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Moda: Etro, sara’ un inverno colorato e iconoclasta

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“Quando potremo uscire saremo pronti a esprimere la nostra personalita’, a far vivere noi stessi oltre i confini, in modo iconoclasta”: ne e’ convinto Kean Etro, che per l’inverno che verra’ immagina “un desiderio di cambiamento, di uscire vestiti e non travestiti”. Questo perche’ “questo periodo di confinamento ci ha fatto bene, ci ha resi tangenti alla realta’, ognuno di noi ha messo in ordine i suoi armadi, mescolando il giorno e la sera, il dentro e il fuori, trovando una sua identita’ vestimentaria”.

Ecco quindi che ogni look della collezione – in passerella oggi a Milano in versione digitale – diventa uno “statement personale”: il bermuda di cashmere e la giacca camicia con il pull a trecce, il gilet fluo genderless da acquistare subito dopo lo show e il pantalone da lavoro stampato, la camicia di raso ricavata dalle fodere di un abito da sera con il cappotto-vestaglia stampato, il pantalone sciolto di lana e il cappotto classico ma “bislacco”, il maglione finissimo stile tatoo e la felpa tecnica. Tutto immaginando il momento in cui “si potra’ tornare a comprare in un luogo fisico: non restera’ – e’ la previsione di Kean Etro – tutto digitale perche’ l’essere umano ha bisogno di calore fisico”. In fondo – si domanda il creativo parafrasando Einstein – “e’ meglio essere ottimisti ed avere torto o pessimisti e avere ragione?”

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La protezione dell’eccellenza agroalimentare ed enogastronomica italiana. Insetti? No grazie!

Giovanni Mastroianni

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La varietà e qualità dell’enogastronomia italiana rappresenta tra le più importanti risorse del nostro Paese, e tanto ciò sia per l’indotto economico che è in grado di trainare in ogni  tempo, sia per la sostenibilità ambientale e sociale in cui letteralmente matura da millenni.

La nostra Penisola è un vero paradiso terreste e da questa Terra abbiamo avuto non solo la fortuna, ma anche la straordinaria capacità di far nascere la cultura del “buono, pulito e giusto” (motto Slow Food)  che è un nostro vanto nel mondo intero.

In questa gallery fotografica di Mario Laporta i momenti salienti di Ischia Safari 2019

L’agroalimentare prima e la trasformazione poi, coniugano dunque le fortunate e variegate caratteristiche dei nostri territori con l’arte di esaltarne ogni caratteristica. Forse istintivamente prima e consapevolmente poi, da oltre duemila anni produciamo con maestria senza pari agrumi, vegetali, uve ed olive nei territori più miti, e non di meno alleviamo  bestiame ad ogni quota e dal loro latte ne ricaviamo anche prodotti caseari unici, sempre alla ricerca della massima qualità. Del resto dai porti romani di Baia e Pozzuoli, come quelli di Ostia e Civitavecchia, già partivano vini pregiati come il celebre “Falerno”, prodotto nella Campania Felix, alla conquista di ogni angolo di mondo conosciuto all’epoca dell’impero, oppure diretti ad allietare i giorni e le notti delle ville patrizie o gli avventori dei ristori sparsi in ogni cittadina. 

Tuttavia, questo immane patrimonio economico e culturale, da qualche decennio viene costantemente minacciato da alcune scelte europee, fortunatamente mai tutte concretizzatesi, che mal si coniugano non solo con i nostri interessi nazionali, bensì con un sistema di produzione eco sostenibile e capace di esaltare il meglio di ogni nazione dell’intera Comunità. L’apertura troppo spinta verso culture e colture tanto lontane da noi, per possibilità di produzione, diversificazione e diffusione su larga scala, mettono in pericolo il delicato equilibrio che abbiamo creato durante tutto l’arco della nostra storia. 

Il riferimento più eclatante, che già si presta a diventare tabù nel nome di un politically correct, però sempre più avvelenato da ipocrisia ed interessi personali, è quello della possibilità di introdurre nella nostra dieta alimenti come l’insetto, di cui francamente ne contestiamo l’indicazione non solo per mera posizione ideologica o patriottica (che eppur non sarebbe da scartare), bensì per una scelta produttiva che non vogliamo diventi poi necessità economica,  nel nome della quale si sono sempre attuate le peggiori politiche, che hanno in larga parte devastato le nostre tradizioni e quindi ipotecato buona parte del futuro dei nostri figli.

