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M5S dice addio a Rousseau, “quote in cassa partito”

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Atteso, quasi ineluttabile, arriva l’addio del MoVimento 5 Stelle alla piattaforma Rousseau. Da aprile i parlamentari non verseranno piu’ i 300 euro direttamente al sistema di democrazia diretta ideato da Gianroberto Casaleggio. Nasce invece una vera e propria “cassa” del partito, con tanto di conto corrente nelle mani del tesoriere Claudio Cominardi. Non e’, tuttavia, un addio alla democrazia diretta. “E’ nel nostro Dna”, sottolinea Vito Crimi incontrando i parlamentari. Ma sul fatto che sia ancora Rousseau a svolgere il ruolo di piattaforma 5 Stelle, ormai le probabilita’ sono vicine allo zero. “Non so se sara’ Rousseau” ma “le sue pretese economiche sono infondate”, rimarca il capo politico del Movimento. Un Movimento che resta in subbuglio. Anche perche’ Crimi chiede ai “morosi” di saldare le quote non versate fino al 31 marzo. E, in ogni caso, il M5S 2.0 “costera’” ai suoi parlamentari. La quota da versare, da aprile in poi, sara’ un forfait di 2500 euro: 1.500 per la restituzione alla collettivita’ (ci sara’ un apposito conto corrente dedicato del M5S a destinazione vincolata) e 1000 direttamente al conto corrente del M5S per quelle che sono, di fatto, le spese di partito. Quelle relative ad una “sede fisica”, innanzitutto. Che sara’ nel cuore di Roma e non piu’ identificabile con lo studio dei legali dell’Associazione del 2017, in via Nomentana. “Iniziamo un nuovo corso per il Movimento e bisogna dare i primi impulsi”, e’ l’esortazione di Crimi. Ma non tutti sono convinti. “E’ un salto del buio, vogliamo vedere prima il progetto”, protestano alcuni deputati, tra i quali Federica Dieni. Mentre c’e’ chi, come Stefano Buffagni, sottolinea l’esigenza di chiarire quali spese andranno a coprire le “nuove” quote. E parallelamente ai malumori sulla quote da versare cresce anche la richiesta di ricorrere al 2 per mille. Richiesta sulla quale, al momento, i vertici del Movimento chiudono. Tocchera’ a Giuseppe Conte, tuttavia, provare a calmare le acque. Non a caso, l’ex premier vedra’ i parlamentari nel weekend: i senatori sabato alle 15, i deputati domenica alle 10:30. Il leader in pectore andra’ piu’ a fondo nel progetto del nuovo M5S rispetto al suo esordio alla congiunta dei gruppi. Ma non e’ chiaro se tocchera’ o meno il “nodo dei nodi”: quello dei limiti dei due mandati. E solo una deroga – i cui contorni sono tuttavia ancora poco chiari – potrebbe evitare, da qui a qualche mese, un esodo di chi sa gia’ che non sara’ candidato. Sul rapporto con Rousseau, invece, si avvicina la parola “fine”. La piattaforma, qualunque essa sia, “deve essere gestita in totale autonomia dall’associazione politica M5S, nei contenuti e nella forma, deve rispondere all’esigenza di essere funzionale al perseguimento dell’azione politica del Movimento e non del soggetto terzo che la mette a disposizione”, chiarisce Crimi. Un rapporto di mero servizio, insomma, laddove Rousseau “da un po’ di tempo ha svolto attivita’ in autonomia e senza alcun coordinamento con gli organi del Movimento”, attacca il capo politico. La risposta di Rousseau non tardera’ ad arrivare. Gia’ lunedi’, quando, assieme ad Alessandro Di Battista, Davide Casaleggio aprira’ l’evento “Sum”, in onore del padre. Un evento tutto virtuale, al quale partecipera’ anche Beppe Grillo. E a questo punto solo un intervento del fondatore potrebbe salvare in extremis il rapporto tra Rousseau e il M5S ed evitare una probabile guerra legale. “La pretesa di oltre 400 mila euro include i 270 mila euro delle quote non versate dai fuoriusciti, da parte del M5s non c’e’ nessuna inadempienza”, avverte Crimi.

