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Crew 5 verso Iss, a bordo anche un’astronauta russa

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  E’ in volo verso la Stazione spaziale internazionale (Iss) la navetta Crew Dragon ‘Endurance’ della SpaceX, lanciata per conto della Nasa dal Kennedy Space Center in Florida con a bordo i quattro membri della missione Crew-5: la prima astronauta russa su una navetta americana da 20 anni a questa parte, Anna Kikina, la prima comandante donna di una Dragon nonche’ prima nativa americana nello spazio, Nicole Aunapu Mann, il veterano dell’agenzia spaziale giapponese Koichi Wakata e l’astronauta della Nasa Josh Cassada. Saranno loro a dare il cambio a Samantha Cristoforetti e agli altri membri della Crew-4, che rientreranno sulla Terra nei prossimi giorni. Il lancio della Crew-5 (inizialmente previsto per il 29 settembre e piu’ volte rinviato anche a causa dell’uragano Ian) e’ avvenuto alle 18:00 (ora italiana) dalla piattaforma 39A con un razzo Falcon 9. Nessun ritardo nel countdown che ha scandito la preparazione al lancio, anche se non sono mancati gli imprevisti. A meno di due ore dalla partenza, quando gli astronauti avevano gia’ preso posto nella navetta, nella tuta di Cassada e’ stata rilevata una perdita di pressione che ha richiesto ulteriori controlli; pochi minuti dopo la chiusura del portello, invece, e’ stato necessario riaprirlo nuovamente per rimuovere un detrito (probabilmente un capello) che si era infilato in una guarnizione. Entrambi i problemi sono stati rapidamente risolti senza rallentamenti del conto alla rovescia. Nessun nervosismo neanche per gli astronauti, raggianti per la nuova missione che li vedra’ in orbita per circa cinque mesi. Oltre 200 gli esperimenti scientifici che condurranno a bordo della Iss, comprese ricerche sulle malattie cardiovascolari, sulla stampa in 3D di organi umani e sulle tecnologie per i rifornimenti di carburante sulla Luna. Kikina, Mann e Cassada sono al loro primo volo nello spazio, mentre Wakata e’ alla sua quinta esperienza. I riflettori sono puntati in particolare sulle due donne della Crew-5. Kikina e’ la prima russa a bordo di una missione commerciale americana: e’ dal volo dello Shuttle Sts-113 del 2002 che un cosmonauta non volava su una navetta a stelle e strisce. La decisione, frutto di uno scambio di posti tra Dragon e Soyuz concordato in estate da Nasa e Roscosmos, potrebbe rafforzare la collaborazione sulla Iss, nonostante le forti tensioni geopolitiche tra i due Paesi. L’altra donna protagonista della Crew-5, Nicole Mann, e’ invece la prima donna al comando di una missione del programma commerciale della Nasa: membro dei Wailacki, una delle tribu’ indiane della Round Valley nel nord della California, e’ la prima nativa americana a volare nello spazio. L’aggancio automatico della Dragon ‘Endurance’ alla Iss e’ previsto alle 22:57 (ora italiana) di giovedi’ 6 ottobre. Dopo l’apertura del portellone, salira’ a 11 il numero di astronauti a bordo della Stazione spaziale, che attualmente vede al comando Samantha Cristoforetti. Proprio l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), in procinto di tornare sulla Terra con la navetta Crew Dragon ‘Freedom’, partecipera’ martedi’ 11 ottobre a una conferenza stampa con i colleghi Kjell Lindgren, Bob Hines e Jessica Watkins, per parlare della loro esperienza in orbita. La data del rientro non e’ ancora stata comunicata ufficialmente, ma la navetta dovrebbe lasciare la Iss 5-6 giorni dopo l’arrivo della Crew-5.

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Esteri

Leader Isis ucciso da ribelli nel sud della Siria

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Il leader dello Stato islamico , la cui morte e’ stata annunciata da un portavoce del gruppo islamico estremista, e’ stato ucciso da militanti ribelli nel sud della Siria. Lo ha riferito il comando militare Usa in Medio Oriente (Centcom). “Questa operazione e’ stata condotta a meta’ ottobre dall’Esercito Siriano Libero nella provincia di Daraa in Siria”, ha detto il comando americano, aggiungendo che “la morte di Abu al-Hassan al-Hashimi al-Qurashi e’ un nuovo colpo per l’Isis”.

