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Lana Del Rey, il 19 marzo esce il nuovo album

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 Lana Del Rey ha annunciato la pubblicazione del suo nuovo singolo “Chemtrails Over The Country Club”, brano scritto dalla stessa Lana insieme a Jack Antonoff e gia’ disponibile negli store digitali. La pubblicazione di “Chemtrails Over The Country Club” e’ accompagnata da un video diretto da BRTHR. L’artista ha colto l’occasione di questa uscita per annunciare anche la pubblicazione del suo nuovo progetto discografico, il suo settimo disco di studio che portera’ lo stesso titolo, “Chemtrails Over The Country Club”, in arrivo il 19 marzo. “Chemtrails Over The Country Club” segue la pubblicazione dell’acclamato “Norman Fucking Rockwell” che aveva regalato all’artista americana una nomination ai Grammy.

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‘It takes blood and guts. Autobiografia di un’icona del rock’, autobiografia di Skin: voglio essere quello che sono

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”Ci vuole sangue, ci vuole stomaco per fare le cose perchè è sempre difficile fare quello che si vuole, per me è stato sempre difficile”. Da questo viene il titolo della sua autobiografia, ‘It takes blood and guts. Autobiografia di un’icona del rock’ pubblicata in Italia da Solferino con il titolo originale, che Skin ha presentato in un incontro online a Una Montagna di libri di Cortina D’Ampezzo, intervistata da Francesco Chiamulera. Il luogo di nascita, le difficolta’ del quartiere ”un quartiere dove si trovava un manicomio e la vita non era semplice perche’ tutto il giorno era popolato da persone in libera uscita che avevano problemi”. Brixton, South London, dove ha imparato che doveva combattere per diventare ”cool” come avrebbe voluto. Per sottrazione anche evitando il soul e il R&B, scegliendo il rock dove le donne non si erano mai viste. Siamo nella meta’ degli anni Novanta – il primo album Paranoid & Sunburnt e’ proprio del 1995 – quando arriva al successo con gli Skunk Anansie.

”Skin’ – racconta la cantante il cui vero nome e’ Deborah Anne Dyer – viene dal fatto che quando ero piccola ero magrissima, era un soprannome ero skinny ed essere magra nella cultura giamaicana era un problema. Skunk Anansie invece viene dal primo viaggio in Giamaica, ero piccola e guardavo le favole alla tv con un ragno cattivo. Il mio partner poi ha aggiunto Skunk, puzzola, che voleva dire anche maryuana perche’ tutti tranne me nel gruppo fumavano. Era un nome contro il brit pop, volevamo un nome diverso”. E lei della diversita’, come racconta anche nel libro, ha fatto il suo marchio di fabbrica. ”Sono stata cresciuta come una ragazza di chiesa, tranquilla educata e gentile e lo sono ancora, ma ad un certo punto mi sono resa conto che ero una facile preda. Non sapevo come dire no, pensavo che fosse maleducato. Sono uscita a 17 anni con un uomo di 29 ed ero come una bambina di 12 anni, poi lui mi ha colpito con un pugno perche’ volevo fare una gara con degli amici. Non faceva niente di carino ma mi chiedeva di sposarmi di avere quattro figli, di non lavorare e la mia reazione e’ stata di rabbia. Ero seduta in macchina mi stava portando in mezzo del nulla ho mantenuto la calma ma e’ stata la fine del nostro rapporto. Ed ho capito che uscire da quella situazione dipendeva solo da me. Sono andata via andando a studiare all’universita’ a 5 ore di viaggio da lui cosi’ che non mi potesse mai piu’ trovare”. ”Le donne a cui mi sono ispirata? Nessuna perche’ non ce ne erano, mi piaceva Tina Turner ma faceva pop, la prima volta che ho pensato ‘interessante’ e’ stata quando ho visto i Blondie in tv. Avevo 12 anni e la trovavo cool, poi scriveva le canzoni”.

Il primo album venne nel 1995 : ”quando Kurt Cobain era morto da poco e sono finiti i Nirvana abbiamo avuto la nostra seconda serata e doveva venire chi si occupava di loro a vederci ma non ci speravamo proprio. Invece venne, rimase strabiliato, e ci fece un contratto quella sera grazie ad un breve concerto”. Skin ha rotto gli schemi anche con la sua dichiarata omosessualita’: ora vive felicemente con una donna. ”Sta diventando una cosa molto complessa essere omosessuali, essere etereosessuali o essere altre mille cose. Semplicemente e’ bene essere umani. Le cose stanno cambiando e stanno cambiando per il meglio. Anche in Italia le cose stanno cambiando dove forse e’ piu’ difficile. C’e’ ancora tanta strada da fare, c’e’ una grossa reazione in America dove sono ora perche’ le cose si sono mosse forse con troppa fretta. Dobbiamo dare alla gente piu’ tempo per capire le cose come stanno. I gay ci sono sempre stati e ci staranno sempre”. Quanto alla sua vita di oggi dice che ”una cosa terribile del covid e’ che mi manca tantissimo andare nei club nei ristoranti, E’ una cosa che in Italia ho fatto tanto e mi manca. Fa bene per la saluta spirituale”. Il suo legame con l’Italia risale a quando nel 2015 decide di partecipare come giudice a X Factor. ”Non e’ stata facile e mi chiedevo come cazzo mi e’ venuto in mente di accettare? Una cosa e’ imparare l’italiano ma io ho iniziato quando non sapevo nemmeno ordinare un panino. Ero preoccupata perche’ mi faceva paura e mi dicevo ‘ci provo’. Ora provo semplicemente, in passato questa paura mi bloccava. E’ stato divertente ma imparare la lingua e’ stata una cosa terribile”. Le e’ rimasto qualcosa? ”Sento Elio siamo diventati proprio amici, lui e’ il mio preferito”. E poi ”ora se incontro degli italiani mi dicono ”attacca”, mi piace molto e’ molto divertente”. A proposito di peli…”la moda la bellezza stanno migliorando. Dai ragazzi ho sentito che cercano di inseguire una bellezza diversa che non e’ solo quella che vediamo in tv. Bisogna essere piu’ inclusivi. Vediamo piu’ persone di colore, gli asiatici, tutto sta cambiando. Io mi sono rasata perche’ era una cosa che mi dava liberta’. Noi diamo una sessualita’ eccessiva alle ragazze giovani, la sessualizzazione dei bambini e’ una cosa eccessiva. Non devi avere peli, io non voglio sembrare una quattordicenne io voglio essere quello che sono”. Ti vaccinerai? ” Io al 100% mi faro’ vaccinare perche’ il vaccino e’ tecnologia moderna se non avessimo i vaccini avremmo tanti bambini che muoiono. C’e’ tanta cospirazione sbagliata, certo questo e’ stato sviluppato in fretta e dobbiamo esseri certi che sia sicuro ma dobbiamo avere fiducia. Se si trovasse un vaccino per l’Aids ci sono migliaia di persone che correrebbero a farlo. Ma non bisogna avere l’idea che la scienza sta facendo qualcosa contro di noi”. C’e’ la luce alla fine del tunnel che stiamo vivendo”. Per una Montagna di libri da Cortina d’Ampezzo, dopo aver mostrato le immagini della neve che la avvolgono e le luci di Natale, online finisce con Skin che canta Secretly …

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Neil Young come Bob Dylan, venduto metà del suo catalogo musicale

