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Visco: la crescita taglia il debito ma occorre rigore sui conti > JUORNO.it
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Economia

Visco: la crescita taglia il debito ma occorre rigore sui conti

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La ripresa del Pil ha abbattuto il debito/Pil vicino al 150 per cento e in primavera l’economia, che ha rallentato in inverno per la pandemia, “riprendera’ vigore”. Ma non bisogna abbassare la guardia sul riequilibrio e il rigore dei conti pubblici perche’ l’Italia ha 400 miliardi di euro di Bot e Btp da collocare ogni anno e semmai dovra’ aiutare in maniera selettiva quelle aziende o settori in difficolta’. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, dal Forex di Parma, lancia un messaggio di “ottimismo “per un futuro da consolidare” con la partecipazione di tutti. Un discorso di circa 50 minuti, con molte aggiunte ‘a braccio’ rispetto al testo, di fronte a una platea ridotta ma scelta di banchieri e manager del settore finanziario. Visco conferma quanto anticipato dal premier Mario Draghi sul calo del debito con cui aveva di recente parlato e ricorda che si tratta di una stima gia’ emersa nel bollettino economico della banca di gennaio e che sara’ ufficializzata dall’Istat solo a marzo. Si tratta di un calo inferiore di 10 punti rispetto alle prime previsioni. E’ un quadro, quello tracciato nel discorso, di un’Italia che sta uscendo dalla crisi, molto diverso da quella del 2012, l’anno del suo esordio da governatore sempre a Parma, nel quale il nostro paese fini’ in una forte recessione. Questa volta gli elementi sono differenti: la Bce continua nella sua fase espansiva e sta ritirando gli stimoli con gradualita’ e le banche “sono nel complesso solide” e non sono piu’ la causa dei problemi ma un aiuto. Francoforte sara’ cosi’ paziente. L’ Italia deve, ammonisce Visco, non cadere nella spirale salari-prezzi che fece precipitare negli anni ’70 il paese in un’inflazione persistente. L’aumento dei prezzi, sottolinea, e’ una tassa, simile a quella ‘dello sceicco’ della crisi petrolifera. Si tratta di uno shock esterno che va pagato obtorto collo mentre si delinea una strategia a livello europeo. Il balzo dei prezzi, causato non solo dall’energia ma da altri fattori, pero’ “sara’ riassorbito nel 2023” anche se nel frattempo sta erodendo i redditi reali. Fa bene quindi il governo a varare misure di emergenza contro il caro bollette o di aiuto ai settori come il turismo o la ristorazione ancora colpiti dalla pandemia. Ma non serve un “intervento pubblico generalizzato” come ad esempio la moratoria sui prestiti (scaduta a fine dicembre) e un disordine sui conti. Non ci possiamo permettere infatti tensioni sui titoli di stato che, peraltro per fortuna, non sembrano essere colpiti dalla graduale normalizzazione della politica dei tassi e monetaria. Un atteggiamento che piace alle banche. Il presidente Abi Antonio Patuelli sottolinea che “l’economia italiana non deve essere assistita” ma bisogna intervenire li’ dove colpisce ancora la crisi. E il presidente di Intesa Sanpaolo Gros Pietro rileva come fa bene la Bce a non agire sul fronte monetario “perche’ sarebbe inutile e controproducente” su un’inflazione determinata da agenti esterni. Le banche quindi, che nel 2021 si sono rafforzate e sono tornate a macinare utili e dividendi, vedranno un ritorno della crescita di flussi di crediti deteriorati per la fine della moratoria seppure non su livelli preoccupanti. Per quelle piu’ piccole, vigilate direttamente e con “casi di fragilita’” la Vigilanza tiene i fari puntati. Un 20% di queste non ha classificato correttamente i prestiti oggetto di moratoria e quindi non sono esclusi “interventi piu’ incisivi” da parte dell’autorita’. E Visco ritorna su un suo vecchio tema: la necessita’ di un meccanismo europeo per gestire le crisi delle piccole banche. Se negli Stati Uniti infatti ne falliscono tante senza alcun contraccolpo “in Italia quando ne va in crisi una” ci sono “titoli di giornali e indagini di commissioni” parlamentari.

