Collegati con noi

Cronache

Barca off shore si schianta contro una diga a Venezia, 3 morti e un ferito

Avatar

Pubblicato

del

Tre persone sono morte ed una quarta è rimasta ferita in un incidente nautico avvenuto stasera a Venezia. Secondo le prime informazioni riferite dai vigili del fuoco, uno scafo offshore sarebbe finito contro la diga di San Nicoletto, in localita’ Lunata, e nello schianto tre occupanti della barca sono morti. Sul posto si trovano i vigili del fuoco e mezzi della Capitaneria di Porto. I corpi dei primi due deceduti sono stati recuperati subito, mentre un terzo componente dell’equipaggio risultava disperso. E’ stato individuato poco dopo, anch’egli deceduto, dai vigili del fuoco. L’incidente, con il buio fitto, sarebbe avvenuto davanti alla sulla ‘lunata’, una diga artificiale fatta di grossi massi calati sul fondale costruita a protezione delle opere del Mose, a sud della diga di San Nicolo’ del Lido.

Advertisement

Cronache

Marco Di Lauro prende un ergasolo e 18 anni di carcere ma spedisce una lettera ai giudici per dire: sono diventato boss senza volerlo perchè…

Avatar

Pubblicato

del

Marco Di Lauro, l’ultimo capo della omonima cosca, per ragioni ancora non comprensibili, ha spedito una lettera confessione in Tribunale. Quattro pagine per raccontare la sua storia di ragazzo normale. Un racconto che non spiega la faida di Scampia, le decine di omicidi, le guerre per il controllo delle piazze di spaccio a colpi attentati, sequestri di persona, morti ammazzati ed una serie di efferatezze incredibili: donne uccise con modalità brutali (Carmela Attrice e Gelsomina Verde), uomini bruciati o decapitati. Insomma cose davvero raccapriccianti.
Due giorni fa, Marco Di Lauro è stato condannato a 18 anni di carcere dal gup Egle Pilla.

Marco Di Lauro. Al momento dell’arresto nel 2019, dopo 14 anni di latitanza

Catturato dopo una latitanza di 14 anni, il boss manda questa lettera confessione al giudice. Non si autoassolve, non rinnega il ruolo incarnato per anni agli occhi di amici e nemici dei Di Lauro, ma prova comunque a prendere le distanze da una serie di reati legati allo spaccio di droga. E nella sentenza di condanna il giudice lo assolve dai reati di spaccio di droga.  Marco di Lauro nella lettera parla degli sport che più gli piacciono “calcio, sport, e la formula uno. Poi all’improvviso il mondo è cambiato”. Marco Di Lauro parla  della faida sanguinosa dell’ottobre del 2004  quando “miei amici diventarono i miei affiliati” spiega Di Lauro che ovviamente non ammette una sua intelligenza in queste scelte. Ammette di aver ricevuto l’ investitura criminale dopo la decapitazione dei vertici del clan, con gli arresti del padre Paolo Di Lauro alias Ciruzzo o milionario e gli arresti dei fratelli Cosimo e Vincenzo. Marco ammette solo di essere stato ribattezzato dagli amici di famiglia capo ella cosca e non nasconde di aver incarnato il ruolo di boss, di capo, di un potere criminale. Ma dice che ha sempre ignorato i particolari dei traffici di droga, incassi e investimenti fatti nel suo nome.

Cosimo Di Lauro

 Marco Di Lauro scrive nella lettera (che è una mossa difensiva eccellente)  che “molte persone più scaltre hanno approfittato del mio nome, il mio errore è stato di non oppormi”, di non ostacolare che certe cose potessero accadere. Marco di Lauro, per ora, è stato condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Attilio Romanò, impiegato estraneo alla camorra ucciso per errore in un negozio di telefonia, e a 18 anni di reclusione per associazione mafiosa.

Continua a leggere

Cronache

Addio a Carlo Iaccarino, fu amico e notaio di Achille Lauro: oggi i funerali

Avatar

Pubblicato

del

Carlo Iaccarino, 88 anni, originario di Piano di Sorrento, notaio napoletano di grande fama, titolare dello studio professionale nel Palazzo Lauro alla Marina è morto. È stato uno dei notati più importanti d’Italia. Iaccarino è stato Console Onorario del Perù fino agli ultimi mesi prima del Covid. Nel Notariato ha ricoperto la carica di Consigliere Nazionale della Cassa previdenziale come rappresentante dei pensionati. Lascia il figlio Giancarlo che ha intrapreso la stessa carriera professionale. L’attività di Carlo Iaccarino, per lunghi anni, è stata quella di aiutare,  accompagnare il Comandante Achille Lauro nella sua avventura imprenditoriale con la sua professionalità. Con lui spesso si riuniva, spessissimo alle 6 del mattino, sulla terrazza di Palazzo Angelina Lauro di via Crispi.  Carlo Iaccarino è stato maestro e amico di tanti eccellenti professionisti del notariato napoletano come,  Maurizio D’Errico, past president del Consiglio Nazionale del Notariato, e Giancarlo Laurini, storico ex presidente dei notai italiani. L’addio a Carlo Iaccarino si terranno questa mattina. I funerali avranno luogo alle ore 10.00 di sabato 30 maggio alla Chiesa della SS. Trinità in via Tasso, Napoli.

Continua a leggere

Cronache

Rider trattati come schiavi, la procura di Milano commissaria Uber Italy

Avatar

Pubblicato

del

Caporalato. È la legge contro il caporalato che consente ai giudici di Milano, su richiesta del procuratore aggiunto Alessandra Dolci e del pm Paolo Storari, di commissariare la casa madre non per essere stata direttamente responsabile dei presunti reati, ma per non aver vigilato prima, né allontanato i dipendenti coinvolti poi.
La storia – che riguarda in particolare Uber Eats, il servizio di consegna di cibo a domicilio attivo in 14 città italiane e “spinto” dall’ accordo con McDonald’s. Due ditte con sede nella periferia milanese – la Flash Road City e la FRC – dopo un bel ciclo di colloqui coi manager della multinazionale, dal gennaio 2018 iniziano a lavorare per Uber. La loro forza lavoro è costituita in gran parte da stranieri, soprattutto richiedenti asilo o comunque con permesso temporaneo: più ricattibili e meno inclini alla denuncia. È a loro che viene gentilmente offerto un contratto (informale) che prevede un compenso da 3 euro a consegna qualunque siano la distanza, la fascia oraria, le condizioni meteo: 3 euro l’ora anche se l’app di Uber installata sul loro cellulare riporta compensi maggiori (sempre) e nonostante alle ditte venisse garantito un minimo da 5-6 euro l’ora per rider attivo in ogni caso, anche senza consegne. I particolari sono i soliti: minacce, condizioni impossibili, punizioni in denaro o “licenziamento”: le decurtazioni, illecite, alla paga scattavano se la percentuale di consegne accettate scendeva sotto il 95% e questo, scrivono i giudici, “obbligava i fattorini a turni di lavoro massacranti”.
I titolari delle società, non bastasse il resto, si sono pure tenuti gran parte delle mance (21mila euro in due anni) e delle cauzioni da 70 euro chieste ai riders per l’attrezzatura da lavoro (61mila euro). Chi provava a protestare veniva minacciato e si vedeva bloccare l’account (“non lavorerai più”): cancellazione, ed è un particolare degno di nota, che poteva essere realizzata solo da Uber.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto