Economia
Gas in tensione. Cingolani vede comitato d’emergenza
Le tensioni sull’Ucraina continuano a far salire il prezzo del gas e il governo corre ai ripari convocando il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio. “Si e’ gia’ riunito diverse volte”, ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in un’informativa alla Camera. Ad Amsterdam le quotazioni hanno registrato intanto un nuovo aumento superiore al 10% fino a 88,07 euro al megawattora. Si tratta del secondo balzo consecutivo, anche se resta lontano il picco del 21 dicembre, quando il gas era al doppio del livello attuale e sfiorava i 174 euro al Mwh. Ora e’ difficile fare previsioni, ma secondo il ministro Cingolani il prezzo del gas rimarra’ alto e difficilmente tornera’ ai livelli di un anno fa. Da allora e’ cresciuto in modo “vertiginoso”, per usare le sue parole, di quattro volte. La crisi geopolitica sta accelerando, secondo il ministro, la necessita’ di interventi strutturali. Questi partono dalle fonti e dalle rotte di approvvigionamento, per ridurre la dipendenza dalla Russia, che ora pesa per il 45% delle importazioni di gas in Italia. Possibili strade passano anche dal rafforzamento del corridoio Sud e della capacita’ di rigassificazione, anche con terminali galleggianti, che si aggiungerebbero al previsto incremento della produzione nazionale. Nell’immediato, poi, un piano di emergenza potrebbe prevedere una maggiore flessibilita’ dei consumi di gas, con misure come l’interrompibilita’ al settore industriale e regole nel settore termoelettrico. Altri possibili interventi potrebbero mirare al contenimento dei consumi negli altri settori, all’aumento del gas naturale liquefatto (gnl) da rotte come quella americana, al completo utilizzo della capacita’ di trasporto contrattualizzata e alla massimizzazione di flussi dai gasdotti che non sono a pieno carico. A partire dal contestato Tap, dall’Azerbaijan, ma anche TransMed da Algeria e Tunisia e GreenStream dalla Libia. Il ministro ha messo poi in guardia i parlamentari da due rischi. Il primo sono le possibili minacce del caro-energia alla transizione ecologica. L’aumento dei prezzi, che non riguarda solo l’Italia, rimarca, “e’ solo per una parte minoritaria attribuibile all’aumento dei prezzi della Co2”. Il secondo pericolo e’ quello che lo “sforzo totale” sulle rinnovabili non sia sufficiente. Senza una riflessione non ideologica sull’energy mix, per Cingolani, l’Italia rischia di trovarsi in affanno sul fronte energetico ogni 4-5 anni. Su questo lo contestano gli ambientalisti. “Ha in testa sempre il nucleare, sblocchi piuttosto subito i 110 GW di impianti rinnovabili” in attesa del via libera, dicono Angelo Bonelli ed Eleonora Evi di Europa Verde.
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