Collegati con noi

Ben'essere

Vinitaly 2019, alle cantine ischitane di Antonio Mazzella il premio “Cantina dell’anno”

Avatar

Pubblicato

del

Sul gradino più alto del podio ci sono Antonio Mazzella e figli, vignaioli di Ischia. A seguire le cantine dell’Irpinia che incantano palato e olfatto dei giurati della terza edizione della ‘5StarWines – the Book’. Parliamo della selezione annuale di vini organizzata a Vinitaly ovvero il salone internazionale del vino forse più prestigioso al mondo. E questo lo dicono i numeri della rassegna di Verona:centomila metri quadrati di stand,  4.600 aziende da 35 Paesi, vignaioli, cantinieri, sommelier che a partire da oggi stapperanno circa 50 mila etichette diverse per almeno 120 mila visitatori. Questo è oggi Vinitaly, arrivata alla edizione 53.  Ne ha fatta di strada dal 1967 quando si chiamava “Giornate del Vino”. Oggi all’inaugurazione ci sarà mezzo governo tra i padiglioni (dal premier Conte, ai vice Di Maio e Salvini, al ministro all’Agricoltura Centinaio).

Ed è certa anche la presenza della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. Ma torniamo a Cantine Mazzella: l’azienda ischitana si aggiudica il più ambito dei premio: ‘Cantina dell’anno – Gran Vinitaly 2019’, oltre ad ottenere il riconoscimento di miglior vino bianco con l’etichetta Ischia Doc Biancolella ‘Vigna del Lume’ 2018. L’Irpinia fa incetta di stelle, ben 36 le ‘5StarWines’ ottenute dalle aziende avellinesi, superando la soglia dei 90/100 di valutazione nelle degustazioni. Il successo irpino è anche figlio della nutrita partecipazione di aziende al concorso: con 53 aziende che hanno inviato campioni nell’ambito del progetto ‘WI-FI – Wines from Irpinia’, promosso dal Gal Irpinia, quest’anno Supporter di VIA – Vinitaly International Academy. Il panorama campano si completa con 5 riconoscimenti ottenuti dal Sannio, 3 da quella di Napoli e 2 dalla provincia di Salerno.

Advertisement

Ben'essere

Farina impastata con acque della sorgente ischitana “Fonte delle Ninfe di Nitrodi”, l’ultima creazione di Franco Pepe: Pizza Nympha

Avatar

Pubblicato

del

Quella che Franco Pepe ha presentato a Ischia Safari non è semplicemente una pizza ma una prelibatezza frutto non solo di un impasto di farine ed acqua ma di sapori e saperi. Forse è questo “Nympha”, la nuova pizza. La pizza gustosa e altamente digeribile. La pizza a base di farina e acqua minerale ipotermale dell’antica sorgente ischitana “Fonte delle Ninfe di Nitrodi”. E Franco Pepe, l’uomo che ha fatto della pizza un’arte, ha spiegato che “Nympha” è anche una pizza impasto di scienza e religione in in tempo in cui non erano così distinte”. Nympha nasce grazie ad acque che secondo la tradizione hanno qualità terapeutiche e che secondo il mito erano un dono del Dio greco Apollo e delle Ninfe. Sono acque di Ischia e Franco Pepe ha presentato questa sua ultima creazione a Ischia, servendola a bordo piscina dell’albergo della Regina Isabella di Lacco Ameno agli ospiti della Charity Dinner di Ischia Safari.

Dal 20o3, il Ministero della Salute ne ha riconosciuto, ufficialmente, le proprietà curative. “Dal desiderio di condividere i suoi effetti benefici deriva la nostra “Nympha”, una pizza dal nome evocativo, che ha due importanti caratteristiche: una significativa riduzione di sale e lievito, soffice e leggera già al tatto.  Tutti gli ingredienti sono delicati come l’impasto: pomodoro, olio, capperi disidratati e erbe aromatiche del parco di Nitrodi, capaci di sprigionare il proprio potere nutritivo e nutraceutico” spiega Franco Pepe usando un linguaggio a metà strada tra scienza culinaria e cultura ellenica. Davanti a questo signore che usa un’acqua curativa per realizzare una pizza, è lecito porsi una domanda: perchè non pensare di concedere a Franco Pepe una stella Michelin.

Per lui sarebbe il giusto riconoscimento di un lavoro eccellente, per la guida un segno di apertura ad altre esperienze culinarie. La pizza di Franco Pepe non sono pizzette. Ma questo lo sa solo chi ha il piacere e la pazienza di andare a Caiazzo, da Pepe in Grani, nell’altro Casertano, a gustare le sue creazioni. E a godere della sua accoglienza.

