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Simbolo e parlamentarie, nel M5s nuovo scontro tra Conte e Grillo

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Beppe Grillo vuole che il M5s scelga i candidati con le parlamentarie e si presenti alle elezioni con il suo simbolo cosi’ com’e’. Giuseppe Conte invece punta a blindare almeno i capilista, e ritiene opportuno inserire il proprio nome nel logo, per capitalizzare il consenso accumulato da quando ando’ a Palazzo Chigi. Entro meta’ settimana si chiudera’ almeno il round sulle liste, in questo nuovo braccio di ferro fra il garante, che ha gia’ fermato il blitz sul limite ai mandati, e l’ex premier, che in queste ore sta definendo il regolamento per le candidature con il Consiglio nazionale e il Comitato di garanzia. L’ipotesi piu’ probabile e’ una soluzione ibrida: capilista scelti dall’alto e il resto dei candidati approvati da una consultazione su SkyVote. I tempi sono stretti, e nel Movimento c’e’ chi teme non siano ancora stati eliminati dal database della piattaforma coloro che in queste settimane hanno lasciato il partito e potrebbero ‘inquinare’ il voto. Rinunciare alle parlamentarie pure, pero’, incontra le resistenze di Grillo, che non vorrebbe derogare nemmeno al vincolo della residenza, principio per rendere prioritario il legame con il territorio. Un aspetto che, pero’, rappresenta un potenziale ostacolo per qualche big. Le liste sono al momento il tema piu’ delicato per Conte, pronto a candidarsi in prima persona (“Nella prossima legislatura ci saro’ anche io in Parlamento”) e intenzionato a usare il suo nome accanto a quello del M5s. Una discussione, quella sul simbolo, in cui pesa anche il fatto che Grillo ne e’ il proprietario legale. Un altro simbolo, di una nuova associazione politica denominata Ambiente 2050 sara’ presentato domani da Federico D’Inca’ e Davide Crippa, due dei fuoriusciti dal Movimento, entrambi in rotta per la scelta di non dare la fiducia al governo il 20 luglio. “Quella giornata non poteva rappresentare piu’ me e i miei valori”, ha spiegato il ministro. “Non comprendo piu’ la strategia e le logiche che guidano certe azioni”, la critica dell’ex capogruppo. Per loro potrebbe esserci un posto nelle liste del Pd. “Che vadano liberi, in pace, a cercarsi una nuova collocazione. Ma non ci rompano le scatole” la stilettata di Conte contro chi, “grazie ai principi e alle regole del Movimento” e’ diventato ministro, capogruppo, sottosegretario” e ha deciso “rinnegare tutto questo. Ci risparmino le lacrime di coccodrillo, le giustificazioni ipocrite, le prediche farisaiche”. Concetti che il leader ha espresso su Facebook, ribadendo l’importanza ma anche le “controindicazioni” del limite di due mandati, “a cui ovvieremo trovando le forme e i modi per valorizzare il patrimonio di competenze ed esperienze dei portavoce” uscenti. I non piu’ candidabili rimasti a disposizione del partito sono “eroi”, ha detto poi nel suo tour virtuale nelle assemblee regionali degli attivisti a cui e’ intervenuto via zoom, in Puglia, Sardegna e Campania. Oltre un migliaio gli hanno dedicato una standing ovation a Noicattaro (Bari), dove gli organizzatori, “sorpresi dal numero di iscrizioni”, hanno spostato l’appuntamento dalla sala consiliare al palazzetto sport. “Un bel segnale, con il mare a due passi, di domenica, in tanti hanno preferito parlare di politica per 7-8 ore”, ha notato Leonardo Donno, coordinatore del M5s in Puglia. “Con la nostra passione faremo questa campagna elettorale e saremo ancora una volta la sorpresa di un sistema che ci da’ per morti. Ma non hanno capito nulla”, l’avvertimento di Conte, gia’ immerso in una campagna elettorale in solitaria contro il fronte del Pd, quello del centrodestra, e in un continuo scambio di attacchi con Luigi Di Maio. “L’unico voto utile e’ quello per noi – ha ribadito -, noi manteniamo gli impegni”.

