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Salute

Il taglia-incolla del Dna, così gli scienziati stanno ‘disarmando’ la fibrosi cistica

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Forbici molecolari e organi in miniatura: sono questi gli strumenti che hanno permesso di mettere a punto la nuova arma capace di colpire al cuore la fibrosi cistica, la malattia ereditaria ‘invisibile’ che in Italia ha un portatore sano ogni 25 persone. Pubblicata sulla rivista Nature Communications, la tecnologia e’ basata sulla tecnica che taglia-incolla il Dna, la Crispr-Cas, ed e’ stata messa a punto dal gruppo del Centro di Biologia Integrata (Cibio) dell’Universita’ di Trento diretto da Anna Cereseto, in collaborazione con l’Università belga di Lovanio.

Finanziata dalla Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica, con la partecipazione dell’Associazione trentina fibrosi cistica, la tecnologia apre nuove prospettive nella cura di questa malattia, per la quale al momento non esiste una cura definitiva. “Abbiamo messo a punto una strategia basata sulla Crispr per eliminare in modo permanente due specifiche mutazioni responsabili della malattia”, spiega Giulia Maule, prima firmataria dell’articolo. La scelta di lavorare su organi i miniatura, chiamati ‘organoidi’, deriva dal fatto che per le due mutazioni bersaglio della ricerca “non esistono modelli animali – ha spiegato Maule – e in piu’ c’e’ il vantaggio di lavorare su un modello del paziente. Questo approccio personalizzato e’ possibile perche’ le cellule utilizzate per ottenere i mini organi sono quelle della stessa persona cui e’ diretta la terapia. Sebbene i polmoni siano gli organi piu’ colpiti dalla fibrosi cistica, i ricercatori hanno lavorato su un mini-intestino, prelevare le cellule polmonari con la biopsia e’ infatti un’operazione complessa e delicata.

“Anche altri organi sono toccati dalla malattia e le cellule dell’intestino sono piu’ semplici da ottenere. L’organoide dell’intestino – ha osservato Maule – riproduce la malattia con precisione e riesce comunque a essere un buon modello”. Lavorando sull’organoide e usando le forbici molecolari della Crispr-Cas, i ricercatori hanno corretto la mutazione del gene responsabile della sintesi della proteina Cftr (Cystic Fibrosis Transmembrane conductance Regulator). La tecnica, per la quale e’ stata presentata una domanda di brevetto, si chiama “SpliceFix” perche’ ottiene la riparazione del gene (fix) e ripristina il corretto meccanismo di produzione della proteina (splicing). “Abbiamo dimostrato – ha concluso la ricercatrice – che la nostra strategia di riparazione e’ efficace in organoidi derivati da pazienti e ha un alto grado di precisione colpendo soltanto le sequenze mutate e lasciando intatto il Dna non interessato dalla mutazione”.

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Gli Stati Uniti escono dall’Oms: ritiro ufficiale dal 22 gennaio 2026

Gli Stati Uniti hanno ufficialmente lasciato l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il ritiro, deciso da Trump con un ordine esecutivo, è effettivo dal 22 gennaio 2026.

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Gli United States hanno ufficialmente lasciato l’World Health Organization. La decisione era stata avviata dal presidente Donald Trump attraverso un ordine esecutivo firmato nel primo giorno del suo secondo mandato.

La nota dell’Oms e la data effettiva

Sul sito dell’Oms, accanto al nome degli Stati Uniti nell’elenco dei Paesi membri, compare un asterisco che rimanda a una nota esplicativa. Il documento chiarisce che gli Usa non fanno più parte dell’organizzazione a partire dal 22 gennaio 2026, a seguito della comunicazione formale dell’intenzione di ritirarsi presentata nel 2025.

Un passaggio con effetti globali

L’uscita degli Stati Uniti dall’Oms segna un passaggio rilevante per la governance della sanità globale, considerato il peso politico e finanziario di Washington all’interno dell’organizzazione. Resta ora da valutare l’impatto operativo del ritiro sui programmi internazionali di prevenzione, sorveglianza e risposta alle emergenze sanitarie.

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Salute

Inquinamento atmosferico, allarme nelle città italiane: migliaia di morti premature evitabili

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L’inquinamento atmosferico resta una delle principali emergenze sanitarie e ambientali in Europa e in Italia. Le città più colpite variano a seconda degli inquinanti: Milano, Torino e Padova registrano i valori peggiori per le polveri sottili PM2,5; Napoli, Palermo, Catania e Genova per il biossido di azoto (NO2). Per le PM10, le situazioni più critiche si registrano a Palermo, Milano e Napoli.

Il progetto “Cambiamo aria”

I dati emergono dall’edizione 2025 del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da Isde Italia (Associazione medici per l’ambiente) insieme all’Kyoto Club e a Clean Cities Campaign.
L’analisi ha riguardato 57 stazioni di monitoraggio in 27 città, confrontando i dati con i limiti di legge attuali, con quelli previsti dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria (in vigore dal 2030) e con le soglie raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità.

PM2,5: valori ben oltre le soglie di sicurezza

Per il PM2,5, considerato “l’inquinante più pericoloso per la salute” perché penetra in profondità nei polmoni e nel sangue, Milano (22 µg/m³), Torino (20) e Padova (20) mostrano medie annue quasi doppie rispetto al futuro limite Ue (10) e quattro volte superiori alla raccomandazione Oms (5).
Ancora più critici i superamenti giornalieri: a fronte di un massimo Ue di 18 giorni l’anno, Milano arriva a 206 giorni, Torino a 106 e Padova a 103.

Biossido di azoto: traffico e città portuali

Il NO2, fortemente correlato al traffico veicolare, supera i limiti giornalieri Oms per oltre metà dell’anno in tutte le cittàanalizzate. Le punte più elevate si registrano a Palermo (356 giorni), Catania (351) e Genova (333), tutte città portuali. Anche Roma, Torino e Milano restano sopra soglia quasi tutto l’anno.
Rispetto ai nuovi limiti europei, Napoli registra 197 giorni di sforamento, Palermo 173 e Genova 100. Napoli, Palermo e Genova superano anche l’attuale limite annuo di legge, arrivando fino a cinque volte la soglia Oms.

PM10: superamenti diffusi

Per le PM10, tutte le città superano sia la media annua raccomandata dall’Oms sia il limite dei superamenti giornalieri. Palermo, Milano e Napoli risultano le più inquinate, con oltre 80-100 giorni l’anno sopra il valore di 45 µg/m³.

L’impatto sulla salute

Incrociando dati di popolazione e inquinamento, lo studio stima 6.731 morti premature attribuibili all’esposizione a PM2,5 nelle 27 città analizzate, pari a circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto sale al 14%, a Torino e Padova al 12%. Secondo i medici dell’Isde, una quota significativa di questi decessi sarebbe evitabileriducendo le concentrazioni verso la soglia Oms di 5 µg/m³.

L’appello dei medici

Per Roberto Romizi, presidente di Isde Italia, i dati 2025 “confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale”. Si tratta di un’esposizione cronica che colpisce soprattutto bambini, anziani e persone fragili. Rinviare politiche efficaci, avverte Romizi, significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature.

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Sanità, la mobilità passiva svuota la Campania: oltre 280 milioni l’anno verso il Nord

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La mobilità sanitaria passiva continua a rappresentare uno dei principali fattori di squilibrio dei conti della sanità campana e resta un nodo critico rispetto all’uscita della Regione dal piano di rientro.
I dati ufficiali del Ministero della Salute e di Agenas certificano una perdita superiore a 280 milioni di euro l’anno, risorse pubbliche che finiscono prevalentemente nelle casse delle regioni del Nord.

Il volume complessivo del fenomeno, a livello nazionale, sfiora i 5 miliardi di euro, confermando una dinamica strutturale e non episodica.

Le regioni che attraggono risorse

Le regioni con saldo positivo restano le stesse.
La Lombardia guida la classifica con un avanzo di 580,7 milioni di euro, grazie a oltre 1,02 miliardi di prestazioni erogate a pazienti provenienti da altre regioni.
Seguono Emilia-Romagna con 507,1 milioni e Veneto con 189,4 milioni.
Saldi positivi anche per Toscana, Provincia autonoma di Trento e Molise.

Campania tra le regioni più penalizzate

Sul versante opposto si collocano le regioni del Centro-Sud.
Il peggior saldo in valore assoluto è quello della Calabria (-304,1 milioni), seguita dalla Campania con -281,6 milioni, quindi Sicilia, Puglia e Lazio.

Per la Campania il dato è particolarmente rilevante anche in rapporto al finanziamento ordinario: 177,8 milioni di creditia fronte di 458,5 milioni di debiti, per un passivo certificato di 281,62 milioni di euro.

Perché i pazienti si spostano

I flussi confermano una tendenza consolidata: minore mobilità per interventi ordinari, maggiore per prestazioni ad alta specializzazione, più costose e complesse.
Le scelte dei pazienti sono orientate da dotazione tecnologica, tempi di attesa, reputazione clinica e, soprattutto, dalla continuità assistenziale post-operatoria, in particolare nella fase riabilitativa.

Le carenze strutturali del Sud

Secondo Nicola Capuano, direttore della UOC di Ortopedia del Fatebenefratelli di Napoli, il problema non riguarda la qualità degli interventi chirurgici:
la Campania è in grado di offrire chirurgia protesica mini-invasiva e robotica di alto livello, ma soffre un deficit strutturale nella fase successiva all’intervento.

La mancanza di posti letto, strutture riabilitative e soluzioni assistenziali integrate spinge molti pazienti a scegliere strutture del Nord, dove il percorso di cura risulta completo.

Il ruolo del privato e la programmazione

Nelle regioni attrattive il sistema ha retto anche grazie alla presenza di strutture sanitarie private convenzionate, capaci di affiancare il pubblico e assorbire parte della domanda.
Una rete che al Sud, e in Campania in particolare, risulta ancora insufficiente e frammentata.

Agenas: nessuna “pagella”, ma un problema aperto

Da Agenas precisano che i dati non rappresentano classifiche di merito. Il commissario Americo Cicchetti ha sottolineato che si tratta di strumenti di monitoraggio per migliorare efficienza e qualità dei servizi.

Il monito del ministro

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito la necessità di fermare i cosiddetti “viaggi della speranza”.
Alla luce dei numeri, tuttavia, il fenomeno resta strutturale e continua a incidere pesantemente sui conti e sull’equità del sistema sanitario campano.

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