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La Casa di cura Malzoni tra i centri protagonisti del 34. Congresso di Chirurgia dell’apparato digerente

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La Casa di cura Malzoni Villa dei Platani di Avellino, parte integrante del Network di Ricerca Clinica Neuromed, è tra i Centri italiani protagonisti del 34° Congresso di Chirurgia dell’Apparato Digerente. Un ulteriore riconoscimento per la Malzoni che è considerata punto di riferimento, tra le altre specialità, per il trattamento laparoscopico della patologia colon – rettale benigna e tumorale.
Al Congresso, tenutosi a Roma giovedì e venerdì scorsi, vi sono stati oltre 150 interventi live surgery, provenienti dai cinque continenti e rivolti ad una platea internazionale di circa 92.000 medici.
Il fine è stato quello di illustrare tutte le novità in anteprima mondiale sulla chirurgia digestiva sia con approccio laparoscopico che con tecnica open, insieme agli aggiornamenti sia scientifici che pratici e su tematiche innovative.
La Clinica Malzoni è stata protagonista in entrambe le giornate con due interventi effettuati nelle sale operatorie dedicate alla chirurgia addomino-pelvica avanzata di Avellino collegate in diretta streaming sulla piattaforma online.
Il primo intervento è stato eseguito dal Professor Pietro Maida, responsabile della Chirurgia dell’apparato digerente della Clinica Malzoni Villa dei Platani: una emicolectomia destra per il tumore del colon destro e una emicolectomia sinistra per il tumore del colon sinistro (la rimozione cioè di parte del tratto intestinale interessato dal tumore in maniera del tutto mininvasiva).

il professor Mario Malzoni nel corso dell’intervento. Nella foto di apertura l’intervento del professor Maida

 

Il secondo intervento è stato eseguito dal professor Mario Malzoni, a capo del Centro Nazionale Endometriosi Malzoni di Avellino, che ha effettuato, tramite tecnica laparoscopica, l’asportazione di una infiltrazione endometriosica del retto con resezione dello stesso e con preservazione delle strutture nervose secondo la consolidata tecnica definita “Nerve Sparing” con lo scopo di minimizzare le complicanze neurologiche di denervazione rettale e vescicale.
“La Clinica Malzoni – afferma il professor Pietro Maida – si conferma quale Centro di trattamento avanzato della patologia del colon retto e siamo impegnati, anche in questo ambito, nelle attività della Rete Oncologica Regionale. Oltre alla cura e al trattamento chirurgico promuoviamo momenti di prevenzione diffondendo l’importanza delle buone pratiche di controllo da parte della cittadinanza quali quelle di mantenere un consulto con lo specialista unitamente alla colonscopia soprattutto nei casi di familiarità e particolare rischio”.
L’impegno e l’attività della Casa di cura Malzoni Villa dei Platani per lo studio e il trattamento di queste patologie è sostenuto, come affermato dal professor Maida: “da una dotazione tecnologica di ultimissima generazione che permette ai chirurghi di poter operare in tecnica laparoscopica avanzata con una visione in 3D/4K insieme all’uso del verde indocianina che garantisce una puntuale valutazione della vascolarizzazione dell’intestino nel corso dell’intervento”.
La tecnica “Nerve Sparing” utilizzata nella chirurgia intestinale complessa – conclude il professor Mario Malzoni – consiste nella individuazione e preservazione dei singoli fasci nervosi in sede pelvica che, grazie alla magnificazione delle telecamere di ultima generazione ed alla qualità della visione tridimensionale in 4K, vengono rispettati in tutto il loro decorso in modo da ridurre drasticamente i rischi di compromissione e denervazione. Il tasso di complicanze neurologiche quali incontinenza fecale e/o vescicale conseguentemente viene abbattuto notevolmente”.

