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Economia

Calo record morti sul lavoro, ma ora c’è il rischio Covid

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Un calo record per un fenomeno che pero’ non scompare. Le morti sul lavoro accertate nel 2019 sono state 628, in riduzione del 17,2% rispetto all’anno precedente. L’Inail, che monitora gli incidenti, non aveva mai registrato prima d’ora un ribasso cosi’ forte. Ma per il presidente dell’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni, Franco Bettoni, bisogna fare di piu’. “Serve un cambio di passo”, dice presentando a Montecitorio la relazione annuale. Non e’ soddisfatta nemmeno la ministra del lavoro Nunzia Catalfo secondo cui i morti sono sempre troppi e annuncia di aver “riconvocato per lunedi’ prossimo il tavolo per la sicurezza sul lavoro, al quale parteciperanno sindacati e imprese”. Occorre “incentivare le buone prassi aziendali e premiare le societa’ che investono nella sicurezza” aggiunge. L’Inail spinge per allargare a tutti i lavoratori le sue tutele. Oggi ne restano fuori 3,5 milioni. L’emergenza Covid porta la questione “in primo piano”. Quest’anno ancora non ha preso una piega precisa. Il lockdown ha visto scendere le denunce ma era del tutto inevitabile. Bisognera’ cosa accadra’ ai contagi. I rischio arriva da eventuali focolai in fabbriche e uffici. A meta’ giugno l’aggiornamento dell’Inail riportava poco meno di 50 mila denunce di contagio su lavoro, 236 per decessi. I dati complessivi sugli infortuni si fermano invece a maggio, con i primi cinque mesi che mostrano una netta diminuzione (-23%). Guardando pero’ ai decessi allora il segno cambia e diventa un piu’. Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi cinque mesi sono state infatti 432 che, pur nella provvisorieta’ dei dati, mostrano gia’ un aumento di 41 casi (+10,5%). Gli occhi sono puntati ai rientri in servizio e all’autunno. Tornando al 2019, la contrazione risente sicuramente del confronto con il 2018, un anno che aveva visto una recrudescenza delle morti bianche. Il trend che ormai prosegue da tempo indica una progressiva riduzione del fenomeno ma poi ci possono essere eventi disastrosi che fanno impennare la curva. Il crollo del Ponte Morandi due anni fa, l’incidente all’aeroporto di Linate nel 2001. Sta di fatto che da inizio millennio si e’ assistiti a un dimezzamento. Per non parlare di quanto succedeva nel periodo del boom economico. Nel 1963 le denunce per decessi sul lavoro toccarono quota 4.500. Oggi ci fermiamo a 1.156. Ma quanto accaduto decenni fa si ripercuote ancora sulle famiglie italiane. Le malattie professionali, contratte spesso per un’esposizione prolungata a certe sostanze, – l’amianto ne e’ un esempio – hanno causato l’anno corso oltre mille morti. Anche qui rispetto al solo 2018 il ribasso e’ di un quarto quasi. Ma le denunce continuano a salire. Questo anche perche’ sono aumentate le patologie per cui scatta il riconoscimento automatico “dell’origine lavorativa”. Intanto la revisione delle tariffe dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie da’ i suoi benefici alle imprese. Gli interventi normativi hanno portato a una riduzione che si riflette in minori oneri per le aziende. Nel 2019 il risparmio, rispetto al precedente regime tariffario, e’ pari a 1,7 miliardi di euro.

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4 miliardi di euro per ricapitalizzare, il Governo va in aiuto delle Pmi

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Una partenza a rilento, con il mondo delle piccole imprese, dell’artigianato e del commercio piegato dal Covid e il Governo accusato di reagire troppo poco e troppo tardi. Con i decreti attuativi appena firmati, che sbloccano quattro miliardi per sostenere le ricapitalizzazioni delle Pmi e l’incentivo ulteriore sui crediti d’imposta, l’esecutivo punta a riguadagnare il terreno perduto, a fermare l’emorragia che mette a rischio-fallimento un’impresa medio-piccola su tre. Un provvedimento che si somma a quelli per la liquidita’, ai finanziamenti a fondo perduto, ai prestiti in moratoria, ai sostegni per le partite iva, e si affianca all’intervento europeo con la Bei, il Sure e il recovery fund e punta ad essere “un insieme di misure di grande impatto”, come ha spiegato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri”, che “va oltre il semplice sostegno alle imprese colpite dalla crisi ma punta a valorizzare le potenzialita’ di un settore che e’ da sempre la spina dorsale dell’economia italiana”. I decreti attuativi delle norme sugli incentivi patrimoniali per le Piccole e medie imprese firmati oggi, parte del deinterlocuzioni” con la Commissione Ue, per valutare i profili che hanno dovuto attendere una serie di ” aiuto di Stato e gli impatti sul debito che va verso il 160% di Pil. Due i pilastri: uno dicreto rilancio, guarda al capitale di imprese cronicamente sottocapitalizzate e dunque gia’ molto vulnerabili prima della pandemia. Quelle con sede in Italia, ricavi fra 5 e 50 milioni e un calo (su anno) di almeno un terzo dei ricavi fra marzo e aprile vedranno un credito di imposta del 20% della somma investita nel capitale, ed un ulteriore credito pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto, fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale stesso. Viene inoltre istituito il ‘Fondo Patrimonio Pmi’ che, con quattro miliardi di dotazione, potra’ sottoscrivere obbligazioni o titoli di debito di imprese con ricavi superiori a 10 milioni che effettuano un aumento di capitale non inferiore ai 250.000 euro. Il decreto attuativo sul credito d’imposta, invece, prevede la presentazione delle istanze all’Agenzia delle Entrate, secondo termini e modalita’ che saranno definiti con Provvedimento del Direttore della stessa Agenzia, che, verificata la correttezza dei dati, riconosce il credito stesso. L’Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dalla presentazione delle istanze, comunica poi l’esito della richiesta e, in caso di esito positivo, l’importo del credito effettivamente spettante.

