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Cronache

Medici e infermieri per battere l‘epidemia? Bene, speriamo il Governo si muova

Angelo Turco

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Come cittadino italiano, sono grato a Cuba che manda i suoi ottimi medici in questo difficile momento. Ringrazio la Cina per l’invio di tonnellate di materiale sanitario e, a sua volta, squadre di dottori. Con questo, non insinuo affatto che il comunismo serve (ancora) a qualcosa. Né penserò che, in questo scorcio d’inverno, dovremo tirar fuori l’eskimo dalla soffitta e riesumare le antiche icone del Che, di Castro, del Presidente Mao. Metto le mani avanti, vedete, perché non salti in mente a qualcuno di buttare in caciara ideologica un segno di solidarietà. Del resto, stanno arrivando in soccorso anche i russi, a quanto pare: ben vengano, si capisce, Putin o non Putin. Ma la faccenda vera sta da un’altra parte, temo. Sono lieto e sorpreso che qualcosa come 8.000 medici, delle più varie specialità, abbiano risposto da ogni parte d’Italia al bando della Protezione Civile che, per vero, ne cercava “solo” 300. E non si sa bene perché, così pochi, visto che i nostri dottori sono allo stremo e visto quello che qualcuno paventa ci aspetti: tra persistenza del contagio al Nord e, Dio non voglia, possibile diffusione dell’epidemia a Sud. Ora, vedete, io accolgo per una volta l’invito del Papa e sto con il Governo che opera con molta buona volontà per il bene mio e del mio Paese.  Non sparo sul pianista e dico: avanti, dunque!

Il fatto è, tuttavia, che nell’arte del governo, la buona volontà non basta: non basta in tempi ordinari, figuriamoci in quelli di emergenza o, addirittura, nel pieno di una crisi pandemica.

E allora, nel rallegrarmi di questo enorme giacimento di risorse umane e professionali che abbiamo scoperto di avere in seno –io non ne avrei mai sospettato l’esistenza- mi chiedo: perché abbiamo atteso tanto tempo per avviare questo reclutamento, che doveva e poteva essere realizzato almeno dieci giorni fa? Qui non è questione di dispute su terapie cliniche alternative. Non si tratta di teorie epidemiologiche rivali. Che pure ci sono, le une e le altre, ed è bene che esistano: è la logica intellettualmente competitiva con cui funziona la scienza. No, questo è il livello elementare delle cognizioni che deve possedere un emergency officer: costruire scenari plausibili, rapidi, fungibili, sulla base dei trend in atto, e agire di conseguenza. Abbiamo sentito tutti, nelle scorse settimane, che il punto fragile della macchina sanitaria erano i posti in rianimazione. E tutti abbiamo sentito che l’anello critico del trattamento era il personale sanitario, drammaticamente carente. Inutile, ci dicevano, avere strutture di ricovero, e perfino rianimazioni attrezzate, se non c’è chi le fa funzionare. Per questo abbiamo fermato, o rallentato, l’approntamento dell’ospedale alla vecchia fiera di Milano, dove si progettavano 500 posti, appunto, di rianimazione. Per questo abbiamo rallentato anche l’ospedale degli alpini della martoriata Bergamo. E ciò, prima che a qualcuno venisse in mente di fare il bando.

Ora sentiamo il pur meritevole ministro Boccia, dichiarare che “si sta pensando” di fare una cosa analoga per gli infermieri.

Si sta pensando? Ma se perfino io, che capisco men che poco di management ospedaliero, tuttavia so che nulla, ma proprio nulla funziona in un ospedale senza il personale infermieristico. E dunque mi chiedo: come mai non s’è fatto un bando contestuale: per medici e infermieri? E, visto che non s’è fatto, quanto tempo dovremo aspettare perché il “pensiero” del Governo e dei suoi organi deputati, in primis la Protezione Civile, si trasformi in un concreto bando che nel giro di tre giorni ci faccia scoprire il prezioso giacimento umano e professionale degli infermieri e delle infermiere d’Italia? E integri con forze nuove una sanità generosa, stremata, decimata?   

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Il cordoglio dell’Arma dei Carabinieri per l’appuntato scelto Fabio Cucinelli, altra vittima del coronavirus

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Un altro servitore dello Stato portato via dal coronavirus: è l’Appuntato Scelto Qualifica Speciale Fabio Cucinelli, addetto al Nucleo Carabinieri dello stabilimento militare “Ripristini e Recuperi del Munizionamento” di Noceto, Parma. È morto a causa delle complicanze della polmonite scatenata dal virus.
Cunicoli era entrato nell’Arma nel 1991, da pochi mesi era stato destinato Nucleo di Noceto, dopo aver trascorso un lungo periodo presso le Centrali Operative di Salsomaggiore Terme e Parma. Precedentemente aveva prestato servizio per quasi sei anni presso la Stazione Carabinieri di Busetto.

Una vita dedicata semplicemente, eppur così straordinariamente, alla famiglia, al dovere, all’Arma, a servire, con umiltà, ogni giorno il suo Paese per la sicurezza delle comunità in cui ha vissuto, finché oggi il virus lo ha portato via. Aveva 49 anni.

Il Comandante Generale e tutta l’Arma si stringono compatti intorno alla famiglia, alla compagna e in particolare al figlio, e ne piangono la perdita.

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Ciao Giorgio! La commozione del premier Conte nel giorno dell’addio al commissario Guastamacchia

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“Ciao Giorgio”. Due parole. Il premier, Giuseppe Conte, era visibilmente commosso quando ha reso omaggio ad uno degli agenti della scorta della presidenza del Consiglio, Giorgio Guastamacchia. Un minuto di silenzio assieme ai funzionari di Palazzo Chigi, qualche ministro, poi Conte è uscito nella piazza antistante la sede del governo per salutare alcuni agenti della Polizia di Stato che hanno ricordato il loro collega scomparso per il Covid-19 facendo suonare le sirene nelle loro auto.

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Undici anni fa il terremoto a l’Aquila, il ricordo nella piazza Duomo deserta per il coronavirus

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Era il 6 aprile di 11 anni fa, il 2009 quando una scossa di terremoto di magnitudo 6.3 sconvolse l’Aquila ed altri comuni della zona nel pieno della notte. Furono 309 le vittime: a loro è dedicato il ricordo in piazza Duomo. Nessuna fiaccolata, le strade deserte a causa del coronavirus, solo le luci del braciere  acceso dai Vigili del Fuoco, delle installazioni, delle candele alle finestre ed un raggio azzurro di speranza, ‘sparato’ verso il cielo. Il sindaco Pierluigi Biondi ha voluto ricordare non solo le vittime di quel terremoto ma anche tutte quelle uccise dal virus in queste settimane. A lui è arrivato un messaggio dal Capo dello Stato.

Nelle immagini realizzate dall’alto, con un drone, l’omaggio della Polizia di Stato durante la commemorazione delle vittime del terremoto

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