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Nicola Morra negli Usa: contro le mafie serve azione concertata

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Contro le mafie è necessario “affinare le competenze dei nostri pool investigativi promuovendo un’azione concertata e di squadra, perche’ qualunque azione circoscritta ad ambiti nazionali e’ destinata al successo parziale e al fallimento sistemico”. Cosi’ il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, al termine della missione negli Stati Uniti dove, fra Washington e New York, ha avuto modo di incontrare e confrontarsi sul tema dell’evoluzione delle mafie. Un confronto serrato, approfondito e di aggiornamento reciproco, frutto di un coordinamento fra i due paesi. Un coordinamento che, secondo Morra, dovrebbe spingersi al di la’ delle richieste di estrazione. “Vorremmo che si passasse alla condivisione in tempo reale dell’informazioni magari acquisite attraverso intercettazioni telefoniche o ambientali, magari acquisite attraverso segnalazioni di operazioni finanziarie sospette. Le autorita’ finanziarie sia italiane sia statunitensi hanno fatto qualcosa ma possono fare tanto altro” spiega Morra. “Le mafie sono realta’ straordinariamente intelligenti, molto piu’ di quanto non si possa credere” spiega Morra nel corso di un evento organizzato dal console Francesco Genuardi presso il consolato italiano di New York. “Dobbiamo metterci in testa, anche se non e’ facile da accettare, che questi signori non devono piu’ essere rappresentati come espressione di una cultura arcaica e retrograda, questi signori sono diventati campioni nell’ambito dei reati cosiddetti ‘white crimes’, colletti bianchi. Sono – spiega Morra – padroni nella gestione di strumenti finanziari particolarmente raffinati”. Oltre alle criptovalute e al Bitcoin, tanta parte del crimine organizzato di stampo mafioso usa internet, il deep web per occultare i traffici criminali. Da qui la necessita’ di affinare la cooperazione internazionale perche’ a fronte di mafie transnazionali e veloci, la giustizia e le indagini devono essere ancora piu’ transazionali e veloci.

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Parigi, 4 feriti vicino alla Bastiglia: preso un attentatore. Caccia al secondo uomo

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Ci sarebbero 4 persone ferite, accoltellate: è stato fermato un uomo sospettato per l’attacco, che è avvenuto vicino alla ex sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi che fu colpito da un attentato terroristico nel 2015.

Si tratta di un uomo con i vestiti sporchi di sangue fermato davanti all’Opera della Bastiglia: è sospettato di essere uno dei due aggressori che questa mattina hanno accoltellato 4 persone nell’11mo arrondissement di Parigi. Secondo il quotidiano “Le Figaro” un complice sarebbe fuggito nella metropolitana. La Polizia, il ministro dell’Interno Darmanin, il Ministero per l’Interno attraverso i loro account social avvisano la popolazione e chiedono di stare lontani dalla zona, appunto l’11.mo di Parigi. Intanto continua la caccia all’uomo: ci sarebbe in fuga un secondo terrorista.

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Londra, poliziotto ucciso in commissariato

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Sangue in un commissariato di Croydon, sobborgo meridionale di Londra, dove un poliziotto e’ stato ucciso stanotte con un colpo di pistola sparato da un 23enne in stato di detenzione, a quanto riferisce la Bbc. Il poliziotto, soccorso immediatamente, e’ stato dichiarato morto al suo arrivo in ospedale. Resta da chiarire come l’arrestato – rimasto a sua volta ferito gravemente, ma non e’ ancora chiaro come – sia riuscito a mettere mano a un’arma da fuoco nella stazione di polizia. L’episodio appare per ora riconducibile a un fatto di criminalita’ comune.

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La minaccia di Trump, transizione pacifica a rischio

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“Vedremo quello che succede…”. Donald Trump risponde cosi’ a chi gli chiede se ci sara’ una transizione pacifica in caso di vittoria di Joe Biden il prossimo 3 novembre. Ed e’ una risposta che pesa come un macigno, e che alimenta quello che viene considerato il peggior incubo di queste elezioni americane: un presidente che per la prima volta nella storia potrebbe rifiutarsi di accettare il responso delle urne. Anche se la Casa Bianca si affretta a precisare: “Il presidente accettera’ il risultato di elezioni libere e imparziali”. Ma sono settimane che Trump agita lo spettro di elezioni truccate, puntando il dito soprattutto sul voto per posta, un sistema che l’emergenza pandemia ha reso piu’ che mai indispensabile in un Paese dove oramai si sfiorano i 7 milioni di casi di contagio e le vittime superano le 202 mila. Cosi’ una campagna elettorale gia’ ad altissima tensione, con lo scontro sulla Corte Suprema e le proteste razziali che tornano a rialzare la testa, rischia di finire nel peggiore dei modi. Tanto che l’establishment del partito repubblicano e’ stato costretto a prendere immediatamente le distanze dalle esternazioni del presidente. “Ci sara’ una transizione ordinata”, ha assicurato il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell, pur senza mai nominare o criticare direttamente Trump: “Il vincitore delle elezioni di novembre si insediera’ il prossimo 20 gennaio, esattamente come e’ avvenuto ogni quattro anni dal 1792”, ha aggiunto il senatore. Piu’ netta la reazione dell’ex candidato alla Casa Bianca Mitt Romney, che ha definito l’ipotesi di un rifiuto del risultato del voto “impensabile e inaccettabile”: “E’ uno dei fondamentali della democrazia che non puo’ essere assolutamente messo in discussione”. “Sosterremo in ogni modo la Costituzione che garantisce un pacifico passaggio dei poteri da un presidente all’altro”, ha assicurato anche la deputata Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney. I democratici definiscono le parole di Trump “vergognose” e le considerano in tempi di tensioni sociali un pericoloso messaggio inviato alla sua base, allo zoccolo duro dei suoi sostenitori. “Nessuna sorpresa”, ha commentato la speaker della Camera Nancy Pelosi, affermando come Trump abbia sempre dimostrato “disprezzo” per le regole e per l’autorita’. Intanto il presidente e’ stato vivacemente contestato in occasione della sua visita alla Corte Suprema, dove si e’ recato con la first lady Melania per rendere omaggio alla giudice Ruth Bader Ginsburg. Mentre (indossando stavolta una mascherina) era in silenzio davanti al feretro decine di contestatori – come testimoniano le immagini tv e postate sui social media – hanno continuato a scandire in coro slogan come ‘Cacciatelo via col voto!’, o ‘Rispetta le sue volonta’!’. Quest’ultimo un riferimento al desiderio espresso prima di morire dalla Ginsburg: procedere alla nomina del suo successore dopo le elezioni presidenziali e dopo l’insediamento del nuovo Congresso. Desiderio che si scontra con la volonta’ di Trump di procedere il piu’ velocemente possibile, con la nomina del nuovo giudice attesa gia’ per sabato. Tre giorni dopo, martedi’ 29 settembre, il primo duello tv con Biden. E se l’ex vicepresidente deve stare attento ad alcuni Stati chiave come la Florida e l’Arizona, per Trump suona il campanello d’allarme in tre Stati vinti nel 2016: Texas, Georgia e Iowa. Secondo l’ultimo sondaggio condotto dal Siena College per il New York Times, in Texas il presidente americano e’ in vantaggio su Joe Biden di soli tre punti (46% a 43%). In Georgia e’ un vero e proprio testa a testa, con entrambi i candidati al 45%, mentre in Iowa Trump e’ avanti di soli tre punti (45% a 42%).

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