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Omofobia, Mattarella: rifiuto assoluto di ogni forma di intolleranza

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“La Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia e’ l’occasione per ribadire il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e, dunque, per riaffermare la centralita’ del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. Cosi’ il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una dichiarazione. “Le attitudini personali e l’orientamento sessuale – afferma il presidente della Repubblica – non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignita’ umana, perche’ laddove cio’ accade vengono minacciati i valori morali su cui si fonda la stessa convivenza democratica. La societa’ viene arricchita dal contributo delle diversita’. Disprezzo, esclusione nei confronti di cio’ che si ritiene diverso da se’, rappresentano una forma di violenza che genera regressione e puo’ spingere verso fanatismi inaccettabili”. “La ferita inferta alla singola persona – sostiene Mattarella – offende la liberta’ di tutti. E purtroppo non sono pochi gli episodi di violenza, morale e fisica che, colpendo le vittime, oltraggiano l’intera societa’. Solidarieta’, rispetto, inclusione, come ha dimostrato anche l’opera di contrasto alla pandemia, sono vettori potenti di coesione sociale e di sicurezza”.

 

Di seguito la dichiarazione integrale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,  rilasciato ai media:

«La Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia è l’occasione per ribadire il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e, dunque, per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Le attitudini personali e l’orientamento sessuale non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignità umana, perché laddove ciò accade vengono minacciati i valori morali su cui si fonda la stessa convivenza democratica.

La società viene arricchita dal contributo delle diversità. Disprezzo, esclusione nei confronti di ciò che si ritiene diverso da sé, rappresentano una forma di violenza che genera regressione e può spingere verso fanatismi inaccettabili.

La ferita inferta alla singola persona offende la libertà di tutti. E purtroppo non sono pochi gli episodi di violenza, morale e fisica che, colpendo le vittime, oltraggiano l’intera società. Solidarietà, rispetto, inclusione, come ha dimostrato anche l’opera di contrasto alla pandemia, sono vettori potenti di coesione sociale e di sicurezza».

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Pioggia di disdette di abbonamenti, Sky perde i diritti tv del calcio e rinuncia ai cavilli legali per avere le briciole

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La Lega Serie A ha assegnato il pacchetto 2 dei diritti tv per il prossimo triennio a Sky. Nel dettaglio, la pay-tv di Comcast si è aggiudicata il pacchetto che le consentira’ di trasmettere tre partite di Serie A ogni giornata (la sfida del sabato sera, l’anticipo della domenica alle 12.30 e il posticipo del lunedì sera) in co-esclusiva con Dazn. Un pacchetto per cui Sky ha messo sul piatto 87,5 milioni di euro in media a stagione, che si andranno ad aggiungere agli 840 milioni offerti da Dazn per trasmettere sette gare a giornata in esclusiva (pacchetto 1) e le tre gare in co-esclusiva con Sky(pacchetto 3). Complessivamente, quindi, dai soli diritti tv nazionali la Serie A incassera’ 927,5 milioni in media a stagione, rispetto ai 973 milioni del triennio 2018/21 (ma nei prossimi tre anni non saranno presenti i circa 165 milioni complessivi di commissione verso il precedente advisor). Per aver queste briciole che comunque difetto estromettono Sky dal calcio che conta in Italia, fatto che ha già comportato disdette a iosa degli abbonati, la societ rinuncia al ricorso presentato al Tribunale di Milano contro l’assegnazione dei diritti tv a Dazn. Una rinuncia che la Lega Serie A aveva posto come condizione necessaria per dare il via libera all’offerta di Sky.

Nel frattempo che gli abbonati disdicono per passare a Dazn, il management Sky avvia le procedure di licenziamento per oltre 2500 dipendenti. Una bomba che sta per deflagrare. Il 30 giugno si parte con le uscite volontarie. Poi si passerà ai licenziamenti collettivi quando finirà il blocco dei licenziamenti.

