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Salute

Mieloma, perdita di un gene lo nasconde a sistema immunitario

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La resistenza del mieloma multiplo alla chemioterapia dipende anche dalla ‘scomparsa’ di uno specifico gene nelle cellule tumorali che diventano così invisibili al sistema immunitario. Lo ha scoperto uno studio condotto dall’IRCCS Candiolo, in collaborazione con il Dana Farber Cancer Institute di Boston, mettendo in luce un nuovo meccanismo di resistenza alla terapia del mieloma, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Blood. “Il farmaco bortezomib inibitore del proteasoma, organuli cellulari in grado di rimuovere le cellule danneggiate, contrasta il mieloma multiplo sia direttamente, colpendo le cellule tumorali, che indirettamente, attivando il sistema immunitario e provocando la cosiddetta morte cellulare immunogenica – spiega Annamaria Gullà, responsabile del Laboratorio di Ematologia Traslazionale e Immunologia di Candiolo -. La perdita di efficacia a lungo termine del farmaco puo’ derivare dall’ insorgenza di forme nuove di resistenza alla terapia, in cui il farmaco non è più in grado di stimolare il sistema immunitario a riconoscere il tumore. A causa della perdita di un gene noto come Gabarap, infatti, il mieloma multiplo diventa ‘invisibile’ al riconoscimento da parte del sistema immunitario”.

Il mieloma multiplo è il secondo tumore del sangue in Italia, che colpisce ogni anno circa 2700 donne e 3000 uomini, ed è provocato da un’eccessiva riproduzione delle plasmacellule nel midollo osseo. La maggior parte delle persone con mieloma ha una recidiva di malattia dopo il primo trattamento. Il team dell’Ircss Candiolo è partito dallo studio del meccanismo d’azione del farmaco bortezomib, che agisce sia contro le cellule tumorali che stimolando il sistema immunitario ad attaccare. “Tramite una serie di analisi in modelli preclinici abbiamo dimostrato che le cellule tumorali morenti, colpite direttamente da questo farmaco di prima linea, esprimono sulla loro superficie una proteina nota come calreticulina – evidenzia Gullà – che rende il tumore visibile al sistema immunitario che può così attaccarlo. Ma la perdita del gene Gabarap compromette l’esposizione della calreticulina, riducendo in questo modo l’azione del sistema immunitario contro il cancro”. I ricercatori hanno inoltre dimostrato che la rapamicina, un farmaco inizialmente usato nei casi di trapianto d’organo, può ripristinare l’effetto immunogenico del bortezomib.

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Torino, intervento eccezionale al Mauriziano: rimosso adenoma “invisibile” vicino all’arco aortico

Intervento eccezionale al Mauriziano di Torino: rimosso con chirurgia robotica un raro adenoma vicino all’arco aortico in una paziente di 80 anni.

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Un intervento di chirurgia robotica toracica su un adenoma endocrino in posizione estremamente insolita è stato eseguito con successo all’Azienda ospedaliera Ordine Mauriziano.

La paziente, una donna di quasi 80 anni, presentava una formazione tumorale benigna localizzata in prossimità dell’arco aortico, una sede anatomica definita dagli specialisti come eccezionale per questo tipo di patologia.

Una localizzazione eccezionale e difficile da individuare

Come spiegato da Maurilio Deandrea, direttore di Endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo, gli adenomi paratiroidei si trovano normalmente dietro la tiroide.

Solo in circa il 10% dei casi si presentano in sedi diverse, come il mediastino o il timo. In questo caso, però, la posizione sull’arco aortico e le dimensioni della ghiandola rendevano il quadro clinico “straordinariamente raro”.

La patologia era sospettata per i sintomi, in particolare l’affaticamento, e per i valori molto elevati di calcio nel sangue, ma risultava inizialmente difficile da localizzare.

Diagnosi grazie a scintigrafia e Tac

La svolta diagnostica è arrivata attraverso esami mirati.

Scintigrafia e Tac hanno prima individuato e poi confermato la presenza dell’adenoma in una sede fuori standard, permettendo ai medici di definire con precisione il piano chirurgico.

Solo a quel punto è stato possibile intervenire con un approccio mirato e minimamente invasivo.

Chirurgia robotica e tempi ridotti

L’intervento è stato eseguito l’8 aprile dal dottor Alberto Sandri, responsabile della Chirurgia toracica del Mauriziano, insieme a un’équipe multidisciplinare.

Attraverso quattro micro-incisioni di circa otto millimetri sul fianco sinistro della paziente, i chirurghi hanno rimosso l’adenoma in circa 45 minuti, utilizzando tecniche di chirurgia robotica toracica.

Hanno partecipato all’operazione anche i medici Lorena Costardi e Stefano Ganio, con il supporto anestesiologico di Manuela Pasquino, nell’ambito della struttura diretta da Gabriella Buono.

Un caso che conferma l’eccellenza clinica

L’intervento rappresenta un esempio di alta specializzazione e integrazione tra diagnostica avanzata e chirurgia robotica.

La combinazione tra individuazione precoce, tecnologia e competenze multidisciplinari ha consentito di trattare con successo un caso definito dagli stessi medici come estremamente raro, offrendo alla paziente una soluzione efficace e poco invasiva.

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Salute

Fisioterapia di comunità, a Napoli focus su diagnosi differenziale e sicurezza del paziente

A Napoli due giorni di confronto sulla fisioterapia di comunità: sicurezza del paziente, diagnosi differenziale e ruolo nelle case di comunità.

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A Napoli si è svolto il secondo appuntamento formativo dedicato alla fisioterapia di famiglia e di comunità, organizzato dall’Ordine Interprovinciale dei Fisioterapisti di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta, presieduto da Paolo Esposito (nella foto in evidenza). Al centro della due giorni di studio il ruolo strategico del fisioterapista nelle case di comunità, nell’ottica del rafforzamento della sanità territoriale in Campania.

Diagnosi differenziale e sicurezza del paziente

Focus principale del confronto è stato il tema della diagnosi differenziale in fisioterapia, processo fondamentale per garantire una presa in carico diretta e sicura del paziente o, quando necessario, il rinvio ad altri professionisti sanitari. Un passaggio chiave per migliorare l’efficacia delle cure e la sicurezza nei contesti di prossimità.

Il modello di monitoraggio continuo

Protagonista dell’approfondimento il dottor Simone Patuzzo, che ha presentato un modello italiano di monitoraggio continuo in fisioterapia, sviluppato a partire da casi clinici. Il modello punta a seguire il paziente nel tempo, consentendo al fisioterapista di individuare tempestivamente eventuali segnali clinici rilevanti e di attivare, se necessario, il coinvolgimento del medico.

Benefici per il sistema sanitario

Secondo il vicepresidente dell’Ordine, Claudio Iovino, il modello di fisioterapia di comunità presenta un elevato livello di costo-efficacia. Dati illustrati durante il focus indicano che l’investimento nella fisioterapia territoriale può ridurre ricoveri, accessi al pronto soccorso e ricorso a esami diagnostici e farmaci non necessari.

Un modello da implementare in Campania

Dal confronto emerge la necessità di accelerare l’inserimento dei fisioterapisti nelle case di comunità, per garantire un accesso più rapido ed efficace alle cure. La diagnosi differenziale viene indicata come elemento centrale per rendere il sistema più sicuro e integrato.

Il ricordo di Vincenzo Manigrasso

Nel corso dell’evento è stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Vincenzo Manigrasso, presidente dell’OFI Bologna-Ferrara, scomparso nelle ore in cui si svolgeva il focus. Un momento di raccoglimento per ricordare una figura di rilievo nel panorama della fisioterapia italiana.

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Dieta e cervello, la Mind rallenta l’invecchiamento: fino a 2,5 anni in meno

Uno studio collega la dieta Mind a un rallentamento dell’invecchiamento cerebrale: meno perdita di materia grigia e benefici per memoria e salute.

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L’alimentazione incide anche sull’invecchiamento del cervello. È una delle ipotesi più studiate negli ultimi anni, in un contesto demografico in cui la popolazione anziana è in forte crescita e le malattie neurodegenerative rappresentano una sfida sanitaria sempre più rilevante.

Secondo le proiezioni ONU, entro pochi anni gli over 65 supereranno i minori, mentre crescerà rapidamente anche la fascia degli ultraottantenni.

Lo studio sulla dieta Mind

Una ricerca pubblicata sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry ha analizzato l’impatto della dieta Mind su oltre 1.600 adulti seguiti per circa 12 anni.

I risultati indicano che una maggiore aderenza a questo modello alimentare è associata a un rallentamento significativo dell’invecchiamento cerebrale. In particolare, ogni incremento nel punteggio di aderenza è correlato a una riduzione della perdita di materia grigia pari a circa il 20%, equivalente a circa due anni e mezzo di “ritardo” nell’invecchiamento del cervello.

I meccanismi biologici

Secondo gli esperti, i benefici derivano da tre fattori principali: riduzione dell’infiammazione, miglioramento della microcircolazione cerebrale e supporto alla plasticità neuronale.

Diete ricche di zuccheri e grassi saturi favoriscono processi infiammatori, mentre alimenti come verdure a foglia verde e frutti di bosco apportano sostanze antiossidanti e antinfiammatorie.

I cibi che aiutano il cervello

La dieta Mind condivide molte caratteristiche con la dieta mediterranea: alto consumo di vegetali, grassi di qualità e limitazione di zuccheri aggiunti.

Tra gli alimenti più rilevanti figurano:
verdure a foglia verde, frutti di bosco, pesce, frutta secca, olio d’oliva, legumi e cereali integrali.

Questi cibi contribuiscono anche al controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, strettamente legati alla salute del cervello.

Prevenzione più che cura

In assenza di terapie risolutive per malattie come Alzheimer e Parkinson, la prevenzione diventa centrale. L’alimentazione rappresenta uno dei fattori modificabili più importanti.

Nessun alimento miracoloso

Gli esperti sottolineano però un punto fondamentale: non esistono “superfood”. È la qualità complessiva della dieta, mantenuta nel tempo, a fare la differenza.

Mangiare in modo equilibrato, variato e regolare resta la strategia più efficace per proteggere il cervello e favorire un invecchiamento sano.

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