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Cronache

Prelievo multiorgani all’ospedale del Mare, la generosità di una moglie addolorata salverà altri pazienti

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La scorsa notte, grazie alla generosità della famiglia di Gianni (il donatore), che ha scelto di donare gli organi, è stato effettuato prelievo di organi all’ospedale del Mare di Napoli. Gianni 44 anni, è stato colpito improvvisamente da un devastante ictus cerebrale. L’uomo è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione del nosocomio diretto dal dottor Ciro Fittipaldi. Vani sono risultati, purtroppo, i tentativi e gli sforzi dei medici e di tutta l’eqipe infermieristica di salvargli la vita. L’anestesista, il dottor Domenico Maio e il coordinatore locale, il dottore Pasquale De Rosa hanno dovuto dichiarare la morte cerebrale del paziente. La moglie Luisa con un atto di estrema generosità, ha deciso di donare fegato, reni e cornee del marito che salveranno almeno 4 vite umane in attesa di trapianto.

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Una comunità in lutto: a Sant’Antimo il dolore per l’omicidio di Giulia

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Domani, la città di Sant’Antimo avrebbe dovuto vivere una giornata di festa e gioia, ma la tragedia che ha sconvolto l’intera comunità ha cancellato ogni motivo di celebrazione. Mentre il Napoli si apprestava a festeggiare la conclusione del campionato e la vittoria dello scudetto, Sant’Antimo si preparava anche per la festa religiosa annuale. Tuttavia, la dolorosa morte di Giulia Tramontano, una giovane donna incinta, ha gettato un’ombra sulle celebrazioni.

Il Club Napoli della cittadina aveva già deciso di rinunciare alle tradizionali parate e sfilate per rispetto nei confronti di Giulia, “questo angelo volato in cielo”, come l’hanno definita i dirigenti del club. “Abbiamo già festeggiato, ora pensiamo solo al dolore dei familiari di Giulia”, hanno dichiarato con profondo sgomento. La notizia della sua morte ha squarciato il cuore dell’intera comunità, che si è unita nel lutto e nella compassione per i suoi cari.

Anche la festa patronale, già ridimensionata, rischia di essere cancellata nelle prossime ore. Don Salvatore Coviello, il parroco di Sant’Antimo che ha battezzato Giulia e l’ha vista crescere, ha espresso la sua convinzione che questa tragedia rappresenti un duplice omicidio. Non solo Giulia è stata strappata dalla vita, ma anche il bambino che portava in grembo, Thiago, ha perso la possibilità di vivere. Don Salvatore si è chiesto se possiamo ancora definirci umani, sottolineando che la violenza non dovrebbe appartenere agli uomini, soprattutto in un caso così tragico. La comunità si unisce a lui nell’indignazione e nella richiesta di giustizia per Giulia e il suo bambino.

Nelle ultime ore, è arrivata la conferma di una notizia che già circolava: le esequie di Giulia si svolgeranno nella prossima settimana nel suo paese di nascita. Secondo le informazioni disponibili, la sindaca del comune lombardo di Senago, Magda Beretta, dovrebbe partecipare al rito funebre. Tuttavia, prima che ciò accada, è necessario attendere l’autopsia, che probabilmente si svolgerà martedì, per stabilire con certezza il giorno e l’ora delle esequie. Nel frattempo, il sindaco Massimo Buonanno ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dell’addio a Giulia, cancellando le celebrazioni previste per la Giornata mondiale dello sport.

Il parroco don Salvatore Coviello ha annunciato che oltre alle esequie, verrà organizzata anche una manifestazione di solidarietà e preghiera. Tuttavia, tutto si fermerà fino al ritorno della famiglia di Giulia, attualmente in Lombardia. La comunità di Sant’Antimo vive un momento di smarrimento e profonda tristezza, ma domani, durante le messe domenicali, avrà l’occasione di riflettere su quanto accaduto e di pregare per Giulia e la sua famiglia.

L’intera città è unita nel dolore e nell’indignazione per la tragica perdita di Giulia e del suo bambino. La comunità di Sant’Antimo cercherà di trovare conforto e sostegno reciproco in questo momento difficile, rimanendo unita e offrendo il proprio sostegno ai familiari di Giulia. La speranza è che giustizia sia fatta e che tragedie come questa possano essere evitate in futuro.

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Boom incassi delle multe, nel 2022 salgono del 37%

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Milano si conferma in testa alla classifica dei comuni italiani che hanno registrato i più alti proventi grazie alle multe stradali. Lo afferma il Codacons, che ha elaborato i dati della rendicontazione ufficiale che entro il 31 maggio di ogni anno gli enti locali devono fornire al governo per essere poi pubblicati sulla piattaforma web del ministero dell’Interno. “Con oltre 151,5 milioni di euro di incassi incamerati nel 2022, Milano è la città italiana che guadagna di più grazie alle sanzioni per violazioni del Codice della Strada, analizza Codacons. Gli incassi da multe nel 2022 sono cresciuti del 37% a 547 milioni.

