Collegati con noi

Salute

L’oncologo Gridelli premiato negli USA: lo specialista è il migliore per il cancro ai polmoni

Avatar

Pubblicato

del

Uno dei migliori oncologi al mondo e quest’anno il migliore per quanto riguarda il cancro ai polmoni:a Cesare Gridelli è stato assegnato uno dei più importanti premi internazionali di Oncologia nell’ambito degli Science of oncology Awards, che raccoglie specialisti da ogni parte del mondo. Finora a ricevere l’ambito riconoscimento solo ad altri e cioè Gianni Bonadonna e Silvio Monfardini.

Il medico napoletano lavora all’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, ed è stato confermato secondo Expertscape, associazione di Palo Alto che premia gli specialisti in materia sulla base delle pubblicazioni e ricerche effettuate negli ultimi 10 anni, quale massimo esperto sul cancro ai polmoni.  Tra le motivazioni del premio “il meritato riconoscimento per il suo eccezionale lavoro e la sua dedizione nella cura e nella ricerca scientifica con l’intento di migliorare la vita di chi, in età avanzata, si ritrova a dover affrontare una diagnosi di cancro ai polmoni”.

 

 

Advertisement

In Evidenza

Parkinson, Neuromed e CNR identificano 16 geni prima mai associati alla malattia

Avatar

Pubblicato

del

È il più ampio studio genetico realizzato su pazienti italiani affetti da morbo di Parkinson: l’IRCCS Neuromed di Pozzilli, Isernia, e l’Istituto di Genetica e Biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del
CNR di Napoli hanno sequenziato il genoma di 500 pazienti. Identificati ventisei geni, sedici dei quali associati per la prima volta alla patologia.

La ricerca, pubblicata su Molecular Neurodegeneration, ha evidenziato come alcune varianti genetiche rare, se presenti simultaneamente, possano esercitare un ruolo importante nell’aumentare significativamente il rischio di ammalarsi di Parkinson.

Lo studio ha preso in esame i dati genetici di due tipologie di pazienti: quelli appartenenti a famiglie nelle quali la malattia di Parkinson è ricorrente e quelli in cui la patologia era comparsa senza che ci fosse familiarità (cosiddetti casi “sporadici”). Inoltre gli autori del lavoro hanno approfondito la ricerca esaminando, sia su tessuti umani che su modelli animali, l’espressione genica (il processo di trascrizione dell’informazione genetica in proteine funzionali). Cinque dei geni studiati sono risultati particolarmente espressi in neuroni dopaminergici della Substantia Nigra la cui degenerazione è la causa principale del morbo di Parkinson.

Si tratta del più ampio studio genetico realizzato su pazienti italiani affetti da morbo di Parkinson utilizzando metodiche di sequenziamento di ultima generazione. “Abbiamo potuto identificare – dice Alessandro Gialluisi, ricercatore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed, primo autore del lavoro – varianti correlate al rischio di Parkinson in ventisei geni, sedici dei quali non erano stati precedentemente associati alla malattia. E abbiamo potuto riscontrare anche come la maggior parte di questi geni siano coinvolti in “pathways” importanti per la funzionalità del sistema dopaminergico la cui degenerazione porta allo sviluppo della patologia”.

 

 

Un risultato importante dello studio è che le varianti esaminate possono avere una sorta di effetto cumulativo. “La presenza contemporanea di due o più di queste varianti rare – spiega Teresa Esposito, ricercatrice dell’Istituto di Genetica e Biofisica Buzzati-Traverso del CNR e responsabile del Laboratorio CNR presso il Neuromed, ultimo autore dello studio – si è rivelata associata con un aumento della probabilità di sviluppare il Parkinson nel 20% dei pazienti. Possiamo parlare di un ‘carico’ di mutazioni crescente che, in futuro, potrebbe portarci a valutare il rischio di malattia proprio attraverso l’individuazione del numero di varianti dannose presenti nel DNA di una persona”.

