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Mozzarella sottocosto dalle ditte del clan dei casalesi, preso figlio “Sandokan”

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Avrebbero obbligato vari titolari di caseifici della penisola sorrentina a vendere in via esclusiva i loro prodotti alle aziende riconducibili al clan dei Casalesi, che li avrebbero poi distribuiti in regime di monopolio nella stessa penisola sorrentina e nel Casertano, in particolare ad Aversa e nei comuni limitrofi. E’ l’accusa a carico del 40enne Walter Schiavone, figlio del padrino dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone (nella foto in evidenza), finito in carcere nell’ambito di un’indagine della Dda di Napoli; Schiavone era in una localita’ protetta, per via della collaborazione del fratello Nicola, quando i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta sono andati a prelevarlo notificandogli l’ordinanza emessa dal Gip di Napoli. In cella sono finiti anche Antonio Bianco e Armando Diana, coetanei e stretti collaboratori di Schiavone, anch’essi accusati, come quest’ultimo, di associazione di stampo camorristico. Il gip del tribunale di Napoli ha invece disposto i domiciliari per Nicola Baldascino, 44 anni, e l’obbligo di dimora nel comune di residenza per il 26enne Davide Natale. Altri reati contestati sono la detenzione e il porto in luogo pubblico di armi da sparo e da guerra, l’intestazione fittizia di quote societarie, la concorrenza illecita e l’estorsione, aggravati dalla finalita’ mafiosa; Diana risponde inoltre di detenzione e spaccio di droga. Nella sua abitazione i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato 1,5 chili di hashish, 72 grammi di cocaina e 54 di marijuana. Per gli inquirenti, Schiavone avrebbe creato delle societa’, intestandole ai suoi collaboratori, come “Bianco Latte” srl e “I Freschissimi” srls, che si sarebbero approvvigionate in via esclusiva presso i caseifici della penisola sorrentina; quest’ ultimi – e’ emerso soprattutto da intercettazioni – erano obbligati a vendere sottocosto i loro prodotti alle due societa’ di Schiavone, che risparmiava quindi sul prezzo, spesso non pagando proprio la merce, e poi rivendeva i prodotti lattiero-caseari a prezzo pieno e maggiorato a punti vendita sparsi tra il Casertano e l’hinterland di Sorrento. Il tutto, ovviamente, imponendo, obbligando e minacciando gli imprenditori grazie alla “fama criminale” del suo cognome. I carabinieri hanno sequestrato anche la societa’ “Latticini e Formaggi” di Antonio Bianco, tramite la quale l’indagato ha continuato fino ad oggi a imporre a negozi al dettaglio, sfruttando l’appartenenza al clan, i suoi prodotti lattiero-caseari. Walter Schiavone, secondogenito di Sandokan, era gia’ stato arrestato nel febbraio 2017 sempre per attivita’ illecite relative alla distribuzione di latticini: allora pero’ si trattava della mozzarella di bufala dop prodotta da un caseificio di Casal di Principe, che – secondo la Dda – il figlio del capoclan imponeva a distributori casertani e campani ma anche in altre parti d’Italia, come in Calabria; per gli inquirenti Schiavone junior avrebbe inoltre ritirato lo stipendio del padre dal clan.

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Carceri, Fico pensa ad altre migliaia di scarcerazioni: il Parlamento trovi misure alternative

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“Resto convinto dell’esigenza di apprestare soluzioni strutturali al problema del sovraffollamento carcerario che attualmente si configura per i detenuti come una pena aggiuntiva rispetto a quella cui sono stati condannati. Credo che il Parlamento debba valutare con attenzione, per un verso, interventi legislativi che consentano la riduzione della popolazione carceraria, favorendo in particolare il ricorso a misure alternative”. Lo afferma il presidente della Camera Roberto Fico intervenendo, a Montecitorio, alla Presentazione della relazione 2021 del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. “Per altro verso, occorre assicurare la possibilità di svolgere in carcere le attività finalizzate al recupero e al reinserimento sociale del condannato, imposte dal valore rieducativo previsto dalla Costituzione”, conclude. E questo Fico lo dice a distanza di pochi mesi da altre migliaia di scarcerazioni causate dal covid e dal rischio contagio.

 

Nelle carceri italiane sono attualmente presenti 53.661 detenuti, una presenza che “commisurata alla capienza effettiva di posti disponibili, limitata a 47.445 (anche se formalmente attestata a 50.781 posti regolamentari) indica la necessita’ di interventi che riducano la pressione”. Lo mette in evidenza il Garante delle persone private della liberta’ personale, Mauro Palma, nella Relazione annuale al Parlamento. Sono 1.801 i condannati all’ergastolo. Piu’ di un terzo delle persone detenute – sottolinea Palma – hanno una previsione di rimanere in carcere per meno di tre anni e “ben 1.212 sono quelle che sono state condannate a una pena inferiore a un anno”: secondo il garante “una immagine plastica della fragilita’ sociale che connota gran parte della popolazione detenuta, perche’ indica coloro che non accedono a misure che il nostro ordinamento prevede, spesso anche perche’ privi di fissa dimora”. La relazione di Palma mette in luce da una parte, un dato positivo, la presenza in carcere di 1.034 persone iscritte all’universita’, dall’altra quello negativo di 854 persone analfabete e di 6.052 che non hanno la licenza media inferiore.

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Uccide la moglie, il pm di Milano: deve restare in carcere

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Il pm di Milano Giovanni Tarzia ha inoltrato stamani all’ufficio gip la richiesta di convalida dell’arresto e di custodia cautelare in carcere con le accuse di omicidio e tentato omicidio, aggravate dai rapporti di parentela, per Jaime Moises Rodriguez Diaz, il 41enne messicano arrestato sabato scorso ad Arese, nel Milanese, per aver ucciso la moglie, Silvia Susana Villegas Guzman, 48 anni, e per aver, poi, tentato di ammazzare anche uno dei figli, che ha 18 anni. Stando alle indagini dei carabinieri di Rho e della Procura, l’uomo ha soffocato all’alba la moglie, probabilmente con un cuscino (l’autopsia disposta potra’ chiarire meglio le cause). Con lei aveva spesso, a dire dei vicini, litigi violenti perche’ credeva che avesse una relazione. Rodriguez Diaz, poi, sempre nell’abitazione in cui la famiglia arrivata dal Messico era andata a vivere da circa un mese, avrebbe anche cercato di assassinare il suo primogenito con cui discuteva e si scontrava. Il ragazzo, ancora nel dormiveglia, si e’ trovato il padre seduto vicino che chiedeva di parlare con lui e al suo rifiuto l’uomo ha preso una cintura di nylon per strangolarlo. “Ho ucciso tua madre e ora tocca a te”, ha detto al 18enne, che fortunatamente e’ riuscito a opporre resistenza e a salvarsi. Dalle indagini e’ emerso il carattere “dispotico” e “autoritario” del 41enne, che dovrebbe essere interrogato dal gip tra domani e dopodomani, mentre davanti al pm non ha risposto alle domande. I tre figli della coppia (il piu’ piccolo ha 10 anni) sono stati affidati al momento al Comune di Arese.

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Ambulanza soccorre feriti a Napoli, sconosciuto armato la insegue

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Una pistola comparsa dopo una rissa puntata verso l’ambulanza che stava trasportando due ragazzi feriti. E se fosse partito il colpo avrebbe messo a rischio l’intero equipaggio dell’ambulanza perche’ a bordo ci sono le bombole di ossigeno. E’ quanto denuncia sulla pagina Fb il presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”, Manuel Ruggiero, in merito a fatti accaduti la scorsa notte in zona Piazza Quattro Giornate a Napoli. “Siamo stati allertati stanotte intorno all’1.30 per persona a terra insanguinata a seguito di una rissa a piazza 4 Giornate. Non siamo riusciti ad arrivare sul posto poiche’, fuori la caserma dei carabinieri, che dista poco da li’, c’erano due ragazzi feriti che chiedevano aiuto”, ha raccontato l’autista del mezzo di soccorso all’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”. “Ci fermiamo e li facciamo salire a bordo entrambi quando, improvvisamente, arriva e cerca di salire in ambulanza, il “gruppo rivale” con delle mazze” dice ancora evidenziando di aver notato “uno degli aggressori, avvicinarsi al portellone laterale e, dall’esterno, infilare un braccio nel finestrino con una pistola”. “Dopo il furto di una ambulanza adesso l’ingresso di una pistola nel mezzo di soccorso…..bastava un solo proiettile per fare esplodere il mezzo visto la presenza all’interno di bombole di ossigeno gassoso. Questa citta’ non merita il 118”, dice sconfortato Ruggiero confessando che si ha “paura di andare a lavorare”. Sulla vicenda indagano gli agenti della polizia.

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