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Renzo Magosso ci racconta “Frank Sinatra. Una vita da Boss”

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Molti hanno affrontato e raccontato il mistero e la leggenda di Frank Sinatra, voce unica e vita complessa con legami mai davvero chiariti con la malavita. Ma forse nessuno come Renzo Magosso è arrivato cosè vicino alla verita’ affrontando di petto il passato e gli intrecci dell’inscalfibile mito. E cosi’ ‘The Voice’ ne è venuto fuori in molti aspetti sconosciuti: dietro l’innegabile fascino pezzi di realtà compongono un collage ben diverso dal comune sentire. In questa vera e propria ricerca sul campo, ‘Frank Sinatra. Una vita da Boss’ (191 pp, 18 euro) edito da Book Time, si capisce che l’autore è un cronista con propensioni da storico: tutto e’ documentato ed e’ frutto delle ‘suole consumate’ da giornalista. E così emerge che il buon Frank aveva un timpano fuori uso pur essendo considerato uno fra gli orecchi musicali migliori del Novecento, che mamma Dolly gli ha aperto la strada grazie ai rapporti con la malavita, che ai suoi inizi di cantante si faceva spalleggiare da un gangster. Ma non non è finita qui, perchè il fiuto di Renzo Magosso lo ha portato ad approfondire la querelle Sinatra e a leggere le carte, rimaste segrete per oltre 50 anni, della Commissione Kefauver che ha indagato sui crimini della mafia italo-americana. Ed escono particolari che possono consentire di dare nuova luce ad alcuni misteri della politica, e non solo, statunitense. Con il pregio di una scrittura semplice e gradevole che costringe il lettore a finire il libro in un battibaleno.

‘Frank Sinatra. Una vita da Boss’ (191 pp, 18 euro) edito da Book Time

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Un workshop Magnum da Magazzini Fotografici con Chris Steele-Perkins

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Un workshop fotografico per un parterre internazionale  che ha visto i nove partecipanti attivarsi con le riprese nelle viscere della città. In quelle viuzze del ventre di Napoli conosciuto come la zona dell’Anticaglie. Stradine che attraversano e costeggiano via Duomo, via Sapienza, via Tribunali, largo Avellino e tutti i vicoli che compongono quel meraviglioso labirinto della zona più antica della città, in questi due giorni gli abitanti, gli artigiani e i commercianti della area,  non hanno visto solo turisti che scattavano confuse  foto, ma hanno incontrato, dialogato e conosciuto gli iscritti  al workshop “Expanding your horizon” che  Chris Steele-Perkins ha tenuto presso i Magazzini Fotografici di Via San Giovanni in Porta, struttura consolidata nel panorama fotografico nazionale, diretta da Yvonne De Rosa accompagnata dal suo team tutto al femminile.

Chris Steele-Perkins, fotografo della famosa Agenzia Magnum, fondata da Henry Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, Robert Capa, William Vandivert, Maria Esner e Rita Vandivert è a Napoli, accompagnato dalla curatrice Laura Noble,  per presentare  JAPAN  una delle sue mostre piu’ famose dopo “The Teds”,  quella che lo consacrò, alla fine degli anni settanta, allora quasi trentenne, membro della prestigiosa agenzia parigina. Japan, visitabile presso i Magazzini Fotografici fino al 21 Luglio 2019 è il frutto dei 48 viaggi nel paese del Sol Levante che il fotografo ha affrontato per lavoro, ma anche per incontrare e ritornare dalla famiglia della moglie. Benchè conosca benissimo il paese Chris Steele-Perkins è sempre affascinato dagli stili e dalle usanze giapponesi che risultano essere completamente estranee al nostro modo di vivere e di conseguenza assumono un fascino particolare. In questi suoi numerosi viaggi si sono susseguite esperienze ed avvenimenti di varia natura, tra cui il tragico tsunami del Tōhoku del 2011.

