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Droga, rotta Albania-Sardegna per rifornire la costa Smeralda

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Un traffico di droga che dall’Albania passava per l’Emilia Romagna e finiva dritto in Costa Smeralda, dove andava ad alimentare lo spaccio nei locali alla moda. Il business e’ stato smantellato dai carabinieri di Sassari e Olbia che oggi hanno eseguito 6 delle otto ordinanze emesse dal gip di Cagliari (due destinatari risultano latitanti) e sequestrato una decina di chili di droga tra cocaina, eroina e marijuana. Le indagini sono partite nel 2016 e gia’ avevano portato ad arresti e sequestri: secondo i carabinieri la banda aveva messo in piedi il traffico tra Albania, Emilia Romagna e Sardegna aveva un duplice obiettivo, rifornire i locali della Costa Smeralda e mettere le mani sul ‘mercato’ destinato ai giovanissimi di Olbia e della provincia di Sassari. Per portare la droga nell’isola, hanno ricostruito gli investigatori, l’organizzazione utilizzava navi di linea da Livorno e Civitavecchia per Olbia e Golfo Aranci, su cui si imbarcavano corrieri albanesi e italiani. Partendo dagli arresti compiuti tra fine 2016 e inizio 2017, gli investigatori hanno stretto il cerchio attorno ad alcuni pregiudicati di Olbia e di Cagliari, considerati lo snodo centrale di una rete estesa sino all’Albania e con basi nel Lazio, in Lombardia e in Emilia Romagna. Col coordinamento della Direzione centrale dei servizi antidroga del Ministero dell’Interno, i carabinieri hanno scoperto l’intera organizzazione: il vertice e’ un narcotrafficante albanese, residente all’estero e gia’ ricercato, mentre il vero promotore dell’organizzazione e’ un cittadino albanese residente a Olbia arrestato oggi.

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Baby gang choc a Napoli, assalto ai poliziotti con pietre e petardi sotto gli occhi diverti o indifferenti di tanti

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“Cinque agenti di polizia costretti a indietreggiare e difendersi con gli scudi da oggetti e petardi lanciati nella loro direzione da ragazzini inferociti e invasati nell’indifferenza degli adulti, alcuni addirittura sorridenti di fronte a una scena allarmante e raccapricciante al tempo stesso. E’ accaduto a Napoli, nel Borgo Sant’Antonio Abate, dove si è verificato un assalto in piena regola alle forze di polizia”. La notizia viene resa nota da Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale campano dei Verdi, al quale è stata inviata la video denuncia. “A realizzarla -aggiunge- una manciata di ragazzini, intenti a nascondere alberi e legnami per il ‘fuocarazzo’ di Sant’Antonio Abate, a cui bisognerebbe spiegare che non è questo il modo in cui la gente civile vive”.

 “Ma in certi contesti è credibile che ciò avverra’ mai? Questa è la Napoli di domani?” si chiede l’esponente dei Verdi. “Fuori dal contesto in cui vivono i protagonisti di questa inaccettabile ribellione quale spazio e quale funzione potranno mai occupare e svolgere? Occorre fermarli, cresciuti in ambienti criminali siano tolti alle famiglie e rieducati nei luoghi giusti”. “Questi messaggi non possono passare, non possono essere consentiti – evidenzia Borrelli – bisogna rispondere con severità. Alcuni territori non sono agglomerati urbani bensi’ polveriere a cui va sottratta la miccia. I ragazzini di Borgo Sant’Antonio Abate hanno dato un assaggio di quanto pericolose possano essere le baby gang”

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‘Ndrangheta, in migliaia in piazza a Catanzaro al presidio per Gratteri: “Basta silenzio e omertà”

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La piazza su cui affaccia il palazzo di giustizia di Catanzaro traboccava di gente. Erano migliaia di persone arrivate a Catanzaro  per partecipare alla manifestazione di sostegno al Procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri. L’iniziativa è stata promossa da un “Comitato spontaneo di prossimità” dopo le critiche rivolte al magistrato in ambienti politici e giudiziari per l’operazione “Rinascita Scott” che nelle settimane scorse ha portato all’arresto di oltre trecento persone. Inchiesta che ha retto al Riesame, segno che l’impostazione accusatoria è buona ed è equilibrata e le accuse non sono strampalate, come qualcuno anche nelle stesse istituzioni giudiziarie ha sostenuto pubblicamente. Sono stati tanti i cittadini, i giovani e gli studenti, oltre ai rappresentanti di associazioni ed esponenti della politica, che hanno partecipato alla manifestazione, esprimendo solidarietà e vicinanza al magistrato per il suo impegno contro la ‘ndrangheta e contro gli ambienti di potere a livello regionale e nazionale inquinati dall’organizzazione criminale.