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Esteri

Epstein: vittoria Isole Vergini, riceveranno 105 mln di dollari

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La società che gestisce il patrimonio di Jeffrey Epstein, trovato impiccato nell’agosto 2019 nel carcere di New York dove era detenuto, ha accettato di pagare alle Isole Vergini americane oltre 105 milioni di dollari mettendo così fine ad una causa durata tre anni. Lo riporta New York Times. I rappresentanti del finanziere, condannato per abuso e traffico di minori, hanno accettato di rimborsare in contanti più di 80 milioni di dollari di agevolazioni fiscali che una delle sue società aveva ricevuto dalle Isole Vergini. L’accordo consentirà inoltre al governo di ottenere circa la metà dei proventi della prevista vendita della tenuta di Little Saint James, l’isolata isola privata dove risiedeva Epstein. La vendita potrebbe fruttare circa 55 milioni di dollari. La procuratrice del territorio Usa Denise George, che ha intentato una causa civile contro il patrimonio del finanziere nel gennaio 2020, aveva sostenuto che il governo delle Isole era stato frodato al fine di ottenere lucrosi vantaggi fiscali per la Southern Trust Company di Epstein. Questo ha permesso inoltre al finanziere di utilizzare per anni la sua residenza sull’isola per abusare sessualmente di giovani donne e finanziare il suo stile di vita. “All’inizio di questo caso, ho avuto la fortuna di incontrare tre giovani donne molto coraggiose che sono state vittime di traffico e abusi a Little St. James. Il nostro lavoro è stato ispirato e incoraggiato dalla forza di tutte coloro che sono sopravvissute agli abusi di Epstein”, ha dichiarato la procuratrice in una nota dopo la sentenza.

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Esteri

Von der Leyen lancia una Norimberga per i crimini russi

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Una nuova Norimberga sui crimini della Russia. Un tribunale speciale che arrivi dove la Corte Penale Internazionale non può intervenire. In un breve video lanciato di prima mattina Ursula von der Leyen prova a sferzare il fronte europeo pro-Ucraina dopo settimane di segnali di affaticamento, soprattutto finanziario. Lo fa puntando ad un duplice obiettivo: da un lato rendere i vertici russi perseguibili, dall’altro confiscare gli asset congelati di Mosca come forma di risarcimento delle devastazioni portate alle città ucraine. La proposta della Commissione è destinata a fare rumore a Bruxelles e non solo. Perché si tratta dell’inizio di un percorso difficile, dal punto di vista giuridico e politico. Un percorso che non potrà prescindere dal sostegno della comunità internazionale. La Commissione ha lanciato due ‘paper’ differenti come base della discussione; il primo riguarda il tribunale speciale, il secondo il sentiero legale per arrivare alla confisca dei beni congelati in ossequio alle sanzioni. “Ci assicureremo che la Russia paghi per la devastazione che ha causato, con i fondi congelati degli oligarchi e i beni della sua banca centrale”, ha sottolineato von der Leyen, assicurando che sulla creazione del tribunale ad hoc sarà cercato “il più ampio consenso possibile”. La proposta verrà presentata alla riunione dei Rappresentanti dei 27 di giovedì e ha già innescato due importanti reazioni. Da un lato quella degli Usa, che hanno assicurato il loro sostegno “all’idea di uno sforzo internazionale per mettere Mosca di fronte alle sue responsabilità”. Sul fronte opposto la risposta dei russi non si è fatta attendere: “Se i beni dei nostri cittadini saranno confiscati ci saranno misure adeguate”, ha avvertito la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova. In realtà la proposta della Commissione ha tempi di attuazione lunghi e un esito incerto. “E’ innanzitutto un messaggio politico, è importante dire che la Russia può essere perseguita e che deve risarcire i danni arrecati”, ha frenato un alto funzionario europeo. Sull’istituzione di un tribunale speciale l’obiettivo dell’Ue è avere il sostegno dell’Onu. Non del Consiglio di Sicurezza, dove il veto della Russia (e della Cina, molto probabilmente) farà franare la richiesta di Bruxelles, ma dell’Assemblea Generale. Una delle basi da cui partire, viene raccontato dalla Commissione, potrebbe essere la risoluzione dell’11 novembre in cui, nel paragrafo 4, l’Assemblea generale Onu ha raccomandato la creazione da parte degli Stati membri, in collaborazione con l’Ucraina, di un registro internazionale dei danni. Nell’idea di Bruxelles il tribunale potrebbe essere ibrido (composto da giudici stranieri e ucraini) o internazionale. E opererebbe laddove la Corte penale internazionale, il cui Trattato non è stato ratificato da Mosca, non può agire. Il primo passo giuridico per la confisca degli asset russi è stato invece l’inserimento delle violazioni delle sanzioni anti-russe nella categoria degli ‘eurocrimini’. Se c’è un crimine, c’è una condanna che, nella strategia della Commissione, potrebbe includere la confisca dei beni di chi ha violato le misure restrittive. Sul reato non ci può essere retroattività ma sul congelamento degli asset sì. Il punto è che sarebbero confiscabili solo gli asset liquidi. E dei 300 miliardi delle riserve della banca centrale russa – 19 sono invece i miliardi congelati di cittadini privati – bloccati dall’Ue, al momento, i tecnici della Commissione non sanno quale sia la parte liquida. Sarà necessaria, in ogni caso, la collaborazione degli Stati membri. Von der Leyen, tuttavia, ha assicurato massima determinazione. Inciampando anche in un errore: nel video ha parlato di 100mila vittime tra i soldati ucraini. Poco dopo il frame è stato rimosso. Il dato, ha spiegato la portavoce Dana Spinant, era inesatto.

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