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Bufera procure, Cassazione conferma sospensione Palamara

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Nel caso del pm di Roma Luca Palamara – ex presidente dell’Anm, indagato nell’inchiesta di Perugia che ha sconvolto il Csm e ha portato a nuove elezioni ed equilibri – la misura cautelare del trasferimento provvisorio ad altra sede e’ “manifestamente inadatta alla soddisfazione delle esigenze cautelari” per la “rilevanza disciplinare dei fatti addebitati” e “la loro oggettiva gravita’”, ed e’ per questo che la Cassazione ha confermato la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per l’ex toga di Unicost. Nel verdetto 741 depositato oggi dalle Sezioni Unite della Suprema Corte gli ‘ermellini’ condividono la decisione del Csm che a luglio aveva respinto la richiesta di Palamara di essere trasferito al Tribunale civile de L’Aquila e lo aveva sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. Secondo il verdetto, la misura adottata nei confronti di Palamara – l’allontanamento “in assoluto” dalla giurisdizione – “supera lo scrutinio di legittimita’” per quanto riguarda la “proporzionalita’” ai fatti contestati. Sono inoltre utilizzabili le intercettazioni fatte con il ‘trojan’ inoculato nel cellulare del pm romano che hanno scoperchiato le macchinazioni da “risiko giudiziario” ai danni di toghe candidate a posti di vertice. A Palamara, ricordano i supremi giudici, si contesta di aver avuto “un comportamento gravemente scorretto” parlando con i parlamentari Cosimo Ferri e Luca Lotti, quest’ultimo rinviato a giudizio per Consip dalla Procura di Roma, per screditare la candidatura di Paolo Ielo, procuratore aggiunto della capitale in corsa per la successione alla poltrona di Giuseppe Pignatone. L’accusa e’ di aver discusso di “possibili strategie di discredito” ai danni di Ielo “anche prefigurando ipotetici illeciti a carico dello stesso” parlandone con un soggetto rimasto non identificato e con l’ex componente del Csm Luigi Spina e con il commercialista Andrea De Giorgio, curatore fallimentare in procedure in corso al Tribunale di Roma. Inoltre al pm sospeso si contesta di aver discusso di “strategie di discredito” contro Ielo e Pignatone insieme al pm romano Stefano Fava. E anche di essere stato scorretto nei confronti dei colleghi che avevano fatto domanda per la poltrona di Procuratore capo a Perugia perche’ voleva “evidenziare i meriti” di un aspirante, il dott. Borrelli, “a condizione che lo stesso si mostrasse, a sua volta, disponibile a mantenere un atteggiamento di sfavore nei confronti del dott. Ielo in vista di un eventuale procedimento penale a carico di quest’ultimo”. Senza successo la difesa di Palamara – affidata all’avvocato Roberto Rampioni – ha sostenuto che parlare dei candidati era “una necessita’ metodologica per l’individuazione dei migliori profili professionali in vista delle nomine ad incarichi elettivi”. Tra gli addebiti, anche quelli di “aver utilizzato, in violazione dei doveri di imparzialita’, correttezza ed equilibrio, la sua qualita’ di magistrato nei rapporti con Fabrizio Centofanti al fine di conseguire vantaggi ingiusti per se’ e la sua famiglia e per Adele Attisani a lui legata da stretta amicizia (pagamenti di soggiorni in localita’ termali e montagna, di un cenone di capodanno e di un anello). La Cassazione ricorda inoltre che a Palamara si contestano anche altre violazioni disciplinari “per alcune condotte ipotizzate come costituenti reati, che tuttavia non sono comprese tra quelle per le quali e’ stato attivato il procedimento volto ad ottenere in via cautelare la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio”.

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Scosse di terremoto nei pressi di Crotone e a NordEst di Roma

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Una  scossa di terremoto di magnitudo 3.8 è stata registrata al largo di Crotone, alle 5:52. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 23 km di profondita’ ed epicentro 7 km a est del capoluogo calabro. Non si segnalano danni a persone o cose. In tutto sono state finora almeno cinque le scosse avvenute stamattina nella zona. Nessun allarme tra la popolazione. Nessuno è sceso in strada. Ma c’è molto nervosismo nell’area crotonese.     

Una scossa di terremoto di magnitudo 3 è stata registrata alle 2:12 nella provincia nordest di Roma, vicino Tivoli. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 16 km di profondita’ a ed epicentro tra Marcellina e San Polo dei Cavalieri. Il terremoto è stato distintamente avvertito dalla popolazione, ma non si segnalano danni a persone o cose.

