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Rackete-Salvini,questa volta è duello elettorale

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Con l’avvicinarsi delle europee, si riaccendono vecchi conflitti. E’ il caso della ex comandante della Sea Watch Carola Rackete e del vicepremier Matteo Salvini: lei – durante un incontro pubblico per la candidatura di Ilaria Salis con Avs – ha accusato il leader della Lega di “incentivare” con le sue parole “i crimini d’odio”; lui – di rimando – l’ha definita ironicamente “la speronatrice”. Rackete, che senza permesso attraccò per far scendere migranti salvati in mare a Lampedusa nel 2019, ora è in corsa alle europee in Germania con Die Linke. Da quando Rackete, cinque anni fa, forzò il blocco a Lampedusa imposto proprio da Salvini. tra i due è partito un lungo braccio di ferro fatto anche di scontri verbali, culminati in un’accusa di diffamazione aggravata per Salvini ai danni di Rackete (per cui il Senato negò l’autorizzazione a procedere). Oggi è ‘la capitana’ ad attaccare: “Penso che le parole” di Matteo Salvini “continuino ad infiammare l’estrema destra, incentivando i crimini d’odio e polarizzano la società al posto di creare unità e giustizia sociale – afferma l’attivista -. Noi a sinistra siamo per i diritti umani, dignità e rispetto della vita e per un’equa transizione ecologica che ci garantisca un futuro sicuro su questo pianeta”.

Il capo della Lega le risponde a tono dopo qualche ora: “Io incentiverei i ‘crimini d’odio’ dice la speronatrice… E che bella coppia con la Salis! Il miglior antidoto a questi sinistri personaggi è un voto massiccio alla Lega”. Nel frattempo, la campagna elettorale mette pepe anche nei rapporti tra gli alleati di governo. A generare fibrillazioni tra Forza Italia e Lega è il decreto Salva-Casa, il provvedimento fortemente voluto da Salvini e atteso a giorni in Consiglio dei ministri. Pochi giorni fa, il ministro delle Infrastrutture e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si erano sentiti per parlare del destino di alcuni grattacieli al centro di un intervento della Procura. E l’idea del vicepremier era di lavorare a una norma bipartisan da inserire in fase di conversione del decreto in questione.

“Non consentiremo l’abusivismo del Pd – fa sapere il capogruppo forzista al Senato, Maurizio Gasparri -. Siamo contrari ai condoni che la sinistra vorrebbe per i grattacieli di Milano. Io starò molto attento perché il condono che vorrebbe Sala mi inquieta” e “sono certo che il Capo dello Stato non firmerà le sanatorie”. “Una volta c’era Berlusconi che difendeva la casa come bene fondamentale degli italiani, ora c’è la Lega che porta avanti una norma di buonsenso”, attacca la deputata del partito di via Bellerio Giovanna Miele. E lo stesso Salvini rilancia: “Sanatoria’? Non è una brutta parola, come vorrebbe qualcuno, se significa semplicemente regolarizzare piccole anomalie, liberando oltretutto gli uffici comunali dalle troppe pratiche bloccate”

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Grillo manda in tilt la base, malumore nelle chat 5s

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I social per un movimento che ha sempre promosso la partecipazione (reale e virtuale) alla vita pubblica sono sempre una buona cartina di tornasole. E, con tutti i limiti dell’istantanea, gli oltre 4mila commenti piovuti sotto l’ultimo post di Beppe Grillo in poco più 24 ore – oltre a decisi malumori che stanno montando nelle chat interne dopo le recenti uscite del fondatore – rivelano quanto il garante abbia mandato la base in subbuglio: a volte arrabbiata, a volte delusa, spesso divisa in tifoserie, tra chi sostiene le ragioni del garante e chi – a occhio la grande maggioranza – lo critica in favore del presidente Giuseppe Conte.

Sotto l’autointervista di Beppe Grillo, su Facebook – che pure incassa migliaia di like – c’è chi punta il dito contro “l’infelice battuta su Conte” fatta da “chi invece dovrebbe sostenerlo in tutti i modi”, chi ricorda al garante di aver “portato il movimento a fare alleanza con Draghi, la vera rovina del movimento” e chi avverte: “Conte non si tocca”.

Alcuni, invece, sostengono la ricetta del garante o invitano l’ex premier a farsi un suo partito lasciando il M5s ad un nuovo presidente, “ad esempio Virginia Raggi”. Intervento dolceamaro quello dell’ex senatrice, Giulia Grillo: “Avremmo potuto parlare della spaccatura del centrodestra sull’autonomia detto SpaccaItalia, ma temo che si parlerà ancora del Movimento e le sue spaccature interne. Al di là del merito, è che siamo così umani da riuscire a far parlare di noi”. Tra gli eletti di fede contiana a microfoni spenti, più di uno si interroga su quale sia la reale intenzione del fondatore del Movimento. Tornare ad incidere politicamente? Ma come? Il piano di Grillo potrebbe essere così sintetizzato: blindare la regola aurea dei due mandati, promuovere una maggiore collegialità (un direttorio che coinvolga esponenti come Roberto Fico o Virginia Raggi?), reindirizzare il movimento verso una ‘terzietà’ dagli schieramenti tradizionali.

Una visione, quest’ultima, da sempre sostenuta dall’ex sindaca di Roma Raggi (tanto vicina a Grillo e a Di Battista, quanto distante da Conte), ma agli antipodi della collocazione nel campo progressista indicata dall”avvocato del popolo’. A testimoniare la guerra dei mondi in atto nel movimento, tra vecchia e nuova guardia, c’è una frase postata dal capogruppo del M5s in Senato, Stefano Patuanelli, su X: “‘Né di destra, né di sinistra’. Lo sento dire da molti anni. Da quelli di destra”.

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La svolta di Toti, ‘non chiederei più soldi a privati’

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Giovanni Toti, il presidente della Regione Liguria ai domiciliari per corruzione dal 7 maggio, continua a ripeterlo come un mantra: “non ho commesso reati e ho sempre agito nell’interesse della Regione”. E però dall’altro lato assicura che, per il futuro, “non chiederà più finanziamenti ai privati nelle modalità” usate prima dell’inchiesta. Rassicurazioni messe nero su bianco dal suo legale Stefano Savi nell’appello presentato al Riesame contro il no del giudice Paola Faggioni alla revoca degli arresti. Nel documento Toti chiarisce non solo che il rischio di reiterazione dei reati non c’è perché al momento, dopo le elezioni europee in cui il suo partito non si è presentato, non sono previste consultazioni a breve termine, ma anche che non ci sarebbe un rischio di inquinamento delle prove. “E’ da escludere che Giovanni Toti possa nuovamente, con immutato approccio, interessarsi di tali vicende o, semplicemente, chiedere a privati dei finanziamenti”, sottolinea il legale.

E inoltre, il governatore “è perfettamente consapevole delle accuse a lui mosse – si legge nel documento – e delle concrete condotte contestate: la sua volontà di non tenere comportamenti anche solo astrattamente rilevanti dal punto di vista penale lo farà certamente astenere dal proseguire con modalità che la diversa lettura data nell’ambito di questo procedimento considera illecite o comunque non dovute”. Il giudice Faggioni venerdì scorso aveva sottolineato come il rischio di inquinamento probatorio permane “in modo attuale e concreto” visto che le indagini sono ancora in corso e che “Toti ha tenuto un atteggiamento elusivo” facendo riferimento a una telefonata tra il governatore e Paolo Emilio Signorini, l’ex presidente dell’Autorità portuale (unico in carcere). In quella conversazione Toti indicava un posto all’aperto dove “c’era rumore di sottofondo”. Per Savi quella scelta “non era per finalità elusive ma per una riservatezza del colloquio”.

L’udienza, davanti al giudice Massimo Cusatti, non è stata ancora fissata ma potrebbe arrivare a metà luglio. Intanto si attende la decisione del giudice sulla richiesta del governatore di incontrare alcuni componenti della sua giunta, i segretari dei partiti di maggioranza in consiglio regionale e i vertici del movimento nazionale (Noi moderati) di cui è ancora parte. La procura ha dato il parere favorevole purché avvengano in presenza e con un finanziere all’esterno della villa di Ameglia. E, infine, il generale del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza Andrea Fiducia, che ha guidato le indagini su Toti, è stato promosso e trasferito a Milano al comando provinciale. Al suo posto è arrivato il colonnello Filippo Capineri.

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Scontro politica-magistratura, Unicost attacca: Csm tuteli i pm dalle accuse del governo su Toti

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I magistrati genovesi che si occupano dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, stanno subendo “un clima di delegittimazione”. Un clima generato dalle dichiarazioni di rappresentanti di alte cariche istituzionali che pongono “in discussione l’imparzialità della decisione e l’indipendenza dei magistrati che si stanno occupando della delicata vicenda”.

Lo sostengono i consiglieri del Csm di AreaDg, insieme con quelli della corrente centrista di Unicost, più l’indipendente Roberto Fontana e Domenica Miele (Md), che per questo attacco hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela per la giudice Paola Faggioni, i pubblici ministeri Federico Manotti e Luca Monteverde, l’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e il procuratore capo Nicola Piacente. Nel documento si citano le dichiarazioni dei ministri della Difesa Guido Crosetto e della Protezione civile Nello Musumeci.

Come quella pronunciata da Crosetto il 12 maggio: “Provo sempre più disprezzo nei confronti di persone che dicono di voler servire lo Stato e invece spesso servono solo i loro microinteressi personali”. O da Musumeci il 10 maggio: “Poi c’è una minoranza (di magistrati, ndr), che si è formata nelle università, nelle organizzazioni giovanile di estrema sinistra, che è rimasta comunista. Si alimentano alla fonte del rancore, del pregiudizio nei confronti di chi di sinistra non è”. Per i membri del Csm che hanno chiesto l’apertura della pratica il clima di delegittimazione è “reso ancora più ampio e pericoloso dalla pubblicazione e diffusione di alcuni articoli di stampa che alimentano tendenziosamente nell’opinione pubblica un’immagine distorta della giurisdizione, con discredito personale per i magistrati impegnati”.

Non è la prima volta che i membri del Csm chiedono di aprire una pratica a tutela per i colleghi. A ottobre 13 consiglieri togati lo avevano fatto per la giudice di Catania Iolanda Apostolico, finita nella bufera per non aver convalidato il trattenimento nel Cpr di Pozzallo di tre migranti. Intanto la procura di Genova non ha ancora dato il parere sulla richiesta presentata dal governatore Toti di poter incontrare esponenti politici della sua maggioranza e leader dei partiti che lo appoggiano mentre ieri, nell’interrogatorio davanti al pm, l’ex sindacalista Venanzio Maurici ha risposto alle domande respingendo tutte le accuse.

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