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Covid, il ministro Speranza ottimista: nell’ultima settimana sceso Rt, ma misure restrittive non si toccano

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Le misure restrittive “sono l’unico vero strumento che ora abbiamo per abbassare il contagio e metterlo sotto controllo. E’ evidente che provocano sacrifici sul piano economico e culturale, ma come mostrano i numeri preliminari degli ultimi giorni nel nostro Paese, dimostrano di funzionare. Abbiamo, nell’ultima settimana, un livello di Rt, o indice di diffusione del contagio, sceso rispetto a settimana precedente e oggi verranno presentati nuovi dati” spiega il ministro della Salute Roberto Speranza durante il webinar “L’Unione europea alla sfida del Covid-19”.

“Abbiamo visto – ha aggiunto Speranza – che alcuni Paesi europei tra cui Gran Bretagna e Francia, hanno scelto un lockdown nazionale. L’Italia sta provando a mettere sotto controllo la curva non con il lockdown generalizzato ma con un meccanismo che fotografa la realta’ di ogni territorio e prova ad adattare le misure per tempi limitati al quadro epidemiologico di ciascuno. Vedremo nei prossimi giorni se come auspichiamo, questo metodo ci offrira’ una piegatura ulteriore della curva. Insieme a questo lavoro, ha proseguito il ministro, “c’e’ un lavoro di ricerca su strumenti, ovvero vaccino e cure efficaci e sicure, che ci possano dare strade efficaci, in un tempo il piu’ breve possibile ma non certo istantaneo, per uscire definitivamente dalla pandemia”.

“I dati che iniziamo a ricevere lasciano intravedere la luce in fondo al tunnel ma bisogna avere un approccio prudente. Abbiamo agenzie istituzionali, sia su piano europeo che nazionale, che dovranno seguire con la massima cautela le procedure di validazione di vaccini e cure, ma i dati che vediamo ci lasciano ben sperare”. Cosi’ il ministro della Salute Roberto Speranza durante il webinar ‘L’Unione europea alla sfida del Covid-19′. “Potremmo essere nelle condizioni – ha aggiunto – nei primi mesi del 2021 di avere le prime dosi. La distribuzione vedra’ come primi beneficiari il personale sanitario e poi le persone in ospedale e Rsa”.

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un’ordinanza, in vigore da oggi, con cui si rinnovano le misure relative alle Regioni Calabria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta. La nuova ordinanza e’ valida fino al 3 dicembre 2020, ferma restando la possibilita’ di nuova classificazione prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020.

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Terapie intensive quasi vuote, i pochi ricoverati sono non vaccinati

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A metà aprile c’erano più di 3 mila persone ricoverate in terapia intensiva per Covid. Ieri, metà giugno, in intensiva c’erano 471 italiani col covid. Dall’inizio della seconda ondata il numero dei malati gravi è sceso sotto quota 500, con il 5% dei posti letto occupati in tutta Italia. Merito della campagna di vaccinazioni di massa: il 27% della popolazione dai 12 anni in su ha completato il ciclo di immunizzazione. Ma non siamo ancora al livello zero: dove si trovano, oggi, le persone con forme gravi di Covid? La Lombardia ha il maggior numero di ricoveri in terapia intensiva (92), seguita dal Lazio (85).
Cinque regioni sono sotto i 10 casi, tre a zero (Basilicata, Molise e Valle d’ Aosta). Ieri i nuovi ingressi in tutta Italia sono stati 9, contro i 26 del giorno prima: un dato che non si registrava da ottobre. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 3.064, in calo di 269 unità.
L’incubo covid sembra lontano: il 15 aprile la Lombardia aveva 739 persone in terapia intensiva, scese a 390 il 15 maggio e oggi sotto quota 100. Per capire come sta evolvendo l’epidemia, in Italia solo il 3,5% dei positivi è in ospedale. I contagiati attuali sono 101.855, di cui 3.535 hanno richiesto il ricovero.
Rispetto a quest’ultima cifra, la quota di terapie intensive è in media al 13,3%, dallo zero delle tre regioni senza forme gravi al 23,1% della Provincia autonoma di Trento, seguita da Liguria e Toscana con il 22% circa.
Infine, la campagna vaccinale.
Sono state somministrate oltre 43 milioni di dosi: nella fascia over 80, l’ 84% della popolazione è protetta con due iniezioni o la dose unica di Johnson & Johnson. Peggio le altre classi di età: tra i 70-79enni solo il 42% è completamente vaccinato e si scende al 35% nella fascia 60-69, al 24% nei 50-59enni, al 16% nei 40-49enni, al 13% nei 30-39enni e all’ 11% nei 20-29enni. Appena iniziate le somministrazioni alla fascia 12-15 anni.
Tutto questo però non tiene conto dei guariti: ufficialmente oltre 4 milioni, ma si stima che possano essere molti di più. Nel Regno Unito, dove oltre la metà della popolazione adulta è vaccinata con due dosi (e l’ 80 per cento con una dose), si osserva un aumento dei contagi a causa della variante Delta (oltre 7 mila al giorno, rispetto ai 1.300 di inizio maggio). La buona notizia è che i casi gravi stanno sì aumentando, ma molto più lentamente: dai 120 di metà maggio si è toccata quota 200. Segno che i vaccini riescono a proteggere dalla malattia severa anche in caso di diffusione massiccia di una nuova variante.