Continua a leggere

Ben'essere

Buon cibo e buona cucina, l’Italia ha un tesoro immenso che deve valorizzare

Avatar

Pubblicato

del

La buona cucina o è sostenibile ed identitaria o non è una buona cucina. In assenza di una filiera dei prodotti che ne garantisce origine, trasparenza e tracciabilità non si può parlare con serietà di cucina sana e genuina per i consumatori. Alla tavola rotonda organizzata dal Consorzio Mozzarella di Bufala Dop dal titolo “Eccellenze italiane e cucina sostenibile, il binomio del futuro” si parla di prodotti del comparto agroalimentare. Parliamo di uno  dei settori trainanti dell’economia, soprattutto in un territorio ricco di eccellenze come la Campania. Al tavolo dei relatori, in uno dei saloni dell’Albergo della Regina Isabella di Lacco Ameno, il giornalista de la Repubblica, Pasquale Raicaldo, fa da moderatore-provocatore del dibattito.

Il tavolo dei relatori al convegno organizzato dal Consorzio Mozzarella di Bufala Dop nell’ambito di Ischia Safari 2019. Da destra verso sinistra Antonio Limone, Domenico Raimondo, Pasquale Raicaldo, Pasquale Palamaro, Valerio Galasso, Nino Di Costanzo

Un dibattito che apre la quinta edizione di Ischia Safari 2019, evento in cui si celebra la cucina italiana d’eccellenza. A discutere di cucina sostenibile ci sono due chef stellati, Nino Di Costanzo e Pasquale Palamaro, anime e motori di Ischi Safari. C’è il presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala dop Domenico Raimondo. C’è il biologo nutrizionista Valerio Galasso. E c’è il direttore dell’Istituto Zooprofilattico del Sud Antonio Limone.

Per Palamaro e Di Costanzo non si può parlare di cucina gourmet mettendo a tavola pesce importato dalla Spagna, in chissà quale stato di conservazione e chissà quando pescato. Una cucina è eccellente sotto il profilo della qualità se utilizza e valorizza prodotti del territorio. E l’obiettivo di Ischia Safari è quello di promuovere la cucina dei territori. Non è un caso che ci siano i migliori chef di tutte le regioni. Perché l’Italia ha certamente un tesoro, prezioso almeno quanto quello culturale ed archeologico: i prodotti enogastronomici. Prodotti che quando usati nei luoghi di produzione danno vita ad una cucina sana che contribuisce al benessere dei consumatori.  Perchè “una cucina è sana non solo quando sappiamo quante calorie contiene un prodotto, ma quando quel prodotto lo usiamo nel momento migliore e lo trasformiamo nel modo migliore prima di mangiarlo” spiega il biologo nutrizionista Valerio Galasso.

Per Galasso “dovremmo, entro i limiti della nostra vita frenetica, tornare ad avere un rapporto diretto con i coltivatori, recuperare direttamente le materie che usiamo in cucina. Recuperare verdura, frutta, produttori direttamente, avere consapevolezza piena di quello che mangiamo”.

“Il cibo italiano vale 40 miliardi di euro annui. È un cibo di qualità superiore. È un cibo che ha sempre tradizione, insediamento, una cultura che l’accompagna. E però non sempre sappiamo, noi italiani, quello che mangiamo e non sempre siamo capaci di apprezzare un cibo che non tutti, in questo mondo, possono permettersi” spiega il professor Antonio Limone.

“Occorre aiutare il cittadino-consumatore a fare scelte responsabili. Bisogna aiutare i comsumatori a distinguere prodotti buoni da prodotti meno buoni, prodotti la cui provenienza è garantita da prodotti di dubbia provenienza e origine” argomenta Limone.

“Nemmeno nelle mense scolastiche della Campania, per esempio, per scelte incomprensibili mangiamo prodottiti del territorio. Pensate che abbiamo tolto la mozzarella dalle mense perchè morì un bambino per un incidente. Eppure è un prodotto microbiologicamente sano e sicuro”.

Chef Pasquale Palamaro (a dx) discute con il presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Dop Domenico Raimondo (a sx), al centro Lorenzo Iuliano, capo della comunicazione del Consorzio

Anche per Limone “la tracciabiità è importante. Il cittadino deve saperee che cosa mangia. La cucina sostenibile è la conseguenza di una produzione sostenibile”. A chiudere il dibattito è Domenico Raimondo, presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Dop. Per Raimondo “tracciabilità dei prodotti, sostenibilità e identità sono i tratti distintivi della mozzarella di bufala Dop. Un prodotto che non è stagionale, che c’è sempre e che ovunque nel mondo per storia e tradizione comunica cultura e identità. Non è un caso – spiega Raimondo – che abbiamo sede dentro la Reggia del Vanvitelli a Caserta. E non è un caso che siamo il primo Consorzio che assieme ai Beni culturali portiamo avanti cultura e cibo che in ogni area si produce”.

Continua a leggere

Ben'essere

La regina della tavola e degli influencer sbarca a Ischia: il Consorzio della mozzarella di bufala DOP al Safari

Avatar

Pubblicato

del

Si va sempre più verso una cucina sostenibile, fatta di materie prime controllate e di alto livello: l’oro bianco del nostro Paese, la mozzarella di bufala, attraverso il Consorzio di tutela che rappresenta 100 produttori che seguono rigorosamente il disciplinare per la DOP, sbarca sull’isola di Ischia per il “Safari”. Il 15 e il 16 settembre incontrerà l’alta cucina in occasione della due giorni ideata dagli chef stellati Nino Di Costanzo e Pasquale Palamaro. Per l’occasione sarà possibile veder nascere dal vivo la mozzarella di bufala campana, che poi sarà alla base delle ricette gourmet di alcuni cuochi in arrivo nello scenario mozzafiato dell’hotel Regina Isabella.

 

 

Domenica 15, nel corso del convegno inaugurale dal titolo “Eccellenze italiane e cucina sostenibile, il binomio del futuro”, il confronto è sulle sfide del mondo del food con l’intervento, tra gli altri, del Presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo, del direttore generale dell’Istituto zooprofilattico di Portici, Antonio Limone, del biologo nutrizionista Valerio Galasso. Un mastro casaro mostrerà la filatura agli ospiti vip della charity dinner ai bordi della piscina.

Lunedì 16 la grande serata al Negombo con oltre 200 professionisti tra chef, pizzaioli e maestri pasticcieri, che metteranno al centro delle loro creazioni la migliore dispensa del nostro patrimonio gastronomico. Un’entrata in grande stile per la mozzarella di bufala, regina del food  per gli influencer del Nord America. Un riconoscimento al grand elavoro di immagine e, soprattutto di qualità, fatto dal Consorzio : “Il nuovo primato ottenuto dalla mozzarella di bufala campana, risultata la più amata dagli influencer negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, dice il presidente del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop, Domenico Raimondo, è un riconoscimento non solo all’unicità del nostro prodotto, ma anche alle straordinarie potenzialità del Sud Italia e conferma che stiamo lavorando nella direzione giusta, quella di promuovere congiuntamente la nostra eccellenza e il suo territorio, in chiave turistica e culturale”.

È entusiasta Raimondo dei risultati dell’indagine sulle tendenze di consumo del Made in Italy agroalimentare, condotta da Assocamere Estero (l’Associazione che raggruppa le 78 Camere di Commercio Italiane all’Estero e Unioncamere), che ha coinvolto 550 influencer del food & wine in Usa, Canada e Messico nel progetto “True Italian Taste”.

La mozzarella di bufala campana Dop si aggiudica il primo posto nella classifica delle preferenze di chi fa tendenza e orienta i consumi in Nord America. Quasi uno su due ha scelto la bufala, per l’esattezza il 47,5% del campione totale: è il prodotto più apprezzato dai canadesi (57,3%) e dai messicani (48,4%), piazzandosi al secondo posto negli Stati Uniti (42,5%).

“Abbiamo accolto nella nostra sede un gruppo di questi influencer che hanno potuto conoscere da vicino la nostra realtà produttiva, per questo siamo ancora più orgogliosi del successo ottenuto dalla mozzarella Dop. Chi viene in Italia e assaggia il nostro prodotto, non lo dimentica più. Abbiamo bisogno di un nuovo storytelling dei tesori del nostro Paese, basato sulla conoscenza dell’autentico Made in Italy agroalimentare, la vera strada per raggiungere il consumatore finale”, sottolinea il direttore del Consorzio di Tutela, Pier Maria Saccani.

Secondo il rapporto di Assocamere Estero, le scelte operate dagli influencer sono spesso frutto proprio di una loro conoscenza diretta del nostro Paese: oltre l’87% del campione è stato in Italia almeno una volta e circa il 70% inoltre prepara più di 3 volte a settimana ricette della tradizione italiana.

La mozzarella di bufala campana vince anche la sfida tra i più giovani, conquistando il gusto dei Millennials, compresi tra i 18 e i 34 anni, rivelatisi veri intenditori del food tricolore.

Lo studio è stato realizzato su un campione rappresentativo di 550 influencer del food & wine; il 23,5% degli intervistati appartiene alla fascia di età 18 – 34 anni mentre la maggior parte (62%) ha tra i 35 e 54 anni. Oltre la metà degli influencer, pari al 55%, opera nel settore food & wine, il 27,7% si occupa di blog & journalism, il 13% svolge attività legate alla sfera del food e il restante 4% appartiene al settore travel.

Continua a leggere

In rilievo