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Economia

Scatta embargo Russia, rischio nuovi rincari benzina 

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Ancora non si è sopito l’allarme rincari che ha portato anche alla giornata di sciopero dei gestori contro il decreto del governo sui prezzi ‘trasparenti’ che già arriva un nuovo ‘alert’ dei consumatori. A partire da domani 5 febbraio scatterà infatti l’embargo deciso dall’Ue sui prodotti raffinati russi, una misura che , sottolinea Assoutenti, rischia di determinare nuovi rincari dei carburanti alla pompa con danni sia sul fronte dei costi dei rifornimenti, sia dell’inflazione. “Da domani verrà meno un milione di barili al giorno provenienti dalla Russia, spingendo i vari paesi a rifornirsi di benzina e gasolio presso altri Stati come Cina e Stati Uniti, con conseguenti maggiori costi di trasporto, senza contare le possibili speculazioni legate alla corsa agli accaparramenti – spiega il presidente Furio Truzzi – I listini alla pompa potrebbero così toccare in Italia nuovi record, considerato che già oggi sulle autostrade il gasolio in modalità servito è tornato a superare quota 2,5 euro al litro su diverse tratte”. Un business quello dei carburanti che secondo uno studio diffuso oggi da Assoutenti che ha messo a confronto i dati del 2012 con quelli del 2022, ha fruttato in Italia lo scorso anno ben 9,4 miliardi di euro solo a titolo di “extra-profitti”. La quotazione media del secondo semestre del 2012 era pari a 109,85 dollari al barile, scesa a 94,65 dollari di media del 2022 (secondo semestre); nello stesso periodo il cambio euro/dollaro è passato da una media di 1,32 a una media di 1,04, con la conseguenza che in euro un barile di petrolio è aumentato in 10 anni del +9,4%. Nello stesso arco temporale i prezzi medi dei carburanti alla pompa (senza tasse e imposte) salgono del +23,4% per la benzina (da 0,757 a 0,934 euro/litro) e del +38% per il gasolio (da 0,800 a 1,104 euro/litro). Se si considera anche l’inflazione registrata tra il 2012 e il 2022 in Italia, l’extra-profitto derivante dalla differenza tra i prezzi del petrolio e quelli dei carburanti raggiunge 0,190 euro/litro per la benzina, 0,264 euro/litro per il gasolio. Questo significa che, sulla base dei consumi di carburante registrati in Italia nel 2022, pari a 10.384 miliardi di litri di benzina e 28.526 miliardi di litri di diesel, lo scorso anno grazie alla crescita dei listini alla pompa si sono registrati extra-profitti per 9,39 miliardi di euro: 1,973 miliardi sulla verde, 7,417 miliardi sul gasolio. Soldi che sono usciti dalle tasche dei cittadini per finire in quelle di compagnie petrolifere, intermediari e distributori. “Extra-profitti che ora finiscono al vaglio di Antitrust, Mister Prezzi e del Ministro delle Imprese Adolfo Urso, cui abbiamo girato il nostro studio allo scopo di verificare l’esistenza di fenomeni speculativi sui carburanti che abbiano prodotto guadagni enormi per pochi e danni economici per milioni di automobilisti italiani”, conclude il presidente Furio Truzzi.  

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Ben'essere

Vino: Consorzio, valore 1 miliardo obiettivo sistema Amarone 

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 La corsa in valore dell’Amarone e dei vini Valpolicella sembra non volersi fermare agli attuali 600 milioni di euro. “Obiettivo è raggiungere un miliardo di euro, e il sistema se lo merita” ha detto, a margine di Amarone Opera Prima, il produttore Riccardo Pasqua che guarda con ottimismo al consolidarsi sui mercati esteri del re dei vini veronesi. “Obiettivo nei nostri orizzonti – conferma il presidente del Consorzio vini Valpolicella Christian Marchesini – visto che nel 2021 abbiamo venduto 3,5 milioni di bottiglie in più della produzione annua, e ci siamo giocati le scorte di un vino che sa invecchiare bene. Ci stiamo vendendo anche le vecchie annate, e il prezzo dei nostri vini – osserva – non potrà che salire. Per la corsa della domanda e per l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Noi siamo fortunati, il vetro verde si trova, quello trasparente meno, ma sono aumentate tutte le forniture. Il mercato però – conclude con soddisfazione il presidente del Consorzio vini Valpolicella Marchesini – ci sta già riconoscendo più valore, persino negli sfusi i listini sono cresciuti del 30% circa, e le vendite dirette sul territorio restano in equilibrio”.

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Economia

Diritti tv, il calcio italiano non interessa più come un volta e i soldi sono sempre meno

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Lo strapotere economico della Premier League; la concorrenza della Champions League, che presto drenerà nel mercato circa 5 miliardi l’anno tra diritti mediatici e commerciali; la pirateria che sottrae 300 milioni a stagione; il disinteresse delle Telco; il disimpegno di alcuni editori; e un’immagine del calcio italiano che non gode di ottima salute. Eccoli alcuni dei motivi che hanno spinto l’ad della Lega, Luigi De Siervo, a definire “il più difficile della storia” il bando dei diritti tv della Serie A per le stagioni 2024-27.

Proprio per questo in Via Rosellini hanno deciso di giocare d’anticipo battendo più strade: la partnership con istituti finanziari internazionali; la nascita di un canale della Lega; e infine l’invito ad offrire rivolto ai player del mercato. Il tutto con l’obiettivo naturalmente di aumentare la qualità dell’offerta (per i tifosi) e la quantità delle entrate (per i presidenti). “Non possiamo fare peggio del passato bando, sia in Italia e soprattutto all’estero”, ha chiarito De Siervo. Ma le notizie per la Lega Calcio, in vista dell’assemblea del 24 febbraio, non sono tutte negative.

La legge consente di vendere le immagini per cinque anni. Sul tavolo di Via Rosellini, poi, sono già arrivate sette manifestazioni d’interesse da parte delle banche. La Lega inoltre ha già dimostrato di essere all’altezza nel suo compito di media company. E una nuova piattaforma, infine, si è candidata per ospitare le partite della Serie A. Ed è in grado – cosa richiesta dall’Agcom – di garantire massima diffusione (e qualità) delle partite. La piattaforma satellitare italiana potrebbe ospitare un’offerta a pagamento e – a detta del presidente di Tivùsat, Alberto Sigismondi – “sarebbe un perfetto veicolo per gli editori che vogliono raggiungere, anche col 4K, ogni angolo del Paese”.

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