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Politica

Voto nei piccoli Comuni, mai più liste senza parità di genere

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Mai piu’ liste con candidati tutti uomini alle elezioni comunali. Non potranno essere ammesse neppure nei piccoli Comuni. Lo stop definitivo, in nome delle pari opportunita’ nell’accesso alle cariche elettive, arriva dalla Consulta che ha ritenuto incostituzionale la mancata previsione, per i comuni con meno di 5.000 abitanti, dell’esclusione della lista che non presenti candidati di entrambi i sessi. La Corte costituzionale rende cosi’ effettivo un obbligo che sinora era solo virtuale, visto che per i piccoli Comuni non era prevista nessuna sanzione concreta. Si tratta di una decisione destinata ad avere un impatto pratico significativo visto che piu’ dei due terzi dei Comuni italiani (circa 5.500) sono formati da meno di 5.000 abitanti e che tutti insieme rappresentano il 17% della popolazione italiana. A cadere sotto la mannaia della Corte sono due norme – gli articoli 71, comma 3-bis, del Dlgs n. 267 del 2000 e 30, primo comma, lettere d-bis) ed e), del Dpr n. 570 del 1960 – relative alla presentazione delle liste dei candidati nei comuni con meno di 5.000 abitanti, dichiarate incostituzionali nella parte in cui non prevedono rimedi per il caso di liste che non assicurano la rappresentanza di entrambi i sessi. A sollevare dubbi sulla loro legittimita’ era stato il Consiglio di Stato, chiamato a giudicare in appello il ricorso contro la convalida degli eletti presentato da due candidati al Consiglio comunale di Castello del Matese (Caserta), che si erano visti negare dalla Commissione elettorale la ricusazione dell’unica lista concorrente, in cui non c’era nemmeno un nome femminile. Secondo la Consulta, la presenza di candidati di entrambi i sessi nelle liste elettorali comunali costituisce una “garanzia minima delle pari opportunita’ di accesso alle cariche elettive”. Ma la mancata previsione di rimedi in caso di violazioni nei Comuni sotto i 5.000 abitanti, rende questa garanzia “del tutto ineffettiva” e percio’ “inadeguata” a corrispondere a quanto prescritto dall’articolo 51, primo comma, della Costituzione, secondo cui la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunita’ tra donne e uomini. E crea “un’ingiustificata disparita’ di trattamento”. Perche’ ai candidati “non sono garantite, nei Comuni piu’ piccoli, le stesse opportunita’ di accesso alle cariche elettive che la Costituzione intende assicurare a tutti in funzione del riequilibrio della rappresentanza di genere negli organi elettivi”.

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Gaetano Pecorella, 60 anni in aula: «La giustizia è regola, non rivoluzione»

Intervista al Corriere della Sera a Gaetano Pecorella: carriera, giustizia, politica e grandi processi raccontati da uno dei più noti penalisti italiani.

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Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’avvocato penalista Gaetano Pecorella, che compirà 88 anni il 9 maggio, ripercorre quasi sessant’anni di carriera forense.

Un percorso iniziato quasi per caso: inizialmente iscritto a medicina con l’idea di diventare psichiatra, lasciò gli studi dopo aver assistito a una dissezione anatomica che lo colpì profondamente. Da lì la scelta di passare a giurisprudenza, attratto dall’interesse per la persona e per la complessità del delitto.

La formazione e l’incontro con Pisapia

Determinante fu l’incontro con Gian Domenico Pisapia, relatore della sua tesi, che lo accolse nel proprio studio.

Pecorella ne ricorda il ruolo umano e professionale, definendolo una figura centrale nella sua formazione. Parallelamente intraprese la carriera accademica, insegnando per decenni tra giurisprudenza e scienze politiche.

Gli anni delle tensioni politiche e i processi “di sinistra”

La sua attività professionale si sviluppa negli anni delle forti tensioni sociali e politiche. Pecorella chiarisce di non aver mai fatto parte di Soccorso Rosso, pur avendo difeso spesso giovani di area progressista coinvolti in scontri e procedimenti giudiziari.

Tra i casi più rilevanti, la difesa di Inge Feltrinelli, conclusasi con assoluzione, e la partecipazione a vicende giudiziarie legate al mondo dell’editoria.