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Neil Young

Neil Young segue l’esempio di Bob Dylan. Il cantautore e chitarrista canadese naturalizzato statunitense ha venduto infatti meta’ del suo catalogo musicale all’inglese Hipgnosis Songs Fund. I termini dell’accordo non sono stati ancora rivelati. Il catalogo di Young comprende quasi 1.200 brani e la Hipgnosis ha acquistato in contanti i diritti della meta’. “Ho comprato il primo album di Neil Young all’eta’ di sette anni – ha detto Merck Mercuriadis, a capo di Hipgnosis -. Harvest e’ stato il mio compagno, conosco intimamente ogni nota, ogni parola, ogni pausa, ogni silenzio. Neil Young, o almeno la sua musica, e’ stato il mio amico e costante da allora”. Per il gruppo fondato nel 2018 si tratta del terzo affare in una settimana. Pochi giorni fa ha acquistato i cataloghi dell’ex chitarrista dei Fleetwood Mac Lindsay Buckingham e del produttore Jimmy Iovine.

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I re del pop Bee Gees: arriva il film sui fratelli Barry, Robin, Maurice Gibb

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Barry, Robin, Maurice Gibb, nati nel Regno Unito, cresciuti in Australia, diventati i Bee Gees, tra le band pop iconiche dalla fine degli anni ’60 a tutti i ’70 e ’80, con quel falsetto inimitabile e quel ritmo che induce immediatamente a ballare anche se non sei Tony Manero della Febbre del sabato sera, quel Saturday Night Fever con John Travolta che li consacro’. Il loro ‘restare vivo’, Staying Alive ci suona alla pancia ancora oggi e se una parola ‘disco music’ ha un senso lo si deve in tanta parte a loro.  Sulla scia dei documentari biopic delle star della musica arriva, finalmente, anche quello sui tre fratelli Gibb: THE BEE GEES HOW CAN YOU MEND A BROKEN HEART con la regia di Frank Marshall, selezionato al festival di Telluride e disponibile sulle piattaforme Prime Video, Apple Tv e Google Play dal 14 dicembre. Quaranta album, oltre 1.000 canzoni e venti hit in testa alle classifiche, piu’ di 220 milioni di dischi venduti, i Bee Gees sono stati protagonisti di anni in cui le band del rock erano The Rolling Stones, Led Zeppelin, Pink Floyd, Deep Purple e molto altro e loro erano considerati ‘minori’ a dispetto dei fenomenali record di vendite al pari dei Beatles e successivamente di Michael Jackson. Il cuore del film e’ proprio questo: dove, esattamente, i Bee Gees si inseriscono nella storia del pop? Quanto sono stati davvero grandi? Se all’epoca la risposta era appunto un piano sotto l’Olimpo, a distanza di decenni la pensiamo ugualmente cosi’?

Barry Gibb, Eric Clapton, Mark Ronson, Noel Gallagher, Lulu, Nick Jonas, Chris Martin e Justin Timberlake rispondono sul tema. Il film racconta l’affascinante storia di tre fratelli che hanno inseguito un’emozione fin da bambini: la gioia di cantare insieme e creare canzoni dal sound unico capaci di influenzare grandi musicisti. Una storia non solo di incredibili successi, ma anche di cadute e sconfitte e un’occasione per esplorare la creativita’ alla base del fenomeno intramontabile e senza tempo. La voce dei tre inconfondibile, acuta, ‘angelica’ ha elevato la melodia pop all’ennesima potenza, al pari non a caso di Jacko. Presentato da Polygram Entertainment, prodotto da Kennedy/Marshall e White Horse Pictures, e’ stato scritto da Mark Monroe (“The Beatles: Eight Days a Week). “Cosi’ come molte altre persone nel mondo, ho amato la musica dei Bee Gees per tutta la mia vita. Ma e’ solo quando ho intervistato Barry per la prima volta, circa 3 anni fa, che ho scoperto il loro straordinario istinto creativo, il loro dono musicale, lo humor e il legame tra fratelli che li ha resi cosi’ unici. E’ un grande onore per me far parte di questo film e poter celebrare l’enorme influenza che i Bee Gees hanno avuto sulla musica pop” ha dichiarato Frank Marshall, il regista e produttore nominato al Premio Oscar (Il Curioso Caso di Benjamin Button). (ANSA). MA 14-DIC-20 13:59 NNN

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