Tutelare la ricchezza della nostra varietà alimentare significa tutelare l’identità italiana ed europea, così come per altro anche in linea con l’istituzione nel 2002 dell’’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare o anche E.F.S.A. (European Food Safety Authority), la cui sede fu finalmente decisa, dopo un lungo braccio di ferro con altri contendenti, proprio nella nostra Parma, città di eccellenza e di eccellenze anche in tal settore.

Ciò che spaventa sono le ormai solite finte suggestioni di chi ostenta un’apertura al nuovo, mal celando invece una sudditanza prona al diktat di colossi internazionali solo per poter raccattare più danaro possibile. Grazie a queste dinamiche abbiamo già subito veri e propri saccheggi nel nostro suolo nazionale, come quello del comparto economico tessile Toscano, stritolato da oltre un trentennio da una colonizzazione vandalica di imprese cinesi, quasi sempre operanti contro ogni minimo criterio in merito alla sicurezza e sfruttamento del lavoro, per non parlare dell’evasione fiscale. Una vera e propria piaga delle cavallette che si è abbattuta su imprese cardine del “Made in Italy”, a fronte di un silenzio vile e traditore di una classe politica che non ha osato muovere un dito a tutela del nostro futuro. E gli squallidi motivi non bisogna neanche elencarli.

Per non parlare del clamore che riesce a suscitare una trasmissione RAI come “Anni 20” se manda in onda un (garbato) servizio sulla futuribile possibilità di nutrirci anche di “insetti”, per scelte europee che mai giustamente condivideremo, e così solleva una isterica tensione di alcuni politici ed esponenti aziendali che sono giunti finanche a chiedere o minacciare la chiusura del programma. Tutto questo per aver ribadito una cosa già nota e fortemente sentita dalla stragrande maggioranza degli italiani. Evidentemente qualcuno già sognava di poter mettere tutto in sordina. 

Per questo, tenere alta sempre l’attenzione su ogni possibilità di svendita dei nostri gioielli culturali ed economici, significa prevenire la loro distruzione, magari auspicata da qualche burocrate europeo che non comprende, oppure addirittura odia e nulla vuole sapere, di quanta straordinaria bellezza, intensità e gusto siamo capaci. Ma di questa grande fortuna ne siamo ormai assolutamente consapevoli e nessuno potrà davvero illuderci con improbabili ragionamenti, infondati e pretestuosi, magari architettati per arricchire qualche gruppo societario che domani stabilirà la sede in qualche paradiso fiscale lontano dalla nostra Italia. Quindi non ci cascheremo ancora, perché siamo ormai consci di quanto abbiamo da perdere, e non a caso il recente comunicato di Coldiretti del 18/05/2021, rappresenta al meglio questo forte sentimento di appartenenza che si rinsalda in tempo di Coronavirus : “più di un italiano su due (54%) vorrebbe lasciare la città per andare a vivere in campagna, spinto dalla ricerca di una migliore qualità della vita ma anche dalla paura della pandemia e dalla voglia di riscoprire il senso di comunità allentato dall’emergenza sanitaria”. 

Gli insetti quindi li mangiassero loro, i soliti benpensanti ed eroi del nulla, magari fatti all’insalata o stufati con sale ed aceto per esaltarne le caratteristiche organolettiche, perché noi preferiamo uno spaghetto prodotto con grano italiano maturato al sole, condito con  succo di pomodori a chilometro zero, olio e basilico del territorio. Tutto italiano, sempre apprezzato in tutto il mondo, che di più non si può e non volgiamo.

 

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RestiAMO al SUD fa tappa a Palinuro, la perla del Cilento

Giovanni Mastroianni

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Come non poter desiderare ancora il Cilento Blu, ed ancora Palinuro, con le sue meravigliose spiagge ed il mare sempre cristallino, che brilla al sole e bagna una terra benedetta.

