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Lavoro

Lavoro, Sbarra della Cisl: con sblocco licenziamenti 477mila posti a rischio

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“Non si puo’ chiudere improvvisamente l’ombrello”: lo ha detto, rispondendo alla domanda sull’ipotesi dello sblocco dei licenziamenti, il vicepresidente della Cei e vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, in un briefing a margine dell’assemblea dei vescovi. Dopo “il duplice ombrello, l’impossibilita’ dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali”, “bisogna immaginare un’uscita graduale”. “Con tutti i soldi spesi fino adesso, chiudere improvvisamente l’ombrello farebbe galleggiare, scusate l’espressione, molti morti”, ha aggiunto.  Con l’uscita dal blocco dei licenziamenti “ci sono fonti del governo e Bankitalia che indicano in quasi 477 mila i posti di lavoro a rischio dal primo luglio”: cosi’ il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ribadendo che “la soluzione adottata e’ assolutamente debole e non riuscira’ ad arginare lo tsunami sociale e occupazionale”. Per questo, ha detto a margine di una iniziativa sull’artigianato, “bisogna trovare soluzioni per allungare il blocco” e intanto lavorare sugli ammortizzatori sociali e le politiche attive “e rimettere in moto gli investimenti. Il Governo pensi a sbloccare gli investimenti e non i licenziamenti”.

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Economia

Bombardieri: posti a rischio tra 500mila e due milioni

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Il range dei posti a rischio alla fine del blocco dei licenziamenti dal primo luglio va da 500.000 a 2 milioni. Lo ha detto il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri a Radio anch’io parlando di “bomba sociale” se non si fara’, prima della fine del blocco dei licenziamenti, la riforma degli ammortizzatori sociali. “Ci aspettiamo una situazione molto complicata – afferma – Bankitalia dice che le persone sicuramente a rischio sono oltre 500.000. I nostri dati parlano di una platea due milioni. Il range e’ tra i 500.000 e i due milioni. Bisogna dare una risposta ai lavoratori per non far scoppiare una bomba sociale”.

 

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Lavoro

Draghi media sul blocco dei licenziamenti, salta la norma e i sindacati annunciano battaglia

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Stretto tra Confindustria e i sindacati, tra il centrodestra e il Pd, il premier Mario Draghi, per la prima volta da quando e’ a Palazzo Chigi, abbandona il suo metodo di rigorosa successione degli eventi e cambia una norma, quella sul blocco dei licenziamenti, sulla quale il governo fibrillava un po’ troppo. Quella di Draghi, raccontano a Palazzo Chigi, e’ una mediazione che porta ad un accordo politico su un tema delicatissimo, sul quale il capo del governo vuole evitare qualsiasi strumentalizzazione. E alla fine la proroga del blocco dei licenziamenti, benche’ selettiva, salta. Resta, per le imprese, lo strumento della Cig ordinaria da attuare senza pagare alcuna addizionale ma a patto di non licenziare, fino al 31 dicembre. Che la fine del congelamento dei licenziamenti, per il governo, fosse un piccolo Armageddon, era prevedibile. Il tema e’ che, per il centrodestra – Lega su tutti – e gli industriali, il ministro del Lavoro Andrea Orlando si era spinto troppo a favore dei sindacati. E la patata bollente, emersa nel week end, arriva proprio mentre Draghi sta volando al Consiglio Ue. A Bruxelles lo attende la difficilissima partita sui migranti ma l’emergenza, per ora, e’ a Roma, fronte Lavoro. Fino alla decisione del premier tutto resta in stand by, incluso l’intero decreto sostegni bis, che conteneva la proroga del blocco dei licenziamenti. Poi, in serata, la mediazione, alla quale si da’ il via libera dopo un approfondito esame tecnico delle coperture. Il Nazareno, ufficialmente, parla di “conferma” del percorso voluto da Orlando, ovvero quello di sostenere le imprese per la ripartenza con una serie di misure alternative ai licenziamenti. Ma nella proroga del blocco, ad un certo punto, i Dem si sono ritrovati soli visto che anche buona parte del M5S non e’ scesa a fare le barricate a difesa della norma. E Orlando, raccontano fonti della maggioranza, nelle scorse ore sarebbe arrivato a minacciare le dimissioni. E c’e’ chi, come il sottosegretario al Mef di Leu, Maria Cecilia Guerra a tarda sera ancora si augura che il blocco sia prorogato. Ma ormai il dado e’ tratto. Con buona pace dei sindacati che gia’ annunciano per venerdi’ una manifestazione alla Camera e del Pd, che dopo l’imposta sulla successione proposta da Enrico Letta si vede, a stretto giro, ancora una volta frenato.

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Il Primo Maggio di Cgil-Cisl-Uil: non sbloccare licenziamenti

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“Non e’ una festa”. Il primo maggio di Cgil, Cisl e Uil e’ anche “rabbia”, ed “e’ mobilitazione”. Dai tre luoghi simbolo scelti per le manifestazioni unitarie i leader dei sindacati confederali avvertono: i lavoratori hanno salvato il Paese, non e’ il momento di sbloccare i licenziamenti impediti dalle misure di emergenza per la crisi innescata dalla pandemia. E mentre il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, garantisce il “massimo sforzo” del Governo sul fronte dell’occupazione i sindacati guardano all’incontro con il premier Mario Draghi, sul Pnrr, atteso per un giorno della prossima settimana. La convocazione “arrivera’ lunedi’”, preannuncia Maurizio Landini. Il leader della Cgil, come Luigi Sbarra per la Cisl, e Pierpaolo Bombardieri per la Uil, chiedono di aver voce sul piano per utilizzare i miliardi in arrivo dall’Europa cosi’ come sulle riforme, dal fisco alle priorita’ per l’emergenza lavoro: ammortizzatori sociali e politiche attive. “Non si cambia il Paese senza il coinvolgimento del mondo del lavoro”, avverte Landini: dal Governo “ci aspettiamo finalmente delle risposte concrete”; “Vogliamo batterci per questi obiettivi”. Il segretario generale della Cgil parla dalla Ast di Terni, simbolo “dell’unita’ dei lavoratori e di una citta’” per difendere l’acciaieria; e avverte: “Sono i lavoratori ad aver permesso di poter oggi ragionare, nel Paese, sull’uscita dalla pandemia. Non sarebbe stato possibile senza il lavoro, anche quello piu’ umile. E con tutto quello che hanno fatto adesso possono essere licenziati? Non funziona cosi'”.

Il leader della Uil parla invece da Passo Corese (Rieti), sede di un sito Amazon: “Il Pnrr non e’ della politica, ma e’ di tutti. Bisogna fare delle scelte su lavoro, su fisco, su donne, giovani e Mezzogiorno”, dice Pierpaolo Bombardieri, che avverte: “Noi pretendiamo zero morti sul lavoro”; E spiega: “Siamo qui perche’ oggi non e’ una giornata di festa ma di mobilitazione e di rabbia dei tanti lavoratrici e lavoratori che sono sfruttati, hanno ritmi infernali, sono governati dagli algoritmi. Siamo qui per dare loro voce”. Amazon replica sottolineando, tra l’altro, i 9.500 posti di lavoro creati in Italia “a cui se ne aggiungeranno oltre 2000 nei prossimi tre anni solo per la parte logistica”. Luigi Sbarra il segretario generale della Cisl, parla dall’Ospedale dei Castelli, non lontano da Roma, simbolo dei “sacrifici” dei lavoratori che hanno permesso al Paese di far fronte alla pandemia. Da qui lancia un invito a parti e Governo a “negoziare e concertare un nuovo e moderno patto sociale per la crescita , lo sviluppo , il Lavoro. Se non ora quando? Cgil, Cisl, Uil ci sono”. Alla cerimonia del primo maggio al Quirinale il presidente della federazione dei Cavalieri del Lavoro, Maurizio Sella, sottolinea che oggi, con le risorse europee, il Paese ha “l’occasione per innescare un nuovo miracolo economico, sorretto dalle leve dell’innovazione, della trasformazione digitale, della sostenibilita’, dell’inclusivita’ e della parita’ di genere”. E’ incisivo l’intervento del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che si sofferma sui valori della Costituzione e avverte: “Quando il lavoro manca o e’ iniquo o indegno, la democrazia e’ piu’ debole ed esposta; preda della sfiducia e della rabbia sociale; e la rabbia sociale puo’ produrre mostri”.

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