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Economia

Verso decreto da 40 miliardi, garanzie a chi investe Italia

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Nel fine settimana il decreto per una garanzia da circa 200 miliardi per le imprese medio grandi. Poi entro Pasqua un nuovo decreto, che potrebbe arrivare anche a 40 miliardi con misure a sostegno di sanita’, aziende, lavoratori, enti locali e famiglie: oltre 60 miliardi in totale se si sommano alle misure del decreto Cura Italia. La nuova “manovra” anti Coronavirus prende forma in un susseguirsi di riunioni di maggioranza e con l’opposizione. Il governo si impegna a prorogare la cassa integrazione, rinviare le tasse, finanziare i primi ristori, aumentare il bonus per gli autonomi e aiutare chi non ha reddito. Le richieste dei partiti sono tantissime e gli spazi di manovra, avverte Gualtieri, “non illimitati”. Si attende di capire in concreto che aiuto arrivera’ dall’Ue, per non caricare tutto il peso sul debito italiano. Ma l’ipotesi, cui ha aperto il premier Giuseppe Conte, che una parte dei contributi arrivi attraverso il Mes torna ad alimentare tensioni con il M5s e con l’opposizione, Lega in testa. Il decreto per garantire liquidita’ alle imprese sarebbe dovuto arrivare in Consiglio dei ministri venerdi’ ma il testo non e’ pronto: il Cdm dovrebbe riunirsi tra sabato e domenica e, a mercati chiusi, potrebbe anche vagliare l’annunciato rafforzamento del golden power in difesa delle aziende italiane. In una riunione con l’opposizione Gualtieri annuncia che il decreto sulla liquidita’ aggiungera’ una garanzia per circa 200 miliardi di credito, fino al 25% del fatturato, per le imprese a partire da quelle medie e grandi: un ombrello che si aggiunge ai 100 miliardi garantiti dal fondo centrale di garanzia, che verra’ ulteriormente rafforzato e semplificato, e ai 290 interessati dalla moratoria. In totale “piu’ della Francia”, afferma: oltre 500 miliardi. Con la novita’ che sara’ messo nero su bianco il divieto di distribuire dividenti e l’obbligo di operazioni legate al territorio italiano. Non basta, secondo Iv: “Vanno considerate anche le partite Iva, commercianti, artigiani, e garantire loro liquidita’ usando come riferimento il fatturato dell’anno precedente”, spiega Ettore Rosato. Raggiungere sulle misure il consenso piu’ ampio possibile e’ l’obiettivo dichiarato dal governo, tanto che una nuova riunione con l’opposizione viene convocata per venerdi’ sera. Anche sul fronte europeo il premier Conte, mentre vede aumentare il consenso europeo, vorrebbe muoversi con la spinta concorde del mondo politico italiano. E concorde e’ il sostegno agli Eurobond, cosi’ si legge tra le righe delle reazioni bipartisan di plauso alla lettera con cui Ursula Von Der Leyen chiede scusa per la mancanza di una reazione europea nelle prime fasi di emergenza. Ma emergono crepe quando si tocca il tema Mes: Conte ha aperto all’utilizzo del fondo senza condizionalita’, ma il M5s ribadisce la sua contrarieta’ col ministro Stefano Patuanelli. “Non si parli piu’ di Mes”, avverte Matteo Salvini. Quanto alla collaborazione sulle misure economiche, il tentativo in atto e’ convincere le opposizioni a ritirare gli emendamenti al decreto Cura Italia, recependo invece alcune proposte nel decreto di aprile. Subito in Senato potrebbero arrivare rimborsi per le rette degli asili nido, cosi’ come uno ‘scudo’ per i medici e infermieri dai rischi di cause per il lavoro svolto nell’emergenza. Nel nuovo decreto sono attese misure per la casa, reddito di emergenza e aumento dell’indennita’ per gli autonomi, insieme a un nuovo pacchetto per gli enti locali, per l’agricoltura e il turismo. Arrivano intanto dal Mit 46 milioni che le Regioni potranno distribuire ai Comuni per quegli inquilini che hanno subito sfratti per morosita’ incolpevole (anche gli sfratti sono sospesi al momento). Mentre l’Arera, dopo la proroga delle misure restrittive per contenere l’epidemia al 13 aprile, sposta a quella data il blocco gia’ attuato in queste settimane del distacco di luce, acqua o gas per morosita’. Sul fronte degli affitti stavolta di bar, ristoranti e negozi, l’esecutivo sta anche pensando al “modello Francia”, come ha spiegato il viceministro Laura Castelli, cioe’ a incentivi ai proprietari di immobili che abbasseranno gli affitti, per dare ossigeno a chi e’ costretto a tenere chiuse le saracinesche.

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Vertenza Jabil, domani i sindacati tornano al tavolo con i ministeri. Tensione fra i lavoratori

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Si ritorna al tavolo anche se solo con i rappresentanti sindacali: i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico hanno infatti convocato per domani i  rappresentanti dei lavoratori di Jabil Marcianise in videoconferenza per una riunione. Probabilmente verranno resi noti i particolari della trattativa fra i due ministeri e i vertici dell’azienda negli Usa. Non ci sono indiscrezioni ma i 190 lavoratori licenziati in un comunicato con cui denunciano- scrivono- “brogli evidenti che non tengono conto dei criteri stabiliti dalla legge oltre a spostamenti di alcuni su attività strategiche, all’ultimo minuto, trasgredendo quanto stabilito dalla procedura, ovvero la cristallizzazione dei reparti all’atto dell’apertura della procedura”.

La lista dei criteri utilizzati dalla Jabil per stabilire l’elenco dei licenziati avrebbe dovuto rimanere segreta invece così non è stato provocando tensioni fra gli stessi lavoratori.

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Fase 2, i tributaristi: troppi adempimenti, rifare calendario del fisco

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I tributaristi chiedono un aggiornamento totale del calendario fiscale, che tenga conto della situazione conseguente al lockdown. Giugno si presenta particolarmente complesso per i consulenti tributari, sia per le scadenze che caratterizzano questo periodo e sia per gli adempimenti rinviati per l’emergenza coronavirus. “E’ nostra intenzione evidenziare che, in un quadro estremamente complesso caratterizzato da una mole considerevole di scadenze – avverte il presidente dell’Ancot. Associazione nazionale Consulenti tributari, Celestino Bottoni – gli studi dei consulenti tributari sono impegnati ormai da diversi giorni, dopo la riapertura di tutte le aziende, a gestire una serie di attivita’ straordinarie che permettono alle famiglie, alle imprese e ai professionisti di avere la documentazione necessaria per ottenere il sostegno al reddito e la liquidita’ prevista dai decreti Cura Italia, Liquidita’ e Rilancio predisposti in questi mesi dal Governo. A completare il quadro c’e’ poi la situazione legata alla sempre piu’ limitata liquidita’ da parte delle aziende e dei professionisti”.

Fisco rapace. Le file umilianti sin dalle prime luci dell’alba per la rottamazione di debiti spesso già prescritti

Il 30 giugno e’ prevista la prima scadenza per il pagamento di imposte derivanti dal modello redditi 2020, il versamento del diritto annuale della camera di commercio. Lo stesso giorno scadono anche i termini precedenti, soggetti alla proroga decisa per il coronavirus e quindi: l’invio della dichiarazione Iva 2020, l’invio della Lipe relativa al primo trimestre 2020, i modelli Intrastat in scadenza a marzo aprile e maggio 2020, l’esterometro e i modelli Eas. Oltre alla scadenza dell’Imu prevista per il 16 giugno, la predisposizione dei bilanci a seguito della proroga, le ritenute alla fonte, i modelli per il pagamento dei contributi, il modello Intrastat. Se le entrate tributarie e contributive, secondo le rilevazioni del Mef, nei primi tre mesi del 2020 mostrano nel complesso una crescita di 5,668 miliardi di euro, pari al +3,6 per cento – ragiona l’associazione – le conseguenze del lockdown hanno aperto scenari molto diversi. Basti pensare che tra le imposte indirette, nel documento del ministero delle Finanze si evince che il gettito registra una flessione, a seguito dell’impatto sulle entrate tributarie delle misure adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria e le entrate Iva ammontano a 24,573 miliardi pari a -1,146 miliardi in valori assoluti e pari a -4,5%”. L’Ancot “richiede pertanto una razionalizzazione dell’agenda fiscale con una proroga delle dichiarazioni dei redditi e dei relativi versamenti, in modo da non avere un collo di bottiglia che creerebbe solo dei problemi anche dal punto di vista finanziario, per le tante imprese che stanno tentando di ripartire dopo il lockdown. Allo stesso tempo, chi non ha avuto cali di fatturato, reddito, e’ giusto che rispetti le scadenze gia’ in essere”.