Al secondo posto si piazza Roma, con 133 milioni di euro, e molto più distaccate si trovano Firenze (46 milioni di euro), Bologna (43 milioni) e Torino (40 milioni circa). Considerate le principali 20 città italiane, i proventi delle multe stradali hanno raggiunto nel 2022 la ragguardevole cifra di 547 milioni di euro, con una crescita del 37,4% rispetto al 2021, quando le stesse città prese in esame dal Codacons incassarono in totale 398 milioni di euro. Firenze è la regina italiana degli autovelox, con un incasso pari a 23,2 milioni di euro nel 202. Seguono Milano con 12,9 milioni di multe tramite autovelox, e Genova con 10,7 milioni. A Napoli le multe inflitte dagli autovelox hanno garantito proventi per appena 18.700 euro”. Potenza è invece la città che ha visto crescere di più gli incassi, passando da 1,1 milioni di euro del 2021 ai 3,7 milioni dello scorso anno, con un incremento del 224%. Per aiutare i cittadini italiani a contestare le multe ingiuste, il Codacons ha organizzato per il prossimo 12 giugno un webinar dove legali ed esperti del settore forniranno informazioni agli automobilisti sanzionati.

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L’assassino di Giulia Tramontano al giudice: l’ho uccisa perché ero stressato, poi ho provato a bruciarla

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Ha ucciso “senza un reale motivo” per lo “stress” che stava vivendo a causa “non solo della gestione delle due ragazze” con cui aveva una relazione parallela, “ma anche per il fatto che altri ne fossero venuti a conoscenza, per esempio sul luogo di lavoro”. Lo ha spiegato Alessandro Impagnatiello cercando di giustificare l’omicidio di Giulia Tramontano, la sua fidanzata incinta al settimo mese, di cui inizialmente aveva denunciato la scomparsa. Una denuncia che ha retto poche ore: l’uomo alla fine è crollato e ha confessato di averla accoltellata lo scorso sabato sera nella loro abitazione di Senago, nel Milanese, dopo che lei si era incontrata con l’altra e aveva scoperto il tradimento. “Intanto che io mangiavo una piadina – ha messo a verbale – Giulia è andata in cucina per preparare la cena e ha iniziato a tagliare dei pomodori. Io ero in sala che finivo la mia piadina. A quel punto, di nuovo, Giulia ha riaperto la discussione sul tradimento dicendomi che dopo quello che aveva scoperto la vita le era diventata pesante. E che non riusciva più a vivere. Che non voleva più vivere”. Del tradimento i due avevano già discusso quel tardo pomeriggio, con lei decisa a chiudere il loro rapporto in quanto lui, come aveva confidato in quelle ore a un’amica, le aveva “rovinato la vita”. E lui, barman all’Armani Bamboo, dopo aver tentato di sottrarsi in tutti i modi a un confronto con le due donne (inventando addirittura di dovere andare in ospedale dalla madre), ha colpito con un coltello da cucina al collo la giovane donna con in grembo il loro figlio. “Le ho dato due coltellate alla gola – ha raccontato agli inquirenti l’assassino – ha tentato di divincolarsi, ma non riusciva, lo faceva in modo debole. Non ha nemmeno urlato. A quel punto erano le 20.30, era a terra ho pensato: Come mi libero del corpo? E così l’ho portata in bagno e le ho dato fuoco nella vasca”.

Non riuscendoci, ha infine gettato il corpo tra le sterpaglie e ridosso dei box di una palazzina non molto lontano dalla sua. Un film dell’orrore per cui ora anche la madre, Sabrina Paulis, in lacrime, ha definito il figlio “un mostro”. “Chiedo perdono a tutta la famiglia per aver fatto un figlio così. Come fai a perdonare? – ha aggiunto la donna – Alessandro pagherà, quello si, ma è imperdonabile”. Cosa che sa bene anche Alessandro. “L’unica forma di pentimento che ha un senso è togliermi la vita”, ha ripetuto più volte al suo difensore, Sebastiano Sartori, subito dopo il fermo avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì dopo la sua confessione davanti al pm Alessia Menegazzo, che con l’aggiunto Letizia Mannella coordina le indagini condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Milano e i loro colleghi della compagnia di Rho.

Fermo che oggi è stato convalidato dal gip Angela Minerva che, come ha chiesto la Procura, ha disposto il carcere per omicidio volontario aggravato, occultamento di cadavere e interruzione di gravidanza non consensuale. Il giudice, pur non riconoscendo la premeditazione e la crudeltà, due aggravanti che si aggiungono a quelle del vincolo della convivenza e dei futili motivi, ha comunque ritenuto di condividere la ricostruzione finora fatta da inquirenti e investigatori. In merito alla giustificazione data dell’omicidio, il giudice ha sottolineato che il barman “ha adottato una soluzione estrema per sottarsi ad una situazione di stress e che pertanto potrebbe nuovamente determinarsi ad una soluzione quale la fuga per sottrarsi alle conseguenze del procedimento”, ossia il carcere.

“Inoltre – ha aggiunto il gip – ha dimostrato di avere capacità reattive che gli hanno consentito nelle ore successive e per alcuni giorni” di dissimulare la realtà facendo credere che Giulia fosse sparita. Nel provvedimento si sottolinea l'”estrema gravità dei reati commessi ed i tratti caratteriali dell’indagato” il quale, oltre ad aver manifestato “capacità manipolativa” e “instabilità emotiva”, sperava, “avendo ‘eliminato’ il pericolo costituito da Giulia Tramontano, di proseguire la relazione” con l’altra, donna la quale “invece, avendo scoperto la doppia relazione (…) lo aveva allontanato vanificando e quindi frustrando (nuovamente) le sue aspettative”. in attesa dell’autopsia, le indagini vanno avanti per capire se il 30enne sia stato aiutato a sbarazzarsi del corpo senza vita di chi lo avrebbe reso padre per la seconda volta.

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