Collegati con noi

Capire la crisi Ucraina

La Russia riduce il gas, vola il prezzo in Europa

Pubblicato

del

La guerra del gas tra Europa e Russia e’ entrata nel vivo. Dopo lo stop ai flussi al punto di ingresso di Sokhranivka, in Ucraina, questa volta e’ proprio Gazprom ad annunciare la cessazione dell’utilizzo del gasdotto Yamal-Europe, che dalla Russia porta le forniture al Vecchio Continente attraverso la Polonia. E nelle prossime ore, come ritorsione alla sua ormai certa adesione alla Nato, la Finlandia potrebbe vedersi azzerati i flussi di gas da Mosca. La morsa si stringe e i prezzi, in Borsa, volano alle stelle. Il contratto di riferimento, scambiato ad Amsterdam, ha registrato un balzo del 9%, a 102,50 euro. L’aumento dei costi e’ una delle pedine della partita a scacchi tra Bruxelles e il Cremlino. La prossima settimana Palazzo Berlaymont correra’ ai ripari rendendo pubblico il piano RePowerEu che ha l’obiettivo di sganciarsi dalla stretta russa accelerando la transizione energetica. Le bozze preannunciano un pacchetto corposo che risente del recente rapporto dell’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia in Ue. Proprio come l’Acer, la Commissione prevede infatti l’introduzione del ‘price cap’ al gas solo in seguito ad “una interruzione improvvisa, su larga scala o totale, delle forniture di gas russo”. Lo scetticismo sulla misura cara a diversi governi europei, Italia in testa, resta. Tanto che l’esecutivo Ue ne raccomanda un utilizzo solo temporaneo. Palazzo Chigi, sulla base delle bozze diffuse in queste ore, non interviene direttamente sulla questione. Nessun commento quindi dal governo, ma a Roma si spiega che l’argomento sara’ approfondito nel summit straordinario dei leader europei di fine maggio. Di certo, quello delineato dal RePowerEu e’ un quadro a tinte fosche. “I prezzi dell’energia rimarranno elevati per il resto del 2022 e, in misura minore, fino al 2024-2025”, e’ la previsione della Commissione che, nel caso Mosca fermi i flussi, raccomanda ai Paesi membri di procedere con un “razionamento coordinato” sulla base del principio di solidarieta’. L’obiettivo di breve termine dei governi, non a caso, e’ riempire quanto piu’ possibile gli stock in vista dell’inverno. Secondo alcuni osservatori a Bruxelles, e’ per questo che aziende europee si stanno preparando a pagare il gas in rubli nel mese di maggio, quando per tanti ci sara’ la prima scadenza dei versamenti da quando il Cremlino ha introdotto il decreto che impone all’Ue di versare a Gazprombank moneta locale. Le parole di Mario Draghi da Washington non sono passate inosservate a Bruxelles. “Non le commentiamo ma ribadiamo che pagare il gas russo seguendo il decreto di Mosca viola le sanzioni”, ha sottolineato Tim McPhie, portavoce dell’esecutivo europeo. In ambienti parlamentari italiani, tuttavia, si osserva che manca una dichiarazione ufficiale sul fatto che questi pagamenti violino le sanzioni. Draghi ha parlato di “una zona grigia” e il riferimento non sarebbe alle linee guida dell’Ue dello scorso aprile ma – rimarcano le stesse fonti – al fatto che la Commissione non avrebbe fornito un parere legale “opponibile”, che possa essere usato dalle societa’ per rifiutare le transazioni. “Il tema non viene sollevato solo dall’Italia”, si spiega ancora, ma “da tutti i Paesi membri”. Come appendice c’e’ la lettera inviata da Gazprom la settimana scorsa ai clienti europei, che potrebbe aprire ad una mediazione, assicurando l’estraneita’ dalle transazioni della Banca centrale russa, che e’ soggetta alle sanzioni Ue e, secondo le linee guida della Commissione, non puo’ quindi avere alcun ruolo nel pagamento delle societa’ europee del gas russo. Se sul gas l’Europa naviga a vista, sul petrolio non riesce a tirarsi fuori dalla trappola ungherese. I contatti con Budapest continuano ma l’ok all’embargo del greggio resta lontano e Viktor Orban ha stimato per 700 milioni di euro la spesa da mettere in campo per ritarare le raffinerie su petrolio non russo e re-direzionare, non piu’ verso Est, gli oleodotti magiari. “Da qui alla ministeriale degli Esteri Ue di lunedi’ e anche oltre tutto puo’ succedere”, ha spiegato una fonte europea non escludendo un piano B di emergenza: spacchettare il sesto round di sanzioni lasciando il capitolo petrolio per qualche giorno in piu’ in panchina. (

