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Esteri

Londra attacca Mosca: risposte inadeguate, stop ad attività maligne in casa nostra

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Il ministro dell’Interno britannico, James Cleverly, ha denunciato come “totalmente inadeguate” le spiegazioni offerte da Mosca alle denunce di un’intensificazione di “attività maligne” nel Regno Unito come in altri Paesi occidentali sullo sfondo della guerra in Ucraina. Di qui, ha rimarcato Cleverly, “la nostra risposta risoluta e ferma” annunciata oggi con la prevista espulsione dell’addetto militare russo (accusato d’essere “un ufficiale non dichiarato” dei servizi di spionaggio del Gru), la revoca dello status diplomatico ad alcune proprietà facenti capo all’ambasciata di Mosca nel Regno che sarebbero state usate come basi per operazioni “d’intelligence” e la riduzione della durata dei visti diplomatici. “Vogliamo rendere evidente alla Russia che noi non tollereremo una simile escalation”, ha insistito il titolare dell’Home Office, mettendo poi le mani avanti sulla reazione del Cremlino e alzando ulteriormente i toni della retorica: nelle sue parole, è prevedibile che Mosca risponda evocando accuse di russofobia contro il governo di Rishi Sunak e “teorie della cospirazione”, argomenti a cui i britannici “non intendono abboccare, facendosi prendere in giro da mosche cocchiere, troll e lacchè di (Vladimir) Putin”. “Il nostro messaggio alla Russia è chiaro: deve fermare la sua guerra illegale, ritirare le truppe dall’Ucraina e cessare queste attività maligne”, ha concluso Cleverly.

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Cacciamine italiani verso Hormuz: come funzionano le navi anti-mine della Marina

L’Italia pronta a inviare cacciamine nello Stretto di Hormuz: ecco come operano le navi anti-mine e perché sono cruciali.

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I cacciamine della Marina Militare rappresentano una delle eccellenze italiane nel settore della sicurezza marittima. L’Italia dispone di otto unità specializzate, tra cui il “Gaeta” e il “Vieste”, pronte a operare anche nello Stretto di Hormuz.

Come funzionano: il ruolo del sonar

Il cuore delle operazioni è il sonar, sistema che invia onde sonore nei fondali per rilevare eventuali ordigni.

L’eco restituito consente di ricostruire una mappa dettagliata del fondale, individuando possibili mine.

Droni e palombari in azione

Una volta individuato un sospetto, entrano in azione droni subacquei dotati di telecamere e sistemi di rilevamento.

In alternativa intervengono i palombari, specialisti del disinnesco, equiparabili agli artificieri di terra.

Navi progettate per la sicurezza

Le unità sono costruite con materiali come la vetroresina per ridurre la traccia magnetica ed evitare l’attivazione delle mine.

A bordo è presente anche una camera iperbarica per eventuali emergenze mediche legate alle immersioni.

Capacità operative e supporto

In condizioni favorevoli, un cacciamine può mappare fino a dieci miglia quadrate al giorno.

Le operazioni sono spesso supportate da unità logistiche come Etna, Vulcano e Atlante.

Una lunga esperienza operativa

Queste navi sono state impiegate per la prima volta nello Stretto di Hormuz nel 1987, durante la prima crisi del Golfo.

Da allora hanno individuato migliaia di ordigni, operando anche lungo le coste italiane per la bonifica di residuati bellici della Seconda guerra mondiale.

Il futuro della flotta

La Difesa sta sviluppando una nuova generazione di cacciamine, con otto unità previste nei prossimi anni.

Un investimento strategico per garantire sicurezza delle rotte marittime e protezione degli equipaggi in scenari sempre più complessi.

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Iran-Usa, piano in tre pagine per la pace: negoziati su nucleare e uranio

Prosegue il negoziato tra Usa e Iran: un memorandum in tre pagine affronta uranio, nucleare e sicurezza. Trattativa ancora aperta.

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Emergono segnali di avanzamento nei colloqui tra Stati Uniti e Iran.

Secondo indiscrezioni, le parti avrebbero lavorato a un memorandum d’intesa di tre pagine, destinato a fare da base per un possibile accordo di cessazione del conflitto.

Il nodo dell’uranio

Uno dei punti centrali riguarda le scorte di uranio arricchito iraniano.

Washington punta a impedire l’accesso a materiali utilizzabili per scopi militari, mentre sul tavolo sarebbe stata avanzata una proposta economica per sostenere aiuti umanitari a Teheran.

Le cifre restano oggetto di trattativa e non sono confermate ufficialmente.

Smaltimento e controlli

Altro tema è la gestione dell’uranio già prodotto.

Tra le ipotesi, una soluzione mista che preveda l’invio di una parte del materiale in un Paese terzo e la diluizione del resto sotto supervisione internazionale.

Moratoria sul nucleare

Le parti discutono anche una possibile limitazione temporanea del programma nucleare iraniano.

Tra le opzioni, la possibilità di mantenere attività civili, come la produzione di isotopi medicali, con vincoli più stringenti su impianti e tecnologie.

Il tema dei missili

Resta incerta l’inclusione nel memorandum delle capacità missilistiche iraniane e del sostegno ai gruppi armati regionali.

Un aspetto considerato sensibile da diversi attori internazionali e ancora oggetto di confronto.

Trattativa ancora in corso

Le informazioni disponibili derivano da indiscrezioni e non rappresentano posizioni ufficiali definitive.

Il negoziato prosegue in un contesto complesso, con molti nodi ancora da sciogliere prima di un eventuale accordo.

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Esteri

Trump, la geopolitica dell’improvvisazione: alleanze incrinate, guerre aperte e promesse senza verifica

Analisi geopolitica della politica estera di Donald Trump tra promesse disattese, tensioni con alleati e crisi internazionali irrisolte.

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La politica estera di Donald Trump si muove lungo una linea difficile da decifrare, segnata da dichiarazioni spesso contraddittorie e da risultati che, nei principali dossier internazionali, restano lontani dagli obiettivi annunciati.

Promesse di pace e realtà dei conflitti

Nel corso della sua azione politica, Trump ha più volte sostenuto di poter porre fine rapidamente ai principali conflitti globali. Il riferimento più evidente riguarda la guerra tra Russia e Ucraina, per la quale aveva ipotizzato soluzioni rapide. A distanza di tempo, il conflitto prosegue senza segnali concreti di una risoluzione imminente.

Il bilancio resta pesante: centinaia di migliaia di vittime e una stabilizzazione militare che non si è tradotta in un percorso negoziale solido. Le iniziative diplomatiche, pur presenti, non hanno modificato in modo decisivo l’equilibrio sul terreno.

Anche sul fronte mediorientale, la linea appare incerta. La tensione con Iran non si è tradotta in un accordo strutturale sul nucleare. Le dichiarazioni ottimistiche su possibili rinunce iraniane non trovano conferme ufficiali da parte di Teheran, mentre il confronto resta congelato in una tregua fragile.

L’erosione del sistema delle alleanze

Uno degli elementi più rilevanti riguarda il rapporto con gli alleati storici. Le posizioni espresse sulla Groenlandia, territorio legato alla Danimarca, hanno segnato un passaggio simbolico: per la prima volta, un alleato NATO è stato coinvolto in una proposta percepita come ostile.

Le relazioni con la Gran Bretagna hanno attraversato fasi di tensione, con frizioni pubbliche che hanno inciso sulla tradizionale “special relationship”. Analogamente, i rapporti con la Spagna hanno registrato momenti di forte irrigidimento politico e diplomatico.

In questo contesto, anche l’Italia è stata oggetto di critiche, segno di una comunicazione politica che tende a mettere in discussione, in modo diretto, partner consolidati.

La NATO e la ridefinizione degli equilibri

La NATO è stata più volte definita da Trump come inefficace o superata. Una posizione che contrasta con il rafforzamento operativo dell’Alleanza dopo l’invasione russa dell’Ucraina e con il ruolo centrale che continua a svolgere nella sicurezza euro-atlantica.

Queste dichiarazioni hanno alimentato dubbi sulla affidabilità strategica degli Stati Uniti, soprattutto tra i Paesi europei che fondano sulla NATO una parte significativa della propria sicurezza.

Dazi, economia e isolamento progressivo

Sul piano economico, la politica dei dazi ha rappresentato un altro elemento di frizione. Le misure protezionistiche hanno contribuito a irrigidire i rapporti commerciali con partner e concorrenti, generando reazioni a catena nei mercati globali.

Il risultato complessivo è un sistema internazionale in cui gli Stati Uniti appaiono più isolati rispetto al passato, con una leadership meno prevedibile e più esposta a oscillazioni comunicative.

Una linea strategica ancora indefinita

Il tratto distintivo resta l’assenza di una linea coerente e riconoscibile nel medio periodo. Le dichiarazioni pubbliche, spesso non accompagnate da atti concreti o da risultati verificabili, rendono difficile valutare la reale direzione della politica estera americana.

Non si tratta di giudizi personali, ma di un dato politico: la distanza tra annunci e risultati è oggi uno degli elementi più evidenti dell’azione internazionale degli Stati Uniti.

In uno scenario globale già segnato da conflitti e tensioni, questa incertezza contribuisce ad aumentare la volatilità degli equilibri e a rendere più complessa ogni prospettiva di stabilizzazione.

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