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Cronache

Maresca: corruzione è il cancro del Paese, serve Authority che immunizzi il sistema degli appalti dalla mafia

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Armi e omicidi servono per esercitare il potere sul territorio. Sono, però, l’extrema ratio. Gli affari si fanno con la droga e con gli appalti. La corruzione, vero cancro del terzo millennio, rappresenta sempre di più lo strumento delle mafie per infiltrare la pubblica amministrazione ed inquinare l’economia legale con capitali sporchi. È questa la fotografia che emerge da una chiacchierata con Catello Maresca, oggi sostituto procuratore generale a Napoli ma per un decennio punta di diamante della procura distrettuale antimafia. Maresca conosce a menadito le dinamiche criminali e imprenditoriali mafiose. Per anni è stato il nemico pubblico numero uno della mafia imprenditrice casalese. Questa cosca è stata non solo destrutturata militarmente ma anche “impoverita” grazie al meccanismo dei sequestri e delle confische di beni accumulati col crimine. Il quadro allarmante delle capacità delle cosche di penetrare nel tessuto economico e sociale del Paese, da Nord a Sud, con interessi in tutti i settori, non può e non deve però frenare lo sviluppo di un Paese che esce a pezzi dalla più grave emergenza sanitaria di questo secolo. La cosiddetta area grigia dell’economia criminale, quei professionisti che consentono alle cosche di entrare in contatto con un’altra “area grigia”, altrettanto pericolosa, in cui operano gli apparati infedeli della pubblica amministrazione, è un legame che va reciso a monte avendo presente che il tema è la corruzione mafiosa. L’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) sembra aver esaurito la sua funzione o, se piace di più, appare aver perso valore e sostanza con l’uscita di scena dell’ex presidente Raffaele Cantone. Con il magistrato Catello Maresca proviamo ad affrontare il tema della corruzione e dell’uso di questo reato da parte delle mafie e cerchiamo di capire se l’Anac può ancora avere un ruolo chiave in questa lotta. Perché la corruzione è certamente l’anello di congiunzione tra mafie, pubblica amministrazione deviata e imprenditoria collusa. 

Raffaele Cantone. Finito il suo lavoro all’Anac è rientrato nei ranghi della magistratura. Ora è Procuratore di Perugia

La prima domanda, forse anche quella più brutale a Maresca è: l’Autorità nazionale anticorruzione ha perso la sua funzione? 

No, serve. Va rivitalizzata, bisogna farla ripartire.

Cantone nuovo Procuratore di Perugia, che cosa ne pensa della scelta, anche un po’ sofferta, del CSM?

Scelta eccellente. Raffaele Cantone è la migliore sintesi professionale di competenza ed esperienza su un campo dove si giocherà nei prossimi anni la partita principale della lotta alla criminalità organizzata: la corruzione mafiosa. Non tocca a me tesserne le lodi, ma è doveroso ed onesto ricordare che prima come pm alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli per 8 anni e poi per 6 anni come presidente del principale organismo di prevenzione della corruzione nel nostro Paese, l’Autorità nazionale anticorruzione, ha dedicato ogni sua risorsa alla lotta contro le mafie.

L’Anac è un organismo che sembra essere sparito.

Andrebbe rivitalizzata e in fretta ripartendo da Cantone e dall’equivoco che è nato sul suo impegno. Provo a essere più chiaro. Ogni Governo sente la necessità di dare un segnale forte sul fronte della lotta alla corruzione. Perché è chiaro che la corruzione rappresenta un pesantissimo freno allo sviluppo economico del nostro Paese. Almeno quanto lo è la mafia. Anzi direi che sempre più di frequente stiamo concretamente verificando come le corruzioni importanti siano gestite con modalità mafiose. 

E quindi qual è il modo più efficace secondo lei di fronteggiare la corruzione mafiosa?

Il governo Renzi intese farlo trasformando un vecchio organismo poco utile (la Civit) nella ben più incisiva Autorità anticorruzione affidandone la guida ad un importante e riconosciuto magistrato antimafia. 

Ed ha funzionato?

Diciamo che l’effetto non è stato quello sperato. In primo luogo perché la corruzione non sembra essere diminuita. Ma soprattutto, in secondo luogo, perché Cantone, addirittura più dell’Anac stessa, è diventato un vero e proprio spauracchio, un incubo, una specie di ossessione per tutta la pubblica amministrazione. Non vi era dirigente o funzionario che non temesse la scure del magistrato censore prima ancora che l’intervento dell’autorità giudiziaria. Si è verificato, cioè, un vero e proprio cortocircuito che in certi momenti ha creato una profonda e grave paralisi della macchina amministrativa. 

Come si può sanare questo cortocircuito?

Per uscire da questa paralisi si è passati all’eccesso opposto, limitando prima e svuotando subito dopo l’Anac di gran parte dei suoi poteri, proprio in un settore, quello degli appalti pubblici, dove il suo ruolo era ed è ancora fondamentale. Dico fondamentale in una ottica opposta alla paralisi che il suo iniziale super potere aveva contribuito a provocare. Per essere semplici: l’Anac deve prevenire la corruzione non bloccare gli appalti. 

Quindi secondo lei che cosa si dovrebbe fare?

Servirebbe una nuova Autorità anticorruzione decisamente orientata a prevenire il vero male del 21^ secolo, la corruzione mafiosa. Oggi le mafie infiltrano profondamente l’economia legale e con essa ed attraverso essa la gestione politico-amministrativa e l’esecuzione dei grandi appalti. Serve un’Anac non più spauracchio, ma controllore puntuale e serio di complesse dinamiche corruttive. Che non sia causa di paralisi amministrative, ma volano di sviluppo attraverso la creazione e la garanzia, anche per gli investitori esteri, di percorsi amministrativi virtuosi. Serve un’Autorità  che vigili sui processi di impegno delle risorse economiche senza creare ansie e preoccupazioni nei mercati. Serve un ente che sappia puntare i riflettori sui meccanismi di infiltrazione mafiosa nelle pubbliche forniture e negli appalti, lasciando respirare i dipendenti pubblici liberandoli dalle loro paure. Un organismo in grado di contribuire alla crescita economica del Paese e non foriero di nuova inutile burocrazia.

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Cronache

La Chiesa alla ricerca di un pacificatore: si apre il pre-Conclave

Nel pre-Conclave dopo la morte di Papa Francesco, i cardinali cercano un candidato pacificatore per superare le divisioni interne. Il nuovo Papa dovrà unire e guidare una Chiesa divisa.

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C’è un cartello immaginario, ma chiarissimo, all’ingresso delle Congregazioni pre-Conclave e della Cappella Sistina: «Cercasi un pacificatore». Dopo la grande partecipazione popolare ai funerali di Papa Francesco, la Chiesa si ritrova ora a dover voltare pagina, raccogliendo l’eredità di Jorge Mario Bergoglio e affrontando divisioni dottrinali e geopolitiche mai sopite.

Il bisogno di superare le contrapposizioni

Tra le fila dei cardinali c’è consapevolezza che riproporre schemi vecchi, come il conflitto tra “bergogliani” e “ratzingeriani”, sarebbe miope. Il nuovo Conclave si svolgerà in un contesto mondiale mutato, segnato dalle tensioni internazionali e dalla crisi dello schema pacifista di Francesco dopo la guerra in Ucraina. Il rischio è che ogni divisione interna colpisca ora direttamente il Collegio cardinalizio, senza più la figura del Papa a fungere da parafulmine.

Verso un candidato di compromesso

I 133 cardinali chiamati al voto, riuniti nelle Congregazioni generali, sembrano ormai consapevoli che difficilmente emergerà un candidato “forte” espressione di una sola corrente. Per evitare uno scontro estenuante, sarà necessario convergere su una figura di equilibrio, capace di pacificare e non di dividere ulteriormente. Anche la vicenda del cardinale Giovanni Angelo Becciu, condannato in primo grado ma il cui diritto al voto non è ancora chiarito, rappresenta un’ulteriore incognita.

L’immagine simbolo della riconciliazione

Emblematica è stata ieri, dentro la Basilica di San Pietro, l’immagine di Donald Trump e Volodymyr Zelensky che hanno parlato seduti uno di fronte all’altro. Un gesto di distensione tra due protagonisti di scontri aspri. Segno che, forse, anche nella Chiesa si può sperare in un Conclave capace di indicare al mondo una strada di unità e di riconciliazione. Papa Francesco, tanto amato quanto criticato, con la sua morte sembra aver lasciato non solo un’eredità da gestire, ma anche una lezione di pace.