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Superbonus: ricetta M5s per sbloccare crediti imposta in Campania

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Una proposta di legge regionale per sbloccare la cessione del credito d’imposta legato al Superbonus – problematica che in Campania tiene fermi molti cantieri e mette a rischio numerose imprese – mediante l’acquisizione dei crediti stessi da parte della Regione (100 milioni di euro per tre anni) e la costituzione di un fondo di garanzia.

E’ l’iniziativa promossa dal gruppo consiliare campano dei Cinquestelle che rivolge un accorato appello al governatore De Luca perché la Regione la faccia propria. “La nostra proposta di legge – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il consigliere regionale Gennaro Saiello firmatario della iniziativa – mira a superare le difficoltà con cui deve fare i conti il finanziamento del Superbonus in seguito alle modifiche del governo Meloni. La riqualificazione del patrimonio edilizio deve andare avanti e la Regione ha la possibilità di protrarre gli innegabili effetti positivi che la misura ha generato. La provincia di Treviso e la Sardegna stanno già acquistando crediti fiscali che utilizzeranno per la compensazione dei propri debiti nei limiti della relativa capienza fiscale e contributiva”.

In particolare la Sardegna ha già stanziato 250 milioni. “Il sistema Superbonus – ha sottolineato Saiello – ha retto finché le banche hanno acquistato i crediti, poi si è piombati in uno stallo. Si calcola che solo nella città di Napoli ci siano 800 condomini bloccati e 4000 case da finire, con circa 5000 imprese che non procedono a causa di penuria di liquidità. Le risorse bloccate nei cassetti fiscali che le imprese non possono più convertire in liquidità si avvicinano ai 5 miliardi in Campania considerando bonus facciate ed ecobonus”.

“Il Superbonus – gli fa eco Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato – è una misura che ha risollevato la nostra economia generando 900mila nuovi posti di lavoro e contribuendo alla crescita del Pil nel 2021 e 2022 per almeno il 20%. Una misura che ha reso 2/3 volte il volume degli investimenti e non è vero quanto sostenuto dal ministro Giorgetti che ha prodotto un buco di bilancio pari a 38 miliardi se poi questo buco non è stato compensato. In questi mesi – ha aggiunto – abbiamo lavorato per favorire lo sblocco dei crediti d’imposta perché ci sono 25mila imprese a rischio di fallimento ma non abbiamo trovato accoglienza e condivisione da parte delle altre forze politiche in Parlamento. Oggi facciamo questa proposta alla Regione Campania: è il momento delle scelte coraggiose per salvare le nostre imprese, i nostri posti di lavoro e le nostre famiglie”.

“In Italia – ha spiegato il vice capogruppo alla Camera Agostino Santillo – le opere in ballo sono 360 mila, 21mila solo in Campania per un volume d’affari pari a 4,6 miliardi. Mi auguro che l’esecutivo regionale accolga la proposta del M5S per salvare il comparto dell’edilizia. Una situazione così drammatica deve necessariamente superare gli steccati politici”. Rivolge un appello al governatore De Luca il consigliere regionale Vincenzo Ciampi: “Il governatore non può liquidare questa iniziativa come uno slogan di parte. Spero la voglia raccogliere e fare sua. Da parte nostra non rivendichiamo paternità politica. Pensiamo di aver messo a punto una proposta che può salvare le imprese di questa regione e la mettiamo a disposizione di chi governa la regione”.

