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Politica

Ballottaggi: delusioni per il centrosinistra, ma una storica vittoria a Vicenza

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Il recente turno di ballottaggi ha portato con sé una scia di delusioni per il centrosinistra, nonostante la storica vittoria ottenuta a Vicenza. La sconfitta ad Ancona, una storica roccaforte rossa, e il successo del centrodestra in Toscana hanno segnato una giornata amara per il fronte progressista. Inoltre, l’alleanza tra il Partito Democratico (PD) e il Movimento 5 Stelle (M5S) ha ottenuto risultati deludenti, come ampiamente previsto già al primo turno.

L’alleanza giallorossa era schierata in sei capoluoghi, ma solo a Teramo è riuscita a ottenere una vittoria. Al contrario, è stata sconfitta a Latina, Brindisi e Pisa, e ha mostrato segni di debolezza nelle città siciliane di Catania e Siracusa già al primo turno. L’effetto Schlein, riferimento alla segretaria del PD, non si è manifestato come sperato e nel partito si avvertono le tensioni.

A seguito dei risultati e in vista dei prossimi appuntamenti politici, la segretaria del PD ha convocato la segreteria del partito per valutare l’esito delle elezioni. La fretta nella convocazione è stata influenzata anche dal fatto che la segretaria si recherà a Bruxelles per una serie di incontri nelle prossime ore. “È evidente che da soli non si vince”, ha commentato la segretaria, sottolineando che è necessario ricostruire un campo alternativo credibile in grado di sfidare la destra. Tuttavia, la responsabilità di costruire questo campo non riguarda solo il PD, ma coinvolge anche il M5S e il Terzo Polo.

La segretaria del PD aveva già sollecitato una collaborazione con il M5S e il Terzo Polo una settimana fa, in vista dei ballottaggi, ma le risposte non sono state soddisfacenti. I risultati elettorali hanno sollevato una serie di interrogativi e riflessioni all’interno del partito. Alcuni membri, come la senatrice Simona Malpezzi e il senatore Dario Parrini, hanno sottolineato la necessità di fare una valutazione approfondita di fronte alle sconfitte subite.

Tuttavia, alcuni hanno sottolineato che queste elezioni amministrative arrivano dopo due tornate positive per il PD, con importanti vittorie ottenute nel 2021 e nel 2022. Nonostante le difficoltà attuali, si guarda al futuro e alle Elezioni Europee del 2024 come un’opportunità per valutare il peso politico di ciascuna forza.

Le alleanze future saranno oggetto di ulteriori discussioni e riflessioni. Attualmente, l’attenzione è rivolta al 2024 e alle sfide che si presenteranno in quella fase. “Non si tratta di un voto politico, né lo abbiamo mai caricato di questo valore”, ha affermato Davide

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Politica

Francesca Albanese, Francia e Germania chiedono le dimissioni: anche l’Italia prende le distanze

Francia e Germania chiedono le dimissioni di Francesca Albanese dall’incarico Onu. Tajani prende le distanze. L’Onu replica: «Sta agli Stati membri dissentire».

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Dopo la Francia, anche la Germania chiede le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, ritenendo «insostenibile» la sua posizione su Israele. Alla richiesta si è associata anche l’Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha preso ufficialmente le distanze dalle sue dichiarazioni.

Le dichiarazioni contestate

Al centro delle polemiche le parole pronunciate da Albanese durante una conferenza organizzata da Al Jazeera a Doha, in cui si era riferita a Israele come «nemico comune dell’umanità». Una formulazione che ha suscitato la condanna del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot e del suo omologo tedesco Johann Wadephul.

Wadephul ha affermato di rispettare il sistema dei relatori indipendenti delle Nazioni Unite, ma ha condannato quelle che ha definito «dichiarazioni inappropriate».

La posizione dell’Italia e dell’Unione europea

Tajani ha dichiarato che le posizioni di Albanese «non rispecchiano quelle del governo italiano» e che le sue affermazioni «non sono adeguate all’incarico ricoperto all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite».

Parallelamente, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan ha inviato una lettera all’Alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, chiedendo un intervento formale della Commissione europea.

La replica di Albanese e dell’Onu

A distanza di due giorni dall’evento, Albanese ha diffuso l’intervento integrale sostenendo che il riferimento al «nemico comune» riguardasse «il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina» e che l’accostamento diretto a Israele deriverebbe dal montaggio del video.

Interpellato sulla vicenda, il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric ha precisato che l’Onu non condivide necessariamente tutte le dichiarazioni dei relatori indipendenti, ma che spetta agli Stati membri utilizzare i meccanismi previsti per esprimere dissenso.

Le ripercussioni in Italia

Il caso ha riacceso il dibattito anche in alcune città italiane dove erano state avanzate proposte di riconoscimenti istituzionali nei confronti della relatrice Onu. A Napoli e Firenze le iniziative sono state bloccate dai sindaci, mentre a Milano la mozione per la cittadinanza onoraria è in attesa di discussione. A Bari è stata chiesta la restituzione delle chiavi della città precedentemente consegnate.

La vicenda resta aperta sul piano politico e diplomatico, con un confronto che coinvolge governi europei, istituzioni locali e Nazioni Unite, in un contesto internazionale già fortemente polarizzato sul conflitto israelo-palestinese.

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In Evidenza

Vertice Ue ad Alden Biesen, Draghi e Letta spingono sull’urgenza competitività: decisioni attese a marzo

Al vertice informale Ue ad Alden Biesen Draghi e Letta sollecitano scelte rapide su mercato unico e investimenti. Decisioni operative attese già a marzo.

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Dal “ritiro” dei leader europei nel castello fiammingo di Alden Biesen emerge un messaggio politico netto: l’Unione avverte l’urgenza di reagire al deterioramento del contesto economico e alla crescente pressione geopolitica e intende tradurre già a marzo la riflessione sulla competitività in decisioni operative.