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Cronache

In Italia Forti potrebbe avere la libertà vigilata

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In Italia Chico Forti potrebbe ottenere la libertà condizionale. E questo, precisa l’avvocato Alexandro Tirelli, consulente della famiglia Forti, in virtù della norma che prevede il beneficio “dopo 26 anni dall’applicazione dell’ergastolo e se il condannato resipiscente ha dimostrato condotta irreprensibile”. Per Tirelli, direttore dell’Alta scuola estradizione della Camera penale internazionale, “Forti grazie alla libertà condizionale potrebbe uscire dunque dal carcere e cominciare il periodo di cinque anni di libertà vigilata al termine del quale, se non avrà commesso ulteriori reati, potrà ottenere la piena libertà, cioè il fine pena”. Il surfista e produttore televisivo trentino, fu condannato nel 2000 all’ergastolo “lifetime without parole” da un tribunale della Florida per l’omicidio premeditato di un imprenditore australiano, quindi, “avendo già scontato ormai 24 anni, ritengo che il Tribunale di sorveglianza debba riconoscergli i benefici di legge, quindi uno sconto di pena di tre mesi per ogni anno di pena sofferta in prigione”, spiega il legale.

L’avvocato ha ricordato che l’amministrazione Trump, come quella di Biden, sono sempre state favorevoli, per quanto riguarda il caso Forti, all’applicazione del trattato tra i due Paesi in base al quale una persona condannata in Italia o negli Stati Uniti può scontare una pena in patria. Ad opporsi è sempre stato però Ron DeSantis, il governatore della Florida, stato dove Forti sta scontando la pena. Uno degli ostacoli più difficili nella trattativa era stato il proprio il nodo dell’ergastolo senza condizionale.

Ma la visita della premier Meloni negli Usa ha sigillato il superamento della questione: nel nostro Paese Chico Forti sconterà ancora l’ergastolo, ma sottoponendosi alle leggi italiane, compresi i benefici premiali nel caso in cui siano previsti. Ma per il rientro in Italia serviranno settimane, forse oltre due mesi. Raggiunto il traguardo diplomatico e politico del governo, i ministeri di Esteri e Giustizia puntano ad accelerare le procedure per il trasferimento del produttore televisivo e surfista trentino che si è sempre dichiarato innocente.

Il ministro della Giustizia Nordio ieri ha auspicato che “tutti i passaggi, quelli che chiamano in causa tra l’altro le autorità giudiziarie, si possano compiere nel più breve tempo possibile”. Parte dunque una tabella di marcia fitta quanto il complesso meccanismo dell’estradizione. Una volta ricevuto l’ordine dal governatore della Florida De Santis, Forti sarà trasferito dal carcere statale a uno federale.

Dopo questo passaggio, la pratica passerà al cosiddetto ‘department of Justice’ che trasmetterà al ministero italiano la sentenza tradotta. Le autorità italiane dovranno adesso presentare a loro volta una serie di documenti. Il ministero italiano girerà la documentazione alla Corte d’Appello di Trento, che a sua volta dovrà riconoscere la sentenza e metterla in esecuzione. Lo stesso Forti negli Usa, rappresentato da un avvocato, comparirà di fronte a un magistrato federale per confermare il proprio assenso. L’ultimo passaggio sarà quindi l’esecuzione del trasferimento, di cui si farà carico l’Italia, prendendo in consegna il produttore trentino.

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Cultura

Musei gratis, boom di visitatori a Pompei: ne sono 23.648

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E’ l’area archeologica di Pompei, con 23.648 persone, quella più visitata – secondo i primi dati provvisori – nell’ambito della #domenicalmuseo di marzo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. Pompei si piazza al primo posto, davanti al Colosseo (23.111). Al terzo un’altra eccellenza campana, la Reggia di Caserta, con 15.109 visitatori. Numeri alti anche per altri siti della regione: nell’ordine, Castel Sant’Elmo e Museo del Novecento a Napoli (7.840); Museo archeologico nazionale di Napoli (7.200); Palazzo Reale di Napoli (6.220); Museo di Capodimonte (5.153); area archeologica di Paestum (5.035); Certosa e Museo di San Martino (4.190); Parco archeologico di Ercolano (3.347); Parco archeologico di Cuma (1.255); Museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia (1.170).

