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Zelensky: grazie alla Meloni per il rafforzamento dello scudo aereo

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“Ho parlato con Giorgia Meloni per congratularmi con l’Italia per aver assunto la presidenza del G7 e ringraziarla per il suo costante sostegno nel G7 e nel percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue. L’ho informata dei recenti attacchi di massa della Russia. Sono grato all’Italia e personalmente a Giorgia per la disponibilità a continuare a rafforzare lo scudo aereo dell’Ucraina”. Lo scrive su X Volodymyr Zelensky. “Abbiamo anche discusso della produzione congiunta di difesa e del contributo che l’Ucraina e l’Italia possono dare nel rafforzare non solo le nostre due nazioni ma l’intera Europa e la sicurezza globale”.

“Un’ulteriore difesa aerea salva vite umane e sostiene la vita normale nelle nostre città”, ha sottolineato il presidente ucraino. “Abbiamo prestato particolare attenzione all’imminente incontro dei consiglieri per la Formula Pace e al nostro lavoro congiunto sulle garanzie di sicurezza bilaterali per l’Ucraina”, ha concluso Zelensky.

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Francia: incendio in un condominio a Nizza, 7 morti

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Sette persone sono morte in un incendio in un condominio di Nizza avvenuto questa notte. I vigili del fuoco sono stati chiamati intorno alle 2.30 per le fiamme al settimo piano di un palazzo nel quartiere di Moulins, una zona operaia della citta’, le cui cause sono ancora da accertare.

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La Francia cattolica sotto choc, il sacerdote L’Abbé Pierre accusato di aggressione sessuale

L’Abbé Pierre, sacerdote fondatore dell’associazione Emmaüs, è accusato da sette donne di comportamenti inappropriati, alcuni classificabili come aggressioni sessuali, avvenuti tra il 1970 e il 2005. L’inchiesta, avviata dall’organizzazione Emmaüs e dalla Fondazione Abbé Pierre, mette in luce gravi accuse contro una figura venerata in Francia.

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Abbé Pierre, pseudonimo di Henri Antoine Grouès, fondatore dell’associazione Emmaüs e iconica figura francese, è stato accusato da sette donne di comportamenti inappropriati e aggressioni sessuali. Le accuse coprono un periodo che va dal 1970 al 2005. Il quotidiano cattolico La Croix ha rivelato queste accuse basate su un rapporto pubblicato da Emmaüs e dalla Fondazione Abbé Pierre.

La prima denuncia è stata fatta nel giugno 2023, quando una donna ha affermato di essere stata aggredita sessualmente dall’Abbé Pierre tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. La donna, all’epoca minorenne, ha raccontato che il sacerdote, 50 anni più anziano di lei, le aveva toccato il seno in diverse occasioni. Ha inoltre descritto un episodio avvenuto nel 2003, quando l’Abbé Pierre, al ritorno da un viaggio in Italia, l’avrebbe baciata sulla bocca in modo brutale e inaspettato.

In seguito a queste prime rivelazioni, Emmaüs ha incaricato l’organizzazione indipendente Egaé di condurre indagini più approfondite. Nel rapporto reso pubblico, sette donne hanno lamentato violenze o comportamenti inappropriati da parte dell’Abbé Pierre, con episodi risalenti fino al 1970 e fino al 2005, quando il sacerdote aveva 92 anni. Durante l’inchiesta condotta da Egaé, una donna ha rivelato di essere a conoscenza di fatti simili già negli anni ’50. Il rapporto indica inoltre che altre cinque potenziali vittime sono state identificate ma non ancora ascoltate.

Nel libro-intervista “Mon Dieu, pourquoi?”, pubblicato nel 2005 con Frédéric Lenoir, l’Abbé Pierre aveva già confessato di aver infranto il voto di castità, parlando di “una debolezza” e “un incidente passeggero”. La chiesa cattolica di Francia ha dichiarato di aver appreso “con dolore” delle testimonianze contro l’Abbé Pierre, esprimendo profonda compassione e vergogna per le vittime.

Caroline de Haas, autrice del rapporto e militante femminista, ha sottolineato che “l’Abbé Pierre si è approfittato di una forma di idolatria che lo circondava”.

L’Abbé Pierre, amatissimo in Francia e designato per sedici volte come la “personalità preferita dell’anno”, è stato venerato come una specie di santo quando era ancora in vita. Le recenti accuse gettano un’ombra sulla sua figura, mettendo in discussione il mito costruito intorno a lui e sollevando interrogativi sulla sua condotta personale.

L’inchiesta continua, e l’opinione pubblica attende ulteriori sviluppi su una vicenda che sta scuotendo profondamente la società francese.

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Secret Service sotto indagine, la direttrice nel mirino

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Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha aperto un’inchiesta sul Secret Service per far luce su quanto accaduto durante l’attentato a Donald Trump. Mentre le indagini sul campo proseguono a caccia di un movente che ancora non è stato trovato, la pressione resta alta soprattutto sulla direttrice del Secret Service Kimberly Cheatle. Lo speaker della Camera Mike Johnson ne ha chiesto le dimissioni immediate per una gestione “imperdonabile” dell’attacco. La commissione di supervisione della Camera l’ha invece convocata per una testimonianza volta a capire i dettagli dell’organizzazione e cosa sia andato storto, soprattutto considerate le varie versioni contradditorie sull’accaduto. Inizialmente infatti Cheatle aveva riferito che gli Swat erano all’interno del palazzo in cui si trovava l’attentatore di Trump ma non erano sul tetto “per motivi di sicurezza”.

Nelle ultime ore invece un funzionario del Secret Service ha riferito che gli Swat non erano nello stesso palazzo di Thomas Matthew Crooks ma in un edificio nelle vicinanze. La contraddizione rafforza i già forti dubbi sull’operato del Secret Service e sulle decisioni prese per la messa in sicurezza dell’area del comizio di Trump. Secondo quanto riportato dal Washington Post, gli Swat avevano avvertito il Secret Service che non avevano le forze per controllare l’edificio dove si trovava Crooks e, nonostante questo, sarebbe stato deciso di appostare solo qualche agente fuori, lasciandolo di fatto esposto. Mentre la bufera continua, sul campo l’Fbi continua a cercare il motivo del gesto folle. Il cellulare di Crooks – sbloccato in 40 minuti con la tecnologia israeliana Cellebrite – non ha portato informazioni in grado di imprimere una svolta alle indagini. E neanche i genitori di Crooks sembrano in grado di aiutare.

Il padre credeva infatti che il 20enne avesse preso il fucile per andare al poligono e che sarebbe rientrato a casa verso le 13. Alle 23, però, il ragazzo non era ancora rientrato e i suoi genitori avevano deciso di denunciarne la scomparsa alla polizia. Una decisione presa senza mai aspettarsi che il loro Thomas fosse stato ucciso da un cecchino perché aveva sparato a Trump.

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