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Via l’obbligo delle mascherine dal 15 luglio

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Il tema è quello dello stato di emergenza. Ovviamente è un tema politico. Certamente non può che dividere i partiti. E così, come di consueto, nel teatrino italiano della politica, non importa altro che lo scontro tra chi ha fretta di correre verso la piena libertà e chi invece invoca la prudenza. Poi però noti che Matteo Salvini e Roberto Speranza pensano che sarebbe un bel segnale che alla scadenza del 31 luglio lo stato di emergenza possa essere revocato. A Palazzo Chigi c’è Mario Draghi, che però vorrebbe continuare a governare il post pandemia con i DPCM e dunque non si dispiacerebbe se fosse rinnovato di qualche mese, magari fino a fine anno lo stato di emergenza. Draghi, ovviamente stupito della polemica politica, continua a dire ai suoi ministri che “serve ancora prudenza, perché è vero che stiamo uscendo dalla pandemia, ma purtroppo non ne siamo ancora fuori”.
Fin qui la cautela che però non dovrebbe rallentare una decisione molto attesa: il superamento dell’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. Sulla scia di altri Paesi europei, l’Italia cancellerà l’obbligo di mascherina dal 15 luglio una delle regole base che hanno segnato le nostre vite in questo anno e mezzo di Covid. Dovrebbe andare così. Sarebbe un segnale forte di ritorno alla normalità, tanto che Speranza ha detto di ritenere “realistica” la previsione di Draghi, di eliminare le mascherine all’ aperto a metà luglio.  Oggi Draghi firma il Dpcm che dà il via libera al green pass. È lo strumento normativo che – attraverso le app Immuni e Io, un sito web dedicato e il fascicolo sanitario elettronico – darà la certificazione verde a chi è stato vaccinato, è guarito dal Covid o si è sottoposto a un tampone risultato negativo.

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Covid, Cirio: immunità di gregge entro agosto

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Nonostante la necessita’ di riorganizzare la campagna vaccinale alla luce delle nuove indicazioni che prescrivono i richiami di Astrazeneca con Pfizer, il Piemonte dovrebbe raggiungere comunque l’immunita’ di gregge entro agosto. Lo ha assicurato oggi il governatore Alberto Cirio. “Ora – ha spiegato Cirio – dobbiamo fare con Pfizer i richiami di AstraZeneca di marzo. Chi e’ partito prima tra le Regioni d’Italia ha piu’ richiami da fare. Il Piemonte e’ stato piu’ performante e ora se non venissero integrate le dosi di Pfizer sarebbe penalizzato. Al momento siamo gia’ a 20 mila rispetto alle 49 mila che dobbiamo integrare, quindi al 40%. Se non ci saranno altri scossoni nella comunicazione nazionale da parte parte della comunita’ scientifica – ha rimarcato – l’immunita’ di gregge per fine agosto sara’ possibile”. Cirio ha parlato anche della necessita’ di continuare a sensibilizzare gli over 60 che ancora non si sono vaccinati. “C’e’ una fetta di popolazione piemontese – ha osservato – che dobbiamo ogni giorno sensibilizzare. Dobbiamo spiegare che il vaccino e’ l’unica via, che tutti i vaccini funzionano. I benefici prevalgono nettamente sui costi. Stiamo cercando di rendere allettante e agevole la vaccinazione, anche se qualche freno viene dalla privacy”. Intanto la campagna vaccinale continua a ritmo serrato. Oggi taglio del nastro per il nuovo hub Carrefour-Le Gru, drive in da 120 dosi al giorno, dove due giornate saranno interamente dedicate alla vaccinazione dei collaboratori di Carrefour. Il centro si trova al piano terra del parcheggio multipiano, ed e’ gestito dalla Asl To3. “Siamo grati – ha detto Cirio visitandolo – a tutte le aziende che hanno dato la loro disponibilita’ a entrare a far parte del nostro esercito del vaccino. Il nostro obiettivo e’ stato fin dall’inizio quello di portare i vaccini il piu’ vicino possibile a ogni persona, per questo la collaborazione del mondo imprenditoriale e’ preziosa. Siamo particolarmente orgogliosi anche del fatto che Carrefour abbia avviato le prime vaccinazioni aziendali proprio nella nostra Regione e che il modello piemontese possa essere ora esportato in Italia”. A Torino ha aperto oggi anche un nuovo hub alla Fabbrica delle ‘e’, sede del Gruppo Abele. L’iniziativa vede collaborare Ospedale Koelliker, Gruppo Abele e Ascom. Il centro eroghera’ 400 dosi al giorno e si concentrera’ sulla vaccinazione di categorie come immigrati irregolari, vittime di maltrattamenti e senzatetto. Oggi l’Unita’ di Crisi della Regione ha comunicato 59 nuovi casi di contagio, pari allo 0,5% dei 12.619 tamponi eseguiti. I ricoverati in terapia intensiva sono 39 (-8 rispetto a ieri), quelli nelle degenze ordinarie sono 272(-19 rispetto a ieri). Tre i decessi, ma solo uno e’ avvenuto oggi. Le persone vaccinate sono 40.346, inclusi 16.377 richiami.

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