Il vertice, non decisionale, ha però segnato un cambio di passo. I Ventisette hanno condiviso un senso di urgenza e la volontà di accelerare su dossier rimasti a lungo in sospeso.

Draghi: mercato unico e strumenti finanziari comuni

Mario Draghi ha richiamato il peggioramento del quadro economico e la necessità di affrontare tutte le criticità già evidenziate nel suo rapporto. Tra le priorità indicate: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi energetici e possibilità di ricorrere, se necessario, a cooperazioni rafforzate.

Particolare attenzione è stata dedicata agli investimenti e agli strumenti finanziari comuni. Su questo fronte restano le aperture di Francia e Spagna, mentre la Germania mantiene una linea prudente.

Il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito che non può approvare il ricorso agli eurobond, richiamando i vincoli costituzionali tedeschi e rinviando il tema al confronto sul prossimo bilancio Ue.

Letta: completare il mercato unico per rafforzare la sovranità

Enrico Letta ha insistito sulla necessità di completare il mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. Secondo quanto riferito, ha definito il mercato unico la migliore risposta europea alle sfide provenienti da Stati Uniti e Cina.

Letta ha proposto un “One Market Act” articolato su energia, connettività e mercati finanziari, con strumenti comuni orizzontali per convogliare il risparmio europeo verso investimenti produttivi. Senza integrazione finanziaria, ha avvertito, sarà difficile restare competitivi.

Von der Leyen e la roadmap di marzo

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi concreti sull’integrazione dei mercati dei capitali. Pur preferendo procedere con tutti i 27, ha lasciato aperta la possibilità di cooperazioni rafforzate qualora non si registrassero avanzamenti.

La Commissione presenterà già a marzo una roadmap sul “One Market Act”.

Competitività come questione di sicurezza

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha parlato di consenso unanime sulla necessità di spingere l’agenda della semplificazione.

La premier Giorgia Meloni ha sottolineato che non c’è più tempo da perdere e che l’Europa deve tornare a “pensare in grande”. Tra costi energetici, concorrenza globale e tensioni geopolitiche, la competitività è ormai considerata parte integrante della sicurezza europea.

Dal castello fiammingo arriva quindi un doppio segnale: consapevolezza delle debolezze interne e pressione esterna crescente, ma anche volontà di reagire con scelte rapide. Resta alto, tra i leader e nei corridoi diplomatici, il prestigio di Draghi, con ricorrenti ipotesi su un possibile ruolo europeo di primo piano nei dossier internazionali, a partire dall’Ucraina.

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Esteri

Vertice Ue, tensioni sul pre-summit Italia-Germania: protesta Sanchez

Al vertice Ue di Alden Biesen tensioni sul pre-summit Italia-Germania-Belgio. Protesta formale di Pedro Sanchez, irritazione tra i leader esclusi.

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Il vertice sulla competitività al castello di Alden Biesen si apre con una frattura politica inattesa. Al centro delle tensioni il pre-summit convocato da Italia, Germania e Belgio prima della riunione formale dei Ventisette, letto da alcuni come il primo passo di un’Europa a geometrie variabili.

La premier Giorgia Meloni è arrivata in Belgio forte di un ruolo crescente nello scenario europeo, ma l’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti.

L’asse Parigi-Berlino resta centrale

Subito dopo la riunione dei Paesi “like-minded”, il cancelliere Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macronsi sono presentati insieme davanti alla stampa, ribadendo la solidità dell’asse franco-tedesco.

Fonti francesi hanno sottolineato la normalità di incontri tra gruppi di Paesi prima dei Consigli europei, evitando di leggere l’iniziativa italo-tedesca in chiave conflittuale. Da Parigi non sono arrivate critiche a Meloni, anzi è stato ricordato il prossimo vertice intergovernativo nel quadro dei Trattati del Quirinale.

Meloni ha parlato di un “motore tedesco-italiano” sui temi della competitività, precisando che la cooperazione non è rivolta contro altri partner.

La protesta della Spagna

La reazione più netta è arrivata dalla Spagna. La Moncloa ha reso noto che il premier Pedro Sanchez ha sollevato formalmente la questione dell’esclusione dal pre-summit, sostenendo che simili iniziative rischiano di minare i principi fondamentali dell’Unione e di allontanare soluzioni condivise.

Palazzo Chigi ha fatto sapere che a margine dei lavori un confronto tra Meloni e Sanchez c’è stato, ma senza che fosse sollevata direttamente la questione del mancato invito.

Irritazione tra gli esclusi

Segnali di malumore sono filtrati anche da altre delegazioni. Dall’Irlanda è trapelato stupore per l’assenza dall’incontro preliminare. Il premier Michael Martin, parlando ai cronisti, ha accennato alla mancata partecipazione prima di correggersi.

Tra gli invitati figuravano, oltre ai Paesi organizzatori, anche i leader sovranisti Viktor Orban, Robert Fico e Andrej Babis, su posizioni affini a quelle del Partito Popolare Europeo in materia di competitività.

Le assenze di Spagna, Portogallo e Irlanda evidenziano differenze di approccio, in particolare su Green Deal, dimensione sociale della crescita e deregulation.

Verso un nuovo format?

Palazzo Chigi ha annunciato l’intenzione di replicare il formato prima del Consiglio europeo di marzo, con l’obiettivo di consolidare un gruppo stabile sui dossier economici, sul modello già sperimentato sul tema migratorio.

La partita è appena iniziata. L’idea di un’Europa più flessibile nelle alleanze prende forma, ma resta da capire se il nuovo equilibrio riuscirà a evitare fratture permanenti tra i Ventisette.

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