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Salute

Alzheimer, una tecnica ad ultrasuoni per ripristinare la memoria rimuovendo placche tossiche dal cervello

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Una tecnica a ultrasuoni che rimuove placche tossiche dal cervello, sviluppata da ricercatori australiani, promette di restituire la memoria ai pazienti del morbo di Alzheimer. La tecnologia ha invertito i sintomi della malattia e restituito la funzione della memoria in modelli animali, nelle sperimentazioni condotte nel Brain Institute, University of Queensland. Usando gli ultrasuoni, i ricercatori guidati dallo specialista di demenza senile Jurgen Gotz hanno potuto attivare le cellule microgliali, descritte come “una specie di netturbini”, che scandagliano il cervello rimuovendo gli elementi tossici che lo percorrono. “Il cervello di un paziente di Alzheimer e’ pieno di amiloidi tossici e normalmente questi netturbini dovrebbero compiere il loro lavoro, ma talvolta non lo fanno”, scrive sul sito dell’Universita’. L’azione degli ultrasuoni li stimola a compiere il loro lavoro, rimuovendo gli amiloidi e cosi’ ripristinare la funzione della memoria. Gotz sottolinea che la tecnica non e’ una piena cura per la malattia, ma una volta sviluppata ulteriormente, permettera’ la rimozione delle placche per almeno tre anni prima che sia richiesto un altro trattamento. “Potremo ritardare l’eta’ in cui si svilupperebbe l’Alzheimer. Usando la tecnica in una fase in cui la malattia non e’ troppo avanzata, questa puo’ essere prevenuta anche in persone predisposte”. Per il prossimo anno e’ in programma presso il Brain Institute una sperimentazione della tecnica a ultrasuoni su un piccolo campione di pazienti.

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In Evidenza

Pma per tutte, la proposta per aprire la fecondazione assistita a single e coppie di donne

L’Associazione Luca Coscioni lancia la raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aprire la procreazione medicalmente assistita anche a donne single e coppie di donne.

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“Più diritti, più mamme”. È lo slogan scelto dall’Associazione Luca Coscioni per lanciare la raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare Pma per tutte. L’obiettivo è modificare la legge 40 del 2004 e consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie di donne.

Oggi in Italia la Pma resta consentita alle coppie eterosessuali maggiorenni, coniugate o conviventi. La proposta punta a superare questo limite, estendendo tecniche già previste dall’ordinamento anche a categorie di persone che ne sono ancora escluse.

I divieti già cancellati dalla Consulta

Negli ultimi vent’anni la legge 40 è stata più volte modificata attraverso le sentenze della Corte costituzionale. Sono caduti, tra gli altri, il limite alla produzione di più di tre embrioni, il divieto di fecondazione eterologa e le restrizioni sull’accesso alla diagnosi genetica preimpianto.

Per l’Associazione Luca Coscioni restano però discriminazioni ancora aperte. La proposta mira a rimuovere il divieto di accesso alla Pma per donne single e coppie femminili, adeguando l’Italia a un quadro europeo in cui molti Paesi già consentono questa possibilità.

Infertilità medica e infertilità sociale

Uno dei punti centrali del testo riguarda l’aggiornamento della definizione di infertilità. La proposta non guarda soltanto all’infertilità medica, ma anche a quella sociale, cioè alle situazioni in cui una persona o una coppia non può avere figli per ragioni legate alla propria condizione familiare o relazionale.

La coordinatrice della campagna, Francesca Re, ha spiegato che il cuore della riforma è l’articolo 5, dove non si parla più solo di coppie di sesso diverso, ma di coppie e persone singole. Il testo elimina anche il riferimento al matrimonio e alla convivenza.

Il confronto con l’Europa

Secondo la mappatura diffusa dall’associazione, in 13 Paesi europei l’accesso alla Pma resta vietato alle donne single e limitato alle coppie. Sono invece 32 i Paesi in cui la procreazione medicalmente assistita è legalmente accessibile anche alle donne single.

È su questo confronto che l’Associazione Luca Coscioni costruisce una parte della propria iniziativa politica e giuridica: portare l’Italia più vicino agli standard già adottati in larga parte d’Europa.