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Metodo Linkedin per tecnici Recovery, stop concorsi

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Confronto tra i curriculum su una grande piattaforma online e chiamata diretta. Veloce, senza passare dalle lungaggini del concorso. E’ il modello “Linkedin” che ha in mente il ministro Renato Brunetta per garantire l’immissione rapida – e a tempo – nella P.a. dei “migliori” professionisti che dovranno aiutare le amministrazioni a realizzare i progetti del Recovery Plan. Ed e’ solo una delle novita’ in arrivo per l’attuazione del piano da 200 miliardi che, per partire, aspetta il “vero” decreto Recovery, cioe’ quello sulle semplificazioni. Brunetta vorrebbe che le nuove regole per autorizzazioni e appalti arrivassero gia’ questa settimana, “mercoledi’ o giovedi’”. Ma il maxi-pacchetto di norme per tagliare i tempi della burocrazia coinvolge quasi tutti i ministeri e ancora ci sarebbe bisogno di approfondimenti per chiudere le intese e portare il testo in Consiglio dei ministri. Mercoledi’ potrebbe esserci dunque solo un primo giro di tavolo, come sollecitato proprio dal titolare della P.a. Mentre la Camera si appresta a votare la fiducia per chiudere l’esame del decreto Sostegni 1, infatti, il Consiglio dei ministri sara’ impegnato con l’atteso decreto Sostegni bis, che dovra’ distribuire poco meno di 40 miliardi a imprese e famiglie colpite dai danni di oltre un anno di pandemia. A rallentare il percorso di questo decreto la scelta di inserire anche un pacchetto ‘salva-lavoro” oltre ai contributi a fondo perduto e alle garanzie per la liquidita’ per consentire alle attivita’ economiche di superare il periodo di transizione e agganciare la ripresa post-Covid. Bisogna ragionare “settore per settore”, ha spiegato il ministro del Lavoro Andrea Orlando rispondendo indirettamente ai sindacati che chiedono una ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti, e si sta costruendo “una sorta di cassetta degli attrezzi” per accompagnare le ristrutturazioni “attraverso il dialogo sociale”. Sulle misure proposte dal ministro Orlando – dal contratto di espansione agli sgravi per chi fa rientrare i lavoratori dalla Cig fino al contratto di rioccupazione – sarebbero ancora in corso le ultime valutazioni tecniche e i calcoli per le coperture. Un tema, quest’ultimo, su cui il governo e’ inciampato con il decreto che istituisce il Fondone extra-Recovery: come hanno osservato i tecnici del Senato chiedendo un chiarimento, infatti, nel provvedimento le cifre non sono allineate e si creerebbe un “buco” da 50 milioni. Certo, si tratta di una cifra ridotta rispetto alla portata del fondo da oltre 30 miliardi – che peraltro finira’ sotto la lente Ue che controllera’ che si raggiungano “livelli elevati di spesa” – ma il governo nelle prossime settimane dovrebbe intervenire per correggere l’errore e garantire la piena copertura delle 30 voci di investimento che viaggeranno in parallelo al Recovery. L’assunzione delle figure tecniche necessarie ad attuare i progetti previsti dal Pnrr avverra’ scegliendo i curricula su un portale speciale, una sorta di “Linkedin italiano”, ha spiegato intanto il ministro Brunetta: in sostanza le amministrazioni sceglieranno la persona piu’ adatta a seguire il singolo progetto non attraverso un concorso ma leggendo i curricula e impegnandosi direttamente con un contratto di tre anni piu’ due. E il nuovo sistema sfruttera’ anche “meccanismi di intelligenza artificiale su piattaforme fornite proprio dagli ordini professionali” con cui e’ stato chiuso un “accordo quadro”. E chi avra’ bisogna di specifiche figure professionali – nelle schede del Recovery si parla di ingegneri, architetti, statistici ma anche di data scientist, manager dell’energia e “UX Designer”, ovvero creatori di app e siti web che rispondano ai reali bisogni degli utenti – potra’ sceglierle direttamente dal portale, “con tempi immediati” e, assicura Brunetta, “remunerazioni all’altezza della specializzazione”.

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