Il nuovo processo penale e la questione delle carriere

Pecorella è stato protagonista anche del dibattito sul nuovo codice di procedura penale del 1989.

Secondo il penalista, l’obiettivo della parità tra accusa e difesa non è stato pienamente raggiunto, soprattutto per la mancata separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che considera un passaggio essenziale per l’equilibrio del sistema.

Mani Pulite e il ruolo della difesa

Durante la stagione di Mani Pulite, Pecorella ha vissuto in prima linea le trasformazioni della giustizia italiana.

Rifiuta l’idea di una “rivoluzione per via giudiziaria”, sottolineando che i processi devono restare ancorati al rispetto delle regole. Critica inoltre alcune prassi investigative dell’epoca e ribadisce il ruolo dell’avvocato come garante del corretto svolgimento del processo, non come difensore a ogni costo.

Dai processi sulle stragi alla difesa di Berlusconi

Nel corso della carriera ha affrontato casi complessi, tra cui la difesa di Delfo Zorzi nei procedimenti sulle stragi. Pecorella afferma di essersi convinto della sua estraneità ai fatti, richiamando l’assoluzione definitiva.

Ha inoltre difeso Silvio Berlusconi nel processo Sme, esperienza che ha segnato anche il suo successivo ingresso in politica.

L’esperienza parlamentare e i limiti della politica

Eletto in Parlamento dal 1996 al 2013 nel centrodestra, Pecorella riconosce le difficoltà nel conciliare ideali personali e disciplina di partito.

Ricorda come momento critico il voto sulla cosiddetta vicenda Ruby, che lo portò a lasciare il partito il giorno successivo, ritenendo quella scelta poco dignitosa.

Giustizia e riforme: una visione critica

Sul piano delle riforme, Pecorella rivendica il proprio contributo tecnico e politico, in particolare sulla non appellabilità delle assoluzioni da parte del pubblico ministero.

Sottolinea però la necessità di una formazione più adeguata per gli avvocati e di cambiamenti strutturali nel sistema giudiziario, per garantire un reale equilibrio tra le parti.

Uno sguardo sul futuro

Guardando avanti, Pecorella risponde con lucidità: «È talmente corto il mio futuro che è difficile vederlo».

Una riflessione che chiude un’intervista densa di esperienza e di analisi, offrendo uno spaccato diretto su decenni di giustizia italiana, tra professione, politica e grandi trasformazioni.

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Politica

Schlein e Conte, prove di alleanza: tra politica estera e energia restano le distanze

Schlein e Conte avviano un percorso comune per l’alternativa alle destre, ma restano differenze su politica estera ed energia. Nasce il progetto Nova.

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La costruzione di un’alternativa alle destre prende forma tra Roma e l’Europa, ma evidenzia anche differenze politiche ancora marcate. Da Barcellona, Elly Schlein rilancia una visione progressista internazionale, mentre a Roma Giuseppe Conte avvia il progetto “Nova”, un percorso di partecipazione dal basso con l’obiettivo di costruire un programma di governo.

Il punto di caduta è chiaro: un’ipotesi di coalizione progressista con ambizioni di governo. Ma il terreno su cui si misurano le differenze resta quello della politica estera e delle scelte energetiche.

Hormuz e politica estera: approcci divergenti

Sul possibile coinvolgimento italiano nello Stretto di Hormuz, Schlein pone condizioni nette: serve un accordo di pace e un mandato multilaterale che al momento non esiste. Una linea prudente, che richiama la necessità di una cornice internazionale condivisa.

Conte, pur non esprimendosi direttamente nello stesso contesto, mantiene una posizione più aperta al negoziato globale, in particolare sul ruolo di attori come la Cina nelle crisi internazionali.

Le differenze emergono in modo più netto sulla crisi energetica, diventata centrale nel dibattito politico.

Gas russo e crisi energetica: il nodo politico

Per Schlein non ci sono margini per riaprire all’importazione di gas russo: una scelta che, secondo la leader del Partito democratico, finirebbe per rafforzare la posizione di Vladimir Putin nel conflitto in Ucraina.

Diversa la posizione di Conte, che considera il gas russo una soluzione pragmatica per sostenere imprese e famiglie italiane, puntando su un negoziato internazionale per sbloccare la situazione.