Tanti gli striscioni esposti nel corso della manifestazione, con scritte a sostegno del Procuratore di Catanzaro, accompagnati dalle grida “Gratteri non si tocca” scandite soprattutto dagli studenti. Il dottor Nicola Gratteri ha voluto ringraziare tutti con un messaggio in cui ha sottolineato come tanta gente in piazza “indica sete di giustizia sentita e non gridata o sbandierata. È solidarietà testimoniata anche con la presenza fisica”  scrive Gratteri ai promotori della manifestazione. Messaggio letto in piazza dallo scrittore Pino Aprile nel corso dell’iniziativa.

“Io l’accolgo – aggiunge Gratteri – e ringrazio perchè so che questa presenza è rivolta non tanto a chi è più visibile nei mass media quanto alla nostra squadra che lavora, con competenza e sacrificio, in silenzio e lontano da fotocamere o cineprese, in modo quasi per nulla appariscente e solo con l’intento di fare il proprio dovere. Io, senza questa squadra, potrei fare ben poco. Ringrazio tutti, a nome della squadra, per la solidarietà testimoniata con la vostra presenza”.

“In Calabria, e non solo, stiamo vivendo un periodo in cui la gente è disorientata e non sa più a chi rivolgersi e in chi avere fiducia. Auguriamoci che il risveglio delle coscienze porti tutte le agenzie educative a lavorare, con maggiore impegno, per promuovere una nuova cultura che, tra l’altro, abbia il coraggio di denunciare il male e riportare fiducia in tutte le Istituzioni” scrive sempre Gratteri nel messaggio inviato ai manifestanti scesi in piazza in suo sostegno.

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Aggredita e picchiata capotreno a Seregno, nessuno è intervenuto per aiutarla

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Colpita e percossa per aver chiesto di mostrare il biglietto del treno, nella totale indifferenza dei presenti. Questo e’ quanto accaduto ieri a una capotreno di 25 anni a bordo di un convoglio Trenord, lungo la tratta Como-Rho, all’altezza di Seregno (Monza). La donna, a quanto emerso, durante la consueta ed abituale verifica dei biglietti nelle carrozze, si e’ imbattuta in un passeggero che, semi-sdraiato sui sedili, si e’ detto sprovvisto del titolo di viaggio. La capotreno gli ha comunicato di dovergli fare la multa e lo ha invitato a scendere dal treno la fermata successiva. Quando il convoglio ha rallentato in vista della stazione di Seregno, la pubblico ufficiale ha chiesto al ‘portoghese’ di seguirla fino alle porte. L’uomo, descritto dalla capotreno come un quarantenne italiano, a quel punto le si e’ scagliato contro insultandola. L’ha quindi aggredita a calci e pugni sferrati con violenza terminati solamente quando il convoglio si e’ fermato e il malvivente e’ saltato giu’. Al fatto hanno assistito decine di persone che, pur resesi disponibili piu’ tardi per raccontare l’accaduto alle forze dell’ordine, non hanno, pare, mosso un dito per bloccare l’aggressore. La sfortunata dipendente dell’ azienda ferroviaria e’ stata quindi accompagnata dal personale sanitario all’ospedale di Seregno, dove i medici le hanno curato le ecchimosi al corpo ed al volto e la hanno dimessa con dieci giorni di prognosi. Le forze dell’ordine, raccogliendo le testimonianze dei viaggiatori e acquisendo le immagini di sorveglianza delle stazioni di partenza e di arrivo del treno, stanno cercando di identificare l’autore del pestaggio. “L’azienda segue da vicino la collega aggredita – ha scritto Trenord in una nota – due operatori della funzione security sono intervenuti subito e, grazie alla collaborazione di un capotreno di un treno successivo, e’ stato possibile incrociare le informazioni per identificare il presunto aggressore”. L’aggressione alla capotreno va a sommarsi alle “decine di pestaggi e insulti verbali” di cui la categoria si lamenta ormai da anni. E’ del 2015 il ferimento a colpi di machete di un capotreno su un convoglio proveniente da Expo, che per non perdere l’arto ha subito oltre otto interventi chirurgici. Nel 2018 i dipendenti delle ferrovie hanno inviato una lettera alla loro azienda chiedendo piu’ tutele, protezioni evidentemente necessarie per arginare la violenza sui treni che, ormai, sembra essere un vero e proprio fenomeno.

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