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Maltempo, la tempesta Ciara sferza Parigi: raffiche di vento oltre i 150 km/h alla Tour Eiffel

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Raffiche di vento a 152 km/h questa notte in cima alla Torre Eiffel a Parigi durante il passaggio della tempesta Ciara che sta sferzando il nord Europa. La capitale di Francia si è risvegliata con alberi caduti e parchi chiusi per sicurezza, anche se la situazione sta progressivamente tornando alla normalità e i danni sono limitati. Traffico sospeso all’aeroporto di Beauvais e voli in ritardo o annullati a Orly e Roissy-Charles-de-Gaulle.

Ventisette dipartimenti francesi restano in allerta arancione, con punte di vento a 200 km/h segnalati sulla costa Atlantica. 130.000 i nuclei famigliari rimasti senza corrente elettrica e disagi anche in strada. Secondo BFM-TV, un camion si e’ rovesciato sull’autostrada tra Bruxelles e Parigi causando un’interruzione temporanea del traffico. In Francia sono oltre 2.000 gli interventi realizzati questa notte dai pompieri. A Lille, strappata dalla forza del vento parte della facciata di un hotel del centro. Secondo Meteo France, la tempesta Ciara si sposta ora verso sud, tra le Alpi e la Corsica, per quanto riguarda il territorio francese.

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La Francia in festa fa festa anche per il rientro dell’opera di Banksy rubata dal Bataclan e trovata in Italia

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Tornera’ presto in Francia, a disposizione dell’autorita’ giudiziaria di Parigi, la porta del Bataclan dipinta da Banksy in omaggio alle 90 vittime dell’eccidio del 13 novembre 2015. Rubata a gennaio del 2019 e ritrovata il 10 giugno di quest’anno in un casolare della campagna abruzzese, l’opera dello street artist piu’ famoso al mondo si trova da ieri sera in uno splendido salone di Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia, scortata dai carabinieri dei beni culturali italiani che l’hanno ritrovata un mese fa e che nei prossimi giorni ne scorteranno il viaggio fino alla frontiera. Questa sera, intanto, la Ragazza triste, simbolicamente dipinta proprio su una delle uscite di sicurezza del locale parigino, sara’ in qualche modo protagonista della Festa del 14 luglio, simbolo di una “memoria che commuove”, sottolinea ringraziando l’Italia l’ambasciatore Christian Masset, ma anche della solidarieta’ e della cooperazione tra i due paesi. “Un gesto doveroso – commenta il generale Roberto Riccardi, comandante generale dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale- le opere d’arte devono essere restituite ai loro contesti”. Il 14 luglio “e’ la festa della liberta’ e la liberta’ la celebriamo tutti – sottolinea il procuratore dell’Aquila Michele Renzo- il valore simbolico di questa porta ci dice che per la nostra liberta’ dovremo lottare sempre”. Per tornare ad ammirarla e a commuoversi, i parigini dovranno pero’ aspettare ancora un po’. La polizia francese ha arrestato sei persone, i carabinieri italiani ne hanno denunciate altre due (uno e’ il proprietario del casolare dove la porta e’ stata ritrovata) le indagini pero’ non sono chiuse. Le autorita’ francesi, spiega Riccardi, dovranno esaminarla. L’ambasciatore Masset si raccomanda: “Per carita’ non toccatela non vorremmo che la polizia francese isolasse il dna delle vostre impronte..”

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La corte suprema dà via libera al boia federale

