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Sfiducia a Salvini e nuovo Governo con la benedizione di Mattarella, la decisione di Di Maio e dei vertici del M5S da Grillo

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La partita è dura. E i comportamenti del ministro dell’Interno Matteo Salvini sono alquanto estrosi in  questi giorni. Ha fatto la crisi. Ha fatto presentare la mozione di sfiducia al premier Conte al Senato. Voleva che si andasse al voto in quattro giorni. Continua a non dimettersi né lui né la delegazioni della Lega. E allora meglio prevedere ogni variante in questa crisi per chiudere bene e in fretta i conti con un alleato che improvvisamente si è rivelato essere malfidato e soprattutto capace di tradire una alleanza e un contratto di governo al solo scopo di capitalizzare sondaggi che gli assegnerebbero messe di voti. I vertici del M5S si sono riuniti a Bibbona, nella villa di Marina di Bibbona, dove risiede Beppe Grillo, per poter discutere del futuro del Paese, del Governo del Paese e del Movimento. L’incontro all’ora di pranzo tra Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Davide Casaleggio, Roberto Fico e Alessandro Dibbattista nella villa di Marina di Bibbona del garante del movimento. All’incontro sarebbero stati invitato e sono presenti anche i capigruppo M5s di Camera e Senato, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli e la vicepresidente di Palazzo Madama, Paola Taverna. Di che cosa si è discusso? Della discussione in aula della mozione di sfiducia. Il premier Giuseppe Conte ha già scritto le sue comunicazioni, il suo discorso ai senatori per martedì 20 agosto quando è caledarizzata la riunione del senato con all’ordine del giorno la mozione di sfiducia della Lega. E sembra, da quel che trapela, sia un atto di accusa durissimo sulla inaffidabilità, la spregiudicatezza, la doppiezza e la ossessività del ministro Salvini che l’ha trascinato a tradimento sul banco del Senato per sfiduciarlo salvo poi fare retromarce perchè ha scoperto che nel Parlamento italiano ci sono possibili nuove maggioranze che possono prescindere dalla Lega e che in ogni caso le elezioni le convoca il Capo dello Stato solo se e quando accerta che non ci sono esecutivi che possano godere della fiducia delle due Camere. All’Italia aspettano giorni difficili. La posizione dei 5 stelle di chiusura netta a Matteo Salvini è stata espressa al termine dell’incontro incontro a Marina di Bibbona con  una nota ufficiale che ha solo ratificato quanto pensano oramai da dieci giorni i vertici del M5S. Nella nota c’è scritto che “Salvini è un interlocutore non più credibile”. E c’è la spiegazione. Prima la sua mossa di staccare la spina al Governo del cambiamento l’8 agosto tra un mojito e un tuffo. “Poi la vergognosa retromarcia in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità, fanno di lui un interlocutore inaffidabile, dispiace per il gruppo parlamentare della Lega con cui è stato fatto un buon lavoro in questi 14 mesi. Il Movimento sarà in Aula aula al Senato al fianco di Giuseppe Conte il 20 agosto”.

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Toh, Mattarella tuona: c’è una inammissibile commistione politici-toghe

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“Grave sconcerto e riprovazione” per “la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”. Sergio Mattarella ha usato quasi le stesse parole di un anno fa, quando scoppio’ “il caso Palamara”, per fare chiarezza istituzionale nella nebbia che ancora avvolge il Consiglio superiore della Magistratura. Una bufera che non sembra placarsi, alimentata da nuove trascrizioni di intercettazioni, che sta deragliando pericolosamente all’esterno del Csm, penetrando nei delicatissimi rapporti tra politica e giustizia, fino ad accendere un violentissimo scontro tra la Lega e le toghe in vista del processo al leader della Lega sul caso della Gregoretti. In una lunga nota in punta di diritto il presidente della Repubblica ha invitato la politica a fare presto e bene la riforma del Csm, ha spiegato ancora una volta che “non puo’ sciogliere l’organo di autogoverno dei giudici a sua “discrezione” e che se anche fosse uno scioglimento in questa fase sarebbe piu’ dannoso che utile perche’ rischierebbe di far saltare i diversi procedimenti disciplinari aperti.

“Ancora una volta il presidente della Repubblica ci indica una strada, che e’ quella migliore: se le forze politiche hanno qualcosa da ‘dire’ hanno la possibilita’ di fare una riforma. Ed e’ quello che stiamo facendo”, commenta il Guardasigilli Bonafede. La Lega con Matteo Salvini apprezza gradendo i sentimenti di “sconcerto e riprovazione” espressi da Mattarella, ed e’ evidente che la nota del Quirinale mette il turbo alle iniziative della politica per presentare una riforma organica del Csm sulla quale, peraltro, e’ gia’ da tempo al lavoro il governo. Segnali in questo senso vengono da destra e sinistra, da maggioranza e opposizione. Spinge il Pd e spinge, oltre alla Lega, anche Fratelli d’Italia che con Giorgia Meloni chiede di “riformare i criteri di composizione del CSM per mettere fine al cancro delle correnti e al mercanteggiamento di poltrone e incarichi”. La preoccupazione del capo dello Stato e’ evidente e non l’ha mai nascosta: serve “una riforma che contribuisca a restituire appieno all’Ordine Giudiziario il prestigio e la credibilita’ incrinati da quanto appare, salvaguardando l’indispensabile valore dell’indipendenza della Magistratura, principio base della nostra Carta”. Parole pesanti da parte di Sergio Mattarella, ex giudice della Consulta e presidente proprio di questo Csm che sta costringendo la politica ad una riforma della quale si parla da anni. Da tempi non sospetti, cioe’ ben prima che scoppiasse il “caso Palamara”, Mattarella denuncia “la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”.

Csm. David Ermini è il vice del presidente Mattarella al Csm

Cio’ non toglie che il presidente non voglia piu’ essere tirato per la giacchetta in territori che non gli competono. Ed oggi lo ha detto con estrema chiarezza a quanti da giorni chiedono interventi che il Quirinale considera non praticabili. “Per quanto attiene alla richiesta che il Presidente si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sull’intera vicenda sono in corso un procedimento penale e procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del Presidente potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi e’ chiamato a giudicare”. Ma non basta, Mattarella mette in chiaro che di vicende che riguardano le toghe parlera’ solo “nelle sedi opportune” e che rimarra’ fermamente “estraneo a dibattiti tra le forze politiche” non volendo “essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti” che pur sono legittimamente “oggetto del libero confronto politico e giornalistico”. Escluso infine un messaggio del presidente alle Camere come si era ventilato in ambienti giornalistici: “risulterebbe improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti. Al Presidente competera’ valutare la conformita’ a Costituzione di quanto deliberato al termine dell’iter legislativo, nell’ambito e nei limiti previsti per la promulgazione”. Parola alla politica quindi con la garanzia che il Colle vigilera’.

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Sardine, mai un partito, ma vaccino contro il populismo

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Non saranno un partito, ma  rilanciano la “cittadinanza attiva”, per essere “un antidoto all’indifferenza e un vaccino contro il populismo”. Sono queste le linee guida della fase due delle sardine: nessuna gerarchia, ma un impegno diretto per opporsi ai tentativi di egemonia di Salvini e Meloni, che e’ il motivo per cui le sardine sono nate. Santori e i tre fondatori di Bologna, che a meta’ ottobre portarono, cominciando da un tam tam sui social che riempi’ piazza Maggiore a Bologna, il loro nuovo soggetto al centro della scena della politica italiana, hanno incontrato per la prima volta tutti insieme gli attivisti che hanno animato le varie iniziative spuntate, in maniera spontanea ma anche un po’ incontrollata, da nord a sud. Accantonate le velleita’, pure presenti da parte di alcuni attivisti, di provare a trasformarsi in qualcosa di piu’ strutturato che potesse presentarsi alle elezioni, la linea dei fondatori e’ prevalsa: le sardine continueranno ad essere uno spirito libero che ha pero’ obiettivi precisi. La prima missione si chiama elezioni regionali.