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Napoli omaggia Papa Francesco: murale, statua e una piazza a suo nome

Napoli rende omaggio a Papa Francesco con un murale a Largo Maradona, una statua dello scultore Domenico Sepe e la proposta di intitolare uno slargo a Capodimonte. Un legame profondo tra il Papa argentino e la città partenopea.

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Da Sud a Sud. Napoli si mobilita per onorare la memoria di Papa Francesco, il “Papa del Sud del mondo”, con una serie di iniziative che uniscono istituzioni, artisti e cittadini in un abbraccio simbolico alla figura del pontefice argentino. Una celebrazione che sottolinea il legame speciale tra la città partenopea e il Papa venuto dalla fine del mondo.

Il murale a Largo Maradona: Francesco e Maradona uniti in un abbraccio

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, a Largo Maradona, sta per nascere un murale che ritrae Papa Francesco e Diego Armando Maradona abbracciati, ispirato a una celebre fotografia. L’iniziativa è promossa da La Bodega de Dios, associazione che cura il sito simbolo del culto popolare dedicato al Pibe de Oro.
A realizzare l’opera sarà lo street artist argentino Juan Pablo Gimenez, già autore di numerosi ritratti di Diego. «Sarà un omaggio al Papa argentino nella città di Maradona – racconta Gimenez –. Conto di completarlo entro due settimane». Un segno tangibile dell’unione tra il sacro e il profano, tra la fede e la passione popolare che animano Napoli.

Una statua in bronzo per raccontare la speranza

Anche l’arte scultorea si mobilita. L’artista Domenico Sepe sta lavorando a una statua a grandezza naturale dedicata a Papa Francesco. «Sarà un’opera in bronzo che racconterà il tema della speranza – spiega Sepe –. Mi piacerebbe che fosse ospitata nel Duomo di Napoli o in un’altra chiesa cittadina». La scultura, nata da un’idea personale dell’artista, sarà completata subito dopo l’estate e rappresenterà un ulteriore ponte tra Napoli e il suo Papa.

In consiglio comunale la proposta di intitolare uno slargo

Anche il Consiglio comunale di Napoli si muove per rendere omaggio a Bergoglio. È pronta infatti una proposta per intitolare a Papa Francesco lo slargo davanti alla Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte, nota anche come la “piccola San Pietro” per la sua somiglianza con la basilica vaticana.
Il documento, firmato dal consigliere Gennaro Demetrio Paipais del gruppo “Manfredi sindaco”, impegna il sindaco e la giunta ad avviare subito l’iter per la deroga alla norma che richiederebbe dieci anni dalla scomparsa per un’intitolazione. «Il rapporto tra Papa Francesco e Napoli è stato profondo e ricco di significati», si legge nella proposta, che potrebbe essere votata già nelle prossime ore con il consenso unanime dell’assemblea.

Un legame profondo tra Napoli e Papa Francesco

Le due visite pastorali di Francesco a Napoli hanno lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, soprattutto tra i più fragili. Ora, in una città dove il sacro e il popolare si intrecciano senza confini, l’omaggio al Papa argentino assume un significato ancora più intenso, rendendo visibile la gratitudine di Napoli a chi ha incarnato la speranza dei popoli del Sud.

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Funerali di Papa Francesco: online le foto ufficiali della Polizia di Stato scattate da Massimo Sestini a bordo di un elicottero

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Sono disponibili da oggi, sul sito ufficiale poliziadistato.it, le straordinarie fotografie realizzate in occasione delle esequie di Papa Francesco. Gli scatti portano la firma di Massimo Sestini, fotoreporter di fama internazionale, incaricato dalla Polizia di Stato di documentare uno degli eventi più solenni e seguiti al mondo.

Le immagini sono state realizzate a bordo di un elicottero del 1º Reparto Volo della Polizia di Stato, impegnato nei servizi di sicurezza durante la cerimonia. Da una prospettiva aerea unica, Sestini ha catturato il raccoglimento e l’imponenza di Piazza San Pietro gremita di fedeli e delegazioni internazionali, offrendo uno sguardo emozionante e potente sull’ultimo saluto al Pontefice.

(Funerali di Papa Francesco, tutte le foto contenute in questo articolo sono di MassimoSestini per la PoliziadiStato)

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