“Questi risultati – commenta il professor Antonio Simeone, Direttore dell’Istituto di Genetica e Biofisica ‘A Buzzati-Traverso’ – appaiono promettenti nella prospettiva di perfezionare le tecniche di diagnostica molecolare rivolte a individuare precocemente le persone a rischio elevato. Saranno naturalmente necessari altri studi da un lato per aumentare il numero di pazienti diagnosticabili e dall’altro per comprendere e sviluppare potenziali approcci terapeutici, primi fra tutti quelli basati su sviluppi farmacologici e di medicina rigenerativa. Ciò che possiamo pensare, per un futuro più vicino, è un esame genetico che tenga conto del carico di varianti dannose presenti nel genoma di un individuo. Potrebbero aprirsi possibilità importanti per avviare screening di popolazione e, quindi, migliorare la diagnosi precoce di una patologia che si sviluppa nel tempo, e nella quale i sintomi si manifestano solo quando i pazienti hanno già perso il 50% dei neuroni dopaminergici, quelli maggiormente implicati nel Parkinson”.

Alessandro Gialluisi, Mafalda Giovanna Reccia, Nicola Modugno, Teresa Nutile, Alessia Lombardi, Luca Giovanni Di Giovannantonio, Sara Pietracupa, Daniela Ruggiero, Simona Scala, Stefano Gambardella, International Parkinson’s Disease Genomics Consortium (IPDGC), Licia Iacoviello, Fernando Gianfrancesco, Dario Acampora, Maurizio D’Esposito, Antonio Simeone, Marina Ciullo and Teresa Esposito. Identification of sixteen novel candidate genes for late onset Parkinson’s disease. Molecular Neurodegeneration.

DOI: doi.org/10.1186/s13024-021-00455-2
https://molecularneurodegeneration.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13024-021-00455-2

Continua a leggere

Salute

Tumori, sarcoma: in Italia 3.000 diagnosi l’anno

Avatar

Pubblicato

del

Ogni anno in Italia ci sono quasi 3 mila nuove diagnosi di sarcomi, un tumore subdolo con tanti volti, che puo’ crescere inosservato e che interessa soprattutto i tessuti molli, che puo’ colpire le gambe o le braccia oppure sedi ‘difficili’ per una diagnosi precoce, come l’utero e le ossa. E’ il dato riferito dall’Associazione Gruppo Italiano Tumori Rari onlus e da Ropi (Rete Oncologica Pazienti Italia), che hanno redatto un Quaderno dedicato ai sarcomi che sarà presentato, lunedì 21 giugno sul sito della Ropi ( www.reteoncologicaropi.it), dal quale il volume sara’ anche scaricabile gratuitamente; è un’occasione per sensibilizzare tutti, anche i medici, su questi tumori. Tre sono i picchi di incidenza: in età pediatrica (da 1 a 7-8 anni), nei giovani adulti (20-30 anni) e nella fascia piu’ matura (intorno ai 65 anni). Oggi i sarcomi sono piu’ trattabili: la terapia e’ di norma chirurgica, spesso preceduta o seguita da chemio e/o radioterapia a seconda della sede e della natura del tumore. Sono pochi i sintomi premonitori di un sarcoma: nelle situazioni piu’ comuni si tratta di una massa a rapida insorgenza e crescita a livello delle masse muscolari degli arti o del tronco. Sono facilmente riconoscibili, ad eccezione degli arti, in cui devono essere monitorate con attenzione lesioni grosse come palline da golf in rapida crescita. “Oggi si riconoscono piu’ di 70 diversi tipi di sarcomi – osserva la presidente della Fondazione Aiom, Stefania Gori – che possono insorgere in tutti i tessuti dell’organismo: nel sottocutaneo (liposarcomi), nei muscoli (leiomiosarcomi o rabdomiosarcomi), nei tessuti sinoviali (sinovialsarcomi), ma anche nelle ossa (osteosarcoma). A loro volta si distinguono in sarcomi dei tessuti molli e in sarcomi dei tessuti dell’osso”.

“Tra i fattori di rischio riconosciuti e piu’ frequenti – rileva Alessandro Comandone, direttore dell’Oncologia 2, ospedale San Giovanni Bosco di Torino – ci sono le radiazioni X, alcuni prodotti chimici quali il cloruro di vinile per il sarcoma epatico o sostanze a base di fosforo organico e in forme rare e limitate a piccoli gruppi di popolazione i fattori genetici. La diagnosi precoce e’ difficile, o per la sede di malattia talvolta ‘nascosta’ come nel caso del retroperitoneo (una regione dell’addome) o dell’utero, o per la crescita rapida della dimensione della massa come nel caso di sarcomi agli arti. Tuttavia il rapporto tra neoformazioni benigne e maligne negli arti e’ di 300:,1 quindi in molte occasioni si tratta di lipomi o di altre forme non pericolose”. Oggi ci sono diverse opportunita’ di cura, prosegue Comandone: la chirurgia e poi, prima o dopo, la chemio e/o radioterapia. In Italia grazie alle nuove cure sono oltre 28 mila i pazienti che convivono con un sarcoma dei tessuti molli. Anche in qualita’ di Associazione Prevenzione dei Tumori del Piemonte, in stretta collaborazione con Ropi e con il coinvolgimento dei pazienti – conclude – ci stiamo impegnando in un attento percorso di informazione e sensibilizzazione soprattutto verso quei tumori che, essendo rari, attirano meno l’attenzione della ricerca e dei finanziamenti. I sarcomi sono tra questi”.