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Preso l’assassino del 27enne ucciso nel vibonese: è il cugino

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Svolta nelle indagini sull’omicidio di Francesco Palmieri, il 27enne freddato nella serata di ieri a Paravati di Mileto, nel vibonese, con un colpo di fucile alla testa sparato da distanza ravvicinata. Dopo una giornata di interrogatori, i carabinieri della stazione di Mileto e quelli della Compagnia di Vibo Valentia, coordinati dal pm di Vibo Concettina Iannazzo, hanno sottoposto a fermo il presunto autore. Si tratta di un cugino della vittima, Nicola Polito, di 33 anni, gia’ noto alle forze dell’ordine. Il corpo e’ stato trovato riverso sul terreno nei pressi della Villa della Gioia, la costruzione dedicata alla mistica Natuzza Evolo. Ad attivare i soccorsi, risultati poi vani, sarebbe stato lo stesso Polito, la cui versione, sin da subito, non ha convinto gli investigatori. Le perquisizioni mirate effettuate in giornata hanno portato alla scoperta, in un’abitazione nella disponibilita’ del fermato, l’arma del delitto, un fucile calibro 12 con matricola punzonata e 27 cartucce analoghe a quella utilizzata per il delitto. Nell’abitazione e’ stato anche trovato e sequestrato un panetto di hascisc di 163,50 grammi. E proprio un debito non saldato per l’acquisto di droga, secondo gli investigatori, potrebbe essere il movente del delitto. Il fermo, comunque, non ha fermato le indagini dei carabinieri e della Procura. Il procuratore di Vibo Valentia Camillo Falvo, coadiuvato dal pm, ha condotto oggi, nella sede del Comando provinciale dei carabinieri di Vibo, una serie di interrogatori la cui posizione e’ adesso al vaglio in relazione al delitto. La comunita’ di Paravati e di Mileto, intanto, non sa darsi spiegazioni sul perche’ di un gesto cosi’ violento anche per le modalita’ con le quali e’ stato commesso. E a farsi portavoce dello sgomento della popolazione e’ stato il sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano secondo il quale “quanto accaduto e’ il frutto di disvalori che pero’ non appartengono alla nostra Comunita’, e men che meno a quella piu’ specifica di Paravati, invece operosa e rispettosa, ora impegnata in un’opera di solidarieta’ sociale, attraverso il volontariato spontaneo e disinteressato, nei confronti dei piu’ deboli e disagiati. L’omicidio getta una luce funesta in noi, che deve maggiormente farci riflettere ed impegnare sulla necessita’, a partire da subito, di tenere tutti comportamenti costruttivi, che servano a infondere, soprattutto nei giovani, sentimenti positivi e di rispetto dei valori fondamentali della vita”. Tanti i messaggi lasciati dagli amici sul profilo facebook di Palmieri. In uno, scritto sotto la sua foto postata dalla vittima il 14 marzo scorso, un amico ha scritto: “Riposa in pace Francesco, che la tua anima possa trovare pace tra le braccia di Gesu'”.

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A Bologna muore il primo detenuto con Coronavirus, è un mafioso di 76 anni

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Primo detenuto morto con il Coronavirus, a venti giorni dalle rivolte che hanno agitato tante carceri italiane. Si chiamava Vincenzo Sucato, 76 anni, arrestato nel 2018 in Sicilia per associazione mafiosa. Era considerato reggente della famiglia di Misilmeni. Da dicembre era stato trasferito nel carcere di Bologna, dove e’ emersa nel frattempo la positivita’ di altri due detenuti, per questo ora in isolamento, e di un agente della polizia penitenziaria. In quarantena anche altri quattro detenuti e tre poliziotti. Sono 150 i tamponi eseguiti nell’istituto penitenziario, 92 su persone detenute e 58 su poliziotti. Sucato era in custodia cautelare, su ordine del Gip di Termini Imerese (Palermo), in attesa del processo di primo grado. La morte e’ avvenuta all’ospedale Sant’Orsola, dove era stato ricoverato il 26 marzo, per una serie di patologie, e anche con difficolta’ respiratorie. Il suo contagio e’ emerso dopo il ricovero e nel frattempo, il 28 marzo, aveva ottenuto gli arresti domiciliari, su disposizione del giudice siciliano. Se gia’ da giorni il tema carceri allarmava, dopo questa prima morte il rischio di un contagio ampio negli istituti penitenziari e’ segnalato da tanti. “La notizia non ci coglie di sorpresa, data la situazione complessiva della diffusione dell’infezione nel nostro Paese, ma ci preoccupa seriamente. Come abbiamo gia’ detto, la situazione di sovraffollamento rappresenta un fattore di ampliamento del rischio”, dice il Garante nazionale Mauro Palma. Di “inadeguata gestione delle carceri, prima e durante l’emergenza sanitaria” parla il sindacato di polizia penitenziaria Uilpa, sottolineando che in carcere il picco epidemico potrebbe essere in differita e che quindi il contagio “potrebbe essere in piena fase di sviluppo e ascesa”. E anche per Aldo Di Giacomo del sindacato di polizia penitenziaria “dobbiamo preparaci al peggio” e per questo “e’ necessario munire le infermerie delle carceri di farmaci utili a combattere il virus, perche’ in caso di contagio ampio tra la popolazione detenuta sara’ difficile portare tutti in ospedale”. L’associazione Antigone chiede con urgenza interventi “per ampliare le insufficienti misure previste nel decreto Cura-Italia”. E in particolare di “mandare agli arresti domiciliari almeno altri 10.000 detenuti, che hanno un fine pena breve e coloro che soffrono di patologie o hanno eta’ per cui un contagio potrebbe essere fatale”.

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