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Meloni non molla: lo Stato non tratta con la mafia 

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Giorgia Meloni non molla: seppur senza citare i suoi colonnelli Donzelli e Delmastro, la premier tira dritto ribadendo che lo Stato non deve “trattare con la mafia e nemmeno con chi lo minaccia”. Una posizione netta espressa alla kermesse del centrodestra a sostegno della candidatura di Francesco Rocca alla guida del Lazio, all’indomani dello scontro frontale con il Pd, che prosegue durissimo. Ma nella maggioranza non tutti la pensano esattamente come lei. Sin dall’inizio della bufera, Forza Italia aveva reagito con freddezza alle accuse di Giovanni Donzelli all’opposizione in Aula.

In questa chiave, anche l’appello “erga omnes” lanciato da Giorgia Meloni perchè torni la calma viene cortesemente respinto al mittente dal partito azzurro. Un distinguo reso evidente da Antonio Tajani, vicepremier e coordinatore nazionale di Forza Italia. “Credo che il caso debba essere chiuso. C’è un gran giurì alla Camera che dovrà decidere se ci sono stati comportamenti errati o meno. L’invito ad abbassare i toni deve essere accolto da tutti. Noi di FI – precisa arrivando alla manifestazione elettorale – non abbiamo mai alzato i toni. Lavoriamo per l’unità del governo e per dare risposte concrete”. Sulla stessa linea anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, che punta soprattutto sul fatto che Giorgia Meloni abbia fatto bene a chiedere di abbassare i toni, “anche a Fratelli d’Italia”.

Smarcamenti che però non impensieriscono più di tanto la premier che, lanciando la candidatura di Francesco Rocca, risfodera tutta la sua grinta e la sua voglia di restare a palazzo Chigi per tutta la legislatura, promettendo di rimanere sempre se stessa, di governare “con coraggio”, seguendo le sue idee, senza “scorciatoie”, senza “cercare un consenso effimero con provvedimenti popolari”. Un intervento forte, caldo, partecipato, a tratti quasi recitato. Meloni quasi simula un pianto, quando cita sarcasticamente chi, prima del voto, annunciava sciagure imminenti in caso di una sua vittoria elettorale. “C’è chi dice che l’Italia oggi è isolata, è isolatissima, una tragedia…Ma la verità – aggiunge cambiando repentinamente di tono che si fa furente e orgoglioso – è che non è possibile isolare l’Italia, è fondatrice dell’Ue, della Nato, è nel G7, una delle nazioni più ricche nel mondo. Semmai – aggiunge in un crescendo tra gli applausi – è che ora siamo consapevoli della sua centralità”.

Insomma, è sicura della sua forza, rivendica che grazie a questo esecutivo torna il rispetto delle regole, cita al riguardo le norme anti-rave, come le nuove regole sulle Ong. I conti si faranno tra cinque anni, è il suo messaggio chiaro. Vuole governare la nazione, esclama, come un padre gestisce una famiglia, convinto di fare quello che che è necessario per il bene di tutti, senza cambiare idea, senza spese inutili “su richiesta di un figlio o un altro”. E intende portare a compimento le riforme annunciate ( il 2023 sarà l’anno buono, dice).

Il suo, è certa Meloni, è “un orizzonte lungo”. “Se hai un orizzonte corto – sottolinea – guardi al consenso giorno dopo giorno. Ma se hai l’ orizzonte lungo sai che le risposte arrivano tra cinque anni, perchè saremo ancora qua. E allora vedrò i dati del Pil, dell’occupazione. Allora – aggiunge tra gli applausi – arriverà anche il consenso vero, non quello effimero frutto di provvedimenti facili”. La platea è tutta per lei: il clima che si respira all’Auditorium di Via della Conciliazione è quello della vittoria, qui nel Lazio come in Lombardia. “Abbiamo coraggio, sapendo che dovremo affrontare menzogne e colpi bassi…”.

A quel punto, tra il pubblico si leva un urlo: “Giorgia, non abbassare la testa”. E lei, sorridente ma soddisfatta, replica pronta, in leggero romanesco: “Nun te preoccupà”.

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Leader centrodestra uniti lanciano Rocca per il Lazio 

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 I leader del centrodestra si uniscono nel lanciare la candidatura di Francesco Rocca alla guida della Regione Lazio. A Roma, come a Milano, il clima è di grande ottimismo per il risultato della settimana prossima. Nel corso di una lunga e affollata kermesse all’Auditorium di Santa Cecilia, condotta da Pino Insegno, per appoggiare l’ ex Presidente della Croce Rossa, si mobilitano i vertici della maggioranza. In prima fila la premier Giorgia Meloni, i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, uno stuolo di ministri, da Guido Crosetto a Gennaro Sangiuliano, da Francesco Lollobrigida a Andrea Abodi, il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi e infine il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in collegamento da Arcore.

Antonio Tajani, molto applaudito, non ha dubbi nel legare il risultato delle urne di domenica e lunedì prossimi alle sorti dell’attuale esecutivo: “L’11 e il 12 febbraio vorrei vincere. E vincere bene, anche per dimostrare – sottolinea il coordinatore nazionale azzurro – che questo governo sta lavorando bene: è un voto di fiducia non solo a Francesco Rocca ma a questo governo”. Sicuro della vittoria anche Silvio Berlusconi: “Il centrodestra, ha scelto Francesco Rocca come candidato presidente e ha deciso di mettere in campo con lui, capitano di grande valore, una squadra molto competente: una squadra che vincerà le prossime elezioni”, assicura il Cavaliere. 

Fiducioso anche Matteo Salvini, che attacca i media accusandoli di parlare poco di queste elezioni: “Domenica si vota in Lazio e in Lombardia, due regioni niente male, ma – afferma rivolto alla platea – se vedete le tv e i grandi giornali, non ci siete, sembra non si voti. Mi sembra che ci sia una enorme cappa di silenzio su queste elezioni: siccome sanno che il Pd prenderà una lezione di cui se ne parlerà per i prossimi trent’anni non ne parla nessuno”. Infine l’incoronazione più attesa, quella di Giorgia Meloni, che aprendo il suo intervento ricorda come proprio in questo auditorium ebbe inizio, poco più di 10 anni fa, l’avventura di Fratelli d’Italia. “Oggi abbiamo lo stesso coraggio di allora”, esordisce dopo una standing ovation incassata al suo arrivo. 

“Come FdI – aggiunge – avevamo personalità importanti da presentare qui nel Lazio ma abbiamo scelto Rocca perchè è un eccellenza italiana conosciuta nel mondo: è il primo italiano che è riuscito a diventare presidente della più grande associazione di volontariato al mondo. Ha dialogato con i più grandi leader del mondo, s’è seduto all’Onu, ha deciso di dedicarsi al volontariato. E’ stato attaccato sul suo passato: da giovane ha sbagliato, è caduto, poi s’è rimesso in piedi”. Infine, un consiglio, in leggero romanesco: “Colpi bassi ci saranno ma siamo vaccinati, prima, seconda, terza e quarta dose. Francè, ti consiglio di non leggere niente, leggi solo il tuo specchio, non farti condizionare…” Quindi, dopo la rituale foto insieme ai leader la parola passa a Rocca, che uno dopo l’altro elenca i punti qualificanti del suo programma, dalla digitalizzazione della sanità, agli sforzi per ascoltare tutta la regione, non solo Roma. “Con noi – assicura – tornerà l’assessorato alla Cultura, cancellato vergognosamente da Zingaretti. Poi lavoreremo al turismo: chi viene a visitare Roma dopo va al mare in Puglia, non nel Pontino perchè non sanno come arrivarci. Quindi la ferrovia: serve una linea che colleghi Roma a Rieti”. Infine, un ultima stoccata al suo rivale dem: “D’Amato fa il fenomeno contro il Covid, fa il numero uno: ma vorrei ricordargli le migliaia di persone che hanno lavorato alla sanità, sono loro che tutti insieme hanno portato avanti i vaccini, donne e uomini…”.   

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