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Rientrano in cella 50 boss scarcerati dalla gestione Basentini, ma Zagaria è ancora a casa sua: anzi è in ospedale

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Sono 53 i boss che sono tornati o in carcere o nei centri clinici penitenziari. Questo accade grazie al decreto “anti scarcerazioni” voluto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che provò a mettere una toppa al disastro carceri delle scellerata gestione di Francesco Basentini. Che, per inciso, è il collaboratore numero 1 di Bonafede. Anzi, il ministro a capo del Dal preferì lui al pm Nino Di Matteo. Giovedì scorso Vincenzino Iannazzo, boss al 41-bis è tornato in cella. L’ha deciso la Corte d’ Appello di Catanzaro alla luce del decreto che ha chiesto ai giudici competenti di riesaminare le scarcerazioni. Iannazzo, capo cosca di ‘ndrangheta di Lamezia Terme deve scontare una pena in appello a 14 anni e mezzo di carcere. Ora è nell’ospedale Belcolle di Viterbo, centro clinico penitenziario.

Carceri aperte. L’ex capo del Dap Basentini (nella foto col ministro) costretto alla dimissione dopo le scarcerazioni

La revisione della decisione è stata chiesta dal vice capo del Dap, Roberto Tartaglia, che ha la delega ai detenuti 41-bis e alta sicurezza. Proprio il decreto del 9 maggio ha attribuito al Dap il potere di indicare ai giudici competenti soluzioni sanitarie adeguate, alternative ai domiciliari, che concilino il diritto alla salute dei detenuti con il dritto alla sicurezza dei cittadini. E all’occorrenza andranno bene reparti di medicina protetta dell’ospedale di Viterbo o il Pertini di Roma o i nuovi padiglioni di Parma, Trani, Lecce.
Iannazzo era ai primi posti dell’elenco di 40 detenuti compilato da Tartaglia subito dopo il decreto. Si tratta di una lista “prioritaria” in base alla pericolosità sociale dei 396 detenuti finiti ai domiciliari. E si vedono già dei risultati. Prima che a Iannazzo sono stati revocati i domiciliari ad altri boss. Come Francesco Bonura, al 41-bis, legato a Bernardo Provenzano, Cataldo Franco, all’ergastolo per concorso nel rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, Antonio Sacco, boss di Brancaccio, a Palermo; Pietro Pollichino, boss corleonese; Antonino Sudato, altro boss siciliano; Carmine Alvaro, capo della omonima ‘ndrina di Sinopoli; Antonio Mandaglio, “capo società” di ‘ndrangheta nel Lecchese; Vincenzo Lucio, camorrista del clan Birra di Ercolano; Vincenzo Guida, accusato a Milano di aver creato una sorta di “banca della camorra”; Francesco Barivelo, del clan Perelli di Taranto, condannato all’ ergastolo per l’ omicidio, nel 1994, dell’agente della polizia penitenziaria Carmelo Magli.

Roberto Tartaglia. È il nuovo vice capo del Dap che ha già riportato in cella 53 boss che erano tornati a casa

Dei tre detenuti al 41-bis scarcerati tra marzo e aprile, resta ancora ai domiciliari soltanto Pasquale Zagaria, il boss del clan dei Casalesi oggi a casa della moglie, a Pontevico, nel Bresciano, in piena zona rossa Covid, su decisione del Tribunale di Sorveglianza di Sassari.

Pasquale Zagaria. Detenuto al 41 bis scarcerato

Sulla revoca o meno dei domiciliari non c’ è ancora una decisione del Tribunale di Sorveglianza perché ha prima dovuto rinviare di una settimana l’udienza, per un difetto di notifica alla difesa e poi, giovedì si è riservato sia sulla revoca o meno del provvedimento sia sulla richiesta degli avvocati di rivolgersi alla Corte costituzionale, come ha fatto il Tribunale di Spoleto, perché il decreto Bonafede violerebbe il diritto di difesa. Nel frattempo, Zagaria è in un ospedale lombardo per le complicazioni di un esame.

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Anziano ucciso a gennaio nel Materano, arrestato un parente

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Lo scorso 8 gennaio Carlo Alberto Lopatriello, di 91 anni, fu ucciso con diverse coltellate nella sua abitazione a Marconia di Pisticci (Matera): stamani la Polizia ha arrestato il presunto responsabile dell’omicidio. Secondo quanto si e’ appreso, si tratta di un parente dell’anziano, che era vedovo e viveva da solo. L’uomo era stato ritrovato nella sua abitazione riverso in una pozza di sangue con numerose coltellate sul corpo. La scoperta del cadavere di Lopatriello, che era vedovo e viveva da solo, avvenne dopo che una parente dell’uomo telefonò alla Polizia preoccupata perché non aveva sue notizie.

 

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Lite in strada, interviene un carabiniere: aggredito, subisce una frattura

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Un carabiniere è rimasto ferito ed è stato portato in ospedale dopo essere intervenuto con un collega per sedare una lite tra due persone a San Giorgio a Cremano, alle porte di Napoli. I due stavano litigando per strada quando sono intervenuti i militari; uno dei due carabinieri è stato aggredito e, secondo le prime notizie, ha riportato una frattura. E’ stato portato nell’Ospedale del Mare a Napoli. L’aggressore e’ stato arrestato per resistenza.

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Bimbo di 4 anni annega in piscina, inutili i soccorsi e i tentativi di rianimazione

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Un bambino di quattro anni e’ morto annegato nel pomeriggio nella piscina di un agriturismo a Bosco Mesola, in provincia di Ferrara. Si trovava nella struttura insieme alla madre, quando e’ finito in acqua e le cause di quanto successo sono ancora in corso di accertamento da parte dei carabinieri. E’ intervenuto il 118 con l’elisoccorso e gli operatori hanno tentato di rianimarlo, senza riuscirci.

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