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La guerra dei narcotrafficanti, trovata una fossa comune con 29 cadaveri

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Trovata in Messico una fossa comune contenente i resti di almeno 29 persone. Lo hanno annunciato i procuratori dello stato messicano occidentale di Jalisco. Nella stessa area lo scorso novembre era stata rinvenuta un’altra fossa comune contenente 80 corpi.

La zona del ritrovamento si trova nel comune di Tlajomulco, alla periferia di Guadalajara, la seconda citta’ piu’ grande del Messico. Secondo le autorita’, le violenze nella regione si sono intensificate da marzo 2017, dopo una divisione all’interno del potente cartello di Jalisco, in guerra con gruppi criminali della vicina citta’ di Guanajuato per il controllo del traffico di carburante. Secondo dati ufficiali, sono oltre 3.000 le tombe clandestine, con oltre 5.000 corpi, scoperte in Messico dal 2006, quando il governo ha lanciato una controversa offensiva militare contro il traffico di droga. Azione che avrebbe contribuito a frammentare le fazioni criminali e renderle piu’ violente.

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Macron tira dritto sulle pensioni, la piazza non molla

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Al 51esimo giorno, Emmanuel Macron ha avuto la sua riforma delle pensioni, contestata da una maggioranza di francesi e ottenuta nonostante una serie di scioperi e manifestazioni senza precedenti nel Paese. La mobilitazione, meno massiccia, non ha perso in determinazione. Il presidente, accusato di imporre “una riforma ingiusta”, contrattacca: “Non siamo in una dittatura”. Ad aumentare la rabbia dei sindacati che si oppongono ancora al nuovo regime “universale” e “a punti” per le pensioni – in prima linea la Cgt – e’ stata la formulazione definitiva della legge, approvata oggi dal Consiglio dei ministri: nel testo figura chiaramente la cosiddetta “eta’ d’equilibrio”, uno dei provvedimenti piu’ controversi, che il governo aveva comunque annunciato di rinunciare ad applicare dal 2022. “E’ una riforma ingiusta, ancora peggio di quanto immaginassimo, non c’e’ nessun motivo per mollare fino al suo completo ritiro”, ha commentato, guidando il corteo da place de la Republique a place de la Concorde, il segretario della Cgt, Philippe Martinez. Come ormai tradizione, e’ arrivato poi il balletto delle cifre sulla partecipazione, con i sindacati a gridare vittoria per gli “oltre” 1,3 milioni di persone in piu’ di 200 cortei in tutto il Paese. E il ministero dell’Interno a quantificare i partecipanti in 249.000, di cui 31.000 a Parigi, un numero in risalita rispetto ai minimi delle ultime manifestazioni ma nettamente inferiore alle mobilitazioni di dicembre. Se gli scioperi dei trasporti sono quasi scomparsi, aumentano le operazioni a sorpresa in altri settori: spettacolo, energia elettrica, inceneritori e soprattutto avvocati, presenti oggi nelle prime file del corteo parigino ma soprattutto in quello di Strasburgo, dove 300 di loro hanno intonato addirittura ‘Bella ciao’. Nonostante 2 francesi su 3 pensino che il presidente debba tener conto dell’opposizione di gran parte del Paese alla riforma, il ruolino di marcia e’ stato rispettato dal governo. Di ritorno dalla visita in Israele, parlando in aereo con i giornalisti, Macron ha reagito alle accuse di aver creato una sorta di “dittatura”: “Andate a provarle le dittature e vedrete!”. “Dittatura – ha insistito – e’ un regime in cui i leader non cambiano, mai. La dittatura giustifica l’odio, la dittatura giustifica la violenza per uscirne, ma in democrazia c’e’ un principio fondamentale: il rispetto altrui, il divieto della violenza e la lotta all’odio”. Il progetto di legge, diviso in due parti, una “organica” e una “ordinaria”, miranti a porre fine ai 42 “regimi speciali” di diverse categorie di lavoratori, comincia adesso il suo iter istituzionale. Che vedra’ il testo approdare il 17 febbraio davanti ai deputati dell’Assemblea Nazionale per una prima votazione ad inizio marzo. Le trattative con le parti sociali proseguiranno in questi giorni, su punti controversi come il trattamento per i lavori usuranti, la pensione minima e il lavoro dei senior. All’orizzonte, la prospettiva del governo di raggiungere “l’equilibrio economico” del sistema previdenziale entro il 2027. Su questo si pronuncera’ anche la Conferenza dei finanziatori, che si riunira’ a partire dal 30 gennaio con il compito di ricercare alternative di finanziamento rispetto all’innalzamento dell’eta’ pensionabile.

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Terremoto devastante in Turchia: decine di morti

Marina Delfi

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Notte d’inferno in Turchia dove la forte scossa di terremoto, 6.8 della Scala Richter, ha raso al suolo palazzi, provocato incendi. Per il momento sarebbero 14 i morti e più di 200 i feriti ma numerosi sono i dispersi e purtroppo il bilancio sembra destinato tragicamente a salire. La scossa ha colpito stasera la provincia turca di Elazig, nell’Anatolia orientale, il sisma e’ avvenuto a una profondità di 10 km. La protezione civile turca ha inviato squadre di soccorso sul campo, così come hanno fatto i vigili del fuoco. Numero gli sfollati dell’area di Elazi molti dei quali sono stati trasferiti in dormitori e centri sportivi. Dopo la prima scossa, avvertita anche in Siria, Libano e Iran, ce ne sono state  numerose altre di assestamento, le più forti con magnitudo 5.4 e 5.1.

L’epicentro del terremoto in una zona scarsamente popolata e particolarmente impervia, fatto questo che rende difficoltosi i soccorsi.

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Riforma delle pensioni, la Tour Eiffel chiusa per sciopero

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Tour Eiffel chiusa oggi a causa della partecipazione di parte del suo personale alla 51/a giornata consecutiva di scioperi e proteste contro la riforma delle pensioni di Emmanuel Macron: e’ quanto annuncia la Sete, la societa’ che amministra il monumento parigino. “Il numero di effettivi presenti sul posto non consente di accogliere i visitatori in condizioni ottimali”, hanno indicato i responsabili, aggiungendo che il piazzale sottostante resta tuttavia accessibile. Dall’inizio delle mobilitazioni contro la riforma previdenziale, il 5 dicembre, la Dama di Ferro ha gia’ chiuso tre volte. Oggi, in Francia, e’ stata indetta una settima giornata di manifestazioni nazionali, in coincidenza con la presentazione della riforma in consiglio dei ministri. Tra l’altro, alcuni sindacati hanno lanciato un appello a tornare in piazza il 29 gennaio.

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