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Spettacoli

Usa: Kevin Spacey dovrà pagare 31 milioni ad “House of Cards”

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  L’attore Kevin Spacey dovra’ pagare circa 31 milioni di dollari alla societa’ di produzione della serie “House of Cards” come risarcimento per le perdite subite a seguito del danno creatole con le molestie sessuali nei confronti di alcuni membri dello staff. In seguito alla vicenda Spacey era gia’ stato licenziato. La decisione e’ stata presa con un arbitrato del tribunale di Los Angeles, secondo il quale la condotta dell’attore ha provocato la rottura con colpa del contratto cui era legato, con cosenguente danno materiale e di immagine.

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Spettacoli

Rust, accordo tra Baldwin e la famiglia della vittima

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A circa un anno dalla tragedia sul set del film ‘Rust’ e’ stato raggiunto un accordo tra la famiglia di Halyna Hutchins, la direttrice della fotografia uccisa durante le riprese e Alec Baldwin. Lo rivela un legale dell’attore. Si va quindi verso la fine dell’azione legale per omicidio colposo contro Baldwin e la produzione del film. La notizia dell’accordo arriva a pochi giorni dal rischio di incriminazione nei confronti di Baldwin. Mary Carmack-Altwies, procuratore della Contea di Santa Fe, aveva fatto richiesta di ulteriori finanziamenti in caso la procura avesse deciso di andare a quello che sarebbe stato un processo di alto profilo mediatico. I termini dell’accordo non sono stati resi noti tuttavia le riprese del film riprenderanno il prossimo gennaio con il cast originale e Matthew Hutchins, marito della defunta cineasta, diventera’ produttore esecutivo e ricevera’ parte dei profitti. “Abbiamo raggiunto un accordo soggetto ad approvazione del tribunale per il caso di omicidio colposo contro i produttori di Rust, tra cui Alec Baldwin e Rust Movie Productions, LLC”, ha detto Hutchins in una dichiarazione. “Le riprese di Rust, di cui ora saro’ produttore esecutivo – continua – riprenderanno con il cast originale nel gennaio del 2023. Non ho alcun interesse in ritorsioni o attribuzioni di colpa (verso i produttori e il signor Baldwin). Tutti noi siamo convinti che la morte di Halyna sia stato un terribile incidente”. La Hutchins fu colpita e uccisa da una pistola maneggiata dall’attore e produttore del film Alec Baldwin al Bonanza Creek Ranch vicino a Santa Fe, dove si stava girando. Nell’incidente rimase ferito anche il regista Joel Souza. La famiglia della cineasta aveva fatto causa per omicidio colposo lo scorso febbraio. Baldwin ha scelto Instagram per annunciare la notizia dell’accordo. “Siamo felici di annunciare oggi l’accordo per la causa civile da parte della famiglia della direttrice della fotografia Halyna Hutchins. Nel corso di questo difficile processo, tutti hanno mantenuto il desiderio di fare cio’ che e’ il meglio per il figlio di Halyna. Siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito alla risoluzione di questa tragica e penosa situazione”. L’attore ha sempre sostenuto di non aver mai avuto l’intenzione di premere il grilletto e che gli era stato detto che la pistola di scena non era stata caricata con munizioni in grado di esplodere.

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Spettacoli

I Maneskin spoilerano sui social nuovo singolo The loneliest

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 A pochi giorni dall’uscita del nuovo singolo, “The loneliest” in arrivo il 7 ottobre, i Maneskin hanno spoilerato sui loro social una clip di 35 secondi con un estratto del brano. Le immagini scelte per accompagnare la clip rispecchiano l’atmosfera dark-gothic della canzone. “The loneliest” arriva a cinque mesi di distanza dall’ultimo singolo, “Supermodel”, seguito dalla cover di “If I can dream” di Elvis contenuta nella colonna sonora del biopic di Baz Luhrmann dedicato al Re del Rock.

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Spettacoli

Donne Isis oltre gli stereotipi, un docu sulla reclutatrice

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 Piu’ di 100mila persone da tutto il mondo hanno lasciato il loro Paese per unirsi all’Isis in Siria e in Iraq. Tra loro anche migliaia di donne sono uscite dall’Europa per vivere sotto la Sharia, la legge islamica e molte di loro hanno avuto un ruolo attivo, schiavizzate ma anche combattenti, i bambini al loro fianco e un fucile Ak-47 in mano.

THE MATCHMAKER, il documentario di Benedetta Argentieri prodotto da Fandango, passato Fuori Concorso a Venezia 79 e ora in sala, racconta una di loro: Tooba Gondal. Da studentessa modello a reclutatrice jihadista, Argentieri l’ha trovata in un campo di prigionia nella Siria del Nord Est, quando ormai l’Isis aveva perso la guerra contro l’esercito di liberazione curdo, realizzando un’intervista in esclusiva. “La sua non e’ una scelta isolata, come lei, migliaia di donne sono partite dall’occidente per abbracciare lo Stato Islamico in Siria. E ora vogliono tornare a casa”, dice. Sono immagini terribili quelle dell’arrivo nel villaggio di Baghouz dove queste persone e i loro figli sono state trovate dai curdi siriani che guidando una coalizione internazionale, sono riusciti a fermare Daesh. Ma ancora oggi ci sono cellule dormienti, irriducibili e ideologia. E proprio sulla ‘cultura jihadista’ arrivano le sorprese di questo film coraggioso e pericoloso. Circa 12mila donne e bambini da ben 48 paesi sono state catturate e mandate sostanzialmente in due campi di detenzione: Al Hol e Ain Issa, perche’ l’Occidente si e’ rifiutato di rimpatriarle, ne’ e’ stato istituito un tribunale internazionale nella Siria del Nord. “Nessuno sa cosa farne, sono in un limbo, sperando di scappare”, dice Argentieri che e’ riuscita ad ottenere il permesso per girare in uno di questi campi, con una troupe leggerissima e grandi rischi. “Ne ho conosciute tante, ma Tooba Gondal mi ha colpito per il ruolo predominante nel reclutamento, una persona complessa, che ha fatto scelte estreme”, prosegue la regista che ha tentato di contattare a Londra la sua famiglia che invece non vuole saperne dei media. “Ho provato passione e rabbia, sentimenti contrastanti, mi sono sentita anche usata perche’ le stavo dando la ribalta e magari la possibilita’ di rientrare perche’ lei da quella situazione del campo di detenzione voleva scappare. E poi c’erano le sue risposte alle mie domande – prosegue l’autrice – ad esempio sulla condizione femminile nell’Isis, ma se una donna ogni tre giorni viene uccisa mi diceva lei come possiamo considerarci salve in Europa?”. Resta la molla di indagare non superficialmente: “oltre gli stereotipi che le vogliono o vittime, possibilmente di un uomo, oppure fanatiche che inneggiano. Queste donne hanno fatto una scelta profonda che dice molto della nostra societa’. Raccontare Tooba e’ stato il tentativo di descrivere il ruolo delle donne nello Stato Islamico madri, mogli, reclutatrici, combattenti. E soprattutto capire che nessuno di noie’ solo male o solo bene, la sfida e’ stata raccontare le sfumature”.

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