Due approcci che riflettono visioni differenti: da un lato una linea più allineata alle posizioni europee, dall’altro una lettura più orientata agli effetti economici interni.

Convergenza sulle rinnovabili

Il terreno di incontro resta quello della transizione energetica. Entrambi i leader convergono sull’importanza delle fonti rinnovabili come leva strategica.

Schlein indica il modello spagnolo come riferimento e critica il governo per un approccio considerato poco favorevole allo sviluppo del settore. L’obiettivo è accelerare su investimenti che possano generare occupazione e ridurre il costo delle bollette.

Il progetto Nova e il programma “dal basso”

A Roma prende forma il progetto politico del Movimento 5 Stelle. Con “Nova”, Conte avvia un processo partecipativo che coinvolge attivisti, cittadini e imprese nella costruzione del programma.

Circa 500 partecipanti saranno chiamati a lavorare su cento spazi di confronto, con l’obiettivo di raccogliere proposte da inserire in una piattaforma di governo condivisa. Il percorso culminerà negli incontri del 16 e 17 maggio.

Tra i temi affrontati emergono questioni strutturali: giustizia, sanità, scuola, ma anche il superamento delle clientele elettorali e nuove modalità di costruzione delle coalizioni.

Il nodo delle alleanze

Proprio su questo punto si concentra una delle criticità principali: la difficoltà di costruire alleanze senza perdere consenso. Un tema sollevato dagli stessi attivisti, consapevoli che la sfida elettorale passa inevitabilmente da una coalizione ampia.

Il dialogo tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle appare avviato, ma resta segnato da differenze politiche significative. La costruzione di un’alternativa passa dunque da un equilibrio ancora tutto da definire, tra convergenze programmatiche e distanze strategiche.

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Politica

Hormuz bloccato, scontro Meloni-Schlein: rischio per 20 miliardi di export italiano

Crisi Hormuz, Meloni punta al cessate il fuoco, Schlein chiede mandato internazionale. A rischio oltre 20 miliardi di export italiano.

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La crisi nello Stretto di Hormuz continua a pesare sull’economia globale e sull’Italia. Il blocco della rotta commerciale mette a rischio flussi di merci e approvvigionamenti energetici, in un contesto che la premier Giorgia Meloni definisce ormai di “instabilità permanente”.

Secondo le stime, sarebbero oltre 20 miliardi di euro le merci italiane bloccate, con impatti immediati sulla liquidità delle imprese.

Meloni: “Serve il cessate il fuoco”

La linea del governo è chiara: le navi torneranno a transitare solo quando sarà garantita la sicurezza, a partire da un cessate il fuoco stabile.

Meloni rivendica un impegno costante per la stabilizzazione dello scenario internazionale e sottolinea le missioni diplomatiche ed energetiche avviate nelle ultime settimane, dall’Algeria ai Paesi del Golfo, fino alla prossima tappa in Azerbaijan.

Schlein: “Serve mandato internazionale”

Di diverso avviso la segretaria del Pd Elly Schlein, che chiede un passo ulteriore: non solo tregua, ma un accordo di pace accompagnato da un chiaro mandato multilaterale per operazioni di sicurezza, come la bonifica delle mine.

Schlein sollecita inoltre maggiore chiarezza da parte del governo sulle strategie e sugli interventi previsti.

L’allarme delle imprese

Dal fronte economico arriva un segnale di forte preoccupazione. Il blocco delle rotte marittime nello stretto rischia di generare un effetto a catena su energia, fertilizzanti e alimentazione.

Le imprese chiedono misure immediate di sostegno per fronteggiare l’impatto della crisi.

Il dibattito sul gas russo

Nel quadro della crisi energetica si riapre anche il confronto sulle forniture di gas. Giuseppe Conte ipotizza la possibilità di valutare il ritorno al gas russo, subordinandolo però a un negoziato per fermare la guerra in Ucraina.

Una posizione che si distingue da quella di Schlein e si avvicina a quella di Matteo Salvini, favorevole a riaprire il dialogo con Mosca.

Uno scenario in evoluzione

Il quadro resta fluido, tra tensioni geopolitiche e ricadute economiche. La crisi di Hormuz rappresenta uno dei principali nodi strategici per l’Italia, chiamata a bilanciare sicurezza, approvvigionamenti e relazioni internazionali.

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