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Il boia federale torna a colpire negli Usa dopo 17 anni, come voluto da Donald Trump in vista della sua campagna elettorale, ora sempre piu’ all’insegna dello slogan ‘law and order’. La corte suprema si e’ spaccata (5 a 4) ma nella notte ha dato il via libera all’esecuzione della condanna per Daniel Lewis Lee, un 47/enne suprematista bianco dell’Oklahoma accusato di aver partecipato nel 1996 in Arkansas all’uccisione in casa di un venditore locale di armi, di sua moglie e della loro figlia di 8 anni. I loro corpi furono ritrovati solo cinque mesi dopo essere stati appesantiti con sassi e gettati in un fiume. “Non l’ho fatto io, ho fatti molti errori nella mia vita ma non sono un un assassino. State uccidendo un uomo innocente”, sono state le sue ultime parole. In passato aveva accusato il tribunale di aver sottovalutato la prova del Dna che a suo avviso dimostrava la sua presenza altrove al momento del delitto. Il condannato e’ stato immobilizzato su una barella e nelle sue vene e’ stata praticata una iniezione letale di pentobarbital, un barbiturico ad azione rapida. Poco dopo Lee ha alzato la testa per guardare intorno, il suo respiro e’ diventato affannoso, le sue labbra sono diventate blu e le sue dita pallide. Poi il suo petto ha cessato di muoversi. L’esecuzione, avvenuta in una prigione federale dell’Indiana, ha dovuto superare varie sfide legali legate alla decisione di procedere nel pieno della pandemia e alla modalita’ dell’esecuzione. I famigliari delle vittime, invocando la propria vulnerabilita’, avevano ottenuto una sospensione sostenendo che erano di fronte alla scelta impossibile tra il diritto ad assistere agli ultimi momenti del condannato e i timori di contagio per il viaggio da affrontare. Poi pero’ la decisione era stata ribaltata in appello. La diatriba si era quindi spostata sulla costituzionalita’ dell’iniziezione letale: un giudice federale aveva bloccato l’esecuzione citando “l’estremo dolore e l’inutile sofferenza” che poteva causare il protocollo governativo. Ma la corte suprema ha spazzato via ogni dubbio, affermando che il pentobarbital e’ stato usato in oltre 100 esecuzioni “senza incidenti” e che il governo ha “prodotto la testimonianza di esperti concorrenti secondo cui qualsiasi edema polmonare si verifica solo dopo che il prigioniero e’ morto o e’ diventato completamente privo di sensi”. I quatto giudici dissenzienti hanno tuttavia ribadito i loro dubbi sulla costituzionalita’ della pena di morte e denunciato una decisione pericolosamente frettolosa. L’amministrazione Trump aveva annunciato la ripresa delle esecuzioni federali lo scorso luglio programmandone cinque per detenuti accusati di aver ucciso anche bambini: dopo quella di Lee, altre tre sono previste questa settimana. A livello federale i tribunali pronunciano raramente pene capitali, tanto che solo 62 detenuti si trovano nel braccio della morte dei penitenziari federali, mentre in quelli statali sono ben 2743. La mossa di Trump e’ in contrasto con le crescenti moratorie sulla pena di morte adottate da vari Stati Usa negli ultimi dieci anni: da un lato per le controverse iniezioni letali, accusate di causare eccessiva sofferenza, dall’altro per la carenza delle sostanze da usare, perche’ le grandi case farmaceutiche rifiutano di fornirle nel timore di essere associate ad una prassi che molti considerano inumana e incivile.

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Coronavirus, al matrimonio decine di invitati contagiati: morti i genitori degli sposi

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La storia arriva dall’Iran. Ed è una storia tragica i cui tempi vengono dettati dal Coronavirus, epidemia non ancora sotto controllo nel Paese del golfo persico. Alla festa di matrimonio decine di invitati sono stati contagiati e sono poi morti i genitori  di entrambi gli sposi. Morti dopo essere stati contagiati dal Covid19 durante una festa di matrimonio a Urmia, nell’ovest dell’Iran. A rendere nota la vicenda è stato il rettore dell’università di Scienze mediche della città, Javad Aghazadeh. Lo scienziato rettore, citato dall’agenzia ufficiale di Stato Irna, ha aggiunto che decine di altri invitati sono risultati positivi al test del nuovo coronavirus. Mercoledì scorso le autorità iraniane sono tornate a vietare le cerimonie per i matrimoni e i funerali dopo una recrudescenza nella diffusione del virus, che fino ad ora ha provocato quasi 13.000 morti nel Paese. Almeno stando alle cifre ufficiali.

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