Il fotografo riesce a tresmettere nel corso del workshop questa curiosità, che lo ha sempre accompagnato, ai partecipanti, consigliandoli sugli approcci da intraprendere per ottenere una buona fotografia un buon ritratto insieme ad un buon racconto delle realtà che si documentano. I nove partecipanti, provenienti dagli USA, dal Pakistan, dall’Inghilterra e dall’Italia, non si sono lasciati scappare l’occasione di poter apprendere le tecniche di uno tra i fotografi internazionali più curiosi, innovativi e attenti ai cambiamenti degli stili di vita che cambiano. Classe 1949 Steele-Perkins, conserva quella curiosità negli occhi che si allineano con la mente e con il cuore offrendo,  a chi lo ascolta e vuole afferrare la sua arte, quel naturale passaggio di saperi, che solo la consapevolezza della propria visione della vita, del mondo e della luce che lo attraversa  riesce a trasmettere. Buona Luce a Steele-Perkins e aspettiamo il suo ritorno al piu’ presto,  per ammirare  il lavoro sulla nostra città,  che sicuramente avrà avuto modo di avviare.

 

 

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È morto Franco Zeffirelli, una vita straordinaria tra cinema e teatro

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E’ morto Franco Zeffirelli. Il regista aveva 96 anni. “Non avrei mai voluto che arrivasse questo giorno. Franco #Zeffirelli se ne è andato questa mattina. Uno dei più grandi uomini della cultura mondiale. Ci uniamo al dolore dei suoi cari. Addio caro Maestro, Firenze non ti dimenticherà mai” scrive il sindaco Dario Nardella su twitter.

Franco Zeffirelli, all’anagrafe Gian Franco Corsi Zeffirelli, e’ morto stamani nella sua casa di Roma, sull’Appia Antica, assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano, da un medico e dal parroco della chiesa di San Tarcisio che ha benedetto la salma. Circa una settimana fa, secondo quanto si apprende dalla famiglia, aveva ricevuto l’estrema unzione. “Si e’ spento serenamente – riferiscono i familiari – dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi”. Il maestro Zeffirelli, dopo i funerali di cui stabilire ancora luogo e data, riposera’ nel cimitero monumentale delle Porte Sante di Firenze, citta’ dove era nato il 12 febbraio 1923. La camera ardente sara’ allestita in Campidoglio a Roma.