Continua a leggere

In Evidenza

Causa Covid-11% nuove diagnosi tumore in un anno  

Avatar

Pubblicato

del

  Diventano sempre piu’ visibili gli effetti negativi che la pandemia da Covid-19 ha determinato anche in altri ambiti, imponendo un prezzo altissimo pure a coloro che soffrono di altre patologie. E’ il caso dei pazienti oncologici: si stima che nel 2020, rispetto al 2019, le nuove diagnosi di tumore siano diminuite dell’11%. I nuovi trattamenti farmacologici si sono ridotti del 13% mentre gli interventi chirurgici hanno fatto registrare un -18%. Cio’ a causa dei ritardi per esami e chirurgia legati all’emergenza pandemica. Ma ora, avvertono gli oncologi, e’ necessario riprendere i controlli ribadendo che gli ospedali sono sicuri. “Ora che la maggioranza dei pazienti oncologici e’ stata vaccinata contro la Covid e messa cosi’ in sicurezza e’ tempo di tornare investire e a promuovere la lotta contro il cancro”, e’ l’appello lanciato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in occasione dell’avvio del Congresso della Societa’ Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si svolge in forma virtuale dal 4 all’8 giugno. “Ci sono stati numerosi ritardi per gli esami diagnostici e di follow up – afferma Giordano Beretta, presidente nazionale AIOM -. Il rischio concreto e’ quello di registrare un forte aumento dei tumori diagnosticati ad uno stadio piu’ avanzato. La priorita’ degli esami e dei trattamenti deve essere ripresa su tutto il territorio nazionale, ma stiamo ancora riscontrando casi di pazienti che non si presentano nelle nostre strutture per ricevere prestazioni sanitarie. Dobbiamo quindi ribadire con forza che adesso gli ospedali italiani sono assolutamente luoghi sicuri e che il personale sanitario e’ stato vaccinato. Il rischio di contrarre il Coronavirus e’ molto ridotto, praticamente vicino allo zero”. Al contrario, ricorda, “le patologie oncologiche sono sempre molto pericolose e prima dell’inizio della pandemia causavano ogni anno oltre 180mila decessi. Un dato che potrebbe aumentare anche per colpa di Covid-19 e delle sue conseguenze nefaste sul Ssn”. Negli ultimi anni, in Italia abbiamo assistito, in ambito oncologico, ad enormi progressi dovuti all’introduzione di nuovi trattamenti e all’aumento di diagnosi precoci. Lo dimostrano i tassi di sopravvivenza a 5 anni che erano piu’ alti rispetto alla media Ue per molte neoplasie. Ora, “non possiamo permetterci di sciupare questi successi e chiediamo – sottolinea Beretta – un intervento delle istituzioni per continuare a poter erogare i livelli d’assistenza precedenti all’avvento della pandemia da Covid”. La priorita’, dunque, e’ anche avviare un piano di recupero degli esami di screening con il coinvolgimento dei farmacisti ed attivando la rete degli esami durante il fine settimana, propone Saverio Cinieri, presidente eletto dell’Aiom. Lo scorso anno, afferma, “abbiamo avuto oltre due milioni e mezzo di esami di screening in meno rispetto al 2019 e bisogna percio’ avviare un piano di recupero: e’ necessario un impegno straordinario attivando, ad esempio, anche nei fine settimana gli operatori sanitari per svolgere le mammografie per la diagnosi precoce del carcinoma mammario”. Per quanto riguarda invece la ricerca del sangue occulto nelle feci per l’individuazione del tumore del colon-retto, rileva, “si puo’ prevedere il coinvolgimento dei farmacisti, come gia’ accade in alcune Regioni”. Infine, conclude Cinieri, “non va trascurata la promozione di stili di vita sani. Alcuni comportamenti scorretti come il fumo o l’abuso di alcol sono infatti aumentati negli ultimi mesi anche a causa del Coronavirus”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto