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Cronache

Far West Napoli, due sparatorie e quattro feriti

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Una violenta sparatoria ha scosso il tardo pomeriggio di Napoli, lasciando tre persone ferite da colpi di arma da fuoco. I feriti, che hanno riportato lesioni alle gambe e ai glutei, sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Vecchio Pellegrini, mentre la Squadra mobile di Napoli ha avviato le indagini per fare luce sull’accaduto.

Secondo una prima ricostruzione, la sparatoria è avvenuta su corso Amedeo di Savoia, una strada che collega il centro cittadino alla zona di Capodimonte. Si sta cercando di capire se vi sia un collegamento con un altro episodio avvenuto poco prima: il ferimento di un 24enne, trasportato all’ospedale Cto per ferite alle gambe da colpo di arma da fuoco. Anche su questo caso stanno indagando i Carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli e della stazione di Secondigliano.

Il giovane ferito nella sparatoria è stato identificato come Mariano Errichelli, 24 anni, già noto alle forze dell’ordine e figlio di Antonio Errichelli, noto come “o cinese”, esponente di spicco del clan camorristico Licciardi, ucciso nel 2014 in un agguato a Secondigliano. Anche l’agguato di oggi sembra essere avvenuto nella stessa zona.

I tre uomini coinvolti nella sparatoria hanno precedenti per reati contro il patrimonio. La situazione clinica dei feriti, rispetto alle prime informazioni, sembra essere peggiorata, con uno di loro in prognosi riservata all’ospedale Vecchio Pellegrini.

L’episodio criminale ha scosso la tranquillità di una strada normalmente molto trafficata, mettendo in allarme gli abitanti dei quartieri circostanti. Gli investigatori sono al lavoro per chiarire l’esatta dinamica degli eventi e individuare i responsabili di questo violento episodio, che ha seminato il terrore nella città partenopea.

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Cronache

Cambi telefono, antitrojan,’guardie e ladri’ a Venezia

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Cambi di telefono, soffiate (anche da un militare infedele) sulle intercettazioni in corso, sistemi anti-trojan, tecnologie anti-infiltrazione, oppure incontri rigorosamente faccia a faccia, di persona, lasciando i cellulari fuori della porta. Ricorda film d’antan alla ‘guardie e ladri’, però sul filo della più moderna tecnologia, il racconto che si ritrova nelle pagine dell’inchiesta veneziana sulla corruzione. Sono i pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini ad elencare il poderoso lavoro di intercettazione fatto dalla polizia giudiziaria per ricostruire gli intrecci all’ombra del campanile di San Marco. Un’attività che, alla fine, ha premiato la perseveranza e la qualità investigativa della Guardia di Finanza. Nella richiesta di misure cautelari, infatti, compare ad un certo punto il capitolo “Le difficoltà nell’attività intercettiva”. Si spiega così come per alcuni indagati l’intercettazione telematica con captatore informatico abbia “avuto successo”: uno è l’assessore Renato Boraso (arrestato nell’inchiesta), un’altra è la dirigente Bolognini.

Al contrario, per altri indagati nei confronti dei quali è stata disposta l’attività di intercettazione – si tratta di Derek Donadini e Morris Ceron, capo di gabinetto e vice capo di gabinetto del Comune, questa “non ha avuto successo, essendosi fatti dotare dalla società comunale di servizi Venis di apparti di ultima generazione non infiltrabili”. Anche Boraso, “decide da ultimo di dismettere il suo apparato, richiedendo alla Venis di essere dotato di un apparto analogo a quelli in uso a Ceron e Donadini”. Una decisione, il cambio di telefono, che l’assessore assume “dopo ripetuti avvisi ricevuti da persone diverse (tra cui anche un militare infedele) e dallo stesso sindaco Brugnaro”, che lo avvisano di essere sottoposto ad indagini. Il trojan è una sorta di microspia che una volta installata consente di controllare lo smartphone di una persona da remoto, utilizzandone microfono e telecamera. Il telefono diventa così una sorta di ‘ambientale’ portatile. Un dato che non tarda ad essere compreso dagli indagati, che iniziano a prestare molta più attenzione per i loro incontri: “Ci vediamo di persona?”, “dimmi il posto e ti raggiungo”. E tutti senza telefonino in tasca.

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Cronache

Fa il bagno nel lago e viene inghiottito dalle sabbie mobili

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Un uomo di 40 anni residente a Santo Stefano d’Aveto è ‘scomparso’ nel lago di Giacopiane, a Borzonasca. Secondo alcuni testimoni stava uscendo dall’acqua e si stava avvicinando alla riva quando sarebbe stato inghiottito dalle sabbie mobili. Sul posto si trovano adesso i sommozzatori dei vigili del fuoco con la squadra di Chiavari, l’elicottero Drago, il medico del 118, ambulanza e carabinieri. Il lago di Giacopiane è un bacino artificiale e attorno alle sue rive si trovano cartelli di divieto di fare il bagno e annunciano la presenza di sabbie mobili. L’uomo probabilmente per riemergere ha messo i piedi su una massa di fango che lo ha inghiottito.

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Cronache

La tennista Camila Giorgi: fake su di me, presto torno in Italia

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“Purtroppo i giornalisti di poco valore fanno fake news, e per avere qualche click in più alla loro pagina venderebbero anche la propria dignità”. L’ormai ex tennista azzurra Camila Giorgi torna a scrivere sui social parlando della sua irreperibilità e rispondendo ad un suo fan. “Ho un avvocato che mi segue e se avessi problemi non sarei tornata in Italia due settimane fa. E ritornerò presto. Grazie per il vostro amore”, le parole di Giorgi, dopo che nei giorni scorsi il legale che la difende nel procedimento per i falsi vaccini anti-Covid aveva annunciato la rinuncia al suo mandato. Rispondendo ad un altro suo tifoso sul perchè si fosse ritirata così improvvisamente l’ex tennista ha aggiunto: “per me era il momento giusto”.

La Giorgi deve affrontare accuse su mancati vaccini e accertamenti fiscali della Guardia di Finanza: la famiglia non avrebbe presentato la dichiarazione dei redditi, per un ammontare di milioni di euro di debiti.

Nella pagina Instagram della ormai ex tennista sono visibili anche delle foto che la ritraggono a Dallas, in Texas, dove avrebbe fatto ritorno dopo la breve visita in Italia. Giorgi indossa diversi completi estivi, a conferma della sua passione per la moda e l’abbigliamento. Nel 2021 i suoi genitori, il padre Luis Sergio Giorgi e la mamma stilista di moda Claudia Fullone, lanciarono la linea di moda Giomila, fusione di cognome e nome della sportiva, che è stata la principale testimonial del marchio.

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