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Auto distrutte dalla grandine, paura sull’A1

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Parabrezza in frantumi, carrozzerie ammaccate e tanta, tanta paura. E’ quanto accaduto nel pomeriggio nel tratto dell’A1 compresa tra Parma e Piacenza e immortalato in centinaia di foto e video che hanno fatto il giro dei social network. Centinaia di mezzi crivellati dalle palle di ghiaccio che hanno costretto gli automobilisti a fermarsi creando gravi disagi al traffico. Tanto che e’ stata necessaria anche la chiusura – per oltre due ore, fino alle 19.20 – del tratto autostradale, sul quale sono stati registrati pure diversi tamponamenti. La situazione piu’ drammatica si e’ vissuta nei pressi di Fidenza in direzione Milano. Il maltempo si e’ abbattuto all’improvviso nel Nord Italia con vento e nubifragi che hanno devastato anche campi, vigneti e frutteti mentre, al contrario, il Sud soffre della mancanza di piogge ormai da tre mesi. I social network oggi si sono riempiti di foto e video degli automobilisti in panne lungo l’Autosole. In molti hanno raccolto la grandine, mentre alle loro spalle scorrevano lentamente le auto devastate dai colpi. Vetri e parabrezza distrutti o completamente ammaccati, con molti automobilisti costretti ad attende i mezzi di soccorso. Nella stessa zona oggi una tempesta di vento e pioggia ha creato ingenti danni in un’area che va dal fiume Po sino a Salsomaggiore Terme, passando per Colorno, San Polo di Torrile e Fidenza. Alcuni stabili sono stati scoperchiati dal vento, centinaia le abitazioni da cui sono volate a terra le tegole. A Villarotta di Luzzara, nella Bassa Reggiana, un pensionato di 78 anni e’ stato colpito da una vetrata caduta all’interno di un capannone dell’azienda di famiglia. Il maltempo ha fatto danni anche nella provincia di Modena, dove si registrano anche tre feriti. La pioggia intensa, il vento forte e la gradine hanno colpito in modo particolare Sassuolo, ma anche le zone di Maranello, Castelnuovo Rangone e Castelfranco Emilia. Raffiche di vento registrate anche nella Bassa Modenese. A Novi un albero e’ caduto centrando un furgone che era in transito su una strada provinciale, due le persone ferite. Una terza persona, sempre a Novi, risulta aver avuto bisogno dell’assistenza dei sanitari sempre a causa del maltempo. Danni e chiamate ai vigili del fuoco anche in altre zone del Nord Italia. Flagellata in particolare la provincia di Cremona con coperture e auto danneggiate, piante cadute, case e negozi allagati e qualche coltivazione squassata. Chiuso in via precauzionale anche un centro commerciale dove si sono staccati alcuni pannelli di copertura. Una violenta grandinata con chicchi grossi come noci si e’ poi abbattuta su buona parte dell’Oltrepo’ Mantovano. I Comuni piu’ colpiti sono stati Suzzara e Gonzaga dove si sono verificati gravi danni all’agricoltura. Fortunatamente non si registrano feriti. Danneggiate dalla grandine anche molte auto, i cui conducenti sono stati colti di sorpresa. La situazione non sembra migliorare nelle prossime ore. Il Dipartimento della Protezione Civile ha infatti emesso una nuova allerta meteo che prevede ancora precipitazioni diffuse, che localmente potranno essere anche molto intense e accompagnate da grandinate, fulmini e forti raffiche di vento, su Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna e alta Toscana. Il Dipartimento ha anche valutato per la giornata di domani una allerta arancione su gran parte della Lombardia.

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Nuovo maxi sbarco, Lampedusa di nuovo al collasso

