Politica
Stop cambi casacca, proposta Pd anti-ribaltoni
E’ un implicita ammissione di discontinuita’ rispetto al passato la proposta di riforma dei Regolamenti parlamentari presentata oggi dal Pd, che rende piu’ difficile la vita a chi vuole cambiare il gruppo parlamentare di appartenenza: se infatti la Direzione del partito del 14 gennaio, sotto la guida di Nicola Zingaretti benediceva l’operazione dei Responsabili/Europeisti per tenere in vita il governo Conte II, oggi Enrico Letta ha bollato quella pratica come “trasformismo”, definendo i cambi di casacca come dimostrazione “che viviamo in una democrazia malata”. Secondo i calcoli di Openpolis, al 31 maggio scorso – cioe’ dopo la nascita di Coraggio Italia – i parlamentari che hanno abbandonato il proprio gruppo in questa legislatura sono 259, con buone possibilita’ di raggiungere il record dei 569 della scorsa legislatura. La “malattia” di cui ha parlato Letta nella conferenza stampa di presentazione sta nel progressivo distacco tra i risultati delle elezioni e quello che poi accade in Parlamento, dove sorgono sempre nuovi gruppi non nati dalle urne. “Trasformismo” e “transfughismo” ha definito Letta questo fenomeno, che con questa proposta di riforma dei Regolamenti mette in atto quanto affermato il 14 marzo all’Assemblea nazionale Dem nel discorso di insediamento come segretario, quando tuono’ contro il “trasformismo”. La proposta, presentata da Letta con le capigruppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, e da Andrea Giorgis, Carla Bassu, Emanuele Fiano e Dario Parrini, prevede che se un senatore o deputato lascia il proprio gruppo non va nel “paradiso” del gruppo misto ne’ puo’ formarne uno nuovo con altri colleghi, ma diventa “non iscritto”, senza uffici e senza dotazioni economiche garantiti ai gruppi. Se tuttavia c’e’ una scissione politica da un partito, si potra’ formare un nuovo gruppo, ma esso dovra’ coinvolgere un quinto dei deputati del partito, e in piu’ il gruppo dovra’ avere alle spalle un vero partito, quindi con sede e statuto. Un forte freno ai “partiti” puramente parlamentari, come lo fu Ala di Denis Verdini o come, almeno ad oggi, Coraggio Italia di Toti e Brugnaro. Fiano ha sottolineato che non sempre le scissioni avvengono per divergenze sul voto di fiducia a un nuovo governo, come e’ stato per i deputati ex M5s che non hanno votato il governo Draghi e che ora hanno dato vita al gruppo L’Alternativa c’e’. Proprio Coraggio Italia, nato lo scorso mese da una scissione dentro Fi, vota per Draghi esattamente come il gruppo di provenienza. Proprio un deputato “azzurro”, Simone Baldelli, membro della Giunta per il Regolamento di Montecitorio, mette in guardia: “Il trasformismo e’ effetto, non una causa. Cause sono la debolezza dei partiti, i cambi di alleanze, la destrutturazione del sistema attraverso “riforme” scriteriate come il taglio dei parlamentari”. Di qui l’invito a lavorare sulle cause: una impresa titanica che tuttavia per i Dem puo’ essere aiutata proprio dalle modifiche dei Regolamenti.
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