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Cervelli di maiale riattivati dopo la morte

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Nonostante la morte fosse avvenuta alcune ore prima, i cervelli di 32 maiali sono tornati a essere vitali grazie a una tecnica che ripristina la circolazione del sangue e le funzioni cellulari, fino a formare delle sinapsi. Il risultato e’ pubblicato sulla rivista Nature, che gli ha dedicato la copertina, e si deve al gruppo dell’Universita’ di Yale coordinato da Nenad Sestan. Primi autori sono Zvonimir Vrselja e Stefano G. Daniele, ha collaborato l’italiana Francesca Talpo, che lavora fra Yale e Università di Pavia. Proprio Francesca Talpo ha notato anche una debolissima attivita’ elettrica legata pero’ alle singole cellule e non globale: l’elettroencefalogramma resta piatto e non si puo’ parlare di alcun risveglio della coscienza. E’ piuttosto il giro di boa verso la possibilita’ di poter studiare il cervello di mammiferi complessi dopo la morte, senza che i tessuti si degradino rapidamente. Adesso diventa possibile studiare le malattie neurodegenerative con un dettaglio mai visto e sperimentare farmaci per combattere i danni cerebrali provocati dalla carenza di ossigeno. Certamente ci si chiede come stia cambiando il confine tra vivente e non vivente, ma i ricercatori si muovono lungo questa strada insidiosa con molta prudenza e un continuo dialogo con i comitati etici. Una prima fuga di notizie sull’esperimento c’era stata nel 2018, quando sui giornali si comincio’ a parlare di ‘maiali zombie’, ma solo adesso sono stati pubblicati i dati. Secondo Sestan, in futuro la stessa tecnologia “potrebbe essere utilizzata per terapie contro i danni provocati dall’ictus”. Di certo, ha aggiunto, questo primo risultato indica che “la capacita’ dei cervelli dei grandi mammiferi di ripristinare la microcircolazione e l’attivita’ molecolare e cellulare e’ stata sottovalutata”. L’esperimento e’ stato condotto su 32 cervelli di maiale ottenuti da macelli con lo strumento chiamato BrainEx, progettato e finanziato nell’ambito della Brain Initiative promossa dagli statunitensi National Institutes of Health (Nih). Il dispositivo si basa su un sistema che, a temperatura ambiente, pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive, stabilizzanti e agenti di contrasto. Immersi nel dispositivo, in sei ore nei cervelli sono state ripristinate l’irrorazione in tutti i vasi sanguigni e alcune funzioni cellulari; si e’ anche notata la riduzione della morte cellulare. Non e’ chiaro se tempi di perfusione piu’ lunghi possano portare a un ripristino completo dell’attivita’ cerebrale: per questo nuovo obiettivo, secondo i ricercatori, saranno necessari ulteriori test. Solo tra molto tempo si potra’ pensare di utilizzare questa tecnologia su cervelli umani.

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Dal 2020 su WhatsApp arriverà la pubblicità, la piazzeranno negli stati del servizio di messaggistica

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Facebook amplia il suo marketing inserendo la pubblicità direttamente all’interno dell’app di messaggistica. Dall’anno prossimo gli status personali mostrerano messaggi pubblicitari. Cosi è, se vi piace.
La notizia dell’arrivo delle pubblicità su WhatsApp, già attesa per l’inizio del 2019, è solo sposata al 2020. L’annuncio ufficiale sarebbe arrivato durante il Facebook Marketing Summit 2019 di Rotterdam, nel quale un portavoce della piattaforma social ha confermato che dall’anno prossimo gli utenti del servizio di messaggistica più scaricato al mondo troveranno la pubblicità all’interno della visualizzazione dello stato.
La notizia è stata poi ripresa e diffusa tramite Twitter anche da Olivier Ponteville, a capo della sezione media dell’agenzia Be Connect. In sostanza, i messaggi pubblicitari non andranno ad interrompere le chat, ma saranno inseriti all’interno della parte relativa agli status, la sezione della piattaforma che funziona in maniera del tutto simile alle storie di Instagram.
Quest’ultimo, tra l’altro, ha già inserito le pubblicità all’interno delle sue stories a partire dal 2016. Da parte di Facebook, che possiede WhatsApp e punta a unirla anche a Messenger e Instagram per permettere alle tre piattaforme di integrarsi in maniera più diretta nei loro servizi, l’aggiunta delle pubblicità all’interno degli stati dell’app di messaggistica potrebbe rappresentare anche una notevole fonte di guadagno.
Da solo, WhatsApp conta circa 1,5 miliardi di utenti e quasi 450 milioni sono le persone che usano l’app ogni giorno per scambiarsi messaggi. Sebbene non tutti gli utenti utilizzino l’opzione stato, l’ipotetica quantità di visualizzazioni per eventuali pubblicità sulla piattaforma è comunque impressionante.
Questa della pubblicità è un’ulteriore novità che va ad aggiungersi a quelle già previste per rinnovare e incrementare le funzionalità di WhatsApp. Tra queste, per esempio, c’è WhatsApp Business, che permette alle attività commerciali di utilizzare la piattaforma per avere un contatto più direttocon i propri clienti, oppure il recente annuncio di un software da poter integrare per scambiare criptovalute e lo sviluppo di un sistema di pagamenti digitali direttamente gestito attraverso l’app di messaggistica.

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Cronache

Si chiama Roberto Carlino ed è napoletano il pioniere dei robot per la futura stazione lunare

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Parla italiano, anzi napoletano,  il robot che aiuterà gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) a eseguire alcuni esperimenti in condizione di microgravità e a tenere sotto controllo e monitoraggio la stazione orbitale e che rappresenta la base sulla quale verranno sviluppati i robot destinati alla futura stazione orbitante attorno alla luna (Lunar Orbital Gateway). Dell’equipe che lo ha ideato e costruito, infatti, fa parte anche un giovanissimo ingegnere aerospaziale napoletano che tra poco compierà 30 anni: si chiama Roberto Carlino (nella foto) ed è a pieno titolo componente del progetto Astrobee. Com’è noto i robot ricopriranno un ruolo significativo nel ritorno dell’uomo sulla Luna e da ormai quattro anni e mezzo Roberto lavora per la Nasa in California, precisamente a Sud di San Francisco, nella famosa Silicon Valley. Li’, insieme con un team composto da una ventina di colleghi, ha progettato tre di questi robot che si chiamano Bumble, Honey e Queen. Due sono stati lanciati e uno, Bumble, ha ultimato da qualche settimana, grazie all’astronauta Anne McClain, i test preliminari nella stazione spaziale. Il lancio del terzo e’ previsto per il prossimo mese di luglio. I campi di sperimentazione in cui potranno essere utilizzati sono variegati, come robotica, propulsione e intelligenza artificiale. Roberto, figlio e fratello di medici, ha preferito, con successo, un’altro piano di studi. All’Universita’ Federico II di Napoli si è laureato in ingegneria aerospaziale con 110 e lode. Poi la sua passione lo spinto fino sulla sponda orientale degli Stati Uniti d’America, laddove ogni ingegnere con un minimo di ambizione vorrebbe sbarcare. Roberto, però, ha bruciato le tappe ed ora è stabilmente impegnato nei progetti aerospaziali della Nasa.   

“Il mio futuro è ormai qui, – dice il ricercatore da San Francisco – il mio lavoro e i miei amici sono tutti a qui. Poi la California è meravigliosa. Ogni tanto torno in Italia, dai miei genitori. Mamma da poco è stata qui con me. Si è divertita moltissimo nel scoprire il mio lavoro e i luoghi dove sto trascorrendo la mia vita”. Almeno per adesso il pensiero di tornare nel suo Paese neppure lo sfiora. Roberto e tutto il team di Astrobee si tengono costantemente in contatto con gli astronauti attraverso una stazione di controllo che gli consente di portare rapidamente avanti un confronto costruttivo anche perche’ Bumble e i suoi ‘fratelli’ dovranno presto eseguire misurazioni nello spazio intorno alla stazione relativamente alle temperature e radiazioni. A fine giugno pero’ tornera’ nella sua Italia per riabbracciare parenti e amici. “Nostalgia dell’Italia? Si, ovviamente – dice l’ingegnere – ma ora penso solo a fare bene il mio lavoro per la Nasa”. Infine un consiglio agli studenti: “Sono consapevole di essere stato fortunato ma credo che con una forte ambizione e grande determinazione si possono realizzare i propri sogni. Io ho realizzato il mio”.

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Tecnologia

Italian Tech Week, 50 aziende protagoniste dell’innovazione a Torino

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Cinquanta aziende nazionali e internazionali, quaranta eventi in venti luoghi della città e cento testimonianze: sono i numeri dell’Italian Tech Week che, tra poco più di un mese, dal 24 al 30 giugno, riunirà a Torino le eccellenze italiane ed europee impegnate a costruire il futuro del business e della società. Obiettivo è anche ribadire la centralità dell’Italia e di Torino nei processi di innovazione. Tra gli ospiti dell’Ogr-Sei Torino Forum ci saranno il 28 giugno Fabiola Gianotti, dg del Cern e Daniel Ek, fondatore di Spotify, intervistato da John Elkann. Itw – presentato al Castelli del Valentino – e’ un progetto non profit promosso da undici associazioni e istituzioni dell’area torinese: School of Entrepreneurship and Innovation (Sei), Camera di Commercio, Universita’ e Politecnico, Compagnia San Paolo e Fondazione Crt, Ogr, Club degli Investitori, Torino Social Impact, Fondazione Links e Unione Industriale. Main corporate sponsor Ferrovie dello Stato. Gli eventi non saranno a pagamento. La settimana si aprira’ con la festa patronale di San Giovanni dove decine di volontari spiegheranno la tecnologia al grande pubblico e si concludera’ nel week end con 250 giovani che creeranno il progetto innovativo piu’ grande mai tentato in Italia: 48 ore per realizzare da zero un’idea tech che risponde a problemi reali. “L’Italia spende l’1,4% del Pil in ricerca e sviluppo, mentre in Piemonte la spesa e’ pari al 2,2% e uno su dieci del comparto manifatturiero lavora in attivita’ a medio e alta intensita’ tecnologica . Il cambiamento puo’ essere disorientante ma non c’e’ da avere paura”, ricorda Andrea Griva, vicepresidente Sei. “E’ l’inizio di una rivoluzione che punta a radicare qui chi formiamo. Stiamo cercando di instillare negli ingegneri la capacita’ di innovare. Servono ingegneri piu’ sociali. Diventeremo vetrina di 150 tecnologie nate in Italia”, spiega il rettore del Politecnico Guido Saracco. “Un’iniziativa – afferma la sindaca Chiara Appendino – che ci rende orgogliosi. Torino da’ molto sul fronte dell’innovazione grazie anche a un ecosistema che accompagna la rivoluzione tecnologica”.

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