Virgilio, gigante tra i giganti della narrazione di ogni epoca, ne parla nel capolavoro dell’Eneide, perché il fascino senza tempo di questo luogo magico ha sempre travolto tutti. Non a caso, ancora dopo millenni, in tantissimi conoscono il mito del naufragio e della morte di Palinuro, nocchiero di Enea, il cui nome si è così fuso per sempre con il promontorio che si tuffa nel mare, dopo essersi aperto come una zampata che tenta di fendere in eterno questo splendido tratto di Tirreno. Secondo il mito romano, grazie al sacrificio di questa vita, così come preteso dal dio Nettuno, l’eroe troiano poté proseguire il suo viaggio fino ai lidi laziali, dove poi sposerà Lavinia, figlia del re Latino e così contribuire alla nascita dell’Impero.

Invero, tutto il panorama circostante sembra essere stato concepito per far da sfondo ad ambientazione di poemi, canti e poesie. Del resto siamo in Cilento, e la bellezza qui regna sovrana in ogni dove da sempre. Dalla Macchia mediterranea, la costa calcarea lasica o cesellata dal vento, si getta a strapiombo o degrada dolcemente nel mare limpidissimo, creando una festa di colori che culminano nel turchese acceso.

Scegliere dove sostare per brevi o le lunghe giornate di mare è davvero un dilemma, poiché ogni metro di questo luogo merita di essere vissuto fino in fondo. Incantano e rapiscono i sensi le celebri spiagge come l’Arco Naturale, la Marinella e Le Saline. La Baia del Buon Dormire è un vero tesoro naturale, nascosta in uno spaccato di promontorio che la protegge come in un eterno abbraccio. 

Grazie alle varie offerte di tour in barca, è possibile partire dal porticciolo cittadino e raggiungere altre meraviglie come la Grotta delle Ossa, la Grotta del Sangue, la Grotta d’Argento e non da ultimo la locale Grotta Azzurra. Esperienze uniche, ossigeno per l’anima.

Di sera il centro storico offre locali per tutti i gusti ed uno shopping vario, alla mano o ricercato, dove non mancano anche presenze di antiquari importanti. Dai tanti ristoranti si propagano gli odori della dieta mediterranea, declinata nella celebre tradizione culinaria locale, ricca di tanti prodotti tipici a chilometro zero. Piatti che esaltano i sapori del territorio, un autentico viaggio del gusto tra la generosità del mare e della terra di questo angolo di paradiso. 

Per chi non vuole andare a letto presto e vivere la notte in mondo intenso, può raggiungere tante oasi di divertimento come “Le Dune Beach Club” o “La Suerte”, il caratteristico locale sviluppato attorno ad un castello dalle linee medioevali, che si perdono in un giardino esotico su cui si riflettono i colori sgargianti dell’illuminazione della discoteca.

Cosa volere di più. Palinuro è un’altra tappa irrinunciabile del nostro meraviglioso Sud.

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Moda: l’estate post Covid vuole un cappello d’autore

Valeria Grasso

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Arriva l’estate e con il caldo anche le nuove le tendenze della moda. Così registriamo anche i primi eventi.  Voglia di leggerezza e convivialità: e anche una ‘bakery cafe’ può essere uno showroom raffinato per un accessorio glamour come il cappello firmato ‘Hat Couture’.

Uno dei primi eventi post restrizioni dettate dal Covid all’insegna della moda – estate 2021.

“16 Libbre” in zona Chiaia è la location ideale scelta per ospitare per due giorni (20 e 21 maggio) e per la prima volta a Napoli la linea di cappelli realizzata da Roberta de Paola, napoletana, già imprenditrice del brand Jewel Candles.

Due mondi solo in apparenza lontani, uniti dal colore intenso e dalla produzione handmade: si parla del pane e della paglia che con Hat Couture diventa un prodotto esclusivo. Grazie ad una lavorazione artigianale il cappello viene impreziosito da pietre dure, diademi, veri e propri gioielli cuciti a mano nei minimi dettagli.

 

Dalle boutique – hotel di Montecarlo, Saint-Tropez, Forte dei Marmi, Capri e dopo il primo evento a Roma i cappelli in paglia gioiello approdano al centro di Napoli, oggetto del desiderio per ogni lady che al mare desidera anche essere originale.

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