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Spettacoli

Alessandro Rispoli: “Mio padre Luciano, un gigante dimenticato della TV italiana”

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Luciano Rispoli (Foto Imagoeconomica in evidenza) è stato uno dei volti più raffinati e colti della televisione italiana, un uomo che ha lasciato un segno profondo nel mondo della radio e del piccolo schermo. Suo figlio Alessandro Rispoli, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha raccontato il lato privato e professionale di suo padre, ricordando gli anni d’oro della sua carriera e il dolore di una tv che, nel tempo, ha finito per dimenticarlo.

“La prima volta che vidi mio padre in TV”

Il primo ricordo di Alessandro legato alla televisione risale al 1975, quando aveva appena cinque anni:
“Vedere mio padre in TV mi fece impressione, non capivo. Poi divenne routine”.

Negli anni ’80, Luciano Rispoli diventò una figura amatissima dai giovani grazie a “Parola mia”, il programma di Rai Uno che insegnava l’etimologia e la letteratura in modo brillante e coinvolgente. Anche a casa, però, l’attenzione per la lingua italiana non mancava:
“Si allenava con noi figli, ci correggeva i verbi e la dizione, ma sempre in modo giocoso”.

Un uomo di televisione e di famiglia

Nonostante il grande successo, Rispoli fu sempre un padre attento, anche se spesso lontano per lavoro:
“Conosceva tutto di noi e interveniva nei momenti difficili, ma la quotidianità apparteneva a mia madre. Si fidava ciecamente di lei e la chiamava dopo ogni puntata per chiederle come fosse andata”.

Sua moglie fu una figura chiave anche nel lavoro, tanto che fu lei a suggerire a Luciano di affiancare Melba Ruffo di Calabria nella conduzione del “Tappeto volante”, il talk show che Rispoli portò al successo su Telemontecarlo.

Un matrimonio officiato da Padre Pio

Il legame tra Luciano Rispoli e sua moglie ha una storia curiosa:
“Si guardavano dai balconi degli uffici dove lavoravano. Quando mio padre tardava a fare la proposta di matrimonio, lei lo lasciò dicendo che stava per sposare un altro. Ma era un bluff, e appena lui le disse ‘non ti sposare, ti sposo io’, lei rispose: ‘quando?'”.

Le nozze furono celebrate da Padre Pio alle cinque del mattino, un orario insolito che permise di risparmiare sul banchetto nuziale. Testimone fu il cantante Gino Latilla, che nel giorno del matrimonio si perse nel convento e, secondo il racconto, assistette involontariamente a un episodio di bilocazione del santo.

Un innovatore della TV, poco riconosciuto

Luciano Rispoli è stato un precursore dei talk show in Italia: nel 1975 con “L’ospite delle 2” inventò il talk pomeridiano, mentre nel 1983, con “Pranzo in TV”, anticipò il concetto di dinner talk.

Eppure, il suo ruolo nella storia della televisione italiana non è stato sempre riconosciuto:
“Era amareggiato per il mancato riconoscimento del suo apporto alla radio e alla TV. Come direttore dei programmi di Radio Rai, fu lui a volere ‘Bandiera Gialla’ e ‘Chiamate Roma 3131’, inventando la partecipazione del pubblico da casa”.

Fu anche colui che lanciò i grandi talenti della televisione italiana:

  • Maurizio Costanzo, che iniziò con lui come autore.
  • Paolo Villaggio, a cui diede spazio in radio.
  • Paolo Limiti, autore della Maga Merlini.
  • Raffaella Carrà, alla quale diede il primo microfono per interviste radiofoniche.
  • Pippo Baudo, che debuttò su un palcoscenico grazie a lui.
  • Corrado, che Rispoli convinse a creare “La Corrida”.

Nonostante ciò, spesso fu messo da parte:
“Fiorello ha proposto di dedicargli una sala alla sede Rai di via Asiago, ma nessuno ha accolto la richiesta. Eppure, mio padre lanciò tantissimi talenti”.

La famiglia Rispoli con Andrea, Luciano e Teresa

Il rammarico per la TV che lo dimenticava

Negli ultimi anni, Rispoli lavorò su reti minori, ma senza mai perdere la passione per il suo mestiere. “Il Tappeto volante” rimase il suo programma più amato, con oltre 2.000 puntate e 15.000 ospiti.