Advertisement

Capire la crisi Ucraina

L’Aiea resta a Zaporizhzhia, la Russia avverte gli Usa

Pubblicato

del

Alla fine l’ha spuntata l’Aiea. Dopo aver lanciato l’allarme sulle condizioni di sicurezza a Zaporizhzhia, denunciando che “l’integrita’ fisica della centrale” nucleare piu’ grande d’Europa “e’ stata ripetutamente violata” in questi mesi di guerra in Ucraina, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha ottenuto di poter lasciare stabilmente due dei suoi ispettori nell’impianto, al termine della prima missione di monitoraggio, che si concludera’ tra domenica e lunedi’. Una “presenza permanente” auspicata con forza dal direttore generale dell’ente, Rafael Grossi, che ha ottenuto il disco verde da Mosca, dopo che i filorussi che da inizio marzo controllano la struttura erano a lungo apparsi restii ad ammettere figure esterne, ostacolando fino all’ultimo l’arrivo degli esperti dell’Onu attraverso il territorio controllato da Kiev. “Due persone rimarranno nell’impianto su base permanente. Lo apprezziamo, poiche’ la presenza internazionale e’ chiamata a dissipare numerose speculazioni sullo stato delle cose”, ha spiegato Mikhail Ulyanov, rappresentante permanente della Russia presso le organizzazioni internazionali a Vienna, tra cui l’Aiea. Entro lunedi’ lasceranno invece l’impianto i 5-6 ispettori rimasti per “indagare piu’ a fondo” sulla situazione, dopo la partenza degli altri membri della delegazione di 14 esperti arrivata giovedi’. Nel frattempo, dopo poco piu’ di 24 ore, e’ stato riattivato il reattore numero 5, spento dal sistema d’emergenza dopo i raid nelle vicinanze. Sull’esito della missione continua pero’ il braccio di ferro tra le parti. Dopo aver richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu con la partecipazione proprio del capo dell’Aiea, Mosca ha insistito sull’importanza di comunicare “alla comunita’ internazionale” quanto scoperto dai tecnici, che hanno “avuto accesso dovunque abbiano voluto”. Da inizio luglio le forze ucraine, “usando armamenti occidentali, attaccano regolarmente la centrale”, creando “un rischio reale di disastro nucleare in Europa”, ha denunciato il ministro della Difesa Serghei Shoigu. E solo all’arrivo dei tecnici dell’Onu, hanno sottolineato i filorussi, Kiev ha smesso di bombardare. Accuse rispedite al mittente dagli ucraini, secondo cui “gli occupanti” hanno fatto “ogni sforzo per impedire alla missione dell’Aiea di conoscere il reale stato delle cose nella centrale”, diffondendo “manipolazioni e false informazioni”. Nell’area di Zaporizhzhia, in ogni caso, gli scontri sono proseguiti, compresi i raid nel distretto di Energodar, la cittadina che ospita l’impianto, mentre Kiev ha rivendicato di aver colpito sistemi militari nemici. Intanto, sul conflitto ormai entrato nel settimo mese, con gli sforzi di Kiev sempre piu’ concentrati sulla controffensiva a sud nella regione di Kherson, tornano ad alzarsi i toni tra Mosca e Washington. “Mettiamo in guardia gli Usa dal fare passi provocatori, compresa la fornitura all’Ucraina di armi di sempre piu’ lunga gittata e piu’ distruttive”, ha detto il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, affermando che c’e’ ormai solo una “sottilissima linea a separare gli Stati Uniti dal diventare una parte in conflitto” e “le sfacciate forze anti-russe non devono illudersi che tutto rimarra’ immutato, una volta che quella linea sara’ stata superata”. Nel frattempo, continuano a farsi sentire anche gli effetti geopolitici della guerra, compreso l’ulteriore avvicinamento tra Russia e Cina. A partire da domenica, Vladimir Putin sara’ in viaggio nell’estremo oriente russo – dalla Kamchatka a Vladivostok – per partecipare a diversi incontri economici e supervisionare la fase finale delle maxi esercitazioni militari Vostok 2022 (Est 2022), cui partecipano circa 50 mila soldati, 140 aerei da combattimento e 60 unita’ navali. Manovre a cui Pechino ha inviato un’imponente delegazione militare, con oltre duemila soldati e 300 mezzi, e, per la prima volta a un ciclo di operazioni a guida russa, rappresentanze di Esercito, Marina e Aeronautica.

Continua a leggere

Capire la crisi Ucraina

“È in ritardo”, torna indietro la prima nave con il mais

Pubblicato

del

 

La prima nave partita dall’Ucraina dopo lo sblocco delle esportazioni da quando e’ iniziato il conflitto con la Russia non e’ mai arrivata a destinazione. La ‘Razoni’ aveva lasciato il primo agosto il porto di Odessa con oltre 26mila tonnellate di mais ma una volta arrivata nei pressi di Tripoli in Libano, la sua destinazione finale, l’acquirente ha rifiutato il carico citando un ritardo di 5 mesi nella consegna. L’imbarcazione e’ quindi tornata indietro ed ora si trova ancorata nelle vicinanze del porto di Mersin, nel sud della Turchia, mentre il trasportatore sta valutando “altre richieste di acquisto”, ha fatto sapere l’ambasciatore ucraino in Libano Ihor Ostash. Delle 10 navi che hanno lasciato i porti dell’Ucraina dopo l’accordo tra Ankara, Kiev, Mosca e Onu, che ha sbloccato le esportazioni, soltanto una ha raggiunto la sua destinazione finale arrivando l’8 agosto a Derince in Turchia con un carico di 12mila tonnellate di grano. Due delle navi partite dall’Ucraina sono dirette in Italia. La ‘Sacura’ ha lasciato il porto di Yuzhny l’8 agosto con un carico di 11mila tonnellate di soia e la sua destinazione finale e’ Ravenna. A Monopoli e’ attesa invece la ‘Mustafa Necati’, partita il 7 agosto dall’Ucraina con un carico di 6mila tonnellate di olio di semi di girasole. Entrambe le imbarcazioni si trovano nel mare di Marmara, a sud di Istanbul, per un’ispezione da parte di delegati di Ankara, Kiev, Mosca e Onu dopo la quale potranno proseguire il loro viaggio se non saranno riscontrate infrazioni. Tutte le navi che lasciano i porti ucraini vengono ispezionate a Istanbul per assicurarsi che non trasportino armi o carichi non autorizzati. Si tratta di una delle condizioni del patto tra Turchia, Russia, Ucraina e Onu che ha sbloccato le esportazioni dopo cinque mesi di guerra. Salutato a livello internazionale come un successo, l’accordo sul grano non e’ ancora riuscito a mandare a pieno regime le esportazioni dall’Ucraina, dove circa 25 milioni di tonnellate di cereali e prodotti alimentari simili sono restate bloccate a partire dall’invasione russa del 24 febbraio. Kiev vorrebbe che partissero almeno 100 navi al mese, come ha fatto sapere il ministro delle Infrastrutture Oleksandr Kubrakov, ma questo obiettivo pare ancora lontano. Nel frattempo, la Spagna ha lanciato un “progetto pilota” per importare 600 tonnellate di mais ucraino via treno, con l’obiettivo di dimostrare che il trasporto ferroviario puo’ essere “un’alternativa o un complemento” al trasporto marittimo per l’importazione di grano dall’Ucraina. Ieri sera da Madrid e’ partito un convoglio di 25 container diretto a Chelm, in Polonia, a 25 km dal confine ucraino, dove ha in programma di caricare circa 600 tonnellate di mais provenienti dall’Ucraina, ha dichiarato il Ministero dei Trasporti spagnolo in un comunicato.

Continua a leggere

Capire la crisi Ucraina

La strana morte di uno dei migliori progettisti di armi di Putin

Pubblicato

del

Uno dei migliori progettisti di armi di Vladimir Putin, Dmitry Konoplev, e’ morto in circostanze misteriose mentre “era sottoposto a cure per combattere disturbi di ansia e depressione”. Lo riporta il Daily Mail affermando che l’uomo, 46 anni, era a capo dello Shipunov Instrument Design Bureau, ideatore tra l’altro del sistema missilistico Pantsir utilizzato dalla Russia nella guerra contro l’Ucraina. In passato Konoplev e’ stato vicedirettore dell’Agenzia federale russa per la fornitura di armi militari, equipaggiamenti speciali e materiale bellico. Il quotidiano russo Izvestia ha riferito che l’uomo ha subito un infarto mentre era sottoposto a terapia con Xenon (un gas con proprieta’ antidepressive) indossando una maschera di ossigeno in una clinica d’e’lite di Mosca. Nessun commento ufficiale sulla morte del progettista d’armi ma l’ex guardia del corpo di Putin Alexey Dyumin, governatore della regione di Tula dove ha sede l’ufficio di progettazione delle armi, ha affermato che Konoplev “ha fatto molto per l’industria della difesa del Paese”, dando “un grande contributo”. In totale l’organizzazione e’ responsabile di oltre 150 armi e pezzi di equipaggiamento militare utilizzati dall’esercito russo. L’ufficio dove lavorava Konoplev e’ descritto come il principale sviluppatore di armi complesse di Putin.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto