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La lattuga selvatica nella terapia contro il glioblastoma: la ricerca di Neuromed

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Una molecola estratta da una pianta molto comune potrebbe potenziare le terapie antitumorali contro il glioblastoma. La lactupicrina, contenuta nella pianta Lactuca virosa, agisce sulle cellule tumorali in vitro.

Sono i risultati di una ricerca diretta dalla dottoressa Antonella Arcella, Laboratorio di Neuropatologia Molecolare dell’Unità di Neuropatologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, e pubblicata sulla rivista scientifica Molecules. Nel corso dell’esperimento, i ricercatori hanno sottoposto a un trattamento con lactucopicrina uno specifico tipo di cellule del glioblastoma, un tipo di tumore maligno cerebrale particolarmente aggressivo, nonché il più diffuso.

È nota come lattuga selvatica, e non è adatta al consumo alimentare in quanto tossica. Ma questa pianta (nome scientifico Lactuca virosa, dove “virosa” sta, appunto, per velenosa) contiene una molecola che potrebbe costituire un aiuto supplementare nelle terapie antitumorali contro il glioblastoma.

“Il trattamento –delle cellule di glioblastoma dice Antonella Arcella, coordinatrice del laboratorio – si è dimostrato efficace utilizzando vari meccanismi. La lactucopicrina è infatti capace sia di arrestare il ciclo cellulare che di indurre apoptosi (la morte programmata delle cellule). Inoltre la stessa molecola è capace di aumentare la sensibilità delle cellule tumorali verso la temozolomide, il chemioterapico di prima scelta contro il glioblastoma. Si è manifestata una sinergia tra il composto naturale e il farmaco. Questo ci fa pensare che la lactucopicrina possa entrare a far parte di una terapia multimodale che, combinando gli effetti della chemioterapia e dell’estratto naturale, possa rappresentare una strada terapeutica più efficiente contro questo insidioso tumore cerebrale”.

 

Rotondo, Rossella; Oliva, Maria A.; Staffieri, Sabrina; Castaldo, Salvatore; Giangaspero, Felice; Arcella, Antonietta. 2020. “Implication of Lactucopicrin in Autophagy, Cell Cycle Arrest and Oxidative Stress to Inhibit U87Mg Glioblastoma Cell Growth” Molecules 25, no. 24: 5843.

https://doi.org/10.3390/molecules25245843

L’IRCCS Neuromed
L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Neuromed di Pozzilli (IS) rappresenta un punto di riferimento a livello italiano ed internazionale per la ricerca e la terapia nel campo delle malattie che colpiscono il sistema nervoso. Un centro in cui i medici, i ricercatori, il personale e gli stessi pazienti formano una alleanza rivolta a garantire il miglior livello di assistenza possibile e cure all’avanguardia, guidate dagli sviluppi scientifici più avanzati.

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Esteri

Prof decapitato, la 13enne che l’accusava mentì

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Fu una bugia: la studentessa che accuso’ Samuel Paty di averla fatta uscire dalla classe, in quanto musulmana, prima di mostrare le caricature di Charlie Hebdo, menti’. Disse al padre quella bugia – all’origine della decapitazione dell’insegnante ad opera di un terrorista di origine cecena – perche’ non voleva confessargli che lei in classe non ci aveva neppure messo piede, come molte altre volte. Non voleva deluderlo: soffriva terribilmente la sorella gemella, che a scuola era sempre presente e andava molto meglio di lei. La ragazzina, che ha 13 anni e frequenta la terza media, ha confessato tutto davanti agli inquirenti – riporta Le Parisienne – quando, oltre un mese dopo l’assassinio dell’insegnante, fu fermata per falsa denuncia e lungamente interrogata dal giudice dell’antiterrorismo. A lui confesso’ che in classe non c’era mai andata alla scuola di Conflans-Sainte-Honorine, nella banlieue di Parigi. “Non ero presente il giorno delle caricature” ha ammesso ricordando bene quel 6 ottobre, quando Samuel Paty propose ai suoi allievi la lezione ‘Situazione di dilemma: essere o non essere Charlie’. Dieci giorni dopo, in seguito alle proteste del padre della ragazzina, alle pressioni degli ambienti islamisti, Paty, 47 anni, fu decapitato all’uscita dalla scuola. Nella versione inventata dalla ragazzina, Paty avrebbe chiesto agli studenti di alzare la mano a chi era di confessione musulmana cosi’ da poter mostrare le vignette del profeta Maometto nudo pubblicate da Charlie Hebdo. La studentessa menti’ ai poliziotti subito dopo l’assassinio: “Mi disse che disturbavo in classe e mi di invito’ a uscire”. Una bufera centrata su una montatura di affermazioni false e incentrata sulla presunta islamofobia nella scuola, esplose e dilago’ sui social network ad opera del padre della ragazzina, Brahim Chnina, 48 anni, affiancato e sostenuto dal militante islamista schedato come radicalizzato, Abdelhakim Sefrioui. Dopo pochi giorni, si scateno’ la jihad di Abdoullakh Anzorov, 18 anni, ceceno radicale che abitava nel quartiere e che cercava il pretesto giusto per passare all’azione. Tutto falso: la ragazzina in classe non c’era mai andata, come spesso le era accaduto, e Paty non costrinse nessun suo allievo musulmano ad uscire dalla classe. Propose, al contrario, se qualcuno fosse troppo turbato dalle immagini di chiudere gli occhi. “Ho mentito su una cosa…”, furono queste le prime parole della ragazzina agli inquirenti, che insistevano nel cercare la verita’. E poi: “Se non avessi raccontato quelle cose a mio padre, tutto questo non sarebbe successo”. Il padre – sotto inchiesta per complicita’ in omicidio – si e’ “rammaricato” della piega presa dagli eventi in seguito alla sua campagna sui social, basata su falsita’. L’avvocato della ragazzina rigetta su di lui la colpa per la reazione “spropositata”, rifiutando di lasciare alla minore, che dopo un periodo di lezioni a distanza ora ha cambiato scuola, tutta la responsabilita’ dell’assassinio di Samuel Paty.

