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I calciatori hanno più probabilità di ammalarsi di Alzheimer e Sla, lo studio choc dell’Università di Glasgow

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Troppi colpi di testa: i calciatori rischiano tre volte e mezzo in più di morire a causa di malattie neurodegenerative, 5 volte di più per l’ Alzheimer, 4 volte per la Sla e il doppio per il Parkinson e sempre a causa dell’impatto ripetuto della palla sulla testa. È il risultato di uno studio dell’università di Glasgow, Scozia, su più di 7mila calciatori professionisti nati tra il 1900 e il 1976, pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Il calcolo fatto è che un giocatore nel corso di una partita colpisce la palla con la testa fra 6 e 12 volte, a questi dati si aggiungono i colpi di testa in allenamento: in totale nel corso di una carriera agonistica sono migliaia. Quello che conta non è la forza impressa o la violenza dell’impatto ma la ripetitività. I ricercatori Glasgow rimarcano che comunque praticare sport fa bene alla salute e lo dimostra il dato che la mortalità – quando non si parla di cause neurologiche- è minore negli atleti. Soprattutto gli effetti benefici dello sport si vedono nella prevenzione delle altre malattie:  cardiovascolari, metaboliche e oncologiche.

Stefano Borgonovo, morto nel 2013 a causa della SLA è un po’ il simbolo della lotta a questa malattia: nel 2008 aveva dato vita lui stesso alla Fondazione Borgonovo Onlus ma non è stato l’unico a morire per questa malattia neurodegenerativa. Nel 2002 per esempio la morte dell’ex attaccante del West Bromwich Albion Jeff Astle  sarebbe stato accertato che è avvenuta a causa di un’encefalopatia traumatica cronica  legata al fatto di colpire ripetutamente in partita il pallone con la testa.

Per questo motivo Greg Clarke, presidente della Federcalcio inglese Greg Clarke, vuole chiedere ai massimi organi del calcio l’introduzione il più rapidamente possibile di sostituzioni temporanee in caso di colpi alla testa. Parlando con i legislatori inglesi ha spiegato di averne già parlato con i vertici della Uefa e della Fifa.

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La scelta ridicola dei calciatori bulgari del Ludogorets: a Milano con le mascherine

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Quando sono sbarcati a Milano qualcuno ha pensato che quel gruppo di ragazzoni dovesse partecipare ad una festa in maschera  invece si trattava della squadra del Ludogorets, impegnata contro l’Inter in Europa League. I calciatori indossavano  tutti le mascherine, preoccupati dal Coronavirus.

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Esteri

Strage al campus di Milwaukee del colosso della birra Molson Coors, 7 morti

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Strage al campus di Milwaukee di Molson Coors, il colosso della birra. Un uomo entra e apre il fuoco: il bilancio è di sette vittime, incluso l’aggressore. L’allarme è scattato nel primo pomeriggio, quando la societa’ ha inviato una email ai dipendenti mettendoli in guardia sulla presenza di un uomo armato nell’edificio 4 al secondo piano. La polizia e’ giunta sul posto poco dopo le 14.00 ora locale, rispondendo alle diverse chiamate al 911, il 113 americano. Il campus e’ stato immediatamente isolato cosi’ come tutte le scuole in prossimita’. Le indagini sono ancora nelle fasi iniziali: la polizia invita a restare alla larga dall’area mentre gli investigatori lavorano per accertare il movente del gesto folle, ancora tutto da chiarire. Nessun dettaglio e’ stato ancora diffuso neanche sull’aggressore. Le prime informazioni sull’incidente sono state diffuse da una donna all’interno del complesso di Molson Coors, che ha twittato di almeno “sei o sette persone a terra, incluso l’aggressore”. Molson Coors, che opera MillerCoors, ha annunciato nei mesi scorsi l’intenzione di chiudere il suo ufficio di Denver e trasferire decine di posti di lavoro nella sede di Milwaukee. Una riorganizzazione per tagliare i costi per far fronte al calo delle vendite legato alla crescente concorrenza.

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Cronache

Arrestata donna killer: avrebbe ucciso l’amante che aveva sottratto soldi destinati al clan Lo Russo

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Stavolta il killer è una donna: secondo i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che hanno coordinato le indagini dei Carabinieri di Caserta ad uccidere Nicola Picone il 18 ottobre del 2018 sarebbe stata Rita Mango. La donna lo avrebbe fatto per motivi sentimentali ed economici. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito a Napoli nel Quartiere Milano, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli – Sezione Riesame, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, nei confronti della donna ritenuta l’esecutrice materiale dell’omicidio (aggravato dal metodo mafioso) di Nicola Picone classe 1992, alias “’o minorenne”, pregiudicato affiliato al clan dei Casalesi, avvenuto in Aversa, Caserta, la notte tra il 18-19 ottobre 2018.

La donna, moglie di Valerio Nappello, ritenuto elemento di spicco del Clan Lo Russo ed attualmente detenuto, si era resa irreperibile subito dopo l’omicidio. Ieri è stata rintracciata e bloccata presso l’abitazione dei genitori nel quartiere Miano, periferia a Nord di Napoli.
Il cadavere di Nicola Picone, attinto da 6 colpi di arma da fuoco calibro 45, era stato rinvenuto, il 19 ottobre 2018, all’interno di una Fiat Panda parcheggiata nell’area di servizio del distributore Agip di viale Europa, in Aversa.
Il provvedimento restrittivo costituisce il risultato di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, che ha consentito di ritenere che Nicola Picone è stato ucciso dalla donna per motivi:
passionali, in quanto aveva deciso di troncare la loro relazione extraconiugale;
economici, poiché la donna aveva accertato che l’amante aveva sottratto ingenti somme di denaro dalla società di noleggio auto, aperta dal marito per riciclare il denaro e alimentare così le casse del clan.

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