L’allontanamento dal grande schermo lo fece soffrire:
“Lo infastidiva non poter lavorare ai ritmi che voleva. Ha sofferto di non essere più considerato in grado. La TV sembrava averlo dimenticato, e non lavorare peggiorò le sue condizioni fisiche”.

“La vecchiaia fa schifo”

Poco prima di morire, in un’intervista per i suoi 80 anni, Rispoli disse:
“La vecchiaia fa schifo”.

Suo figlio Alessandro spiega il motivo di questa frase:
“Si riferiva all’impossibilità di lavorare come voleva. Non era abituato all’ozio. Quando lo accompagnavo a qualche evento, sembrava incredibilmente rinascere e riaccendersi”.

L’eredità di un gigante della TV

Luciano Rispoli fu un professionista con un’innata passione per la parola e la comunicazione, un uomo che ha innovato la televisione italiana, pur restando spesso nell’ombra. Oggi, la sua famiglia vorrebbe che il suo contributo venisse riconosciuto ufficialmente.

“Papà era un uomo malinconico, ma sempre concentrato sul presente e sul futuro. Il suo motto era ‘Ma che belle parole!’, perché credeva nel potere della comunicazione. E noi vorremmo che la televisione si ricordasse di lui”.

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Spettacoli

Gwyneth Paltrow è stanca della dieta, ‘ora mangio pane e pasta’

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Gwyneth Paltrow ha affermato di essere tornata a mangiare cibi che in precedenza aveva eliminato dalla sua rigidissima dieta, tra cui pane, pasta e formaggio. Lo riporta la Bbc. L’attrice premio Oscar, diventata negli anni una guru del salutismo ha seguito e promosso diversi regimi alimentari negli anni. “Ho seguito per un certo periodo una dieta macrobiotica ferrea e così sono diventata ossessionata da un’alimentazione molto, molto sana”, ha detto nell’ultima puntata del suo podcast spiegando di essersi dedicata al “benessere e al cibo” a causa del cancro alla gola che ha ucciso il padre. Poi lei e il secondo marito, Brad Falchuk, hanno iniziato a seguire la dieta paleo, basata sul principio che ci si debba nutrire “come i nostri antenati”. Di recente però, Paltrow ha ricominciato a mangiare “pane a lievitazione naturale e un po’ di formaggio e un po’ di pasta”.

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Musica

Rocco Hunt, il ragazzo di giù diventa grande: “Ho 30 anni e ancora la rabbia del Sud”

Esce l’album Ragazzo di giù: tra neomelodico, rap e introspezione, la maturità artistica di un figlio del Sud.

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A 30 anni, Rocco Hunt ha già alle spalle 15 anni di carriera, una vittoria a Sanremo, hit estive, strofe militanti e un’identità artistica sempre più nitida. Ma oggi, con il nuovo album Ragazzo di giù, in uscita venerdì, Rocco — per molti ancora affettuosamente “Rocchino” — completa un percorso che lo conferma maturo, consapevole e profondamente legato alle sue radici.

“Sono fortunato, canto chi non lo è stato”

Il brano che dà il titolo al disco è un manifesto identitario.
“Io sono il ragazzo di giù fortunato”, spiega Rocco, “quelli che canto sono stati meno fortunati, magari non hanno dovuto lasciare casa, ma hanno pagato altri prezzi”. La nostalgia per la sua terra non è solo geografica, è memoria viva di un mondo che spesso si perde tra le distanze culturali.

Tra disagio e riscatto: “A Nord si perdono i valori”

“Oggi Napoli fa figo, ma vivere al Nord è diverso”, dice. Il successo, per lui, ha un prezzo. “Contano i numeri, non i valori”, afferma, parlando anche del figlio Giovanni, 8 anni, cresciuto tra Milano e Napoli: “Ha un accento diverso, ma deve sapere da dove viene, imparare l’inglese e la cazzimma partenopea”.

Il dialetto come identità: “È mamma, papà e biberòn”

Per Rocco il dialetto non è solo stile, ma lingua del cuore:
“È la strada dove sei cresciuto, la voce dei tuoi nonni, il suono dell’anima”. E anche se ha girato l’Italia e il mondo, resta anima di Scampia, del Sud e dei suoi contrasti.