In passato la regina d’Inghilterra ha fatto baronetti anche artisti popolari come i Beatles o Elton John. Ma Franco Zeffirelli, scomparso all’eta’ di 96 anni (era nato a Firenze il 12 febbraio 1923), e’ stato l’unico regista italiano che poteva fregiarsi del titolo di cavaliere dell’ordine dell’impero britannico (KBE) da quando l’ambita onorificenza gli fu appuntata nel novembre del 2004. Si faceva volentieri chiamare Maestro e certamente, da fiorentino purosangue, amava pensarsi come il rigoglioso frutto di una bottega che ebbe in Luchino Visconti il primo maestro. Era appena diplomato all’Accademia di Belle Arti quando il principe milanese lo volle per allestire le scene teatrali di ‘Troilo e Cressida’ (1949) per poi chiamarlo, come assistente, sul set di ‘La terra trema’. Cominciava cosi’ un sodalizio vitale, burrascoso e fecondo che coinvolse gli affetti di Zeffirelli, la sua formazione estetica, la sua carriera. Senza Visconti, probabilmente il giovane orfano (il padre lo aveva riconosciuto solo quando aveva 19 anni, la madre mori’ quando era bambino) non avrebbe calcato i palcoscenici piu’ famosi, non sarebbe diventato amico e confidente di stelle come Anna Magnani, Maria Callas o Richard Burton, non avrebbe potuto debuttare dietro la cinepresa gia’ nel ’57 (con ‘Camping’) dopo un tirocinio che lo aveva affiancato a Francesco Rosi sul set di ‘Senso’ (1954). Eppure quella cavalcata folgorante e fortunata fu anche il segno critico che per molti anni non avrebbe abbandonato l’immagine di Zeffirelli, fino a diventare un vanto e una maledizione: lo hanno descritto come un calligrafo, un esteta, uno scenografo vestito da regista. E invece onesta’ vuole che si ricordi il suo vibrante documentario sull’alluvione di Firenze (1966) con la voce narrante proprio di Burton e poi una coppia di successi planetari come ‘La bisbetica domata’ (che nel ’67 riuni’ Richard Burton e Liz Taylor) e ‘Romeo e Giulietta’ (1968). Il nume tutelare era la penna di William Shakespeare, sua la lingua che apri’ al regista italiano le porte della fama internazionale, tutti italiani il gusto e la cultura che rivitalizzavano le due grandi tragedie elisabettiane. Quattro anni dopo l’operazione si ripeteva nel nome di San Francesco con ‘Fratello sole, sorella luna’ (1972). Ormai Zeffirelli era una star, eppure un pregiudizio negativo lo avrebbe accompagnato sempre per il suo gusto anticonformista di smarcarsi costantemente dalle correnti del pensiero dominante. Polemico, feroce nei giudizi, scoperto nelle fragilita’ personali, orgogliosamente fazioso, dalla politica allo sport,Zeffirelli si ritenne a lungo uno straniero in Italia. L’altra sua anima era quella cattolica, che trovava radici nel magistero di Giorgio La Pira, carismatica figura della fede in politica e che fu suo istitutore al convento di San Marco. Non era certo uno sperimentatore Zeffirelli, eppure proprio nel ’74 si cimento’ con la tv filmando la cerimonia dell’Anno Santo e poi, due anni dopo, dirigendo per la Rai, il kolossal ‘Gesu” con Robert Powell nei panni del Cristo. Ma appena possibile si rifugiava in teatro, dimostrandosi insuperabile custode dell’allestimento classico per l’opera lirica. La sua ‘Aida’ verdiana fece storia, ripetutamente fu chiamato ad aprire la stagione della Scala di Milano. Era come se questo secondo amore assorbisse tutte le sue energie da quel punto in poi. Non abbandono’ mai il cinema, ma sono rari i titoli capaci di fare storia nella sua maturita’, da ‘Il giovane Toscanini’ (contestato a Venezia nel 1988) a un modernissimo ‘Amleto’ (1990) con Mel Gibson. Proprio dagli anni ’90 la sua firma si fece pero’ piu’ rada, nonostante un elegante ‘Jane Eyre’ (1996) o l’autobiografico ‘Un te’ con Mussolini’ (1999). Nel ’94 entrava in Parlamento, eletto senatore a Catania per Forza Italia.

Tuttavia anche nella cultura liberale il suo anticonformismo disturbo’ piu’ d’uno e le sue proposte per la cultura e l’ambiente non ebbero seguito. I riconoscimenti che scandiscono la sua carriera sono relativamente pochi rispetto al grande successo conquistato sulla scena e sullo schermo: c’e’ da riflettere sul fatto che nessun grande festival, e neppure l’Oscar (nonostante ben 14 nomination per i suoi film) abbia voluto riconoscere il suo indubbio talento. Da qualche anno si era rinchiuso in un distaccato silenzio, circondato dall’affetto di pochi amici e dei figli adottivi nella bella casa romana e nella villa sulla costiera amalfitana. E’ riuscito a vedere pero’ l’ultimo suo capolavoro, tenacemente voluto: quella Fondazione per le Arti e lo Spettacolo che porta il suo nome ed ha trovato casa nell’ex Tribunale di Piazza Firenze, dietro Palazzo Vecchio, per ospitare i tesori della sua vita artistica. Ha sempre sognato uno spettacolo al servizio di grandi interpreti, di grandi spazi, di lussuose confezioni. Ha immaginato una cultura italiana ancora rinascimentale, intrisa di gusto antico e di eleganti riferimenti al passato. Ha voluto un’Italia dell’arte e del bello capace di conquistare ancora il mondo, e piu’ di una volta le ha dato vita coi suoi lavori, pagando pero’ il prezzo dell’isolamento e di un ‘passatismo’ scambiato spesso per arroganza aristocratica. La sua visione del mondo e di se stesso e’ affidata alla bella autobiografia del 2008. Giovane bellissimo, poi dandy raffinato ed elegante, infine gentiluomo solitario, Zeffirelli resta l’isolato cantore di una civilta’ ormai scomparsa.

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Scoperta a Paestum, trovato il tempietto degli artigiani

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Capitelli, colonne, cornicioni e triglifi. Ma anche un delicato pannello, probabilmente una metopa, in arenaria decorata con tre rosette a rilievo che riconducono i resti di questa architettura religiosa agli anni tra il VI e il V secolo avanti Cristo, la stessa epoca dei grandi templi, quando la citta’ era in piena fioritura. Frutto di un rinvenimento casuale, avvenuto durante i lavori di restauro delle mura, arriva nel Parco Archeologico di Paestum una nuova scoperta, quella dei resti di un edificio di epoca dorica che sembra essere stato un tempio in miniatura o forse un portico, sorprendente spiega il direttore del parco Gabriel Zuchtriegel, perche’ potrebbe aprire uno squarcio sulla vita nella parte occidentale della citta’, quella dove si suppone ci fossero le botteghe degli artigiani, dei raffinati vasai, e che al momento “e’ la meno conosciuta”. Il ritrovamento e’ recentissimo, spiega l’archeologo. “E’ successo ieri durante i lavori di ripulitura e’ li’ che togliendo quello che negli anni era divenuta una vera e propria giungla che copriva il versante occidentale delle mura sono emersi via via i pezzi smembrati del piccolo tempio”, prima un capitello, poi l’altro, pezzi di architettura che sembravano essere stati trasportati e abbandonati vicino alle mura: “L’idea che ci siamo fatti e’ che siano stati frutto di un ritrovamento casuale intorno agli anni ’60, quando questa parte del parco era di proprieta’ privata e veniva regolarmente coltivata. E’ probabile che gli stessi contadini, infastiditi da questi blocchi di pietra che ostacolavano il loro lavoro, li abbiano spostati verso il muro per liberare il campo”.

La scoperta di ieri, quindi, e’ solo un primo passo e apre nuove prospettive, che il direttore intende studiare lanciando, di concerto con la direzione generale archeologia del Mibac e con la soprintendenza locale un progetto di studio e di scavi: “Per ora abbiamo recuperato quello che abbiano trovato in superficie, ma non possiamo escludere che escano altri frammenti – sottolinea -. Abbiamo subito contattato la direzione generale per l’archeologia e la soprintendenza per concordare una strategia di indagini e di interventi perche’ sarebbe molto interessante trovare la posizione esatta del tempio e ricostruire un po’ la fisionomia di quella parte della citta’ che conosciamo molto poco ma che era molto interessante: li’ c’era il quartiere artigianale la porta marina, che appunto si apriva verso il mare, le botteghe dove facevano i vasi famosi in tutto il mondo”. Qualche testimonianza dei tesori che potrebbero essere ancora sotto terra in quella parte del parco d’altra parte c’era gia’ e risale agli anni ’50, racconta l’archeologo, “quando proprio qui venne ritrovata una stipe votiva con statue di divinita’ femminile”. Insomma, conclude, “questa e’ un’area di grande interesse, fare ricerche qui puo’ contribuire moltissimo alla conoscenza del sito antico e anche alla sua tutela. Sarebbe interessante andare a fondo e capire tutta la parte a occidente dei grandi templi, come era strutturata, che funzione aveva”. In queste settimane, come sempre, il Parco e’ pieno di missioni archeologiche al lavoro qua e la’ nell’area dei grandi templi. “Abbiamo americani, tedeschi, tante universita’”, sottolinea Zuchtriegel, “Ma anche il parco archeologico fa ricerca, facciamo scavi in collaborazione con le universita’ e operiamo con un approccio tutto nostro, diverso, perche’ partiamo dalla conservazione, dalla tutela”. Tutti al lavoro per ricostruire sempre di piu’ la storia della citta’ e aggiungere nuovi elementi. La scoperta del piccolo tempio degli artigiani, chissa’, potra’ aprire un nuovo appassionante capitolo dell’antica citta’ della Magna Grecia che i fondatori vollero dedicare a Poseidone.

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