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Voghera, il virus falcidia una famiglia intera: padre e due figli morti, mamma gravissima

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È una intera famiglia quella che è stata falcidiata dal Coronavirus. Siamo a Voghera. Ed è la famiglia Bertucci ad aver subito perdite pesantissime. Prima sono morti i due figli di 54 e 46 anni, Daniele e Claudio Bertucci, che per il Coronavirus erano stati ricoverati all’ospedale di Voghera. Ieri è toccato al papà Alfredo Bertucci, 86 anni, storico fabbro della cittadina in provincia di Pavia, mentre la moglie è ricoverata in gravi condizioni. I due fratelli sono morti a distanza di due giorni l’uno dall’altro. Si erano ammalati quasi contemporaneamente e insieme erano stati ricoverati in ospedale, a Voghera. Anche il padre, Alfredo Bertucci, fabbro molto conosciuto a Voghera: è morto ieri mattina all’età di 86 anni. La moglie è grave in ospedale.

Tutto è cominciato con una lieve febbre, che si è fatta sempre più insistente e non accennava a scendere.
Una mattina le condizioni di Daniele Bertucci si sono aggravate ed è stato necessario il ricovero in ospedale. Nel frattempo si era ammalato anche il fratello, Claudio. Un decorso analogo, fino alla morte, arrivata inaspettata.
Al fratello Daniele, che era già provato dalla malattia, i parenti hanno tenuto nascosto il dramma familiare.
Mercoledì è arrivata dall’ospedale la notizia dell’aggravamento improvviso delle condizioni di salute e anche Daniele, come il fratello, è morto.

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Uccide la moglie che aveva chiesto la separazione

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Per la Procura di Caltagirone non ci sono dubbi: quello avvenuto ieri nel tardo pomeriggio nel Catanese e’ un femminicidio che ha portato all’arresto da parte della polizia del marito della vittima. Gli agenti erano intervenuti dopo l’allarme lanciato da vicini di casa che avevano sentito delle urla. Erano quelle di una lite, l’ennesima, tra marito e moglie. Tanto che la donna aveva avviato le pratiche per la richiesta della separazione. Giuseppe Randazzo, 50 anni, ceramista, ha atteso a casa il rientro dal lavoro della donna, Caterina ‘Catya’ Di Stefano, 46 anni, assistente socio-sanitaria, in un condominio di via Pietro Mascagni, nel centro di Caltagirone. Voleva riallacciare la relazione ma la donna non voleva: ne e’ nato, invece, un violento alterco, finito nel sangue, con l’ennesimo femminicidio. Lui, trovato dalla polizia accanto alla moglie, sotto choc, in lacrime e in evidente stato confusionale, agli uomini del commissariato di Caltagirone non ha saputo fornire una spiegazione dell’accaduto. Dopo un lungo interrogatorio, durante il quale avrebbe ammesso di avere litigato con la moglie, ma sostenendo che la donna sarebbe caduta dalle scale del condominio, la Procura di Caltagirone ha disposto l’arresto dell’uomo per omicidio volontario. L’uomo e’ stato condotto in carcere prima della mezzanotte di ieri. Le indagini, che si sono avvalse dei rilievi della polizia scientifica, non sono state semplici perche’ sul corpo della donna non c’erano segni di colpi di arma da taglio o di arma da fuoco. Il medico legale ha accertato la presenza di escoriazioni e fratture. Sara’ l’autopsia a chiarire l’esatta causa del decesso che potrebbe essere un ematoma cerebrale interno o asfissia. Ad indirizzare le indagini della polizia anche segni di colluttazione che presentava anche l’uomo. La coppia, da tempo in crisi, aveva due figli, un maschio e una femmina. La vittima era un’operatrice socio sanitaria che lavorava nell’assistenza di disabili del Calatino. Era una donna forte e determinata. Come emerge dal suo profilo Facebook dove si definisce “solare, estroversa, amante della vita”, ma allo stesso tempo che “non mi arrendo mai, odio le persone false, ma soprattutto odio gli ipocriti e i meschini…”.

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Sequestro beni per 3 milioni a Milano ad avvocatessa e compagno contigui al boss della camorra Guida

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Eseguiti a Milano due decreti di sequestro beni di soggetti ritenuti contigui alla mafia per un valore di circa tre milioni di euro. L’indagine della Polizia di Stato e della Guardia di finanza ha consentito di scoprire, attraverso un controllo patrimoniale, l’attività illecita di una coppia.

Un primo provvedimento ha riguardato un avvocato del foro di Milano, condannata nel 2018 per riciclaggio, avendo realizzato sofisticate attività di “ripulitura” di capitali illeciti del boss di camorra Vincenzo Guida, per mezzo di alcuni conti correnti in Svizzera.

E proprio il legame con il clan Guida ha portato l’avvocato a essere indagata per associazione di tipo mafioso e denunciata per corruzione in atti giudiziari. Entrambe le accuse anche se risolte con l’assoluzione per insufficienza di prove, hanno comunque evidenziato la pericolosità sociale della professionista per i legami personali e professionali con la figura di Guida e del suo gruppo criminale.

Il secondo provvedimento di sequestro ha riguardato, invece, il compagno e convivente dell’avvocato, il quale è stato sottoposto a numerose indagini di polizia giudiziaria e condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta e reati tributari.

Infatti lo stesso, specializzato nel trarre ingenti guadagni da operazioni illecite, pilotava i fallimenti delle proprie società emettendo fatture per operazioni inesistenti e omettendo il versamento degli oneri contributivi e fiscali.

Inoltre, insieme ai suoi complici, aveva realizzato un complesso sistema illegale che prevedeva l’avvicendarsi di più società e l’intestazione delle relative quote a prestanome senza fissa dimora o extracomunitari, al fine di ostacolare qualsiasi iniziativa dell’Amministrazione finanziaria.

Le approfondite indagini patrimoniali hanno rivelato gli ingenti profitti illeciti della coppia, grazie ai quali la stessa ha condotto un tenore di vita del tutto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Ai due in particolare, sono stati sequestrati due conti correnti svizzeri, denominati “Mago Merlino” e “Vedri Investment SA, e un immobile di lusso in zona Arco della Pace, con cantina e due box auto.

Spetterà ora ai due conviventi dimostrare che i beni in questione siano stati acquistati con denaro di provenienza lecita e riconducibile alle loro attività professionali, altrimenti il decreto diventerà definitivo e i beni saranno destinati in favore della collettività.

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Allieva alla Scuola Marescialli dei carabinieri denunciata per furto di profumi

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Rischia l’espulsione un’allieva della Scuola marescialli e brigadieri dei carabinieri di Firenze denunciata per taccheggio in un supermercato dopo che gli addetti alla sicurezza l’hanno sorpresa mentre cercava di passare le casse senza pagare 200 euro di profumi. L’episodio, di cui scrive oggi il Corriere Fiorentino, risale alle settimana scorsa. Nei confronti dell’allieva è stato avviato anche un procedimento disciplinare che potrebbe risolversi nella sua espulsione dallo storico istituto di Firenze dove vengono formati i sottufficiali dell’Arma destinati alle caserme di tutta Italia.

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