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Ghoulam, rottura del crociato: non c’è pace per il terzino del Napoli

Valeria Grasso

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Rottura del legamento crociato anteriore del menisco mediale del ginocchio sinistro per Faouzi Ghoulam. Operazione immediata per l’algerino a Villa Stuart a Roma ad opera del professor Pier Paolo Mariani assistito dal responsabile dello staff medico azzurro, dottor Raffaele Canonico. Ieri al 22’ Faouzi aveva lasciato il campo nel corso di Napoli – Bologna allo stadio Maradona, a seguito di una corsa sulla fascia, nell’intento di recuperare su un avversario rossoblù. Apparentemente un’azione normale per un atleta del suo calibro: il giocatore visibilmente provato si lasciava cadere facendo temere il peggio. Trauma distorsivo il primo responso, poi stamane la diagnosi dopo la risonanza magnetica. Non c’è pace per il terzino sinistro, 30 anni, a Napoli da gennaio 2014, giocatore dalle potenzialità enormi, sia fisiche che tecniche, con una carriera purtroppo funestata da stop per infortunio dal 2017 ad oggi.

Un vero peccato per il ragazzo che sembrava finalmente aver ritrovato se stesso – dopo tanto patire – e anche meritatamente un posto da titolare nella squadra diretta da Rino Gattuso. Nulla da fare, campionato chiuso ieri per lo sfortunato terzino.
Il 1º novembre all’apice della sua condizione, durante l’incontro di Champions League tra Napoli e Manchester City riportò la rottura del legamento crociato del ginocchio destro, e si fermò per 4 mesi. Ma il calciatore non vedeva l’ora di tornare in campo. A febbraio 2018 nel corso di un allenamento, si infortunava di nuovo allo stesso ginocchio già operato subendo stavolta una frattura trasversale della rotula.


Il 2 novembre dello stesso anno, dopo un anno di stop per infortunio, venne convocato per la partita con l’Empoli ma rimase in panchina. Scese poi in campo dopo 400 giorni dall’ultima presenza in azzurro contro il Frosinone vestendo per la prima volta – dopo l’uscita dal campo di Marek Hamsik – la fascia di capitano della squadra azzurra. E ancora: pure la stagione 2019-2020 è stata compromessa da problemi muscolari che l’hanno tenuto lontano dal campo per molti mesi, alla ricerca della migliore condizione. A febbraio scorso a peggiorare la salute del terzino oltre al suo morale è subentrato il contagio da covid-19 da cui è uscito soltanto da qualche settimana fa. Infine con il Bologna la nuova tegola.

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Badante bulgara salva dalle fiamme un’anziana coppia ma muore nell’incendio

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Ha pensato come prima cosa a salvare gli anziani  per cui lavorava come badante dalle fiamme che avevano invaso la loro casa a Battipaglia, poi è rientrata nell’appartamento, forse per prendere qualcosa, ma non ce l’ha fatta: è morta così una donna bulgara di 57 anni. L’incendio è divampato in una casa di via Padova a Battipaglia, Salerno, forse per una scintilla causata da una coperta a contatto con la stufa a gas: le fiamme hanno invaso l’appartamento e lei è riuscita a portar fuori la coppia di anziani coniugi di 88 e 85 anni per i quali lavorava. Ma lei non ce l’ha fatta: inalare il fumo nero causato dall’incendio le è stato fatale, la casa è andata quasi completamente distrutta. I vigili del fuoco l’hanno ritrovata all’interno senza vita.

Gli anziani coniugi sono stati soccorsi e ricoverati in ospedale: le loro condizioni non sembrano destare preoccupazioni.

 

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