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Nuovo maxi sbarco a Lampedusa e nuova corsa contro il tempo. Dopo l’approdo ieri notte di 686 migranti a bordo di un vecchio peschereccio in ferro, uno dei piu’ consistenti numericamente degli ultimi anni, e l’arrivo di altri 5 barchini con a bordo complessivamente 117 persone, l’isola e’ nuovamente al collasso. La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il ministero dell’Interno, ha dato vita a un tour de force per svuotare in tempi brevi l’hotspot, arrivato ad ospitare in poche ore 1.208 migranti a fronte di 250 posti disponibili. La nave quarantena Aurelia e’ arrivata, in tarda mattinata, a Lampedusa. Subito e’ stato dato il via all’imbarco di 283 negativi e 16 positivi al Covid. Poco prima, altri 110 sono stati trasferiti, con il traghetto di linea a Porto Empedocle. A destare scalpore, e non soltanto fra gli isolani, e’ stato comunque l’approdo del peschereccio di ferro, partito da Zwara in Libia, con 686 profughi in fuga da Egitto, Ciad, Siria, Bangladesh, Sudan, Nigeria ed Etiopia. Sbarchi di queste proporzioni sembravano ormai un fatto raro; l’ultimo lo scorso 28 agosto quando approdarono in 539. Secondo la ricostruzione della Procura di Agrigento, i migranti, che avevano gia’ subito ripetute violenze nei campi libici, erano stati stipati nell’imbarcazione anche sulla base della nazionalita’ riservando i posti peggiori ai non magrebini. Durante la traversata chi stava sottocoperta, in assenza di acqua e con difficolta’ a respirare, veniva picchiato selvaggiamente con dei tubi di gomma e con cinture ad ogni minima protesta. “Il maxi approdo di 686 immigrati, provenienti dalla Libia a bordo di un grosso peschereccio, induce a pensare ancora una volta all’esistenza di una organizzazione criminale transnazionale che rende assolutamente necessarie ed improcrastinabili complesse indagini internazionali” ha commentato il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio. “Fare comprendere agli Stati del Mediterraneo e agli Stati Europei l’ estrema gravita’ del fenomeno e indurli ad una fattiva cooperazione giudiziaria internazionale – ha aggiunto – e’ di fondamentale importanza per contenere l’immigrazione irregolare e arginare le inaudite violenze e le violazioni dei piu’ elementari diritti umani”. “Il fenomeno migratorio continua a non essere affrontato, – chiosa il sindaco di Lampedusa Toto’ Martello – se ne parla solo in occasione di questi maxi sbarchi. Purtroppo i riflettori sono spenti da tempo e la crisi in Afghanistan e’ destinata ad aggravare la situazione. Tutti si mobilitano per i rifugiati, mentre i migranti economici sono totalmente ignorati, lasciando che a occuparsi del problema sia l’Italia”. Appena ieri, sugli scogli di Cala Pulcino, era stato recuperato il busto mutilato di una persona. Dovrebbe trattarsi, ma non ci sono certezze perche’ non e’ stato possibile neanche stabilire il colore della pelle, di uno dei dispersi del naufragio verificatosi fra Lampedusa e l’isolotto di Lampione lo scorso 30 giugno.

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Luca Morisi, il braccio destro di Salvini, è indagato per cessione di droga: aveva cocaina in casa

