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Lavoro

Lavoro: in 4 mesi saldo positivo 260mila posti

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Nonostante l’incertezza derivante dalla guerra in Ucraina, la variazione dell’occupazione dipendente si e’ mantenuta positiva, sebbene su livelli lievemente inferiori rispetto alla seconda meta’ del 2021. Lo sottolinea la nota congiunta del ministero del Lavoro Anpal e Banca d’Italia, sottolineando che dall’inizio dell’anno sono stati creati, al netto delle cessazioni, 260.000 posti di lavoro. Dal punto di minimo toccato nel 2020 sono state aggiunte oltre un milione di posizioni lavorative. Le attivazioni hanno riguardato soprattutto contratti a tempo indeterminato e si registra una ripresa del lavoro nel turismo.

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Economia

Lavoro: due imprese su tre faticano ad attrarre giovani

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  Ben due imprese su tre faticano ad attrarre i giovani, ma di queste solo una su due usa la formazione per rendersi appetibile e ancor meno (una su tre) definisce percorsi di crescita professionale e/o adotta un’organizzazione che aiuta la conciliazione tra tempi di lavoro e di vita familiare. E’ quanto emerge da un’analisi della Fondazione Nord Est (FNE). Nel Triveneto il 57% degli imprenditori intervistati ha confermato di aver avuto difficolta’ nell’assumere e/o trattenere i giovani in azienda. Con una punta del 61,2% nel metalmeccanico e minori criticita’ nei servizi (34,3%). Secondo gli intervistati le difficolta’ derivano dalla scarsa attrattivita’ che il lavoro in fabbrica esercita sui giovani (49,5%) e dalla distanza tra competenze richieste e preparazione dei candidati (36,1%). In sintesi, per gli imprenditori le difficolta’ nascono da una perdita di contatto e di appeal tra imprese e nuove generazioni e dall’approccio di quest’ultime al lavoro, piu’ che da criticita’ del sistema imprenditoriale e territoriale.

Fondazione Nord Est analizza l’approccio al lavoro delle nuove generazioni che assegnano un ruolo chiave a tre aspetti, che vanno oltre la retribuzione: la possibilita’ di intraprendere un percorso di crescita di competenze (quindi anche personale), la possibilita’ di conciliare i tempi di vita e di lavoro e la condivisione con l’azienda di alcuni valori fondamentali, come la sostenibilita’ e l’inclusione. Solo una parte minoritaria delle imprese che faticano ad attrarre i giovani ha colto l’importanza di soddisfare questi bisogni, fondamentali in un mercato del lavoro con carriere discontinue, spiega FNE. Quindi in poche fanno formazione continua (40%), definiscono di percorsi professionali personalizzati (34,9%), danno attenzione al bilanciamento dei tempi (31,7%) e alla flessibilita’ (28,1%). Sono soprattutto le grandi aziende ad adottare queste strategie, potendo offrire anche il welfare aziendale (53,5%) e lo smartworking (45,6%).

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In Evidenza

Salario minimo: raggiunto accordo su direttiva Ue

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Raggiunto l’accordo sulla direttiva Ue per il salario minimo. Lo ha annunciato la Commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo (Empl) sul suo account Twitter. I dettagli verranno illustrati in una conferenza stampa in programma stamani alle 9:30 a Strasburgo, aggiunge l’Empl.

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Economia

Confartigianato: ci sono 635mila posti di lavoro ma non riusciamo ad assumere giovani under 30

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“Le aziende (dati 2021) hanno difficoltà a trovare 295mila under 30 con competenze digitali e 341mila under 30 con competenze green”. La convention dei Giovani Imprenditori di Confartigianato rilancia “l’allarme gap scuola-lavoro” con un rapporto sui paradossi del mercato del lavoro: “Le imprese italiane faticano a trovare il 52% della necessaria manodopera qualificata. Nel frattempo (dati 2020) 1,1 milione di giovani under 35 non studia e non cerca occupazione e 40mila giovani tra 25 e 34 anni sono espatriati”. E’ “urgente cambiare passo nelle politiche giovanili”, avverte il presidente dei giovani di Confartigianato, Davide Peli.

Secondo la rilevazione di Confartigianato “la distanza dei ragazzi italiani dal mondo del lavoro colloca il nostro Paese al primo posto nella Ue per la maggiore percentuale di Neet, pari al 23,1%, sul totale dei giovani tra 15 e 29 anni. La media europea si attesta, invece, al 13,1%. Addirittura, nel 2020, abbiamo toccato il numero piu’ alto nell’ultimo decennio di under 35 inattivi che non studiano e non sono disponibili a lavorare: ben 1.114.000”. I “paradossi del mercato del lavoro italiano” sono analizzati da Confartigianato in un rapporto presentato oggi a Roma, alla Convention dei Giovani Imprenditori della confederazione di artigiani e piccole imprese, dal titolo ‘2022. Tocca a noi’, alla presenza del ministro per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone. “A livello regionale, la percentuale piu’ alta di Neet si riscontra in Sicilia con il 36,3% sul totale dei giovani tra 15 e 29 anni. Seguono la Campania (34,1%), la Calabria (33,5%), la Puglia (30,6%) e il Molise (27,7%). All’altro capo della classifica la Provincia autonoma di Bolzano (13,3%), il Veneto (13,9%), l’Emilia Romagna (15,1%)”. Confartgianato avverte che “non brilliamo nemmeno per l’integrazione tra scuola e lavoro: siamo infatti al ventiduesimo posto in Europa per la quota di occupati under 30 impegnati in percorsi formativi, con appena il 5,2% dei giovani di questa fascia di eta’, mentre in Europa si arriva ad una media del 15,2% e in Germania addirittura si sale al 24,4%. Contemporaneamente cresce il fenomeno della fuga all’estero dei nostri giovani; tra il 2016 e il 2020, tra i giovani italiani under 40 laureati, gli espatri superano i ritorni in Italia di 65 mila unita’”.

Il rapporto mette anche in evidenza “la voglia di fare impresa dei giovani italiani che ci fa guadagnare il record positivo di Paese europeo con il maggior numero di imprenditori e lavoratori autonomi under 35: ben 694mila e sono 123.321 le imprese artigiane con a capo un under 35.” Ma “i giovani imprenditori, che per reagire alla crisi puntano anche sulla qualita’ del personale, devono fare i conti con le difficolta’ a reperire manodopera specializzata e qualificata soprattutto tra i loro coetanei”. “Vogliamo un’Italia a misura di giovani e di piccola impresa – commenta il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – con riforme che liberino energie e talenti, accrescano le competenze, migliorino l’efficienza dei servizi pubblici, eliminino ostacoli e oneri fiscali e burocratici. Solo investendo sulle nuove generazioni e sulla loro formazione possiamo garantire futuro al made in Italy”. “Il nostro rapporto – dice Davide Peli, presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato – mette in luce l’urgenza di cambiare passo nelle politiche giovanili. Il futuro e’ gia’ oggi. Quindi servono interventi immediati per ridurre il gap tra scuola, sistema della formazione e mondo del lavoro, investimenti per favorire il passaggio generazionale nelle imprese, sostegni per i giovani che si mettono in proprio soprattutto sul fronte dell’innovazione, della ricerca e dell’internazionalizzazione”.

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