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Salute

Morta a 24 anni dopo aver assunto per 2 mesi integratori. Gli esperti accusano Herbalife

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Formulazioni con metalli pesanti e batteri in grado di portare alla morte in breve tempo: questa l’accusa mossa da un team di esperti indiano ad Herbalife, responsabile secondo i ricercatori, della morte per grave insufficienza epatica di una giovane donna del Kerala consumatrice dei prodotti del colosso americano. L’accusa all’azienda di integratori alimentari è diventata un caso studio pubblicato su giornali scientifici (tra questi PublMed) e realizzato da un pool di ricercatori del The Cochin Gastroenterology Group, Ernakulam Medical Centre indiano.

L’occasione per avviare la ricerca è stata la morte di una donna di 24 anni con ipotiroidismo senza altre malattie croniche. La ragazza stava assumendo regolarmente da due mesi tre prodotti dimagranti Herbalife a base tiroxina quando ha sviluppato una progressiva perdita di appetito per una settimana, seguita da ittero.

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Dodici giorni dopo, l’ittero è peggiorato (bilirubina totale 28,6 mg / dL) spiegano i medici indiani, “e lei è stata portata alla nostra emergenza in encefalopatia epatica di grado 3”. Le lesioni al fegato, si legge su Il Salvagente, erano talmente gravi da farla trasferire con urgenza a un centro trapianti, ma la ragazza è deceduta prima del trapianto.

“Abbiamo trovato alti livelli di metalli pesanti in tutte le formulazioni Herbalife e composti tossici non indicati, incluse tracce di agente psicotropico nel 75% dei campioni” spiegano i ricercatori. E aggiungono: “Nell’analisi microbica, l’analisi ha rivelato diverse comunità batteriche, tra cui specie altamente patogene”. Non solo: “Abbiamo rilevato patogeni batterici patogeni (Proteobacteria e Cyanobattería) con il potenziale di causare lesioni epatiche nel 63% dei casi campioni analizzati, compresi generi pericolosi come Escherichia, Klebsiella, Acinetobacter e Streptococcus. Questo livello di rilevamento microbico è inaccettabile negli integratori alimentari e preannuncia una minaccia per la salute pubblica che potrebbe portare a gravi danni agli organi con un uso ripetuto e a lungo termine”, conclude l’équipe di ricerca.

La risposta di Herbalife

Netta la replica di Herbalife che al Salvagente, sito che smaschera le truffe ai consumatori prendendo anche in esame test di laboratorio, ha commentato: “Ogni giorno, milioni di consumatori in tutto il mondo utilizzano in tutta sicurezza prodotti Herbalife Nutrition e noi sosteniamo la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti”. Dall’azienda spiegano come “Tutti i nostri prodotti e le procedure di produzione sono co formi alle normative governative vigenti in ciascuno dei 94 mercati in cui i nostri prodotti sono venduti e nessuna epatotossina è stata mai riscontrata nei nostri prodotti”.

Quanto alla ricerca indiana, l’azienda fa sapere che “Oltre al nostro robusto programma di test di routine in India, abbiamo chiesto a un laboratorio indipendente e certificato dal governo di testare i prodotti menzionati nel recente articolo e i risultati confermano che i prodotti sono completamente sicuri e conformi a tutte le normative di sicurezza del governo indiano”.

Herbalife – si legge ancora sul Salvagente, ci ha inviato i certificati emessi dal   dalla Federazione delle Indie Camera di Commercio e Industria (FICCI) Research and Analysis Centre (FRAC), centro di ricerca e analisi indipendente. Da questi risulta che tanto la qualità microbiologica dei 24 alimenti testati, che il contenuto di metalli pesanti è in linea con i livelli di sicurezza per il consumatore.

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Al Gemelli i bimbi malati di tumore vanno a scuola di cucina da Heinz Beck

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Arrivano padelle e pentole al reparto di oncologia pediatrica. Il laboratorio di cucina “Special cook”, infatti, apre al Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma per tutti i piccoli ospiti malati di tumore. Domani alle 16 ad accendere i fornelli sara’ lo chef stellato Heinz Beck. L’unita’ operativa di oncologia pediatrica del Gemelli ha gia’ realizzato in passato alcuni laboratori di cucina in reparto. Questa iniziativa viene potenziata grazie alla collaborazione con Officine Buone, un’organizzazione di volontariato promotrice di un progetto che porta la dinamica del talent di cucina negli ospedali, con una funzione di intrattenimento ma anche di educazione alla buona alimentazione. Le donazioni ricevute, che hanno permesso il nuovo laboratorio e l’acquisto della cucina professionale, sono state realizzate in memoria dello chef Alessandro Narducci (morto un anno fa per un incidente stradale e che, tra l’altro, lavorava proprio da Beck). “Il paziente oncologico in particolare – spiega Antonio Ruggiero, direttore dell’oncologia pediatrica del Gemelli – deve affrontare problemi nutrizionali di diversa natura nel corso della malattia che, oltre a definire una progressiva perdita di peso, possono essere un limite per le cure terapeutiche”. Bambini e ragazzi ricoverati parteciperanno alla realizzazione delle ricette, attivandosi creativamente nella preparazione del piatto. Questo laboratorio potra’ fornire anche consigli pratici e utili per affrontare gli eventuali problemi alimentari legati alla malattia, all’alterazione del gusto e a migliorare la qualita’ di vita durante l’ospedalizzazione.

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Tumori polmonari, al Pascale diagnosi veloci e farmaci in grado di attaccare alcune mutazioni tipiche

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L’Istituto Tumori di Napoli, Fondazione G. Pascale ha istituito ufficialmente il suo primo Molecular Tumor Board (MTB) per i tumori polmonari. Perché è così importante che ci sia un MTB, da chi è composto e cosa fa un MTB? Abbiamo posto queste domande al Nicola Normanno, Direttore dell’Unità di Biologia Cellulare e Bioterapie e ad Alessandro Morabito, Direttore dell’Oncologia Clinica Sperimentale Toraco-Polmonare dell’Istituto Tumori di Napoli.
A cosa serve innanzitutto un MTB? Ogni tumore ha una sua specifica carta d’identità, rappresentata dalle alterazioni genetiche e molecolari che hanno determinato l’insorgenza della neoplasia. Conoscere queste informazioni, sottolinea il Normanno, è fondamentale per la terapia dei tumori, in quanto esistono farmaci in grado di attaccare alcune mutazioni tipiche in maniera specifica ed altamente efficace. In particolare, il tumore del polmone è quello per il quale si hanno, al momento, le maggiori conoscenze e sono disponibili un numero sempre maggiore di farmaci biologici.

Nicola Normanno

Chi fa parte del MTB? L’MTB è, in realtà, un’articolazione del Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM) Polmone che, riferisce il Dott. Morabito, gestisce tutti i pazienti con diagnosi di tumore del polmone all’interno dell’Istituto Tumori di Napoli. E’ pertanto costituito da un “core team” che include oncologo medico, chirurgo toracico, radioterapista, anatomo-patologo, e biologo molecolare e da tutti i partecipanti del GOM Polmone, ovvero radiologo, pneumologo, endoscopista, radiologo interventista, cardiologo, medico nucleare, terapista del dolore, medico di riabilitazione, psicologo, farmacista, medico di laboratorio e case manager.
Qual è l’obiettivo del MTB? L’obiettivo primario del MTB, ribadisce Normanno, è proprio quello di discutere le differenti opzioni terapeutiche sulla base dei risultati dell’analisi molecolare effettuata sul DNA del tumore del paziente, attraverso analisi cosiddette di next-generetion-sequencing (NGS). Tali analisi possono identificare in alcuni casi alterazioni molecolari comuni e già conosciute, per le quali sono disponibili dei trattamenti efficaci già approvati in pratica clinica che non richiedono pertanto l’intervento del MTB. In altri casi, tali analisi possono portare, invece, ad identificare delle mutazioni complesse o rare, per le quali non sempre sono noti gli effetti terapeutici dei farmaci approvati o per le quali esistono solo farmaci sperimentali. L’MTB si riunisce proprio in presenza di casi clinici che richiedano l’interpretazione di risultati molecolari più complessi, con l’obiettivo finale di discutere tutti insieme e proporre le opzioni terapeutiche più mirate ed efficaci per il singolo paziente. Le riunioni dell’MTB vengono verbalizzate e rappresentano parte integrante del percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti con neoplasie polmonari.

Alessandro Morabito

L’attivazione del MTB, sottolinea  Morabito, rappresenta pertanto un’importante evoluzione del GOM Polmone del Pascale, che è stato attivato circa 10 anni fa ed ha definitonel tempo i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per le neoplasie polmonari (PDTA), deliberati poi ufficialmente nel 2017. Ogni anno, sono stati circa 350 i casi discussi all’interno del GOM polmone: tutti i casi dei pazienti in stadio iniziale o localmente avanzato che richiedono trattamenti integrati (chirurgia, radioterapia, chemioterapia) ed i casi più complessi dei pazienti con malattia avanzata, che si possono avvantaggiare delle diverse competenze multidisciplinari. Attualmente, con l’attivazione della Rete Oncologica Campana (ROC), tutti i pazienti con diagnosi certa o sospetta di neoplasia polmonare vengono discussi all’interno del GOM polmone, che ha pertanto implementato notevolmente la sua attività nel 2019, con circa 300 casi discussi nei soli primi 5 mesi dell’anno.
L’istituzione recente del MTB, commenta il Direttore Sanitario Aziendale Rosa Martino, rappresenta, pertanto, un valore aggiunto del GOM Polmone e proietta l’Istituto Pascale fra le strutture più avanzate a livello Nazionale nella ricerca e nella terapie delle neoplasie polmonari.
Questo, conclude il Direttore Generale del Pascale, Attilio Bianchi, è il primo passo verso la costituzione della Rete Regionale della Medicina di Precisione, che ha lo scopo di migliorare ulteriormente la qualità della assistenza oncologica della Regione Campania, garantendo a tutti i pazienti oncologici la possibilità di accesso a terapie innovative per la cura dei tumori.

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Salute

Arriva l’App per il monitoraggio della sclerosi multipla

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La tecnologia aiuta i malati di sclerosi multipla, per il monitoraggio della patologia e per raccogliere dati a sostegno della ricerca scientifica. Questo è l’obiettivo di Floodlight Open, una nuova piattaforma (con una app e un portale) che vuole così dare il proprio contributo alla lotta a questa malattia cronico-infiammatoria che porta gradualmente alla disabilita’. L’iniziativa fa parte della campagna#NuovaLuceSullaSm promossa da Roche e presentata allo Spazio Edit di Milano che ha preso il via ieri sera con un evento esperienziale tra luce e suono. La app misurera’ la capacita’ di eseguire piccoli esercizi sullo smartphone. I dati raccolti in tempo reale saranno anonimi e codificati e potranno poi essere messi a disposizione della comunita’ scientifica con l’obiettivo che questo un giorno possa contribuire ad avere un quadro migliore della patologia. “La sclerosi multipla ha, nella maggior parte dei casi, un esordio tra i 20 e i 40 anni ed oggi, queste generazioni, sono perfettamente a proprio agio con smartphone e strumenti digitali – spiega Luigi Lavorgna, neurologo dell’Universita’ della Campania Luigi Vanvitelli e coordinatore del gruppo di studio Digital technology, web e social media della Societa’ italiana di neurologia – Il progetto Floodlight, davvero innovativo, ha l’ambizione di monitorare la performance nell’esecuzione di test elaborati per delineare le funzionalita’ cognitive e motorie nelle persone con Sclerosi Multipla. Un giorno, nemmeno troppo lontano, potrebbe permettere a noi medici di avere a disposizione uno strumento valido e contemporaneo nella gestione del paziente” (Sin).

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