c’è frammentazione tra di noi, questo è un concetto che viene usato strumentalmente dai nostri interlocutori per non darci ascolto” dice l’attore.

E invece “siamo già in 2.500 e dobbiamo tornare a incontrarci anche con i produttori e con i politici: siamo necessari e non crediate che l’IA possa davvero sostituirci” esorta la vicepresidente del Raai, Monica Guerritore che lancia anche una battaglia per l’istituzione di un registro nazionale centralizzato che “smisti” sul territori il lavoro delle compagnie teatrali e quella per superare l’accordo con le scuole che affida agli attori amatoriali il compito di insegnare il teatro agli studenti. “La colpa è nostra, questa categoria non ha più dignità” protesta l’attrice che esprime un concetto risuonato spesso nelle parole dei suoi colleghi. Molti giunti in presenza, altri collegati per una testimonianza: da Daniela Poggi, ad Alessio Boni con il baffo da Don Chisciotte a Cesare Bocci che lancia un appello all’unità a Leo Gullotta che sprona i colleghi a “svegliarci tutti”. Emanuela Grimalda dà voce alla questione femminile: “Dati alla mano è un fatto che esistono meno ruoli al femminile, che c’è una sperequazione sia a livello di reddito che di numero delle giornate lavorative. Una forbice che aumenta ancora di più dopo i 50 anni”.

Il dibattito è partecipato e non senza polemiche quello sfociato in un duro botta e risposta tra la segretaria nazionale della Slc Cgil, Sabina Di Marco, ed alcuni attori sul contratto nazionale: una “pietra miliare” per la prima, una “pietra tombale” per i secondi. Qualche spiraglio, però, si intravede. Il leader M5s Giuseppe Conte, in sala con anche i parlamentari del Pd, Francesco Verducci e Irene Manzi, promette di alzare la bandiera degli attori per una modifica del decreto sulla discontinuità. E alcune proposte interessanti arrivano da Michele Lo Foco, componente del Consiglio Superiore del Cinema: il ripristino della categoria del casting e l’obbligatorietà dei provini per la scelta degli attori sempre più oberati dalla richiesta di self-tape. Ma anche la proposta di introdurre una ripartizione di una quota del tax credit per i produttori tra gli attori. Altro nodo dolente per il finanziamento sono i distributori: andranno ai primi 20 tra quelli che hanno ottenuto negli ultimi due anni il maggior incasso di pubblico, “quindi sostanzialmente gli americani”. Infine c’è il problema del controllo sulle spese, che non c’è, non si riesce a fare: “Il 55% della spesa è costituito da fatture false: io lo dico apertamente… Se ci fosse un controllo – spiega Lo Foco – verrebbe fuori..”.

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Scarlett Johansson contro OpenAI, copiata mia voce per ChatGPT

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Scarlett Johansson minaccia un’azione legale contro OpenAI, accusandola di aver copiato la sua voce dopo che l’attrice ha rifiutato di concederla in licenza. “Quando l’ho sentita, ero scioccata, arrabbiata e incredula. La voce era così simile alla mia che i miei amici più stretti non sapevano dire la differenza”, ha detto Johansson in una nota al Washington Post. La disputa con la star di Hollywood è solo l’ultimo grattacapo in ordine temporale per Sam Altman, l’amministratore delegato della società a cui fa capo ChatGPT.

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La radio compie 100 anni, una magia che non conosce tempo

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“La radio fa parte della nostra vita, è magia, compagnia, musica, informazione, conoscenza e cultura”. Sono le parole che si sono rincorse a Cagliari durante “100 Anni e sentirli. Passato, presente e futuro della radio”, l’evento che si è tenuto nell’aula magna della facoltà di Ingegneria organizzato da Confindustria radio televisioni, Università di Cagliari e Ordine dei Giornalisti per celebrare il secolo di vita .di uno strumento antico e modernissimo. Una giornata per raccontare i diversi aspetti della radio, la sua storia e la sua evoluzione, dalla viva voce dei protagonisti: l’attrice, conduttrice televisiva e radiofonica Geppi Cucciari e il dj Ringo, direttore artistico e speaker di Virgin Radio. “La radio non la blocchi – dice dj Ringo nel suo intervento in collegamento video – cambieranno tante cose nel mondo, ma non la radio: è come il panettiere che c’è e ci sarà sempre. La radio da a tutti un superpotere: ci fa diventare dei supereroi”. Non è dovuto a superpoteri, ma a una accoppiata vincente, il successo della trasmissione ‘Un giorno da pecora’.

Lo ha raccontato nel suo lungo intervento Geppi Cucciari parlando della sua esperienza in radio e del rapporto con il conduttore Giorgio Lauro. “Io conoscevo il programma – ricorda la conduttrice – saltuariamente partecipavo come ospite con Giorgio Lauro e Claudio Sabelli Fioretti. Quest’ultimo ha poi deciso di fermarsi e mi è stato chiesto se volessi cominciare a fare il programma. Giorgio era molto contento di questo mio coinvolgimento, ci conoscevamo poco allora. Dopo nove anni e qualche mio stop siamo ancora qui”. Cucciari defisce il rapporto di lavoro con Lauro “fondamentale”. “Io e Giorgio – racconta – siamo una coppia particolare, siamo molto diversi, abbiamo un modo diverso di approcciare la vita e il lavoro, ma come anche nelle coppie della vita essere diversi può essere una risorsa o una dannazione”.

La giornata di lavoro tipo? “Giorgio si sveglia alle 7, legge tutti i giornali, io mi alzo più tardi e ne leggo solo alcuni – confessa Geppi -. Lui cerca tutta la profondità delle notizie, questo mi permette di portare quella leggerezza che mi contraddistingue. Questa distanza tra noi due restituisce quell’immagine di coppia in cui tu ascolti due voci e due personalità diverse. Io non farei mai un programma di questo tipo senza di lui”.

La radio diversa dalla televisione e dal teatro. “Con la radio e la tv entri nelle case degli altri che loro lo vogliano oppure no – spiega l’artista che spazia su più piani -, nel teatro ogni giorno è un inizio. Le persone che vengono a guardarti lo fanno appositamente, sono loro che vengono da te, investono il loro tempo e il denaro. La tv è una magia infinita, uno strumento di compagnia secondo me bellissimo. Gli ascoltatori radiofonici sono di una qualità antropologica diversa, sono persone più formate: il nostro programma non lo puoi affrontare se non conosci le cose della politica”. La radio come strumento di crescita: “un sempreverde – sottolinea il rettore Francesco Mola – qualcosa di incredibile che ha accompagnato il nostro passato e sono convinto che accompagnerà anche il nostro futuro”. Un futuro che non fa pausa: “La radio su tutte è nuova tecnologia – chiarisce Rosario Alfredo Donato, direttore generale di Confindustria Radio Televisioni – è il mezzo che per eccellenza può definirsi ibrido. La radio ha dimostrato di sapersi sempre adattare ai cambiamenti, accogliere le sfide e superarle, vincere, affermarsi ed essere sempre qui”.

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