Queste richieste dell’Associazione nazionale Consulenti Tributari sono dettate da due importanti fattori: da una parte garantire carichi di lavoro adeguati per gli studi professionali che devono far fronte alle vari incombenze e nel contempo tener conto delle esigenze dei contribuenti. “Nello scenario attuale caratterizzato dall’emergenza Covid-19 – ha detto Celestino Bottoni – e’ fondamentale avviare un confronto costruttivo con l’amministrazione finanziaria per individuare i possibili slittamenti dei termini degli adempimenti. Ad esempio, nel documento predisposto con la Confederazione Aepi relativo alle Osservazioni in merito al contenuto del disegno di Legge AG2500, con l’emendamento numero 13 abbiamo chiesto lo spostamento a novembre delle scadenze fiscali, che permette ai contribuenti di avere piu’ tempo a disposizione per l’adempimento ai versamenti delle imposte dopo un lungo periodo di chiusura. Ovviamente questo provvedimento non deve prevedere maggiori oneri di natura economico finanziaria”. Va anche aggiunto, conclude il presidente Bottoni, che “i tributaristi, come gli altri professionisti del settore, saranno parte attiva nell’elaborazione e presentazione telematica dei modelli necessari al perfezionamento delle domande di erogazione dei contributi a fondo perduto previsti dal D.L. Rilancio, un ulteriore adempimento che pero’ va a ad inserirsi in un calendario di scadenze complicato sotto tutti i punti di vista, quasi insostenibile. Per le aziende, il cash flow generato dalle previste entrate dei contributi a fondo perduto, di per se’ esiguo nella sostanza, non puo’ essere richiesto a soddisfacimento delle pretese tributarie stante le imminenti scadenze”.

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Whirlpool: un anno da vertenza, continua lotta operai

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“Whirlpool Napoli non molla” e’ il coro che continua a risuonare nelle manifestazioni, assemblee, incontri degli operai della fabbrica di Napoli est. E’ lo slogan di un anno di lotta, iniziato quando, in un incontro a Roma, i vertici della multinazionale americana comunicarono alle Rsu l’intenzione di chiudere la fabbrica di Napoli. E’ in quel momento che si apri’ un baratro per oltre 400 operai. Ad oggi, l’unica certezza e’ la data del 31 ottobre, fissata dagli americani come ultimo giorno prima della dismissione. L’accordo sottoscritto nel 2018 tra azienda e Mise, che prevedeva investimenti per 17milioni, e’ diventato carta straccia. E mentre in Italia andavano avanti le trattative tra Whirlpool e Governo, in America, veniva comunicata anche all’Autorita’ di Borsa la volonta’ della chiusura del sito. Oggi, in occasione del primo compleanno di una strana ricorrenza, gli operai hanno organizzato una manifestazione a meta’ tra la fabbrica e i social dal titolo “Un anno di lotta, un anno di speranza”. Riprendere al piu’ presto le trattative tra azienda, Governo e sindacati, e’ la posizione unitaria espressa da Fiom, Uilm e Fim. A un anno dall’inizio della lotta degli operai di Napoli est, i leader nazionali, rispettivamente, Francesca Re David, Rocco Palombella e Marco Bentivogli, chiedono una posizione ‘forte’ del Governo per evitare che inizi la dismissione del sito e che si arrivi in autunno senza una soluzione. Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, ha ricordato che, nonostante la proposta di un accordo quadro e un investimento di 20milioni, dalla multinazionale “non e’ arrivata alcuna risposta”. Contro la possibilita’ di prendere fondi pubblici e poi lasciare il territorio, il senatore Sandro Ruotolo ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge, scritto con lavoratori e sindacati. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha fatto sapere che “negli incontri con il Governo stiamo sottolineando le sofferenze”, ma “finora dall’altra parte ho trovato una inadeguatezza ad affrontare questo momento storico”. “Tocca a noi – ha affermato – essere non solo pungolo, ma protagonisti”. Per Roberto Saviano, “serve un lavoro di tutte le parti, con la consapevolezza che chiudere la Whirlpool di Napoli avra’ effetti devastanti su un territorio che merita investimenti”. Sostegno anche da parte del cardinale Crescenzio Sepe che si e’ detto pronto “a fare la propria parte, senza ingerenze”.

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