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Renzo Magosso ci racconta “Frank Sinatra. Una vita da Boss”

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Molti hanno affrontato e raccontato il mistero e la leggenda di Frank Sinatra, voce unica e vita complessa con legami mai davvero chiariti con la malavita. Ma forse nessuno come Renzo Magosso è arrivato cosè vicino alla verita’ affrontando di petto il passato e gli intrecci dell’inscalfibile mito. E cosi’ ‘The Voice’ ne è venuto fuori in molti aspetti sconosciuti: dietro l’innegabile fascino pezzi di realtà compongono un collage ben diverso dal comune sentire. In questa vera e propria ricerca sul campo, ‘Frank Sinatra. Una vita da Boss’ (191 pp, 18 euro) edito da Book Time, si capisce che l’autore è un cronista con propensioni da storico: tutto e’ documentato ed e’ frutto delle ‘suole consumate’ da giornalista. E così emerge che il buon Frank aveva un timpano fuori uso pur essendo considerato uno fra gli orecchi musicali migliori del Novecento, che mamma Dolly gli ha aperto la strada grazie ai rapporti con la malavita, che ai suoi inizi di cantante si faceva spalleggiare da un gangster. Ma non non è finita qui, perchè il fiuto di Renzo Magosso lo ha portato ad approfondire la querelle Sinatra e a leggere le carte, rimaste segrete per oltre 50 anni, della Commissione Kefauver che ha indagato sui crimini della mafia italo-americana. Ed escono particolari che possono consentire di dare nuova luce ad alcuni misteri della politica, e non solo, statunitense. Con il pregio di una scrittura semplice e gradevole che costringe il lettore a finire il libro in un battibaleno.

‘Frank Sinatra. Una vita da Boss’ (191 pp, 18 euro) edito da Book Time

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“Eau de Ancient Egypt”, ricreato in laboratorio il profumo di Cleopatra: è una essenza di mirra e cardamomo

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Nessuno saprà mai se Cleopatra, ultima sovrana d’Egitto, fosse davvero bellissima come vuole la leggenda, ma oggi possiamo conoscere il suo profumo. Secondo quanto riportato dal sito dello Smithsonian, un team di esperti ha ricreato un’essenza dal fondo di una bottiglietta rinvenuta durante gli scavi. Per anni Robert Littman e Jay Silverstein, entrambi dell’Università delle Hawaii hanno scavato in un sito chiamato Tell-El Timai, l’antica città di Thmuis e terra natia di due dei profumi più conosciuti del mondo antico: Mendesian and Metopion. In pratica “Gli Chanel No.5” dei tempi di Cleopatra, ha commentato Littman in un’intervista ad Atlas Obscura .

Littman e Silverstein sono al lavoro sulla fragranza dal 2012, anno in cui, durante gli scavi, scoprirono quella che hanno ritenuto essere la casa di un mercante di profumi, con annesso il laboratorio contenente anfore e ampolle, alcune delle quali con dei residui di profumo. Sebbene le bottigliette non emanassero odore, gli scienziati sono riusciti a risalire ad alcuni ingredienti dalle analisi chimiche.

Con l’aiuto di due esperti di profumi dell’Antico Egitto, Dora Goldsmith e Sean Coughlin, i due archeologi hanno ricreato l’essenza, alla cui base c’è la mirra, una resina estratta da alberi spinosi tipici del Corno d’Africa e della penisola arabica. Altri ingredienti includono il cardamomo, l’olio d’oliva e la cannella. I profumi antichi tendevano a essere più collosi e appiccicosi sulla pelle, emanavano un odore più intenso e speziato, e addosso duravano di più rispetto a quelli moderni.

“Che emozione annusare l’odore di un profumo che nessuno ha più sentito per 2000 anni e che Cleopatra avrebbe potuto indossare”, ha commentato Littman. L’esperta di profumi Mandy Aftel, che nel 2005 ha contribuito a riprodurre un’essenza usata sulla mummia di un bambino, ritiene che la regina avesse la sua fabbrica di profumi per distinguersi dalle altre donne. E che quello che Littman e Silverstein hanno chiamato “Eau de Ancient Egypt” potrebbe essere davvero uno dei profumi della sovrana. La sua passione per le essenze era tale che, secondo una leggenda, Cleopatra cosparse le vele della nave reale con così tanto profumo che appena attraccò a Tarso Marco Antonio ‘fiutò’ il suo arrivo rimanendone stregato.