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Esteri

Tregua più lontana, Israele vuole la lista degli ostaggi

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Dopo le speranze, alimentate dagli Stati Uniti, si è tornati ad un punto morto, che di fatto allontana una nuova tregua a Gaza. I negoziati sono ripresi al Cairo con i mediatori regionali e gli americani, ma Israele non ha inviato una sua delegazione. La motivazione è che Hamas si rifiuta di fornire una lista degli ostaggi ancora in vita e avanza richieste considerate “assurde”. Il movimento palestinese, invece, insiste per un cessate il fuoco permanente come condizione per liberare il resto degli israeliani ancora nelle sue mani.

Gli emissari degli Usa e del Qatar sono tornati nella capitale egiziana con la speranza di facilitare un cessate il fuoco entro il Ramadan, il 10 marzo. In precedenza Washington aveva fatto filtrare segnali di ottimismo, riferendo che Israele aveva accettato in linea di principio un accordo per una pausa nelle ostilità di 6 settimane e il rilascio in prima battuta di una quarantina di ostaggi. Poi però è arrivata la doccia fredda, perché lo Stato ebraico si è rifiutato di partecipare ai colloqui al Cairo, accusando Hamas di aver fornito risposte “parziali”. A pesare, soprattutto, il rifiuto di fornire l’elenco dei 130 ostaggi ancora detenuti a Gaza, inclusa la trentina che si ritiene siano morti.

Un altro nodo irrisolto è che Hamas ha ribadito di volere un cessate il fuoco permanente o almeno un’intesa su un percorso in quella direzione. Mentre Benyamin Netanyahu non ha nessuna intenzione di fermare l’offensiva militare per “distruggere” il gruppo che governa la Striscia. La fazione palestinese ha poi messo sul piatto la richiesta del ritorno degli sfollati nel nord di Gaza e un aumento degli aiuti umanitari nell’ordine di “400-500 camion al giorno”, rispetto agli 80 attuali. Tutte questioni aperte, tanto che una fonte della delegazione di Hamas in Egitto ha fatto sapere che un accordo in 24-48 ore è “improbabile”. Il risultato dello stallo nei negoziati è che il conflitto, anziché fermarsi, si inasprisce, soprattutto nel sud, con l’esercito israeliano che si concentra nella periferia di Khan Yunis.

Il ministero della Sanità di Gaza guidato da Hamas ha denunciato 90 morti in 24 ore, tra cui 14 membri di una famiglia, compresi due gemellini di 4 mesi, che sarebbero stati colpiti mentre si trovavano in casa, a Rafah. L’Idf invece è tornato a respingere le proprie responsabilità nella strage di civili in attesa degli aiuti, il 29 febbraio: “L’indagine iniziale – ha riferito il portavoce Daniel Hagari – ha confermato che nessun attacco è stato condotto verso il convoglio di aiuti e che in maggioranza i palestinesi sono rimasti uccisi o feriti come conseguenza di una calca”. E l’esercito ha sparato soltanto contro dei “ladri” che minacciavano la messa in sicurezza dell’area. In ogni caso, la situazione per i civili nella Striscia si fa sempre più insostenibile. Secondo l’Onu la carestia è uno spettro che ormai minaccia oltre due milioni di persone. In Israele, intanto, il governo deve fare i conti con turbolenze interne rispetto alla guerra a Gaza.

Oltre alle decine di migliaia di persone che continuano a scendere in piazza per chiedere le dimissioni di Netanyahu ed il ritorno a casa di tutti gli ostaggi, si è aperto anche un caso all’interno dell’esecutivo di unità nazionale. La missione di Benny Gantz negli Stati Uniti, per incontrare la vicepresidente Kamala Harris, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e membri del Congresso, a quanto pare non era stata concordata con il premier. Che quindi ha dato istruzione all’ambasciata di Washington di non assistere il leader centrista, membro del gabinetto di guerra.

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