Gallo: un divieto da rimuovere

La segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, sostiene che il divieto vada rimosso. Ricorda che dal 2009 in Italia sono nati 30mila bambini grazie a percorsi che, senza le modifiche intervenute negli anni, non sarebbero stati possibili.

Secondo Gallo, a quel numero mancano ancora i nati da persone singole e da percorsi oggi esclusi dall’ordinamento italiano. Da qui la richiesta al Parlamento di intervenire con una legge considerata più giusta e più aderente alla realtà sociale.

Obiettivo 50mila firme

La campagna parte con un traguardo preciso: raccogliere 50mila firme in sei mesi per depositare la proposta in Parlamento. All’iniziativa aderiscono decine di associazioni.

Il confronto politico sarà inevitabilmente acceso, perché il tema incrocia diritti civili, bioetica, modelli familiari e ruolo dello Stato nella regolazione della genitorialità. Per i promotori, però, il punto è chiaro: rimuovere un divieto che ritengono discriminatorio e dare a più persone la possibilità di accedere alla maternità attraverso tecniche già disponibili in Italia.

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Malattie neurologiche, nasce Gemini-Genesi: 18 milioni per terapie personalizzate e gemelli digitali

Presentato a Lecce il progetto Gemini-Genesi, finanziato con 18 milioni di euro dal ministero dell’Università e della Ricerca. L’obiettivo è sviluppare tecnologie digitali e sperimentali per diagnosi precoci e terapie personalizzate nelle malattie del sistema nervoso centrale.

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La ricerca italiana sulle malattie del sistema nervoso centrale riparte dal Mezzogiorno con un investimento da 18 milioni di euro. È stato presentato a Lecce il progetto Gemini-Genesi, coordinato dal Centro per le nanotecnologie biomolecolari dell’Istituto Italiano di Tecnologia e sostenuto dal ministero dell’Università e della Ricerca.

L’iniziativa punta a sviluppare nuove tecnologie digitali e sperimentali orientate al paziente, con l’obiettivo di migliorare diagnosi precoci, monitoraggio e terapie personalizzate per patologie neurologiche e neurodegenerative.

Un progetto nato dai risultati del Pnrr

Gemini-Genesi nasce dalla messa a sistema dei risultati di due progetti finanziati nell’ambito del Pnrr. Il primo è Raise, dedicato allo sviluppo di tecnologie robotiche e di intelligenza artificiale per la medicina predittiva e personalizzata. Il secondo è Mnesys, centrato su nuovi approcci per le neuroscienze sperimentali e cliniche.

Il nuovo finanziamento, della durata di due anni, arriva nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027.

I gemelli digitali per diagnosi e cure personalizzate

Il cuore scientifico del programma Gemini è lo sviluppo di gemelli digitali, modelli virtuali capaci di aiutare a comprendere, monitorare e prevedere lo stato di salute di una persona.

Queste tecnologie potranno supportare diagnosi precoci e terapie personalizzate per diverse patologie del sistema nervoso centrale, dalle lesioni cerebrali acquisite, come ictus, trauma cranico e anossia, fino alle malattie neurodegenerative come Parkinson, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica e Alzheimer.

Il Polo Genesi tra Lecce, Napoli e il Mezzogiorno

Accanto al programma di ricerca nascerà il Polo di Innovazione Genesi, con sede principale in provincia di Lecce e sedi operative in diverse città del Mezzogiorno, tra cui Bari, Napoli, Cagliari, Caserta, Pozzilli e Palermo, oltre a Genova.

Il polo avrà il compito di favorire la sperimentazione e l’industrializzazione delle tecnologie sviluppate, coinvolgendo imprese, centri di ricerca e strutture territoriali. L’obiettivo è trasformare i risultati scientifici in applicazioni concrete, utili ai pazienti e al sistema sanitario.

Ricerca, imprese e competenze nel Sud

Il progetto coinvolge 18 partner e punta a rafforzare la competitività scientifica e tecnologica del Mezzogiorno. Una parte delle risorse, circa 1,5 milioni di euro, sarà destinata a consolidare le posizioni dei ricercatori assunti attraverso il Pnrr.

È un passaggio rilevante perché consente di evitare la dispersione di competenze altamente specializzate, costruite negli ultimi anni grazie agli investimenti pubblici nella ricerca.

Una nuova piattaforma per la medicina del futuro

Gemini-Genesi mette insieme intelligenza artificiale, neuroscienze, tecnologie digitali e medicina personalizzata. La sfida è creare una piattaforma capace di avvicinare ricerca, clinica e industria, portando nel Mezzogiorno un modello stabile di innovazione.

Per il Sud, il progetto rappresenta anche un’occasione di sviluppo: non solo ricerca avanzata, ma nuove competenze, nuove imprese e tecnologie capaci di incidere concretamente sulla cura delle malattie neurologiche.

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Salute

Antibiotici, l’intelligenza artificiale può indicare la cura giusta 48 ore prima

Uno studio italiano coordinato dall’IDI IRCCS dimostra che l’intelligenza artificiale può prevedere con oltre il 90% di accuratezza la sensibilità dei batteri agli antibiotici, anticipando di almeno 48 ore l’antibiogramma tradizionale.

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L’intelligenza artificiale può diventare un alleato decisivo nella lotta contro l’antibiotico-resistenza, una delle minacce più gravi per la salute pubblica mondiale. Uno studio italiano coordinato dall’IDI IRCCS di Roma dimostra che i dati clinici e microbiologici già raccolti negli ospedali possono aiutare i medici a scegliere più rapidamente l’antibiotico più adatto contro un’infezione.

Uno studio italiano sulla medicina di precisione

La ricerca, pubblicata sull’International Journal of Infectious Diseases, è stata coordinata dall’IDI IRCCS ed è stata realizzata in collaborazione con Università di Salerno, CNR, Istituto Superiore di Sanità e Università Link di Roma.

Il lavoro si basa su un modello di machine learning capace di analizzare informazioni cliniche e microbiologiche raccolte nella normale pratica ospedaliera, con l’obiettivo di prevedere la sensibilità dei batteri ai diversi antibiotici.

L’antibiogramma digitale

Lo studio ha analizzato 15.581 isolati batterici provenienti da 9.966 pazienti assistiti tra il 2018 e il 2024 in due ospedali italiani.

I ricercatori hanno sviluppato un modello in grado di elaborare una sorta di antibiogramma digitale, con una accuratezza superiore al 90%. Il sistema permette di prevedere la risposta dei batteri agli antibiotici con almeno 48 ore di anticipo rispetto ai tempi necessari per ottenere l’antibiogramma tradizionale.

Perché il tempo è decisivo nelle infezioni

Nelle infezioni gravi, ogni ritardo nella scelta dell’antibiotico più efficace può peggiorare le condizioni del paziente, allungare i tempi di ricovero e favorire la selezione di microrganismi resistenti.

Per questo la possibilità di orientare rapidamente la terapia rappresenta un passaggio importante verso una medicina di precisione applicata alle malattie infettive.

Un supporto per i medici, non una sostituzione

Il modello non sostituisce la valutazione clinica, ma può offrire ai medici uno strumento di supporto nella fase più delicata: quella in cui bisogna decidere rapidamente quale trattamento avviare, prima che arrivino tutti i risultati di laboratorio.

Come ha spiegato il microbiologo Giuseppe Piccinni, coautore dello studio, le informazioni già disponibili nelle cartelle cliniche e nei sistemi informativi ospedalieri possono essere utilizzate per sostenere decisioni terapeutiche più rapide, mirate ed efficaci.

La sfida contro l’antibiotico-resistenza

La crescente diffusione dell’antibiotico-resistenza impone nuove strategie di prevenzione, diagnosi e cura. L’uso corretto degli antibiotici resta fondamentale, ma strumenti digitali avanzati possono aiutare a ridurre trattamenti inappropriati e terapie empiriche prolungate.

Lo studio italiano indica una strada concreta: usare meglio i dati già presenti negli ospedali per curare prima, curare meglio e limitare la diffusione dei batteri resistenti.

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