Il rap, il neomelò, e il coraggio delle parole

Ragazzo di giù è un album eterogeneo, che passa da Gigi D’Alessio a Massimo Pericolo, da Irama a Baby Gang, mischiando il rap con la melodia napoletana e l’attualità più bruciante. In Demone santo, per esempio, denuncia con rabbia il crollo del ballatoio della Vela di Scampia:
“Quelle creature sono vittime dello Stato. A che serve il tricolore sulle bare bianche, se Cristo in quelle case non ci entra?”

Sanremo, De Filippo e il mare della costiera

Nel disco anche introspezione e memoria, con brani come ‘A notte, ispirato a Eduardo De Filippo, e Domani chissà, dove Rocco rievoca lo scugnizzo che si tuffava a bomba nel mare della costiera. E non manca un pensiero al futuro:
“Vorrei un secondo figlio”, dice, ma con il timore delle malattie, dei sacrifici, della fragilità.

Il tour: dal Molise a Milano, passando per la Reggia

Il tour estivo partirà il 20 giugno da Campobasso, con gran finale l’11 settembre alla Reggia di Caserta e il 6 ottobre all’Unipol Forum di Milano.
“Senza le mie radici non sarei quello che sono”, conclude Rocco.
E quando gli chiedono se oggi è ancora “‘nu juorno buono”, risponde senza esitazioni:
“Sì. Ma è sempre più difficile non vedere le nuvole all’orizzonte”.

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Spettacoli

Sara Tommasi, “dalla Bocconi al porno, guadagnavo 10mila euro a sera “ho perso tutto e sono rinata”

La confessione dell’ex showgirl: “Il dolore mi ha formata. Ma oggi ho una vita sana e felice”.

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In un’intervista al Corriere della Sera, Sara Tommasi (foto Imagoeconomica) si racconta con tenerezza e consapevolezza, rievocando il passato tra luci e ombre, e descrivendo il presente con un sorriso nuovo, accanto al marito e agente Antonio Orso, sposato nel 2021 in piena pandemia.

Ora sto bene”, dice. Non prende più farmaci da quando si è sposata, vive tra Terni e Sharm el-Sheikh, ha una vita regolare, dorme bene, fa palestra, lavora con equilibrio. E soprattutto si sente amata.

Il passato doloroso e la malattia

La Tommasi racconta con sincerità gli anni più difficili, segnati da un disturbo bipolare che lei stessa con coraggio ha ammesso pubblicamente: “Il problema è quando non si accetta la malattia. Si fanno errori da cui non si può più tornare indietro”. Fa riferimento anche ai film porno, al processo per violenza sessuale poi conclusosi con l’assoluzione degli imputati, e al dolore per non aver ascoltato la madre, che le chiedeva di curarsi. “Ce l’ho con me stessa”, confessa.

Gli affetti, le radici, il nuovo inizio

Ricorda con amore la madre Cinzia, scomparsa tre anni fa per il Parkinson, e la sua infanzia a Terni tra le merende in pasticceria dai nonni e i sogni da bambina. Confessa di essersi persa con le droghe, cercando conforto fuori dai farmaci prescritti: “Mi ha fatto uscire di testa”. Ma oggi, grazie ad Antonio, è rinata: “Quando mi parla, io mi sento bene”.

Carriera e ricordi felici

Rivive con emozione i momenti d’oro della carriera: Paperissima, l’Isola dei Famosi, Chiambretti Night, il calendario per Max. Parla con affetto di Gerry Scotti, Fabrizio Frizzi, Simona Ventura, e rivela che una delle esperienze più belle è stata proprio l’Isola, nel 2006.

A sorpresa, aggiunge: “Mi piacerebbe condurre un programma solare. E c’è l’idea di un docufilm sulla mia vita, per parlare di bipolarismo”.

Il futuro tra sogni e consapevolezza

Non esclude l’adozione: “Ho avuto un’operazione all’utero, la gravidanza sarebbe a rischio. Ma ci stiamo pensando”. Intanto si gode i piccoli gesti, il gelato con il marito, gli incontri con i suoi suoceri. E ammette: “Siamo ancora nella fase adolescenziale del nostro amore”.

Infine, il senso profondo del suo percorso: “Il dolore ti forma. Ma bisogna imparare a valorizzare quello che si ha. Io l’ho capito quando ho perso tutto”.

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