Di certo c’è solo che “Eau de Ancient Egypt” era un profumo speciale, indossato se non proprio da Cleopatra almeno dalle élite del mondo antico.

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Cultura

I tesori di Pompei, dalla magnifica Regio V spunta la maschera che decorava una grondaia

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Altri tesori emergono dalle viscere della terra di Pompei. Dalla Regio V, una delle più feconde di scoperte, dove è in corso da mesi una importante campagna di scavo è emersa una “gronda a forma di maschera dal compluvio di una casa della Regio V”, ha spiegato il professore Massimo Osanna, direttore generale degli Scavi. Osanna ha postato una foto sul suo profilo personale Instagram di questo oggetto bellissimo.

Altri tesori e segreti nascosti sotto la cenere della Regio V presto saranno svelati al mondo. Sono oggetti di grande valore artistico e scientifico  sotto il profilo storico che arrivano da dimore di pregio con preziose decorazioni sono emerse ridefinendo lo spazio urbano nella Regio V, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo finaziati dal “Grande Progetto Pompei”. Sono ritornate alla luce, integre dai lapilli e con diverse suppellettili, la casa con «Giardino», con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la domus di «Giove», con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime hanno aggiunto inoltre dettagli alla storia dell’ eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’ eruzione risalga all’ ottobre del 79 dopo Cristo e non al 24 agosto, come finora ritenuto.

Gli ultimi oggetti di valore scientifico sono quelli emersi dal tesoro della “fattucchiera” che preparava elisir d’amore per innamorati non corrisposti. Morbide ambre, lucidi cristalli, ametiste. Ma anche bottoni in osso, delicate fayence, scarabei dell’oriente, pettine in osso e tante altre cose. Amuleti, bamboline,  campanelle, una spiga di grano, un piccolo teschio, falli, pugni chiusi.

Decine di portafortuna accanto ad altri oggetti ai quali si attribuiva il potere di scacciare la malasorte. Le collane contenute nel piccolo forziere, certo bellissime ma non di grandissimo valore economico, sembrano quindi raccontare un’ altra storia, ancora più intrigante: Si potrebbe trattare, spiega Osanna, “di monili da indossare per occasioni rituali, più che per mostrarsi eleganti”.

 

 

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Adelante Gianni Mattera, l’esaltazione della libertà in una mostra al carcere borbonico del Castello Aragonese di Ischia

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Gli occhi di un uomo possono svolgere due funzioni: la prima è vedere l’energia così come fluisce nell’universo e la seconda è guardare le cose di questo mondo. L’una non è migliore dell’altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare è una rinuncia inutile e disonorevole.

Questa sera, alle 21, nello spazio espositivo del carcere borbonico del Castello Aragonese di Ischia è di scena un artista, un pittore, che forse non è celebrato quanto merita su un’isola d’artisti e geniacci ma è molto amato e apprezzato in Italia e alcune capitali europee dove ha già esposto le sue opere: Adelante Gianni Mattera.

Ischia Ponte. La meraviglia del Castello Aragonese che domina sulla baia di Cartaromana

 

Uno che non ama celebrare pensieri ma vedere. Uno che non teme nulla ma ricorda sempre a se stesso qual è la ricchezza più grande ch’ognuno di noi possiede e dissipa: la libertà. Essere libero di essere se stesso, questo è Adelante Gianni Mattera, intérprete fresco dell’espressionismo astratto, pittore e cultore che trae ispirazione dalla filosofia di Carlos Castaneda, lo sciamano del terzo Millennio, l’uomo della dissolvenza delle illusioni. Se siete a Ischia stasera o se ci andate nei prossimi giorni, fino a 14 settembre,  Adelante Gianni Mattera espone nel carcere borbonico di Ischia del Castello Aragonese. L’artista é passato dalla  pittura a olio agli smalti su tela, con colorazioni specifiche che si fa preparare per esaltare la sua personalità artistica. Ora Adelante sta sperimentando una nuova tecnica: lo squeege. E vederlo all’opera mentre crea é esso stesso un momento emozionante. Perché come spiegavamo con gli occhi puoi vedere ma ci sei puoi sentire quell’energia che fluisce dall’artista.

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