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Economia

Al via la vendemmia nell’era della pandemia, l’export arretra del 4%

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Bilancio in rosso per il vino made in Italy con un -4% di export sotto i colpi della pandemia e delle difficolta’ registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza coronavirus dopo il record storico di 6,4 miliardi fatto segnare lo scorso anno dalle esportazioni di vino tricolore. Il giro d’affari negativo delle vendite del vino italiano all’estero, ufficializzato con l’avvio della vendemmia 2020 lungo tutto lo Stivale, e’ considerato dagli operatori un’inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni. L’andamento, rilasciato da Coldiretti in occasione del distacco del primo grappolo di uva in Italia avvenuto in Franciacorta nell’azienda agricola Faccoli a Coccaglio(Brescia), e’ elaborato sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno. L’analisi di mercato, che preannuncia e stima contemporaneamente una vendemmia 2020 vicina ai 45 milioni di ettolitri, con una diminuzione di circa il 5% rispetto allo scorso anno, mette allerta anche su un rischio primato mondiale di settore annunciando un testa a testa per la leadership produttiva con i rivali di sempre del settore, i cugini della Francia, per i quali e’ stimata una produzione fra 44,7 e 45,7 milioni di ettolitri contro i 43 e i 44 milioni di ettolitri stimati per l’altro diretto competitor, la Spagna.

Dati alla mano lo scenario produttivo e di mercato prossimo si presenta con una produzione tricolore che dovrebbe essere destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt e il restante 30% per i vini da tavola e un conto negativo tutto in salita per quanto riguarda le esportazioni. In particolare, a livello mondiale, si registra che “in Cina, dove il virus ha colpito per primo, il consumo di bottiglie tricolori fra gennaio e maggio 2020 e’ crollato in valore del 44%, nel Regno Unito le vendite sono scese di quasi il 12%, anche a causa- viene spiegato- delle incertezze e delle tensioni legate alla Brexit. La Francia ha ceduto il 14% mentre l’export in Germania e Stati Uniti, due dei principali mercati per l’Italia, e’ in leggero calo (- 1%)”.

 

Il problema imminente e’ invece legato a problemi burocratici relativi ai lavoratori stranieri da contrattualizzare per la vendemmia che ha avuto inizio. Secondo la Cia-Agricoltori Italiani, con il fisco 4.0 e lo smart working degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, servono 15 giorni per dotare di codice fiscale i lavoratori stranieri, al contrario degli anni passati quando-, sostiene l’organizzazione agricola- “bastava un’ora per sbrigare la pratica. Cia aggiunge inoltre che “un altro problema per le aziende riguarda l’indicazione degli sportelli digitali di non effettuare richieste di codici fiscali cumulativi”, “ostacoli- commenta l’organizzazione agricola- che si aggiungano alla difficolta’ di reclutamento di manodopera straniera dopo l’esplosione della pandemia”.

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Superbonus, l’Agenzia delle Entrate: ok anche a familiari e conviventi

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Anche i familiari e i conviventi del possessore o detentore dell’immobile che sostengono la spesa per i lavori effettuati sugli immobili a loro disposizione possono accedere al Superbonus per le ristrutturazioni al 110%. Cosi’ come imprenditori e autonomi sulle unita’ immobiliari all’interno di condomini per i lavori sulle parti comuni. Rientrano inoltre nel plafond agevolabile i costi per i materiali, la progettazione e le spese professionali connesse (perizie e sopralluoghi, spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione). Sono solo alcuni dei chiarimenti interpretativi contenuti nella circolare dell’Agenzia delle Entrate sull’incentivo introdotto con il dl Rilancio. Al Superbonus del 110% possono accedere dunque anche i familiari e i conviventi di fatto del possessore o del detentore dell’immobile, sempre che siano loro a sostenere le spese per i lavori. La circolare specifica che tali soggetti possono usufruirne se sono conviventi alla data di inizio dei lavori o, se antecedente, al momento del sostenimento delle spese. L’incentivo vale anche per gli interventi su un immobile diverso da quello destinato ad abitazione principale, nel quale puo’ svolgersi la convivenza, mentre non spetta al familiare su immobili locati o concessi in comodato. Ha diritto alla detrazione, specifica l’Agenzia, anche il promissario acquirente dell’immobile oggetto di intervento immesso nel possesso, a condizione che sia stato stipulato un contratto preliminare di vendita dell’immobile regolarmente registrato. Per quanto riguarda le partite Iva e i condomini, via libera anche per le persone che svolgono attivita’ di impresa o arti e professioni per i lavori sulle parti comuni degli edifici deliberate dalle assemblee condominiali. Se i lavori invece interessano singole unita’ immobiliari, allora il bonus e’ riconosciuto limitatamente agli immobili estranei all’attivita’ esercitata, appartenenti quindi solo alla sfera “privata” della vita dei contribuenti. La detrazione del 110% si allarga fino a comprendere anche alcune spese accessorie agli interventi che beneficiano delSuperbonus, purche’ effettivamente realizzati. Si tratta, ad esempio, dei costi per i materiali, la progettazione e le altre spese professionali connesse (perizie e sopralluoghi, spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione).

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