“In Emilia-Romagna – ha detto Santori – Salvini aveva spostato la campagna su un piano nazionale, Bonaccini voleva tenerla su un piano locale. Noi abbiamo creato un argine: la gente in Emilia-Romagna e’ andata a votare anche con il fiato sul collo delle piazze che dicevano loro: ‘l’Italia vi guarda’. Adesso nelle altre Regioni dove si vota bisogna provare a replicare quello che e’ successo qui. Ognuno dovra’ trovare delle forme innovative, perche’ la replica del format non puo’ essere infinita e perche’ non e’ detto che quello che va bene per l’Emilia-Romagna, vada bene per altre regioni d’Italia”. Bonaccini, a gennaio, ha vinto una conferma per il secondo mandato e si e’ subito trovato ad affrontare una pandemia. Eppure il rapporto con le sardine non e’ idilliaco. “Di Bonaccini – dice Santori – ho un ottimo giudizio politico, e’ un buon amministratore e lo sta dimostrando. Dal punto di vista umano cosi’, cosi’… Ha appena scritto un libro citandoci e credo che siamo stati importanti per la sua vittoria. Io ci ho parlato una volta per due minuti, ma non ha mai sentito o incontrato gli altri tre ragazzi. Poteva almeno offrirci una pizza, o comunque trovare del tempo per sentire cosa avevamo da dire. Non gli avremmo certo chiesto degli assessorati o dei posti”. Nella prossima campagna elettorale, quindi, non ci saranno disposizioni dall’alto o imposizioni centrali. “L’associazione e la pagina Facebook – spiega Santori – rimarranno per dare uno stimolo ai territori. Il primo articolo del nostro manifesto valoriale mette al centro la cittadinanza attiva che si fa in una direzione chiara. Ma si fa politica anche facendo volontariato, tenendo aperta una libreria in montagna o occupandosi dei piu’ deboli. Ogni territorio deve essere in grado di produrre innovazione. Le sardine ci saranno, ma non ci sara’ una gerarchia, la gerarchia e’ data dal manifesto dei valori”.

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Regolarizzazione dei migranti, da lunedì il via alle domande: gli “emersi” potrebbero essere 200mila

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Dopo la complicata gestazione del provvedimento, lunedi’ si parte con la regolarizzazione dei lavoratori in nero targata Governo Conte. A partire da quella data – e fino al 15 luglio – si apre infatti la ‘finestra’ per la presentazione delle domande sull’apposita piattaforma telematica del ministero dell’Interno. Non serve tuttavia affrettarsi, perche’ l’accettazione o meno dell’istanza non dipendera’ dal giorno dell’invio. Alla fine del mese e mezzo concesso si vedra’ quanto saranno gli ‘emersi’: secondo la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, potrebbero essere intorno a 200mila. “Non si faceva da 8 anni, e’ un risultato positivo”, ha sottolineato la titolare del Viminale. Le modalita’ di presentazione delle richieste sono definite in un decreto dei ministri di Interno, Economia, Politiche agricole e Lavoro, che sara’ pubblicato presto in Gazzetta Ufficiale. Agricoltura, allevamento, zootecnia, pesca e lavoro domestico i settori interessati dal provvedimento, contenuto del Decreto Rilancio. Sul sito del ministero dell’Interno saranno spiegati i passi da fare. Due i canali previsti per l’emersione. Da un lato, i datori di lavoro possono presentare – pagando un contributo forfettario di 400 euro – istanza per regolarizzare lavoratori italiani o stranieri. Questi ultimi devono essere stati fotosegnalati in Italia prima dell’8 marzo 2020 e non devono aver lasciato il territorio nazionale da quella data. L’altro canale e’ quello degli stranieri con il permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019: essi possono chiedere – dietro pagamento di 160 euro – un permesso di soggiorno temporaneo della durata di sei mesi presentando domanda al questore. Saranno rigettate le domande dei datori di lavoro condannati in passato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina o riduzione in schiavitu, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro o se i lavoratori non saranno assunti in seguito alla regolarizzazione. Vengono esclusi dalla procedura gli immigrati gia espulsi per reati gravi. I datori potranno presentare la domanda allo Sportello unico per l’immigrazione, che convochera’ le parti per la stipula del contratto. L’istanza per il permesso di soggiorno temporaneo e’ invece presentata dallo straniero al questore. Per consentire una piu’ rapida definizione delle procedure, il ministero dell’Interno e’ stato autorizzato ad utilizzare per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile per ulteriori sei, 900 unita’ con contratti a termine.

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