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Due grammi di cocaina in casa, i telefoni sequestrati, l’iscrizione nel registro degli indagati dopo che tre giovani lo avrebbero indicano come colui che avrebbe ceduto loro droga liquida, anche se le analisi non hanno ancora confermato il contenuto di quella boccetta. Quattro giorni dopo la notizia, si delineano i motivi che hanno spinto Luca Morisi – l’inventore della ‘Bestia’ social della Lega che ha consentito a Matteo Salvini di raccogliere decine di migliaia di followers, e voti – a lasciare ogni ruolo nel partito. “Non ho commesso alcun reato” si difende l’ormai ex guru che pero’ ammette: “sono caduto come uomo”. E il leader del Carroccio non lo scarica: “ha sbagliato, ma potra’ sempre contare su di me”. L’inchiesta, dicono investigatori ed inquirenti, dal punto di vista giudiziario e’ poca cosa. E aggiungono, per stoppare voci che gia’ circolavano: non c’e’ stata alcuna attivita’ di monitoraggio dell’abitazione di Morisi. “Un fatto banale”, afferma il procuratore di Verona Angela Barbaglio che ha iscritto Morisi per sospetta detenzione e cessione di sostanza stupefacente “sulla cui natura si attende l’esito delle analisi”. Ma dal punto di vista politico, a 6 giorni dalle Amministrative con la Lega che si gioca la leadership del centrodestra con Fratelli d’Italia, e’ tutt’altra storia. Tanto che Salvini all’ennesimo comizio sbotta: “piu’ mi attaccano piu’ mi danno forza. Io non mollo e non mollero’ mai”. E quali siano certe opinioni che girano in Parlamento, lo scrive su Twitter Claudio Velardi, l’ex guru di Massimo D’Alema. “Invincibile, eterno teorema italiano. La sorte di un leader politico e’ segnata quando, in straordinaria sintonia con gli attacchi interni (Giorgetti su La Stampa), si mette in moto la magistratura (vedi vicenda Luca Morisi). Schifo”. I fatti fin qui accertati dicono che la sera del 14 agosto una pattuglia dei carabinieri ferma per un controllo di routine tre ragazzi nelle campagne di Belfiore, una zona isolata del Veronese vicino al casello dell’autostrada A4 Venezia-Milano. Dai controlli salta fuori una boccetta con all’interno un liquido che, stando a quanto dicono subito i ragazzi, e’ droga liquida. Se si tratti di Gbl, la cosiddetta droga dello stupro, o di ecstasy liquida, o di altro ancora, lo stabiliranno le analisi. Quel che e’ certo e’ che uno di loro dice ai militari che a cedergli quel liquido e’ stato proprio Morisi, che ha una casa da quelle parti. I carabinieri vanno nell’abitazione e trovano, senza particolare fatica, della cocaina. Una modica quantita’ compatibile con l’uso personale che configura quindi un illecito amministrativo. La segnalazione alla procura, e l’iscrizione, scatta invece per le parole dei giovani. E anche il sequestro dei telefoni: gli investigatori vogliono capire quali fossero i veri rapporti tra il social manager della Lega e i ragazzi. Un contatto “abbastanza occasionale”, come hanno detto loro, o altro? Possibile che nei prossimi giorni Morisi venga sentito. “Mi risulta che il difensore – ha detto ancora Barbaglio – ha preso contatto con il pm Stefano Aresu, immagino per parlare degli atti del procedimento”. Lui intanto si difende, anche se ammette di aver usato droga e per questo chiede scusa a tutti, a partire da Salvini ed al suo storico amico e socio in affari Andrea Paganella. “Non ho commesso alcun reato, ma la vicenda personale che mi riguarda rappresenta una grave caduta come uomo. E’ un momento molto doloroso della mia via, rivela fragilita’ esistenziali irrisolte a cui ho la necessita’ di dedicare tutto il tempo possibile nel prossimo futuro, contando sul sostegno e sull’affetto delle persone che mi sono piu’ vicine”. Parole che il leader leghista raccoglie. “Quando un amico sbaglia e commette un errore che non ti aspetti, e Luca ha fatto male a se stesso piu’ che ad altri, prima ti arrabbi con lui. Ma poi gli allunghi la mano, per aiutarlo a rialzarsi. Amicizia e lealta’ per me sono la Vita. Ti voglio bene amico mio, su di me potrai contare sempre”. Ma i social, quegli stessi che Morisi ha usato – come lui stesso ha detto piu’ volte – per “amplificare il messaggio” del Capitano – non perdonano. L’hashtag Morisi e’ stato di tendenza in Italia per tutto il giorno: insulti e offese per lui e per il suo leader. Occhio per occhio. C’e’ chi messo Morisi al posto del tunisino di Bologna al quale Salvini ando’ a citofonare chiedendo ‘scusi, lei spaccia?’ , e chi ha postato le sue parole al termine del processo per la morte di Cucchi: “era un drogato e mi fa schifo”. Il ministro della gioventu’ Fabiana Dadone, collega di governo: “Morisi ha fatto dell’aggressione digitale mestiere. Mi chiedo se qualcuno citofonera’ a casa di Salvini”. Fedez dedica al Capitano una storia su Instagram. “E’ un eroe contemporaneo. Oggi scopre anche lui di aver avuto al suo fianco un drogato ma che magicamente non diventa un ‘drogato’ ma un amico da aiutare a rialzarsi”. C’e’ anche chi prova a distinguersi. Matteo Renzi invita a “essere diversi da chi sparge odio sui social” e Lapo Elkann, un altro che con la droga ha fatto i conti, vorrebbe che gli fosse risparmiata quella gogna che e’ toccata invece a lui. Parole investite da altro odio. Un’altra Bestia, stesso risultato.

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Strage sul lavoro, altri due operai morti: ustioni da congelamento per azoto

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Due operai sono deceduti in un deposito di azoto della sede dell’ospedale Humanitas a Pieve Emanuele nel Milanese. E’ quanto riferiscono i vigili del fuoco. I due, lavoratori di una ditta esterna, sono deceduti a causa di ustioni da congelamento. Le cause sono in via di accertamento. Sul posto si trovano personale del 118, vigili del fuoco, Carabinieri e polizia locale. Potrebbe essere stata una perdita di azoto liquido nel deposito della sede dell’ospedale Humanitas a Pieve Emanuele(Milano) la causa dell’incidente sul lavoro in cui sono morti per ustioni da congelamento due operai di un’azienda esterna, il gruppo Sol, che si stavano occupando del rifornimento di azoto. Sul caso indaga la Procura di Milano e il fascicolo verra’ aperto per l’ipotesi di omicidio colposo. Sul posto la squadra di polizia giudiziaria del dipartimento guidato dall’aggiunto Tiziana Siciliano e anche un medico dell’Ats, oltre ai carabinieri. I due operai di 42 e 46 anni erano arrivati con un furgone all’Humanitas e stavano lavorando nel deposito, secondo una prima ricostruzione, per una fornitura di azoto liquido, quando si sarebbe verificata una perdita che li ha investiti, causando ustioni da congelamento. Dei decessi e’ stato informato il pm di turno Francesca Gentilini, che ha subito allertato il dipartimento ‘ambiente, salute, sicurezza, lavoro’ guidato dall’aggiunto Tiziana Siciliano. Dipartimento che indaga con l’ipotesi di omicidio colposo. Sul posto oltre a 118, vigili del fuoco, Carabinieri e polizia locale, e’ stata inviata la squadra ‘specializzata’ di polizia giudiziaria, oltre ad un medico dell’Ats.

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